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Title Historia circa la Galleria del Collegio Romano
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Year ca.1709
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Notizie circa la Galleria del Collegio Romano

Viveva nell'anno 1650 nel Campidoglio Romano il signor Alfonso Donnino, cittadino di Toscanella e segretario del Popolo Romano, e perché era amante delle scienze, desiderò che dopo la sua morte si consegnasse una raccolta di cose erudite da lui fatta al fine di ornarne una nobile Galleria; che perciò risolve di lasciarla al Collegio Romano, persuaso che in una casa religiosa, in cui si faceva professione di attendere alle lettere, si sarebbe fedelmente adempita la sua volontà, che perciò dopo il suo testamento aggiunse un codicillo il 12 di novembre del 1651 nella cui copia autentica presa dagli atti di Amico Abinante Notaro Capitolino è registrato come segue. In Dei nomine Amen. Fidem facio per presentes ego Cur. Capit. Not. publicus infrascriptus qualiter in Codicillis conditis a D. Alphonso Donnini de Toscanella in Actis meis § rogatus sub die 12 novemb. 1651, in quibus codicillis inter alia disposuit ut infra. Item esso Signor Alfonso codicillante asserendo per sua diligenza e soddisfazione avere radunato insieme molte cose curiose e di prezzo a fine di costituire e ornare una Galleria, e desiderando sommamente, che restino sempre unitamente in qualche luogo particolare a ciò possano essere godute, per tanto ha risoluto lasciarle conforme le ha lasciate e lascia al Venerabile Collegio Romano della Compagnia di Gesù, il che dichiara tanto più volentieri fare, tanto che non solamente avrà il fine da lui desiderato, ma ancora ritrovandosi in questa università molti religiosi e dotti Padri, i quali potranno aiutare i loro studi con queste sue fatiche, et esso Signor Codicillante ancora potrà con esse in qualche maniera concorrere al pubblico Beneficio, le quali cose costituiscono e ornano la Galleria, asserisce essere statue, mascheroni, idoli, quadri armi, pitture, tavole di marmo e di altra materia preziosa vasi di vetro e cristallo, strumenti musicali, piatti dipinti diverse sorti di pietre e frammenti di antichità, e ogni altra cosa destinata per servizio di detta Galleria, volendo che seguita la sua morte li Padri del detto Collegio di loro propria autorità, etiam non de manu haeredis possano pigliare e portare via tutte le suddette robe ad uso di Galleria con farne però dichiarazione e quietanza per mano di me notario, e il tutto possano impiegare come parrà e piacerà ai suddetti Padri con farne qualche memoria, conforme piacerà loro, e solito farsi ai loro Benefattori, pregando con ogni efficacia il Reverendissimo Padre Generale della Compagnia di Gesù e il molto Reverendo Padre Rettore del Collegio Romano che vogliono gradire il suo buon affetto accettando questa sua disposizione, sperando esso Signor Codicillante che la Gratitudine che detti Padri hanno mostrata verso altri di loro

