Difference between revisions of "AKC 1655 APUG567 47"

From GATE
Line 26: Line 26:
 
domandò, dove fossi, perché avessi lasciato Vostra Reverenza, se volessi ritornare  
 
domandò, dove fossi, perché avessi lasciato Vostra Reverenza, se volessi ritornare  
 
a Roma per essere di nuovo suo compagno, se restassi a [[citesPlace::Mainz|Magonza]].
 
a Roma per essere di nuovo suo compagno, se restassi a [[citesPlace::Mainz|Magonza]].
Gli fu risposto, che probabilmente leggerò [[citesWork::la Matematica]] in [[citesPlace::Würzburg|Herbipoli]].
+
Gli fu risposto, che probabilmente leggerò [[citesWork::la Matematica]]<ref>it is impossible for us to find the certain work the letter is referring to</ref> in [[citesPlace::Würzburg|Herbipoli]].
 
Rispose, che lì nel [[citesPlace::Castello]] aveva uno strumento nuovo,
 
Rispose, che lì nel [[citesPlace::Castello]] aveva uno strumento nuovo,
 
per mostrare quòd possit dari vacuum, e che voleva mostrarmelo,
 
per mostrare quòd possit dari vacuum, e che voleva mostrarmelo,
Line 63: Line 63:
 
all'Eminentissimo, il quale è di parere che non li presteranno
 
all'Eminentissimo, il quale è di parere che non li presteranno
 
massimamente dal momento che si dovevano mandare a [[citesPlace::Roma]]. Lo stesso [[citesName::Johannes Tilemann|Signore  Tilmanno]] mi dice che nella [[citesPlace::Imperial Library of Constantinople|libreria Costantinopolitana]] vi so
 
massimamente dal momento che si dovevano mandare a [[citesPlace::Roma]]. Lo stesso [[citesName::Johannes Tilemann|Signore  Tilmanno]] mi dice che nella [[citesPlace::Imperial Library of Constantinople|libreria Costantinopolitana]] vi so
no due [[citesWork::libri Ebraici MS de Plantis Salomonis]]; teste Minderero,
+
no due [[citesWork::libri Ebraici MS de Plantis Salomonis]]<ref>it is impossible for us to find the certain manuscripts the letter is referring to</ref>; teste Minderero,
 
qui ipsos vidit. Manderò a Vostra Reverenza le [[citesWork::opere]] di Glaubero. Aspetto l'[[citesWork::Oedipus Aegyptiacus|"Edipo"]];
 
qui ipsos vidit. Manderò a Vostra Reverenza le [[citesWork::opere]] di Glaubero. Aspetto l'[[citesWork::Oedipus Aegyptiacus|"Edipo"]];
 
