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<p>AL COLLEGIO ROMANO IL 20 SETTEMBRE 1870: DALLA RELAZIONE DEL P. PIETRO RAGAZZINI S. I.
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=='''Fondo Collegio Romano'''==
Author(s): GIACOMO MARTINA Source: Archivum Historiae Pontificiae , 1970, Vol. 8 (1970), pp. 332-347 Published by: GBPress- Gregorian Biblical Press</p>
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===''Dis/Ordine''===
...Carta 3v <lb/>
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<p>L'alternativa all'orden non è il disordine, ma un ordine diverso. Ordine e disordine, più che uno stato di cose, sono delle distinzioni con le quali un osservatore osserva l’archivio. Ogni ordine o disordine fa riferimento a una relazione tra un osservatore e un oggetto. Il catalogo è concepito come un veicolo '''potenziale''' di informazione.
<p>Mentre in questa maniera si dava compimento al corso scolastico, cominciava e cresceva di giorno in giorno negli animi di tutti l'aspettazione degli avvenimenti politici. Col cominciamento della guerra i Francesi si erano ritirati da Roma ed avevano abbandonato l'ultimo avanzo dello Stato Pontificio alle voglie del Governo di Firenze: e fu notato che la prima sconfitta de' Francesi cadde nel giorno appunto, in cui la bandiera di Francia fu tolta dalla fortezza di Civitavecchia. Ognuno ve deva che questo abbandono di Roma in tali circostanze era un tradi mento in favore della rivoluzione italiana: e di qui nacque tanto sdegno che le notizie delle vittorie prussiane erano accolte e gustate con una specie di entusiasmo; e la cosa durò in questo modo fino alla battaglia di Sedan e alla prigionia dell'Imperatore Napoleone, dopo la quale gli animi, appagati da quel gran colpo della vendetta, cominciarono a di stinguere con maggior calma la causa della povera Francia da quella del suo imperatore1. Partiti da Roma i Francesi, cominciarono gl'Italiani ad avvicinare le loro truppe ai confini dello Stato Pontificio, spargendo voce, che ciò facevasi per tutelarlo da qualsiasi invasione garibaldina, secondo le promesse fatte dall'Italia alla Francia, promesse che allora si riconoscevano e si affermavano colle massima asseveranza eziandio nelle Camere di Firenze, dove chiaramente si diceva che l'occupazione del territorio pontificio sarebbe una manifesta violazione dei diritti internazionali della Cattolicità 2. Ma queste bugiarde parole di un Governo, a cui da gran tempo nessuno presta più fede, non ingannavano se non coloro, i quali hanno bisogno di creder sempre che non accadrà quel male, che non vorrebbero che accadesse. Costoro si lusingavano un poco e dicevano che sebbene al Governo di Firenze non si potesse dar fede, nondimeno in questo caso esso starebbe alle promesse non per sua buona volontà, ma per timore delle potenze europee.</p>
 
La rivoluzione però, che manca sempre di senno, voleva venire avanti, ed incapace di ap prezzare le conseguenze, agognava a Roma e trascinava al mal passo il Governo; il quale risolutosi alla fine di appagarla, cominciò a fare sui confini, tali apparecchi di guerra, che la sua intenzione non poteva più restare occulia a nessuno. Cessando adunque la possibilità d'illudersi intorno alle intenzioni del governo fiorentino, cominciò la seconda illusione delle profezie, le quali si moltiplicavano di giorno in giorno e tutte asseveravano che a Roma non verrebbero; e siccome era chiaro che mezzi umani da impedirlo non vi erano, si aspettavano miracoli. <lb/>Non è facile a credere quanti non solo del volgo, ma eziandio delle classi più istrui te e più alte, entrassero in questa immaginaria sicurezza, e come chi per un modo e chi per un altro si persuadessero che non poteva avvenire diversamente. Altri si fidava di questa profezia, altri di quella; taluuno diceva di appoggiarsi sopra nessuna in particolare, ma che non po teva negar fede al complesso di tutte insieme; a questo faceva forza il sentimento universale dei buoni, a quello una parola che si riferiva detta dal Papa: uno argomentava che Iddio non fa mai le cose per metà, e però avendo miracolosamente difesa Roma fino allora, la difenderà altresì adesso; un altro diceva che in questo Papa tutto è straordinario, e che non era possibile che non si avesse a celebrare con tutta pompa il suo venticinquesimo anno. Ed erano tali e tanti quelli che così discorre vano, che per chi pensava diversamente era più savio consiglio il tacere che il ragionare in contrario.