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Benefattori siano cortesemente per esercitare verso di esso Signor Codicillante, tenendo memoria di lui nelli loro Santissimi Sacrifici e orazioni tanto più per avere disposto nel sudetto suo testamento di essere seppellito nella nuova chiesa di Sant'Ignatio contigua al detto Collegio Romano, conforme al suddetto suo testamento, volendo però che detti Padri a loro spese facciano porre nel suo sepolcro una lapide di marmo con la seguente inscrizione così. Alphonsus Donninus civis Tuscanensis hic resurectionem carnis expectat. Et haec inter cetera et alias latius prout in dictis codicillis et actis meis et ad quae et in quorum fidem et dati hac die 10 Novembris 1701. Ego Amicus Abinantes civis Romanus publ. apostolica Auctoritate Causidicus Curiae Capitolinae Notaris et in officio D. Joannis Abinantis successor, qui de praemissis rogatus ideo praesens Codicillum subscripsi en publicavi Reg. in fide loco Sigilli + Fu questo con cortese Legato accettato dal Padre Gosvino Nikel allora Vicario Generale della Compagnia e diede la cura al Padre Atanasio Kircher il quale in quel tempo dimorava in Collegio Romano come apparisce nel Catalogo delli soggetti di esso, in cui scribebat imprimenda che perciò fece trasportare dopo la morte del Testatore il tutto al sudetto Collegio e ne fece quietanza agli eredi del Defunto Benefattore siccome il Padre Generale a di 13 Novembre dell'anno medesimo sottoscrisse l'accettazione, e parimente il Padre Fabio Albergati in tal tempo Rettore nel Collegio Romano promettendo l'uno e l'altro di adempire la volontà del Defunto, con applicargli una messa quotidiana perpetua in segno di gratitudine. Tutto ciò apparisce negli Atti del medesimo Abinante, donde si è cavata copia autentica di quanto accadde, e vi sta registrato come qui si aggiunge. In nomine Domini Amen Presente publico instrumento ubique pareat evidenter et sit notum quod anno ab eiusdem D.N. Jesu Christi salutifera nativitate millesimo sexcentesimo quinquagesimo primo indict. quarta die vero decimaseptima Novembris Pontificatus autem in eodem Christo Patris et D. N. Innocenti Divina Providentia Papae Decimi anno eius octavo admodum Reverendus Pater Athanasius Kircher Societate Jesu vice et nomine Reverendissimi Patri Rectoris Ven. Collegio Romano Legatari bonae memoriae Alphonsi Donnini, pro quo Reverendo Patre Rectore de voto promisit libere et non quid alias declaravit et confessus fuit habuisse et recepisse et ad dictum Collegium asportari fecisse etiam cum Assistentia Illustrissimi D. Bartholomei

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Capranice conservatoris et per Illustrissimis et excellentissimi Domini Antonij Valerij Procuratoris Fiscalis Causidici Collegiati omnia et singula bona res et alia destinata et constituentia Galleriam et alia Venerabilis Collegio relicta demptis rebus relictis Domina Flavia Scordana informa Codicillorum dicta Bonae Memoriae Domini Alphonsi § per me § rogato in huius ven § ad quos § de quibus § per pachim § omnique § et licet dichem Collegium en forma codicillorum ad nihil teneatur, nihilominus gratitudinis ergo asseruit Rectorem Patrem Generalem et Patrem Rectorem exhibuisse celebrari facere unam missam quotidianam pro anima dicti quondam Alphonsi prout ex schedula quam mihi consignavit tenoris inferius registrandi, et ibidem presente dicta Domina Flavia Scordana Romana filia quondam Mariani Senensis per me §. declaravit se recepisse, et penes se extare omnia bona sibi relicta, et de eis § omni § et sic tactis pecture et scripturis respective iuvarunt § super quibus omnibus et singulis pre missis petitum fuit a me Notario pubblico ut unum vel plura, seu instrumenta conficerem atque haderem prout opus fuerit, et requisitus ero. Actum Roma in aedibus Illustrorum Dominorum Urbis conservatorum ibidem presentibus et audientibus Illustrissimis D Dominico Roncada fil. quam Ioannis, et Domino Bernardino fil. quem Antonij Beranchij festibus ad predicta omnia vocatis, habitis specialiter atque Tenor supradicta schedula est prout sequitur, videlicet. In § nomine Domini essendosi compiaciuto il molto Illustre Signor Alfonso Donnino per il suo singolare affetto verso la Compagnia di Gesù e desiderio del ben pubblico con promuovere lo studio delle lettere ed erudizioni fisiche e di donare al Collegio Romano della Compagnia di Gesù una sua ricchissima Galleria, il molto Reverendo Padre Vicario Generale della Compagnia di Gesù, come anche il Padre Rettore di detto Collegio Romano accettano tal dono con quella stima e prezzo che conviene, e ringraziando molto sua Signoria vicissim gratitudinis ergo con perpetua memoria di beneficio così segnalato offrono e promettono al detto Signor Alfonso di far dire una messa perpetua il giorno tanto in vita, quanto per l'anima di sua Signoria, quando la maestà divina si compiacerà chiamarla da questa vita e si comincerà ad effettuare, quanto in questa si promette in quello stesso tempo, nel quale il Collegio Romano della Compagnia di Gesù ne piglierà il pacifico possesso, e anche promettono i suddetti Padri di dare al detto Signor Alfonso gratis, et amoris ergo una sepoltura da seppellirsi il suo corpo nella Chiesa nuova che si fa di Sant'Ignazio in luogo recipiente e lasciarvi mettere la pietra di marmo con l'iscrizione, che parerà a detto