scriverò al Reverendissimo Ratisponensi che mi mandi alcuni esemplari per
 
scriverò al Reverendissimo Ratisponensi che mi mandi alcuni esemplari per

Revision as of 09:54, 4 May 2017

Il ritratto di Vostra Reverenza mi ha recato somma consolazione; l'ho baciato due e tre volte, ma più volentieri avrei fatto quello, che con Vostra Reverenza fa il Cardinale Brancacci, e Monsignore Beutinger, che saluto da cuore e desidero sapere come sta. Ieri ,appunto,ho parlato con i signori Nihusio, Phemio, e Tilmanno, nel palazzo del nostro Eminentissimo di Vostra Reverenza e del suo ritratto, da me procurato, e tutti l'aspettano con gran desiderio; come ancora l'"Edipo", per vederlo almeno; e io mi rallegro chi sia per strada, come avevo detto all' Eminentissimo nostro Principe, dal quale sono stato l'altro ieri, con il Padre Rettore, presentandogli questo l'Atlante Chinese da parte del Padre Martino, e io il Trionfo Cesareo legato in nome di Vostra Reverenza come prodromo dell'"Edipo". Egli ci trattenne più di due ore con se solo; lesse tutto il latino del detto Trionfo, dai primi versi fino agli ultimi, con somma applicazione et gusto, domandando di quanto in quanto qualche cosa, come chi fosse il Padre Michele Boym etc. Dopo di averlo letto tutto, cominciò a farmi infinite domande intorno alla persona e agli studi di Vostra Reverenza, e riguardo me. Domandava quanti anni avesse Vostra Reverenza, come avesse acquistato tanta conoscenza intorno alle cose degli Egiziani, che libri avesse letto, dove avesse trovato tanti libri antichi, se ne avesse qualcuno della libreria del gran Cairo, se gli Egiziani avessero scritto il modo di fare l'oro, se l'"Edipo" fosse finito tutto, se fosse grande, se fosse già per strada, chi avesse fatto la spesa. Qui dissi io, che Vostra Reverenza aveva fatto una spesa eccessiva, e maggiore di quanto avesse creduto all'inizio. Riguardo me domandò, dove fossi, perché avessi lasciato Vostra Reverenza, se volessi ritornare a Roma per essere di nuovo suo compagno, se restassi a Magonza. Gli fu risposto, che probabilmente leggerò la Matematica[1] in Herbipoli. Rispose, che lì nel Castello aveva uno strumento nuovo, per mostrare quòd possit dari vacuum, e che voleva mostrarmelo, e cominciò a discorrere assai fondatamente sopra detto instrumento, del quale io già avevo avuto notizia dal Signore Harstorffer, il quale fa fare un altro simile. Disse, che l'autore (uno di Magdeburgo) l'aveva ritrovato, con occasione di provare, a quanta altezza potesse alzarsi l'acqua per metrum vacui; e cominciò a discorrere dottamente riguardo gli "Hydraulicis", dandomi campo di parlare di detta materia. Domandò se io, o Vostra Reverenza avesse un modo di misurare la distanza dalla mia stazione fino ad un'altro luogo (mostrandomi dalla finestra una torre posta al Reno) senza mutare la posizione. Risposi, che se avessi conosciuto una sola parte della torre, come altezza di una finestra, avrei potuto sapere tutta l'altezza, e persino la distanza, e che Vostra Reverenza insegnava questo modo nel suo Libro "de Luce et Umbra". Egli rispose che aveva uno strumento, con il quale poteva sapere la distanza dall'unica posizione, sine alia præcognita. Risposi io che noi non sapevamo questo modo, e che desideravo saperlo. Qui cominciai a discorrere del Pantometro di Vostra Reverenza, e del mio libro; ma essendo egli avvisato che era venuto il suo Vicario in spiritualibus, ci mandò via, dicendo che restassimo al pranzo con lui. Ma avendosi sensato il Padre Rettore, per avere alcuni affari urgenti, fece egli chiamare ieri, cioè, il giorno seguente il suo Confessore, due altri Padri, e me al pranzo. Finita la messa cantata nella Cappella della sala, e apparecchiata la tavola, gli furono presentate lettere, e non potette venire alla tavola, perciò cominciò la tavola senza di lui. Il Capo in essa era il Principe di Sulzbach, garbatissimo Principe, il quale tutto il tempo fece varie domande, e fece un brindisi a noi alla salute del Padre Generale. Nella tavola era ancora il Reverendissimo Nihusio, il Signor Helmond, e altri Cavalieri. Il Signore Nihusio, e il Signor Tilmanno mi hanno fatto un brindisi alla salute di Vostra Reverenza. Detto Signor Tilmanno mi ha detto che nella libreria di Cassel vi sono due libri greci manoscritti, de "Artibus Aegiptij", e "rebus chymicis" e che egli l'ha letto, ma non l'ha potuto avere in prestito. Ab- biamo trattato con il , se egli potesse averli per Vostra Reverenza, e egli ha promesso di fare ogni diligenza. Le ha dette all'Eminentissimo, il quale è di parere che non li presteranno massimamente dal momento che si dovevano mandare a Roma. Lo stesso Signore Tilmanno mi dice che nella libreria Costantinopolitana vi so no due libri Ebraici MS de Plantis Salomonis[2]; teste Minderero, qui ipsos vidit. Manderò a Vostra Reverenza le opere di Glaubero. Aspetto l'"Edipo"; scriverò al Reverendissimo Ratisponensi che mi mandi alcuni esemplari per venderli in Francoforto, perché me l'hanno domandato. Non vogliono le altre opere perché ne hanno alcuni esemplari. O con quanto desiderio aspetto l'Itinerario! Item alcune copie del "Trionfo". Item altre copie del ritratto di Vostra Reverenza, o la lamina. Prego Vostra Reverenza per amore di Gesù Cristo, che con i suoi libri rimandi ancora quelli miei che ho lasciato a Padre Coleri, perché senza di essi non posso passare avanti, nella Magia naturale. Non ho ancora trattato con nessuno di fare stampare i miei libri, perché sto ancora in movimento. IlSignore Phemio vuole cooperarsi che si stampi. Se Vostra Reverenza mi vuole mandare una testimonianza o elogio dell'opera da stamparsi nel principio, mi farà cosa grata. Aspetto quanto prima degli altri ritratti di Vostra Reverenza perche molti desiderano averlo, e io vorrei mandarlo ad alcuni Signori e Principi. Vale mi Pater, et esto memor mei semper, maximè in tuis sanctissimis sacrificijs. Moguntiae 15. Julij 1655.

Di Vostra Reverenza

Servo nel Signore

Gaspare Schott

Saluto Pater Koler. Scripsi nuper eius neptem ex sorore celebrasse nuptias, nunc addo, nepotem ex eadem sorore Urbanum Voss promotione nuper inter primos Magistros, post dies duos ingressum Tyrocinium nostrum alijs quatuor ex Magistris. Es gibt bisweilen der Schelmen, ut vocatur Pater Koler, à quo exspecto litterulas, et meos libros, sine quibus non possum progredi in meis studijs.

Saluto praeterea ex intimo corde amabilissimum nostrum, et verè Aureum Leonem, vel potius Angelum, cum Viro optimo D. Todt, D. Lente et Wolmar.

Salveat et R.a etiam ex me plurissimum cum P.re Koler. Utinam liceat mere in amplexus utriusque, quam me beatum existimabo! ores pro me

Wilh. stein Socitetais Jesus

  1. it is impossible for us to find the certain work the letter is referring to
  2. it is impossible for us to find the certain manuscripts the letter is referring to