User:Martín M. Morales/Notepad/Favre/Scrittura
| Note title | Scrittura |
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| Page(s) link(s) | Page:FC 1042.djvu/82 |
Multa enim soleo loqui scribere, et facere non scrutando spiritum illum quo prius illa conceperam. Nam Verbi gratia pensar parlare con frutto quedam quandoque spiritu cum sedato et iocundo et cum exteriori gratia profero, quae antea quidem compuncto cum spiritu senseram cum quibusdam gemitibus spiritualibus unde fit ut ex eo minus prosit audienti quia non dicitur in tam bono spiritu quam bonus erat ille in quo tale quid acceperam querebam igitur ut dominus dignaretur mihi dare gratiam ita ut Idem spiritus in partu operis qui fuerat in conceptione. idem spiritus esset in partu, et augmento operis in locutione vel scriptura, qui fuerat in conceptione.
References
"Soglio infatti dire, scrivere e fare molte cose senza esaminare quello spirito con cui prima le avevo concepite. Per esempio — pensando a come parlare con frutto — a volte espongo certe cose con uno spirito calmo e gioioso e con una grazia [solo] esteriore, che invece prima avevo percepito con uno spirito compunto e con certi gemiti spirituali.
Da ciò deriva che esse giovano meno a chi ascolta, perché non vengono dette con uno spirito tanto buono quanto lo era quello in cui avevo ricevuto tali ispirazioni. Chiedevo dunque che il Signore si degnasse di concedermi la grazia affinché — lo stesso spirito nel parto dell'opera che era stato nel concepimento — lo stesso spirito fosse presente nel parto e nello sviluppo dell'opera, sia nel parlare che nello scrivere, che era stato presente nel momento del concepimento."