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Signor Alfonso. In fede di che hanno sottoscritta la presente di propria mano il Molto Reverendo Padre Vicario Generale della Compagnia di Gesù e il Reverendo Padre Rettore del Collegio Romano e sigillata con li loro sigilli, questo di 13 Novembre dell'anno 1651. Io Gosuino Nikel Vicario Generale della compagnia di Gesù, accetto la Donazione sopraddetta e ratifico la presente scrittura, e prometto di fare osservare quanto in questa si contiene quanto per me quanto per i futuri Generali, e ho sottoscritto di mano propria e col sigillo del mio offizio. Fabio Albergati Rettore del Collegio Romano della Compagnia di Gesù § loco sigillo + sigillorum Ego Antonius Abinantes civis Romanus publicus apostolica authoritate causarum Curia Capit. Not. et in officio quem Domini Ioannis Francisci Abinantis successor de praemissis rogatus, ideo praesens instrumentum subscripsi et pubblicavi § Si deve qui notare che il tenore della promessa fatta dal Padre Vicario fu concepito e accordato con il signor Donnini prima ch'egli morisse e dopo la morte fu stipulata la quietanza delle cose lasciate. Fatto l'acquisto di essa, ne fu data la cura al Padre Athanasio Kircher e assegnata la parte del corridore contiguo alla libreria verso la chiesa non finita di fabbricare, e in esso lungo palmi 94 fu dal medesimo disposta, e vi si fece un Cancello, che proibiva l'accesso libero, ma solamente vi si potevano introdurre di quando in quando tanto i Domestici quanto gli Esterni, ai quali cominciò ad essere noto tale acquisto, e godevano poterlo vedere. Nel progresso del tempo il Padre Kircher soggetto noto per la sua erudizione e per li volumi da lui pubblicati con la stampa era visitato dai Forestieri, quali dalle parti oltramontane e Italiane venivano a Roma, i quali introdotti nel recinto ove si conservavano le cose lasciate dal Donnini, vi trovavano molte cose dal medesimo Padre aggiunte, particolarmente machine Idrauliche, e esperienze spettanti alla virtù magnetica, che con diletto non ordinario erano da tutti vedute. Crebbe sempre più il concorso e particolarmente per un saggio datone in 18 fogli pubblicati con la stampa in Amsterdam sotto nome di Giorgio de Sepibus con questo titolo. Romani Collegii musaeum celeberrimum cuius magnum antiquiaria rei, statuarum, imaginum picturarumque partem ex legato Alphonsi Donnini S.P.Q.R. a secretis munifica liberalitate relictam Padre Athanasius Kircherius Societate Iesu novis et raris inventis locupletatam complurium Principum curiosis donariis magno rerum apparatu instruxit.

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Durò con nome di Galleria del Padre Kircher e del Collegio Romano sino all'anno 1672 e dovendosi per il corridore, in cui era collocata, dare il passaggio alli chori della chiesa, ch'era finita di fabricare, convenne trasportare tutto ciò che in esso corridore si conteneva ad altro luogo, che fu eletto nel corridore inferiore nel piano della Infermeria, non più lungo di palmi 47. ma perchè era molto oscuro, né vi si potevano godere le cose ivi collocate, il Padre Kircher concepì ciò che si sarebbe potuto operare per avere lo splendore desiderato, e registrò la sua Idea in un foglio diretto al Padre Generale Giovanni Pavolo Oliva, ed è il seguente. Venerabilis et Religiosissime Pater

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Lettera del Padre Kircher al Padre Generale Giovanni Paolo Oliva circa il Museo.