 
<p>Venendo ora alle cose nostre, hn da mezzo agosto io stimai necessario di provvedere il danaro nel caso di una pros sima dispersione, e cercai di formare un debito con ipoteca sopra la tenuta di Mompeo, venuta al Collegio Romano l'anno innanzi per l'eredità Sala3 : e fu ventura che si cominciasse la pratica così presto, perchè altrimenti vi era pericolo di non giungere a tempo. Tre cose menavano l'affare in lungo; primo il bisogno di chiedere ed ottenere la facoltà di creare quel debito, il quale peraltro era affatto inutile, anzi una spesa gittata al vento, a giudizio di tutti quelli che non volevano ammettere l'esistenza del pericolo; e per questo motivo si stimò bene di limitare la cifra del debito a cinquanta mila lire, per non incontrare dei ritardi e delle difficoltà intorno all'approvazione: secondo il tempo necessario a trovare chi volesse ad eque condizioni somministrare quella somma, nel che si ebbe a trattare con varii, e a spendere parecchi giorni: final mente fu d'uopo chiarire le difficoltà insorte intorno alla libertà del fondo, sul quale apparentemente gravavano altre ipoteche fondate generalmente sui beni di casa Sala. L'istrumento fu rogato il dì 13. settembre; sicché oggi appunto, che è il 13. marzo, scade il primo semestre di quel debito ed importa l'interesse di mille dugento cinquanta lire.</p>
 
<p>Ma tornando ai primi giorni di settembre, quando le truppe italiane non avevano ancora valicato i confini, né si sapeva se li valicherebbero, varie cose si deliberavano in casa. L'una era se fossero da mandare gli scolastici in villa; e quanto a questo fu deciso che sì, perché non sarebbe difficile di richiamarli in caso di pericolo; ed era sempre certo per molti che questo pericolo non doveva venire. Andarono dunque tutti in diversi giorni, i filosofi a Campovecchio, i teologi a Galloro, e i Maestri a Tivoli nel casino del Convitto de' Nobili4 ; ma i primi vi stettero otto giorni, un poco meno i secondi, e non più di due ο tre giorni gli ultimi, richiamati tutti in fretta all'annunzio della cominciata invasione, e giunti quando già si facevano le barricate alle porte di Roma, cioè l'undici e il dodici di settembre. Un'altra cosa, intorno alla quale si era deliberato già più volte, erano le vesti secolari nel caso di una dispersione: e la difficoltà del risolversi stava principalmente nella spesa; perché trattandosi di una comunità di circa cento ottanta persone ognun vede che gli abiti, a ragione di cento lire l'uno, avrebbero portato la spesa di diciotto mila lire, e per quanto si volesse assottigliare, non però mai meno di dodici mila.</p>
 
<lb/>Questa spesa sarebbe sembrata un vero scialaquamento a tutti quelli, pei quali il pericolo non esisteva; e probabilmente sarebbe poi stata giudicata allo stesso modo anche da molti altri, se in effetto il bisogno non fosse venuto, perché tutto dì vediamo che dopo gli eventi molti si scordano di quello che dicevano prima, e se ne scordano tanto che dicono l'opposto, e provano che doveva accader ciò che si vede accaduto con un'evidenza che non lascia alcun dubbio. Laonde nelle deliberazioni non si veniva mai ad una risoluzione efficace, anzi si andava sempre temporeggiando. Pure una sera chiamai il Fratel Sartore e gli entrai sopra ciò in discorso, dicendo che era oramai tempo provvedere. Sfortunatamente era anch'egli uno di quelli, che credevano che non entrerebbero per le stesse ragioni per cui lo credevano tanti altri più autorevoli di lui ; laonde tante me ne disse per rassicurarmi, che per quella volta non si fece altro che discorrerne e conchiudere che era bene venirci pensando.  
