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f. 51r


rispose così: lasciate far a me, state solamente di buon animo, et io vi aiutarò. Al certo non erano queste parole, che come fuoco che mi abbruciava il cuore, ricevì una certa tenerezza che non posso spiegarla, le lacrime mie erano buttate dall’occhi senza misura, tutto questo fu in quel medesimo luogo dove stavo. Dopo che sparì tal visione, ritornai a casa Professa, subito andai alla camera di mio Padre Spirituale Francesco Navantieri cominciai a raccontargli la storia non potevo però spiegarla perchè m’impedivano le lacrime di tenerezza. Vedendo il detto Padre tal cosa, mi accompagnò anche lui con le sue lacrime (considerando io quello che era, cioè poco tempo fa, era nemico di Dio, e vedendomi con tal tenerezza, et alegrezza tanto maravigliosa senz’alcun mio merito ristai tutto confuso fra me stesso) all’hora il Padre Francesco mi comandò, che io notassi queste cose, e perché non sapevo né scrivere né leggere con lingua Italiana ne latina, non dimeno le notai con il mio carattere, e lingua nativa, però secondo la mia ignoranza non aveva notato né il mese, né l’anno nel quale successero queste cose a me ma tuttavia andavo considerando la cosa fra me stesso mi pare che fu nell’anno 1658 che fu dopo il mio Battesimo un anno e qualche mesi. Le notai in Roma con la mia mano dalla lingua Arabica in Italiana nel tempo del mio noviziato (oggi di 20 di giugno 1662) per una certa causa del mio Padre Spirituale e Maestro dei Novitii Domenico Brunacci, il quale mi comandò, che la voltasse in lingua italiana.

Come habbiamo saputo saputo l’anno et i mesi nella quali furono queste gratie.

Mi sono ricordato una volta, dopo aver scritto ciò che si è detto, che quando ero in Messina conobbi una Religiosa buona serva di Dio chiamata Francesca Rossi nel Monastero di Santa Maria