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Venerabilis et Religiosissime Pater Alphonsus Donninus in capitolino Dicasterio Populi Romani secretarius, cum musæum suum (quod Galleriam vocant) solenni testamento collegio Romano sub mea directione legasset, ideoque velut singulare eiusdem in Societatem nostram affectus symbolum duo ordinis nostri Generales Pater Piccolomineus et Pater Gosvinus Nichel successive loco etiam in quo poneretur constituto acceptassent, æquitati iustitiæ et gratitudini maxime consentaneum est, ut ultimam eius voluntatem in testamento relictam ea qua per est fide integram invidatamque (etiam non obstante pæna abalienationis, qua in eo constituitur duorum millium scutorum) conservemus. Ego sane huiusmodi legato immensa et omnigena rerum curiosarum multitudine et varietate instructo locoque constituto animatus. nihil num egi quam ut locum condigna magnificentia expensis, viribus meis etiam superioribus qua picturis qua machinis aliisque rebus necessariis pro mea paupertate exornarem, Accidit autem utsuccessu temporis (Deo sit honor et gloria) Collegium Romanum per universam Europam tantam huius occasione Musæi nominis celebritatem adeptum fuerit, ut nemo Exterorum, qui Collegii Romani musæum non vidisset, Romæ se fuisse testari posse videretur. Cum vero admodum R. Ptas V.a modo dictum Musæum optima sane et laudabili intentione in Bibliothecam scriptorum Societatis nostran mutare constituerit, utique alius locus huic musæo opportunus inquirendus est, ne apparatus tot tantisque laboribus sumptibusque acquisitus, una cum Benefactorius memoria pareat, quem quidem omni adhibito studio reperire magis congruum non licet, nisi illum, quem Musæo immediata substata R. P.tas Vestra per P. Assistentem Germaniæ nuper mihi innuit, videlicet illum qui Musæo immediate substat. Verumtamen hic novæ difficultates exoriuntur quas tamen R. P.tas V.a nullo negotio superaverit. Si Rectori voluntatis suae efficaciam significaverit. Cum enim locus oppido sit obscurus, ut lucis uberioris capax esse possit, fenestra ad duos palmos amplianda sunt, et vitreis laminis instruenda, duo quoque cubicula qua ob luminis privationem usum non habent, perfingenda et ad tot tamque multiplicium rerum in ijs condendarum opportunitatem optanda atque hoc pacto musæum pristinam suam dignitatem obtenturum

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confido sed enim cum sumptus ad locum site accommodandum necessarii sint; quesitus iam quis nam cum facturus sit. Ego sane eos hisce vincere me facere non posse protestor, cum pecunia quas possideo non mea sed Benefactorum partim infabricam Beatae Virginis eustachiana partim ad missionem Apostolicam ibidem quotannis per nostros Patres instituendam deposita sit, qua alium in usum praeterquam in cultum Beatissimae Deiparae (ut ex Benefactorum intentionem patet) applicare sine piaculo nec possum nec debeo. Itaque necesse est ut Collegium Romanum ab hoc onere quod Reverentia Paternitas Vestra mihi imposuit me liberet, præsertim cum sumptuum summa ad 100 scuta non pertingat. Reliquorum vero quae ad ornatum et machinarum novarum molitionem pertinent. eorum omnium expensas, quantum quidem mea mihi tenuitas permittet, hisce me facturum polliceor. Atque hæc sunt, de quibus, uti mihi præcepit P. V. informandas fusius forsam quam decuit existimavi. Atque adeo certo sibi persuadeat, in hisce cunctis nullo modo aut proprium meum commodum aut existimationem prætendere. Denique in Reverentia Paternitate Vestra voluntatem Divinam adorare, et non obitante senio et innumeris quibus continuò premor litterariis occupationibus, conditione, non nisi merito obedientia fretum adimplere ardenter desiderare. Si ut tandem finiam Reverentiae Paternitatis Vestrae pro magna mentis sua amplitudine tum ad magna matris cultum promovendum, tum ad capta studiorum molimina qua consiliis qua auxiliis prosequenda stimulos calcarque addere non dedignata fuerit, me utique tanto semper promptiorem reperiet, quanto maius inde divina gloria societatis salutisque animarum emolumentum emanaturum confido. Vale et da quod iubes et iube quod vis. Roma 5 Maij 1672 Humilis et Pauper servus et filius Athanasius Kircher