 
<lb/>Ma alquanti giorni dopo essendo sopravvenuta non so quale cattiva notizia, io andai alla sartoria, e senza dar più ascolto alle buone notizie, ch'egli voleva contarmi, gl'ingiunsi di metter mano alla provvisione degli abiti subitamente, e così si cominciò a fare qualche cosa. Nei giorni 12. 13. e 14. di settembre fu fatto nella basilica di S. Pietro un divotissimo triduo alla SS. Vergine per implorare la grazia in quei giorni tanto desiderata; e v'intervenne tutti e tre i giorni il Papa e numerosissimo popolo con tanto sentimento di divozione, che molti si lagrimavano di tenerezza, e tutti tornavano a casa pieni di un pio entusiasmo: di qui so che se fosse stato per Io nostro meglio, è da creder che Iddio avrebbe esaudite tante e si fervorose preghiere; ma Egli aveva nella sua provvidenza altri disegni da compiere sopra Roma. <lb/>
 
Il fatto sta che alcuni si commossero tanto a quel divoto spettacolo, che essendo rimasti fino allora sospesi fra la speranza e il timore, in quei giorni si piegarono alla parte di quelli, che credevano che non entrerebbero: ed uno di questi fu il nostro p. Provinciale 6. Avvenne circa quei giorni l'arrivo a Roma del Conte Ponza di S. Martino, latore di una lettera del Re al Papa e dell'annunzio della prossima occupazione di Roma. Costui andò anche dal nostro p. Generale 7 pregandolo di far venire a Roma il C. Ponza suo fratello e rettore del convitto di Mondragone per vederlo prima di ripartire: e in quella conversazione disse, che in Roma sarebbero lasciati stare tutti gli ordini religiosi, compresi i gesuiti. La qual cosa può credersi che fosse vera secondo le intenzioni del governo fiorentino, sottintesavi però sempre una doppia limitazione, cioè purché si potesse sottenere [5tc] la furia della rivoluzione, e finché non venisse il tempo opportuno per cacciarli; stante che era loro interesse di serbare ordine e moderazione nella sciocca speranza di ingannare il mondo e di tirare il Pontefice a qualche trattativa di conciliazione. Intanto si erano raccolte in Roma le poche forze pontifìcie sparse nella provincia e ritiratesi di mano in mano che i nemici si venivano avanzando; e tutto l'atrio delle scuole fu domandato e con cesso per alloggio de' soldati. Alcuni padri colsero quell'occasione per far loro del bene e li confessarono quasi tutti. Posciaché le truppe nemiche si furono avvicinate a Roma da varie parti, noi stemmo qui segregati da tutto il mondo parecchi giorni senza nessuna notizia di ciò che avveniva fuori, perché non si avevano più né giornali né lettere; in Roma quei giorni tutto era aspettazione, incertezza, speranza, ordine e preghiera.
 
  
<pb/>La mattina del dì 20 settembre alle ore cinque in punto, io fui sve gliato dalle cannonate, che allora incominciavano. Verso le sei venne un religioso a chiedere degli aiutanti per l'assistenza ai feriti: vi andarono molti scolastici, alcuni padri, ed alcuni fratelli, fra tutti forse una tren tina; ai quali si aggiunsero altri del noviziato. Dopo questa spedizione io andai a dire la messa nella cappella di S. Rosalia8 ; e tutti quella mattina celebrammo coll'accompagnamento delle cannonate. Durò il can noneggiamento fino alle dieci; nel qual tempo nulla avvenne di notabile. Chi pregava, chi stava in camera, chi andava in giro per casa ricercando notizie ; ma nemmeno il p. Franzelin 9 quella mattina aveva voglia di stu diare. Verso le otto però vidi il Perrone 10, che se ne andava verso la bi blioteca col suo mantello sul braccio e col cappello, in somma in accon cio di uscire di casa. Lo interrogai dove volesse andare; ed egli con molta tranquillità mi rispose, che essendo il martedì, era giorno di esami al Vicariato 11, e perciò si teneva pronto per andarci quando lo venissero a prendere. Ammirai la sua pace e regolarità; e ben sicuro che nessuno lo verrebbe a prendere quella mattina, lasciai che se ne andasse col suo mantello e cappello alla biblioteca ad attendere ivi fra i libri la chiamata. Poco dopo le dieci venne uno a recarmi la notizia che i pontificii avevano alzato la bandiera bianca; e di fatti il cannoneggiare era cessato. A quella nuova il buon p. Antonio Angelini 12, che era presente, impallidì e guar dandomi stupefatto disse: ''Ma come! non entrano...!'' Io risposi: ''Padre mio, purtroppo entrano''; e senza più mi mossi per recare la nuova al P. Provinciale. Nel passare davanti alla stanza del p. Ministro13, mi af facciai sulla porta, e vedendo ivi raccolti tre ο quattro insieme attorno al p. Ministro, dissi : I Pontificii hanno alzato la bandiera bianca ; e senza dir altro, andai via maravigliato di vedere che restarono in un certo atto di stupore, che non saprei bene dire quale; e lo intesi solo dopo, quando seppi che stavano allora leggendo una profezia e commentandola tra se conchiudevano appunto allora, che Roma non sarebbe presa.
