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che il radiotelegrafista di servizio, che sta sempre in ascolto, abbia sentito l'"Italia" che chiamava IGJ (Città di Milano).[1]
Mettiamo l'orecchio alla porta ma non si capisce niente. Si guarda per gli obloidi ma non si vedono che faccie in attenzione. La nostra stazione per un po' trasmette e per un po' tace, poi torna a trasmettere.
Facciamo cento ipotesi "Dunque erano veri i segnali intesi dalla Russia" - "Adesso andiamo subito a prenderli" . Ma dove? Ma come? E quanto c'è di vero? Però è certo che in tutti si è ridestata una speranza più viva. Eppure può essere una pura illusione del radiotelegrafista. Che ci sia qualcuno che si diverta a trasmettere segnali illusori sarebbe troppo crudele.
Intanto la porta resta chiusa e noi non sappiamo niente. Si decide intanto di andare a colazione restando a guardia per cacciare qualche notizia.
Sono arrivati nel frattempo anche quelli che sono alla palazzina, qualcuno li ha avvisati per telefono e sono corsi qui, interrompendo la colazione.
Ma per mezz'ora o tre quarti non sappiamo niente.

Finita la colazione esco sul ponte e per fortuna dopo qualche momento esce dalla cabina il Signor Baccarani. "Embe!? Che c'è di vero?" - "E' certo che l'Italia

  1. Sigla, identificativo telegrafico della nave "Città di Milano".
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