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praemissorum, quomodolibet concessis confirmatis. Quibus omnibus et singulis illorum tenores praesentibus pro plene et sufficienter expressis, et ad verbum insertis habentes illis alias in suo robore permanueris ad praemissorum effectum hac vice dum taxat specialiter et expresse derogamus, ceterisque contrariis quibuscumque. Volumus autem ut praesentis exhibitionis exemplum in aliquo Musei seu Collegii praedicti loco conspicuo ubi ab omnibus cerni et legi possit, affixum assidue remaneat. Datum Romae apud Santam Mariam Maiorem sub annulo Piscatoris Die secunda octobris 1702 Pontificatus Anno secundo Oliverius. Fu con questo Breve quasi con doppia chiave chiuso l'adito a qualsivoglia persona; onde negli anni futuri non si potesse distruggere ciò che si era edificato, né alienare quanto il Collegio Romano aveva acquistato, già che confermò così li Decreti dei Passati Pontefici, del Concilio, e delle Congregazioni sopra Vescovi e Regolari, dalle quali si proibisce con severissime pene di censure, e privazione di voce attiva e passiva l'alienare non solamente i beni stabili, ma anche i beni mobili preziosi posseduti dalle Religioni. Mi piace di accennare qui per chi non lo sapesse, quanto insegna Agostino Barbosa nella Somma delle Decisioni Apostoliche al titolo Alienatio numero 8 Alienationem (dice) omnium rerum et bonorum immobilium et pretiosorum mobilium Generalibus et Provincialibus, Capitulis, vel congregationibus, Abbatibus et quibuscumque aliis superioribus Regularibus cuius vis ordinis, sub paena nullitatis ipso iure prohibuit Sacra Congregatio Eminentia Domini Cardinalium Sancti Concilii Tridentini interpretem, de speciali Pontificis iussu die 1 Septembris 1624 cuius tenorem referunt Ciarlin. controver. foren. cap. 105 num. 114 Johannes Antonius Novarin. in summa Bullarum tit. de alienatione rerum Regularium tomo 1 capitulo 10 et tomo 3 Verbo Alienatione numero 4 E perché potrebbe nascere in taluno dubbio, e cercare che cosa si intenda per mobile pretioso, lo stesso Lezzana in summa tomo 1 capitolo 10 dice doversi intendere per beni preziosi mobili non solamente vasi d'oro e di argento, gemme e simili; ma d'una copiosa libreria, d'una mandria di armenti, moltitudine di alberi anche non fruttiferi, poiché queste e simili cose si numerano e si stimano anche tra le cose immobili. E cercando lo stesso Lezzana nel tomo 3 numero 7 quali siano le cose, che può il Regolare alienare, risponde col Naldi in summa verbis Prelatus numero 7 e Gavanti supra numero 24 essere dichiarato dalla Santa Congregazione de Vescovi e Regolari dover essere di scudi 25 e il Naldi

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aggiunge nella somma V. Alienare num.s che dallo stile praticato nella curia romana si devono intendere quelle cose che non eccedono il valore di venti ducati e si deve di più notare col med. Lezzana, che quantunque il Regolare possa alienare una cosa del valore di scudi venti, come sarebbe un piccolo pezzo di terra, deve essere questo essere separato e disgiunto dagli altri poderi, perché se sarà parte di essi haverà la natura del tutto, perchè se così non fosse, si potrebbe vendere tutto il podere a poco a poco, e per particelle, e così parimenti si potrebbe ven dere un numeroso bestiame, una copiosa libreria, un copioso studio di medaglie antiche, delle quali ascende talvolta il valore a molte migliaia di scudi, benchè ciascuna a parte separata non superi il mezzo di pochi giuli Hor qui vorrei potere convenire con persona a me incognita di cui ho saputo che fattasi estimatrice della Galleria del Collegio Romano con gran franchezza ha pronunziato, che al più può adequare il prezzo scudi cinquecento: Con tale propo sizione ha ottimamente scoperto quanta cognizione habbia delle cose in essa collocate,poichè deve esse sapere che nel solo ingresso non più lungo di palmi, ove sono esposti trenta busti di marmo antichi fra grandi e piccoli,30 sepolcri di marmo parte istoriati e parte varij nella forma, con cento dieci inscrizioni sepolcrali in marmo, per stima fattane da periti non interessati si adequa il valore di quasi un migliaio di scudi e nel primo Armario delli settantacinque, che sono in tutta la corsia di essa, si contengono instrumenti mattematici, il valore delle quali supera la somma di scudi seicento. Ma quando anche si concedesse assere verissima la stima con tale franchezza [1], di dover perciò dedurre potersi da ogn'uno disporre con libertà e in vece di conser varla a pubblico benefizio alienarla, o con farne vendita o con riferendola trascuraggine permettere che sia dissipata senza nepur fare una piccola riflessione, non dico alle fatiche di chi l'ha ristorata e accresciuta, ma alla volontà di un benefico testatore, e alle promessegiurate fatte alla di lui Beneficienza. Si doverà farsi parlarne con disprezzo come di cosa inutile e superflua, come so essersi fatto da qualch'uno, benchè a me incognito devi contentasse di udirmi a solo a solo sopra di ciò lo consiglierei con tutta la sincerità a tacere in presenza di altri, perchè mostrando tali sentimenti, darebbe ad intendere prender agli un grande sbaglio, stimandi farsi che per Galleria.