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Sorprendersi implica abbandonare la preoccupazione per le spiegazioni
<p>Lascio stare tutto ciò che appartiene alla storia publica, come fu patteggiata la resa, e come, mentre si patteggiava, una parte dell'esercito italiano ο secondo ο contro i patti entrò nella città, disarmò e fece prigionieri i soldati del Papa, occupò le loro caserme, fece ο lasciò fare dei zuavi e degli altri quello strazio, che le storie racconteranno14. Incominciò per Roma un parapiglia, uno schiamazzo, un baccano che faceva orrore. Non vi era governo, che tenesse in freno la plebaglia, perché l'antico era ces sato e il nuovo non era per anche incominciato. Laonde il popolaccio con armi in mano ο rubate ο trovate ove che sia, e con bandiere tri colori scorrazzava per le vie urlando e festeggiando mattamente, e dando addosso a qualche meschinello che fosse veramente ο si credesse un povero zuavo.</p>
 
<lb/>All'uscire del refettorio io fui chiamato ad udire le grida tumultuose che si venivano avvicinando nel corso, e feci porre la stanga alla porta rustica per sostenere, se fosse d'uopo, un primo impeto po polare: del resto non vi era da far altro che commettersi alla provvidenza di Dio. Io non sentii la paura, anzi ebbe sempre buona speranza che il Signore ci camperebbe da quegli orrori, che in tali casi si posson temere; e vidi parimente molti altri, che non ismarrivano [sic] punto: ma v'erano altresì di quelli che temevano, ο a cui quegli urli facevano veramente male. Erano già tornati in collegio parecchi di quelli che la mattina andarono ad assistere i combattenti per aver cura dei feriti, ma parecchi erano fuori ancora, né si sapeva che ne fosse. A poco a poco tornarono tutti, eccetto quattro; dai quali però verso sera ebbi un biglietto, con cui mi avvisavano di essersi riparati al collegio scozzese15 : ed io loro risposi che pregassero il Rettore di poter restare ivi la notte per non esporsi ai pericoli della strada, e così fecero. La mattina seguente poi tornarono a casa di buon'ora e senza molestia.
 
 
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Uno ο due ore prima dell'avemaria 16 venne un battaglione di bersaglieri ad impadronirsi della caserma che era nell'atrio delle scuole, e a disarmare e far prigioni i pontifìcii, che ivi si erano ritirati e chiusi. V'ebbe in casa qualcuno che s'impaurì credendo che i pontifìcii volessero fare resistenza, e che perciò si verrebbe alla forza, e me ne fece parola perché m'interponessi e credessi di disconsigliarneli ; ma io noi credetti e non feci nulla, e di fatto la cosa andò bene, perché i pontificii aper sero il portone e si diedero prigionieri. Poco appresso fui chiamato alla porteria, dove un ufficiale con un picchetto di soldati mi attendeva. Dmi che voleva visitare le parti più alte della casa, e compresi che ciò era per sospetto di soldati nascosti. Lo condussi alla loggia dei teologi; ma ivi spiegandosi meglio mi fece intendere che voleva vedere quella parte che soprasta al cortile delle scuole, cioè il gabinetto fisico. Vi fu tosto condotto: e così la visita ebbe fine. Una simile perquisizione fu fatta nella casa del Gesù, ma in maniera più disgustosa; perché furono raccolti tutti i padri (eccetto il p. Generale) in un angolo del corridoio, ed ivi guardati finché si andò in giro visitando la casa. Avvenne che il p. Ministro, che non aveva udita la prima chiamata e nulla sapeva di ciò che avveniva in casa allora, uscì fuori della camera senza sospetto; ed ecco che i soldati vedendolo e credendolo forse un soldato travestito gli corsero addosso coll'arme alla mano, con grande paura di quel po vero padre; il quale per altro fattosi conoscere, fu condotto fra gli altri e non ebbe altro male.  
