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Ill.mo et R.mo Signore Sig.r mio padrone col.mo
Sono otto ò dieci giorni che per ordine già dato nella fiera di Bergamo alli Bozzoli librari di Brescia, io ricevei da essi alcuni pochi libri di stampa oltramontana, quali fra i molti mostratimi in un longa poliza, elessi per più sicuri. Era frà questi il libro di V.S. Ill.ma de Script. Ecclesiastic., che mentre fosse da me per il grando nome suo, conto e credito e per il gusto dell'historia più tosto divorato che letto, mi arrestò con molta meraviglia quando fra 'scrittori ecclesiastici vidi annoverato Raimondo Lullo, di cui poco prima havevo letto nell'Eimerico essere la dottrina dannata, e già maggiore tempo havevo dagl'Inquisitori imparato. Mà quest'è poco, perche all'autorità di V.S. Ill.ma mi sarei tosto acquetato. Il male è che leggendo quel Contra autem etc e poco sotto quel titolo Sententia definitiva etc. fino al fine, non potei fare che non sospetassi che, essendo il libro stampato fuori d'Italia, non fosse stato da alcuno adulterato: pensiero che mi s'accrebbe ieri dall'opinione del M.R.P. Inquisitore nuovo di Bergamo, a cui per mia meraviglia volsi leggere il luogo sospetto. Per questo ansioso io e dubioso di dottrina falsa, non hò voluto differire lo scrivere à V.S. Ill.ma per sincerarme; e, per non mandare il libro, che nondimeno mandarò subito, se con un cenno da essa mi sarà comandato, invio solo alligata una copia di quel capo dal libro che verbo ad verbum di peso portata. Supplico pertanto V.S. Ill.ma a farme gratia di significarme la verità di questo dubio, perche sto in eto finche sopra ciò non ricevo risolutione. Intanto à V.S. Ill.ma humilissimo e riverente mi piego; e supplico da Dio benedetto per suo honore e bene publico longhissima prosperità.
Di Bergamo il vij di decembre MDCxv
Di V.S. Ill.ma et Rev.ma
Humilissimo e divotissimo servitore
Oratio Federici Vicario Generale