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si comunica a chi ne consulta le risposte ai quesiti o morali, o scolastici e altre diverse materie. A questo fine si sono istituiti e si conservano nell'Europa gli Eruditi Musei, molti dei quali sono pubblicati con le stampe a beneficio comune. Si gloria averne uno l'università di Oxford in Inghilterra, il monastero di San. Genoveffa in Parigi pubblicato dal Padre Molinet Canonico Lateranense. Si mostra il Gabinetto pieno di erudite medaglie nella Libreria del Collegio nostro in Lione, in Argentina, in Anversa, siccome quello di Verona stampato dal Calvolario quello di Amsterdam pubblicato dal Rumfio, quello di Danimarca del Beggero quello di [...] spiegato da [...] Quello del Settala in Milano descritto dal Tersago; Quello del Marchese Cospi in Bologna, ora unito a quello dell'Aldrovandi, e accresciuto a pubblico beneficio dal Signor Conte Marsili, e molti altri simili tra i quali insigne è la raccolta conservata in molti Gabinetti nel Palazzo dell'Eminentissimo Signor Cardinale Gualtieri insieme con la sua copiosa libreria. Li quali tutti mostrano con quanta ragione si sia eretto il Museo del Collegio Romano, pubblicato anche in parte con la stampa, approvata da dottissimi Revisori, e sottoscritta dal R.?'"`UNIQ--hi-00000054-QINU`"'? P.?'"`UNIQ--hi-00000055-QINU`"'? Maestro del Sacro Palazzo onde ?'"`UNIQ--del-00000056-QINU`"'? ?'"`UNIQ--gap-00000057-QINU`"'? con ogni con quale diligenza si debba custodire dai Posteri. Si rifletta alla stima, che si sono compiaciuti mostrare tanti personaggi per ogni conto riguardevoli, con essersi degnati spontaneamente di vederlo e approvarlo; e volendone qui rammentarne alcuni, cominciando a numerare quelli che tengono il primo luogo nella gerarchia ecclesiastica posso dire averlo onorato i signori Cardinali Carpegna Vicario del Papa in età di 70 anni e piu, Marescotti, Negroni, Baduero, Spinola Camerlengo di S. Chiesa, Ghigi, Giansone, Imperiale, Polignac, Barbarigo Gualtieri, Olivieri, Orighi, Odescalchi, Davia, Pico della mirandola Priuli, Scotti, Caprara, Sonsedari, Guzzadino Se riflettiamo a Personaggi di grado sublime fu onorato dal Duca di Modena, dal Principe Langravio Cassel, dal figlio del Re d'Inghilterra, dal Principe elettorale di Baviera, dal figlio del Re di Danimarca, dal Principe Gallicino, cugnato del Zar di moscovia e da due nipoti di questo dal Conte Lamberg Ambasciatore dell'Imperatore al Papa, dall'Amb.re di Portogallo Marchese di Fuentes, da due Ambasciatori di Venezia Landi e Tiepoli, dall'Inviato del Re di Portogallo, da due Principi Giustiniani, dal Principe Vaini, dal Principe di Sirmio Odescalchi dal Principe di Piombino, dall'Ambasciatore del Duca di Savoia, dal Principe Ghigi, da due principi d'Altezza tedeschi un Principe di Sassonia di linea elettorale, dal Principe di Sonnino, dall'Amb.re della Regina d'Inghilterra al Re di Tunisi