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Il catalogo è l'osservatore dell'insieme documentario. Abbiamo traccia dell'antiche osservazioni... camicie segnature cassetto quello che non è ordinato implica che è materiale di uso vedi catalogo biblioteca</p>
<lb/>Noi al collegio avemmo un altro timore quella sera. Giunse un ordine, non so da chi, che si lasciasse aperta la chiesa, perché si volevano metter ivi a passare la notte i prigionieri di guerra. 10 dissi che facessero ogni opera per ottenere che ciò non seguisse, dolendomi indicibilmente che la chiesa dovesse essere volta in caserma ed insozzata; oltreché sarebbe stato un gravissimo incomodo per la celebra zione delle messe nel dì seguente. E in caso che non si potesse altra mente, proposi di dar loro piuttosto la Congregazione degli scolari 17. 11 fatto fu che i prigionieri non vennero e la chiesa fu salva. Così ebbe fine quella memorabile giornata. Ma qui per far comprendere quanto alte radici avesse messa in alcuni quella già ricordata speranza che non entrerebbero, aggiungerò un aneddoto appena credibile; ed è, che quella sera stessa dopo tutte le cose già narrate, venne da me verso l'ora di cena un buon padre, e dissemi ch'egli sperava ancora che non entrereb bero, e che erasi risvegliata in lui questa speranza leggendo testé nel Kempis un passo, che lo incuorava a non sconfidare. Io gli dissi: ''ma già sono dentro, e noi gli abbiamo in casa''. ''E' vero'', rispose; ''ma il grosso dell'esercito sta fuori ancora, e domani è il dì dell'ingresso: se dunque questo non avvenisse, non potrebb' egli dirsi tuttavia che non sono entrati? Ecco in che senso io spero ancora''. Frattanto venne l'ora della cena; ed io levandomi gli risposi: ''ebbene, domani vedremo''. Non si sa peva se i cittadini sarebbero forzati a porre i lumi alle fenestre18 ; ma si temeva; quindi ad evitare in caso di violenza un nuovo pericolo, io feci mettere in ordine un certo numero di lumi, da adoperare soltanto nel caso, che ciò divenisse necessario ad redimendam vexationem. Questo apparecchio di cui per altro non si fece alcun uso perché il bisogno non venne, dispiacque a qualcuno de' nostri, a cui sembrava ο un atto di viltà, ovvero un'illecita approvazione del fatto; ed io che scrivo una me moria e non un'apologia, noto qui fedelmente l'una et l'altra cosa, lasciandone il giudizio a chi legge; sebbene il mio parere è il medesimo di prima, cioè che così si doveva fare perché da un canto non è illecito nel caso di violenza il poire i lumi e riconoscere che ha la forza chi l'ha di fatto; e dall'altro non si deve esporre una numerosa comunità a pericoli, che non siano strettamente necessari, perché non tutti sono armati del medesimo coraggio, né tutti son vogliosi di eroici sacrifici. E per la stessa ragione io era allora, e sono anche adesso persuaso, che in siffatti rischi si deve con ogni facilità concedere, che si sottraggano dal pericolo tutti quelli, che hanno paura, perché il coraggio non si può né infondere né comandare, e molti in una stretta paurosa possono di leggieri patire ο nella sanità ο nell'animo tale scossa da divenire ο di corpo e di mente inabile ad ogni cosa per sempre. Anzi io lodo quelli, che vincono anche in ciò ogni umano rispetto, e dicono candidamente al superiore: io ho paura; come all'incontro biasimo quelli, che rendono più difficile una tal confessione col burlarla.
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La piattaforma GATE permette una dinamica ricorsiva. In un ambiente ricorsivo la stessa operazione può produrre diversi risultati.
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=='''Magistri'''==
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* [[Ballerini, Antonio]]
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* [[Name::Boero, Giuseppe]]
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* [[Name::Manera, Francesco]]
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* [[Name::Marchi, Giuseppe]]
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* [[Name::Passaglia, Carlo]]
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* [[Patrizi, Francesco Saverio]]
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* [[Name::Perrone, Giovanni]]
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* [[Pianciani, Giambattista]]
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* [[Name::Secchi, Angelo]]
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===Storia dei Fondi===
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===Il Collegio Romano===
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Già nel 1814 Pio VII <span style="color:Red">aveva manifestato</span> il proposito di restituire le case e chiese affidate alla Compagnia prima del 1773, in particolare il Collegio Romano. Il clero secolare aspirava a tenere per sè il Collegio avendolo retto dal 1773 al 1798 e, dopo la chiusura del Seminario Romano, durante la prima restaurazione dal 1814 al 1824.<br> <span style="color:Red">Fonte?</span>
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Tra i sostenitori del ritorno dei Gesuiti al Collegio Romano anche il [[Name::Card. Patrizi]], senatore di Roma, e il [[Name::principe Altieri]]. Il 17 maggio 1824 con il breve ''Cum multa in urbe'' Leone XII restituì a 10 anni dalla restaurazione della Comapgnia il Collegio Romano ai gesuiti.<br>
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Il 1 ottobre 1824 il [[Name::card. Pedicini]] presiedette la cerimonia della consegna, e alla metà del mese un avviso per le strade di Roma avvisava che i corsi sarebbero ripresi sotto la direzione dei Padri della Compagnia. Il 2 novembre, alla presenza dello stesso S. Padre, si inaugurarono i nuovi corsi. <br>
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Primo rettore del nuovo Collegio fu il [[Name::p. Luigi Tapparelli]] che vi rimase per cinque anni.<br>
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Il 29 marzo 1848 i gesuiti furono allontanati e vi fu trasferito il Seminario romano. L'anno successivo l'edificio fu occupato e pesantemente devastato dai rivoluzionari i quali prima di lasciarlo, il 7 agosto 1849, al sopraggiungere dei francesi, incendiarono un'ala del collegio, danneggiando anche le stanze di San Luigi.<ref> G. Martina, Storia della Compagnia di Gesù in Italia</ref>
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<p>Sulla via Ercolano è la cosiddetta Villa dei Gesuiti che, per la disposizione interna, è inseribile tra le ville-convento della regione laziale.
