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Lettera di una religiosa dell'Istituto della Beata Vergine Maria (via Nomentana 250, Roma) a P. Robert Leiber S.J., scritta la sera del Venerdì Santo 1945. Ringrazia per una precedente missiva e per aver ricordato nelle proprie conferenze la fondatrice dell'Istituto (Mary Ward, non nominata: "unsere edle Stifterin"); si scusa per un'offerta promessa e non realizzata, avendone comunque informato i padri del Pontificio Istituto Biblico; auspica di ospitare Leiber e P. Gundlach alla prossima celebrazione. Esprime la speranza che P. Grisar riprenda la "Causa" dell'Istituto, ringraziando P. Brust per essersi già attivato. Accenna a notizie dolorose dalla patria e dalla Romania e, nella seconda facciata, alla ripresa della scuola e della comunità.
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Fascicolo di corrispondenza in lingua tedesca (1949-1950) imperniato sul principe Alberto di Baviera (Prinz Albrecht von Bayern), erede della casa di Wittelsbach, e sul suo progetto di reinsediamento di profughi ed espulsi tedeschi in Sudamerica — Brasile, Argentina, Uruguay — da affidare all'Ordine di Malta e da promuovere con l'appoggio morale della Santa Sede. Il carteggio è diretto quasi interamente a P. Robert Leiber S.J., chiamato a fare da tramite verso il Vaticano (in particolare verso Mons. Montini) e verso il Preposito Generale dei Gesuiti. Si apre con una lettera del 29 settembre 1949 indirizzata a un P. Baumann, con cui Alberto restituisce un allegato di Leiber commentandone le considerazioni, con una riserva sulla situazione delle imprese cattoliche nella Cecoslovacchia comunista; prosegue con una lunga relazione da Montevideo (10 novembre 1949) sul viaggio di ricognizione e sulle possibilità di sistemazione dei profughi, con ampie digressioni sul problema dell'emigrazione e sulle resistenze americane. Seguono due lettere di enti caritativi tedeschi — il Deutscher Caritasverband (Köln-Hohenlind, 13 dicembre 1949, con allegata la statistica dei campi profughi nei Länder della Germania occidentale) e l'Heimat-Hilfswerk der deutschen katholischen Gemeinde di Rio de Janeiro (Pfarrer Bernhard Hagedorn, 31 gennaio 1950, con allegato l'elenco di otto casse di viveri spedite al Vaticano) — e una serie di lettere dal Brasile (Rio de Janeiro, 12 e 15 aprile 1950) in cui Alberto chiede a Leiber di intercedere presso il Generale per liberare il gesuita P. Pauquet, individuato come collaboratore in loco, e raccomanda il dott. Plinio Corrêa de Oliveira e il vescovo di Campos in vista di un'udienza pontificia. Il pezzo più sostanzioso è la copia (Abschrift), contrassegnata «Vertraulich», di una relazione riservata inviata da Alberto al barone von Twickel — presidente della Genossenschaft renano-vestfalica dell'Ordine di Malta — da Lima (18 maggio 1950), che riferisce in dettaglio gli esiti delle trattative con i governatori brasiliani (Moysés Lupion del Paraná, Adhemar de Barros di San Paolo) per la cessione di terre e il finanziamento dell'insediamento, prospettando il trasferimento dell'intera iniziativa all'Ordine. Chiudono il fascicolo la lettera del 28 settembre 1950 da Schloss Berg am Starnbergersee — presente in due esemplari, uno dei quali allegato, come dichiarato, alla successiva — e la lettera dell'11 ottobre 1950, anch'essa da Schloss Berg, con cui Alberto, segnalando «2 Anlagen», ritorna sulla riorganizzazione della Caritas internationalis, sul ruolo di P. Augustin Rösch e sui rapporti con l'Ordine di Malta (il conte Pallavicino, il barone von Twickel). Ricorre in più punti il nome di un «Dr. Sch.» (Schaub), figura controversa a suo tempo raccomandata da Leiber, di cui Alberto riferisce i giudizi prevalentemente negativi raccolti in Brasile. <br>
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Fascicolo di corrispondenza in lingua tedesca (1949-1950) imperniato sul principe Alberto di Baviera (Prinz Albrecht von Bayern), erede della casa di Wittelsbach, e sul suo progetto di reinsediamento di profughi ed espulsi tedeschi in Sudamerica — Brasile, Argentina, Uruguay — da affidare all'Ordine di Malta e da promuovere con l'appoggio morale della Santa Sede. Il carteggio è diretto quasi interamente a P. Robert Leiber S.J., chiamato a fare da tramite verso il Vaticano (in particolare verso Mons. Montini) e verso il Preposito Generale dei Gesuiti. Si apre con una lettera del 29 settembre 1949 indirizzata a un P. Baumann, con cui Alberto restituisce un allegato di Leiber commentandone le considerazioni, con una riserva sulla situazione delle imprese cattoliche nella Cecoslovacchia comunista; prosegue con una lunga relazione da Montevideo (10 novembre 1949) sul viaggio di ricognizione e sulle possibilità di sistemazione dei profughi, con ampie digressioni sul problema dell'emigrazione e sulle resistenze americane. Seguono due lettere di enti caritativi tedeschi — il Deutscher Caritasverband (Köln-Hohenlind, 13 dicembre 1949, con allegata la statistica dei campi profughi nei Länder della Germania occidentale) e l'Heimat-Hilfswerk der deutschen katholischen Gemeinde di Rio de Janeiro (Pfarrer Bernhard Hagedorn, 31 gennaio 1950, con allegato l'elenco di otto casse di viveri spedite al Vaticano) — e una serie di lettere dal Brasile (Rio de Janeiro, 12 e 15 aprile 1950) in cui Alberto chiede a Leiber di intercedere presso il Generale per liberare il gesuita P. Pauquet, individuato come collaboratore in loco, e raccomanda il dott. Plinio Corrêa de Oliveira e il vescovo di Campos in vista di un'udienza pontificia. Il pezzo più sostanzioso è la copia (Abschrift), contrassegnata «Vertraulich», di una relazione riservata inviata da Alberto al barone von Twickel — presidente della Genossenschaft renano-vestfalica dell'Ordine di Malta — da Lima (18 maggio 1950), che riferisce in dettaglio gli esiti delle trattative con i governatori brasiliani (Moysés Lupion del Paraná, Adhemar de Barros di San Paolo) per la cessione di terre e il finanziamento dell'insediamento, prospettando il trasferimento dell'intera iniziativa all'Ordine. Chiudono il fascicolo la lettera del 28 settembre 1950 da Schloss Berg am Starnbergersee — presente in due esemplari, uno dei quali allegato, come dichiarato, alla successiva — e la lettera dell'11 ottobre 1950, anch'essa da Schloss Berg, con cui Alberto, segnalando «2 Anlagen», ritorna sulla riorganizzazione della Caritas internationalis, sul ruolo di P. Augustin Rösch e sui rapporti con l'Ordine di Malta (il conte Pallavicino, il barone von Twickel). Ricorre in più punti il nome di un «Dr. Sch.» (Schaub), figura controversa a suo tempo raccomandata da Leiber, di cui Alberto riferisce i giudizi prevalentemente negativi raccolti in Brasile.
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