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Riscatto, Camaldolesi e altri, dai quali tutto è stato approvato e lodato con encomii, onde hanno fatta instanza di poterlo rivedere, e concordemente hanno affermato che girando l'Europa non hanno trovata una raccolta simile e conservata con il buon ordine che si vede di cose tanto naturali quanto erudite, come nel Collegio Romano. Se non si crede a quanto dico, si potranno leggere i fogli pubblici e si troverà più volte nominato e lodato negli Atti eruditi di Lipsia. Si vedono i Giornali dei Letterati pubblicati in Venezia ogni mese, e vi si troverà lungamente descritto con encomii da quelli cortesi non meno che dotti Scrittori. Si scorrino i Giornali di Treux, e vi si troverà riferito da quegli ottimi e eruditi Padri i quali li compongono. Sino i fogli degli avvisi pubblici ne diedero contezza più volte e ultimamente essendosi degnato di onorarlo il Principe Elettorale di Baviera così pubblicarono al 25 di Aprile di quest'anno 1716. Domenica mattina il Principe Elettorale di Baviera dopo udita messa nella chiesa de Padri Giesuiti salì a vedere nel Collegio Romano quel celebre Museo e qui è da sapersi che al medesimo la verità di Nostro Signore Clemente XI ne diede la nota in scritto, acciòcche l'onorasse col vederlo. Sarebbe vana pompa il registrare qui le lettere di uomini scienziati, nelle quali si sono degnati farne elogii, e in esso hanno notate molte cose nei libretti di memoria, ove registrano girando il mondo, le cose più notabili che vedono, e quantunque molti di sette contrari alla Cattolica, e non affetti alla Religione Romana, hanno con sincerità fatti encomii al Collegio Romano, per averlo veduto dotato di un singolare Museo. Se dunque dalla miglior parte dei soggetti qualificati di Europa viene approvato e a tutti i sudetti piace, per qual cagione non deve approvarsi la consolazione comune? e con amari pronostici potrà asserirsi la prossima futura destruzione e dissipazione di tutto? altra ragione io non saprei addurre se non che tutto proceder potrebbe dal mancamento delle notizie, che su questo affare ho registrate in questi fogli. So che tal uno benchè non biasimi l'opera, disapprova il mostrarla agli esterni, stimando cosa non convenevole l'introdurli in Casa Religiosa; se ciò abbia fondamento di sussistenza lascio giudicarlo a chi vuole, solamente rifletto, non essere cosa diversa l'introdurre in case secolari per far vedere loro la libreria, come di prattica in ogni Religione e nei Collegii della Compagnia. In Roma in Parigi, in Lione; in Anversa, in Napoli e cento altri dei più celebri, quando mi viene fatta l'instanza, e sempre restano edificati nel vedere in Case numerose di soggetti osservato un rigoroso silenzio, e le mura spiranti di religiosa osservanza. E perchè tali querele più volte giunsero alle orecchie