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E’ quasi certo che fu il cardinale Ludovico Ludovisi, nipote di Gregorio XV (1621-1623), a volerne la realizzazione. Divenne proprietà dei Gesuiti, quasi certamente tra il 1644 e il 1681, data dell’elezione e della morte del Generale della Compagnia, Gian Paolo Oliva, che effettuò la donazione. Ampliata dal padre Centurioni, la Villa nel 1773 venne incorporata dalla Camera Apostolica, che il 24 gennaio dell’anno successivo la vendé a Lorenzo Marzelli, pasticcere a Roma, che la diede in affitto all’antiquario inglese Tommaso Jenkins, che ne fece un centro per artisti. La Camera Apostolica ne ritornò in possesso nel 1802 per rivenderla nel 1803 a Giuseppe Giorgi, che la tenne per tredici anni. Passò a Carlo Torlonia nel 1943, dopo essere stata acquistata nel 1816 dal Duca Giovanni Torlonia per conto della famiglia Boncompagni. Alessandro Torlonia nel 1875 la concesse ai Gesuiti per la villeggiatura dei novizi del collegio di Roma.</p>
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http://www.specchioromano.it/fondamentali/Lespigolature/2007/LUGLIO/Le%20Ville%20e%20i%20parchi%20nobili%20coronano%20Castel%20Gandolfo.htm
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The main part of the Collegium Romanum library was confiscated on October 20, 1873, and the new government set up the new national library 'Vittorio Emanuele II' in the same building. Kircher's museum was also confiscated, but many of his books and manuscripts had already been moved to the Collegium Romanum library. Some of the items from his museum are presently still preserved in the Museo Etnografico Pigorini in the EUR. Some parts of the original Collegium Romanum library, however, escaped confiscation in various ways.
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A personal friend of Fr. Beckx, Don Alessandro of Torlonia, helped the Jesuits by offering them the use of his palace in Castel Gandolfo (the Villa Torlonia), where they could continue the activities of the novitiate of S. Andrea (28). The university activities moved to the above-mentioned German college in Palazzo Borromeo, where it would be known as the Pontificia Università Gregoriana del Collegio Romano. P. Beckx moved to Fiesole, where the new Curia was established, including the modern (i.e. post-1824) section of the archives of the Society.</p>
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<p>Several collections of Jesuit books and manuscripts were offered for transfer or for sale in the early years of the 20th century. For the collection including the Voynich MS, recent research by F. Potenza has finally brought some clarity into this mystery (52). A handwritten catalogue, with copies now preserved in the Historical Archives of the Gregorian University and in the archives of the Vatican library (53), refers to a sale of manuscripts to the Vatican, and it includes both the titles of the items in Ruysschaert's catalogue and the items that were acquired by Voynich. Correspondence between Jesuit, the prefect of the Vatican Library Franz Ehrle S.J. and Pope Pius X and his secretary demonstrate that these manuscripts were preserved in the Villa Torlonia in Castel Gandolfo, and the sale to the Vatican was was completed in July 1912. Voynich had already acquired his manuscripts a few weeks or months earlier. This sale was executed in complete secrecy, as clearly stated repeatedly in the related correspondence.<lb/>
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From a letter preserved in the Beinecke library (54) we know that in June 1911 a collection of Jesuit books was offered for sale to W. Voynich, by the Jesuit Pometta in Padova. The attachment listing the items has been lost, and we do not even know if the sale took place at all.</p>
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<p> In 1912 there were also discussions about selling the Biblioteca Rossiana. There was interest in this library both from private collectors and from institutions. This sale was blocked in the end by the conditions of the donation contract. In 1922 the Biblioteca Rossiana was transferred from Austria to the Vatican. From Grafinger (1997) (see note 21) we know that even in 1922 the transfer of Jesuit material, of which the state was considering that it should be the rightful owner due to the earlier confiscations, was still a very sensitive topic.
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The collection of over 2000 Jesuit historical manuscripts (including the Kircher correspondence) was not offered for sale, and it was equally preserved in the Villa of the prince of Torlonia in Castel Gandolfo, until September 1919 (55). At that time the Jesuits moved out, and the books were returned to the German college in the palazzo Borromeo in Rome. The novitiate activities were temporarily moved to the Villa Vecchia in Monte Porzio Catone (56), at the foot of Villa Mondragone.
