e godo di quest'una ventura di havermi, ella gradito, tra suoi veri servitori, et osservatissimi amici. Di quell'altra mene rimetto alla disposizione Celeste, et alla virtù delle sue efficaci orazioni. Ma troppo mi hò dilungato dal proposito di questa lettera cioè di rispondere alla sua. Vi ritorno:Credo che V.P. nel mirar le cose da me mandatele, e habbia servito d'alcuno di quei vesti insegnati alla pred.a arte sua che maggiorano e moltiplicano gli oggetti; mentre intanto le ingrandisce, e con due lingue, e per mare e per terra ne duplica i ringratiamenti. Esse non son più ch'una tantina dimostrazione ossequioso affetto et uno scarso ma opportuno- al suo genio curioso anche di più minuti, pensieri della natura: come Tertulliamo chiamò le gemme; che gemme sono i coralli . Che poi V.P. voglia adoprare cagio! Ai si aminime all'effetto sovrano d'onorarme perpetuamente in cotesto museo il nome mio,sarà per la loro virtù obedenziale al suo elevante favore e dallo stesso questo riconoscerò la sublimazione delle mie latine nell'inserirle fra le sue stampe poichè da se ben le discerno immeritevoli (benchè ella percdè mi ama eccesivamente le commendi) conspicuo, e durabili
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