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Sentendo dunque i lamenti di alcuni contro di me a cagione che io introducevo gente per casa, e dicendomi tal'uno che ciò non poteva durare, e che al più sino alla mia morte, dopo la quale la Galleria sarebbe svanita e per torre tali lamenti e desideroso di dare gusto a tutti, esibii un modello, in cui si continuava la scala nobile, e direttamente terminava in Galleria ove in occasione di accesso i secolari sarebbero stati impediti di potere girare per casa con chiudersi il cancello posto nel principio di detta Galleria, e dissi essere tale modello approvato da molti periti e soggetti del collegio, con cui mi pareva potessi ottenere l'intento desiderato, e ne riferii lo scandaglio fatto della spesa di circa scudi duecento. Vedutosi tal modello fu risposto, che non era a bastanza escluso il forestiere dalla casa, e poi so' che si è udito dirsi non darebbe fastidio la spesa, purché si proponesse altro disegno, con cui fossero affatto esclusi dal collegio i secolari. Dopo questa dichiarazione, inerendo al desiderio che avevo di dare gusto, ho esibiti due altri disegni, con i quali resta impedito ogni accesso al domestico di casa, e possono essere introdotti gli esterni nella Galleria, i quali sono stati parimenti approvati dal Signor Cipriani e altri soggetti. Non potendosi opporre eccezione a detti disegni, ho saputo essersi concluso che non si potevano porre in opera per mancanza di denaro. Se questa opposizione sia sussistente non tocca a me l'esaminarla; mi pare però che non sia coerente alla dichiarazione fatta cioè che non avrebbe ritardato tale lavoro la spesa, bisognevole per esso; quando si fosse proposto disegno, con cui si escludesse l'accesso in casa del secolare. Comunque sia prego Vostra Paternità di due grazie, l'una è l'assicurare chiunque contraddice, che io non domando che si faccia tale spesa; ma solamente ho proposto il modo, che si potrebbe tenere per dar gusto a chi si lamentava non so' con quale ragione, mentre il mostrare la Galleria non è stata cosa da me introdotta ma praticata molto prima che tutti i soggetti quali vivono ora in Collegio fossero ammessi nella Compagnia, e approvata dopo il Padre Nikel da quattro Prepositi Generali, e quanti superiori immediati sono stati in tutto questo tempo nel Collegio Romano, che del resto se non si giudica, e Vostra Paternità comanderà che si desista, prego Vostra Paternità (ed è la seconda grazia che chiedo) a volersi degnare di significarmelo, perché io sono pronto a dare la negativa a chiunque me ne farà l'instanza, anzi a portare le chiavi a Vostra Paternità acciocché ne disponga nel modo che stimerà più opportuno, non avendoci io interesse alcuno se non che ne risulti credito alla Università del Collegio, e sarò contento che ognuno si gradisca il desiderio che ho procurato avere, acciocché ognuno goda quel poco, che ho procurato

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di fare con le mie fatiche. Se poi si giudicarà che si debba seguitare il modo pratticato sin ora, chiedo umilmente che mi sia prescritta la strada da tenersi in tale operazione Aggiungo perfine un punto che a me è stato di non poca afflizione, mentre supponendosi senza fondamento, che io ricerchi tale spesa mi viene rinfacciato da taluno, essere io debitore al Collegio Romano di 300 scudi prestatimi per compire la stampa della stessa Galleria. A ciò rispondo che di tal benefizio ne conservarò eterna memoria a chi si degnò conferirmelo, ora defunto; benchè cosa simile è stata conferita a molti e con molto danno della cassa del Collegio. Dove che se chi oppone desidera che io esibisca le spese da me fatte nella Galleria, potrà conoscere averli già più che triplicatamente resi al Collegio, e quando non si giudichi essere ciò bastante, potrà sapere che sono in essere a favore del Collegio piu di tre mila libre di rami fatti da me intagliare, che potranno rinfrancare il prestito con essere solamente venduti a peso di rame et di più troverà più di mille scudi di libri, quali per grazia di Dio si vendono più che a peso di carta. Ma se ciò non contenta il zelo che si ha per la Procura del Collegio, e non si giudica aspettare che io muoia sono contento a rivendere ciò che ho comprato a benefizio pubblico e adeguare tal somma, al fine di renderla prontamente, non avendo io all'operato affetto superiore a quello che si deve avere da un Religioso alle cose umane, e qui chiedo la Santa Benedizione desideroso di eseguire quanto si degnerà commandare. Di Vostra Paternità Servo in Christo Filippo Bonanni Lettosi tal foglio del Padre Generale si compiacque participarlo alla Consulta d'Italia, ove fu determinata la seguente risposta in cui si vede uguale al paterno affetto di sua Paternità, la capacità della sua mente, e rettitudine di prudenza con la quale restò approvata, la stima universale di ciò che da pochissimi si disapprova. Così egli rispose in data dell'11 di Maggio 1716 Et molto benemerita Vostra Reverenza di codesto Collegio per la nobilissima Galleria, che con le sue lunghe fatiche e grosse spese mirabilmente vi ha eretto. Io vivamente la ringrazio, molto ben conoscendo questo suo singolare benefizio. Essa continui a mostrarla agli esterni, come per tanti anni si è fatto compiacendomi che un'opera sì bella sia di godimento a tutti con nostro decoro. Per la nuova scala da farsi al fine di impedire il commercio dei secolari, si vedrà poi il modo migliore che

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