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<p>Il Fondo APUG consiste di più di 2000 manoscritti gesuiti (la prima collezione menzionata, con l'etichetta 'ex libris' di P. Beckx). Questi includono, tra gli altri materiali dei corsi del Collegio Romano, la già menzionata corrispondenza di Kircher, alcuni manoscritti autografi di Kircher e altri autografi di molti importanti Gesuiti.<lb/>
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Il Fondo Curia è parte del suddetto Ripostiglio che era stato spostato nella soffitta. Fu riconsegnato ai gesuiti nel 1948</p>
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<p>The Fondo APUG consists of the well over 2000 Jesuit manuscripts (the first collection mentioned above, with the typescript ex libris of P. Beckx). These include among others course material of the Collegium Romanum, the already mentioned correspondence of Kircher, other autograph manuscripts of Kircher, and autographs of many important Jesuits.
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The Fondo Curia is that part of the above-mentioned Ripostiglio that was moved to the attic (the soffitta). It was returned to the Jesuits in 1948 (57).</p>
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<p>La maggior parte della biblioteca del Collegio Romano fu confiscata il 20 ottobre 1873 e il nuovo governo stabilì la nuova biblioteca nazionale 'Vittorio Emanuele II' nello stesso edificio.  
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[Già dal 1870 però, gli eventi storici e la sensazione che il nuovo Stato italiano si sarebbe  presto mosso indussero l’allora bibliotecario del Collegio, P. Francesco Saverio Patrizi, a mettere in atto un’azione preventiva. Sfruttando l’influenza del fratello, il Card. Costantino Patrizi, chiese l’autorizzazione papale per spostare (in gran segreto) il patrimonio della biblioteca in un luogo sicuro. La sua richiesta venne accolta e parte del materiale conservato nella Biblioteca fu trasferito in diverse sedi: tra quelle note possiamo annoverare la Villa del Principe Torlonia a Castel Gandolfo e la <span style="color:Red">Villa Mondragone a Frascati.</span> La segretezza con cui queste movimentazioni furono condotte lascia poca chiarezza su cosa venne effettivamente estratto dalla biblioteca del Collegio. Sappiamo però che una parte dei mss. e degli stampati portati a Villa Torlonia venne acquisita dalla BAV (circa 370 mss, alcune edizioni aldine e volumi a stampa) mentre un’altra parte rimase a Castel Gandolfo fino al 1919, quando P. Tacchi Venturi intervenne per riportare questo materiale all’Università Gregoriana, che in quel momento trovava luogo al Collegio Germanico, Palazzo Borromeo: quest’ultima parte di mss. e stampati è quella che andrà a costituire il fondo principale dell’APUG].
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Anche il Museo Kircheriano fu confiscato, ma molti dei libri e dei manoscritti che ne facevano parte erano già stati trasferiti alla biblioteca del Collegio Romano. Alcuni dei manufatti del suo museo sono attualmente conservati al Museo Etnografico Pigorini, all'EUR. Alcune parti della biblioteca originale del Collegio Romano, comunque, sono riuscite a sfuggire alla confisca in diversi modi.<lb/>
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Don Alessandro di Torlonia, amico personale di P. Beckx, aiutò i Gesuiti mettendo a loro disposizione il suo palazzo a Castel Gandolfo (Villa Torlonia), dove essi poterono continuare le attività del noviziato di S. Andrea. Le attività universitarie si spostarono al già menzionato Collegio Germanico, nel Palazzo Gabrielli-Borromeo, e venne adottato il nome di Pontificia Università Gregoriana del Collegio Romano. P. Beckx si trasferì a Fiesole, dove fu stabilita la nuova Curia, inclusa la sezione moderna (ossia post 1824) dell'Archivio della Società. </p>
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<p>Molte delle collezioni librarie e manoscritte dei Gesuiti furono cedute o vendute nei primi anni del 20° secolo. Per quanto riguarda le collezioni che includevano il ms. Voynich, un ricerca recente di F. Potenza ha finalmente chiarito questo mistero. Un catalogo manoscritto, le cui copie sono oggi conservate in APUG e negli archivi della BAV, fa riferimento ad una vendita di manoscritti al Vaticano che include sia i titoli del catalogo redatto da Ruysschaert, sia i manufatti acquisiti da Voynich. Una corrispondenza fra i Gesuiti, il prefetto della BAV Franz Ehrle S.J., Papa Pio X e il suo segretario dimostra che questi manoscritti erano conservati a Villa Torlonia di Castel Gandolfo, e che la vendita al Vaticano venne conclusa nel luglio 1912<ref>La vendita di manoscritti del</ref>. Voynich aveva già acquistato i suoi manoscritti poche settimane o mesi prima. La transazione fu portata avanti in totale segretezza, come più volte affermato nella relativa corrispondenza. <lb/>
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Da una lettera conservata alla Beinecke Library, sappiamo che nel giugno 1911 una collezione di libri dei gesuiti fu offerta in vendita da P. Pometta S.J. a W. Voynich, a Padova. L'allegato che elencava la consistenza dei manufatti in vendita è andata perduta e non possiamo sapere se la vendita è stata effettivamente conclusa </p>
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<p> Nel 1912 si discuteva anche sulla possibilità di vendere la Biblioteca Rossiana. Sia collezionisti privati che alcune istituzioni avevano mostrato interesse verso questa collezione, ma le clausole del documento di donazione ne impedirono la vendita [. Infatti, l’erede dell’enorme collezione libraria di Giovanni Francesco de Rossi, la duchessa di Sassonia Louise Charlotte di Borbone donò l’intera collezione ai Gesuiti di Roma nel 1855 con la condizione che, nel caso in cui l’ordine dei Gesuiti avesse cessato di esistere, la collezione sarebbe entrata sotto la custodia diretta dell’Imperatore d’Austria. Per questo motivo, la Biblioteca Rossiana venne inizialmente inviata all’ambasciata austriaca del Vaticano per poi, pochi anni dopo, essere spedita in Austria]. Nel 1922 la Biblioteca Rossiana fu trasferita dall'Austria al Vaticano. Da Grafinger (1997) sappiamo che già dal 1922 la movimentazione di materiale dei Gesuiti costituiva un argomento molto sensibile, dato che lo Stato, viste le precedenti confische, se ne considerava il legittimo proprietario.<lb/>
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La collezione consistente in più di 2000 ms storici dei Gesuiti (comprendente la corrispondenza di Kircher) non fu messa in vendita, e venne anch'essa conservata nella Villa del Principe di Torlonia a Castel Gandolfo fino al settembre del 1919; in questo periodo i Gesuiti lasciarono la Villa e i libri furono restituiti al Collegio Germanico nel Palazzo Borromeo di Roma. Le attività del noviziato furono temporaneamente spostate a Villa Vecchia, a Monte Porzio Catone, ai piedi di Villa Mondragone.</p>
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<p>Il Fondo APUG consiste di più di 2000 manoscritti gesuiti (la prima collezione menzionata, con l'etichetta 'ex libris' di P. Beckx). Questi includono, tra gli altri materiali dei corsi del Collegio Romano, la già menzionata corrispondenza di Kircher, alcuni manoscritti autografi di Kircher e altri autografi di molti importanti Gesuiti.<lb/>
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Il Fondo Curia è parte del suddetto Ripostiglio che era stato spostato nella soffitta. [La storia di questo ripostiglio non è affatto chiara. Nel 1877, passati quattro anni dalla confisca del Collegio Romano da parte dello Stato italiano, Bartolomeo Podestà, bibliotecario attivo nella nuova Biblioteca Nazionale di Roma, scrive un rapporto al Ministro della Pubblica Istruzione con il catalogo dei manufatti trovati in un 'nascondiglio' dalla Giunta liquidatrice poco tempo prima. Interrogato da Podestà rispetto alla natura di questo luogo, l'ultimo rettore del Collegio, P. Cardella, dice di avere notizia di un 'certo ripostiglio' in cui gli antichi padri avevano nascosto del materiale prezioso sin dalla prima soppressione. L'informazione però, risulta vaga e poco verosimile e viene smentita da alcune osservazioni dello stesso Podestà.
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Fu riconsegnato ai gesuiti nel 1948</p>
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https://www.info.roma.it/monumenti_dettaglio.asp?ID_schede=6161
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<span style="color:Red">Inserire gli altri rettori: P. Manera dal 1846 al 1847<br>
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P. Perrone dal 1853 al 1856 <br>
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P. Pasquale Cambi dal 1856 al 1860 (anni del caso Passaglia)<br>
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P. Pietro Ragazzini dal 1867 al 1872<br>.</span>
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Il 3 marzo 1850 il Seminario romano fu trasferito, si poterono quindi riprendere le attività accademiche e si poté provvedere ai restauri.<br>
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Dopo vent'anni, con l'occupazione delle truppe sabaude di Roma, il 20 settembre 1870, il collegio fu adibito a caserma dei bersaglieri e i locali e le aule vennero adibite a scuole tecniche e a ginnasio liceo. Il 6 novembre venne ordinata la chiusura del Collegio Romano. <br>
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Rimase aperta solo una scuola di filosofia e teologia per i chierici romani. Il 17 gennaio 1873.<br>
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Il 20 ottobre 1873 il Collegio Romano fu privato della sua sede e trasferito presso il Collegio Germanico al Palazzo Gabrielli-Borromeo (via del Seminario 120) dove rimase fino al 1930, anno in cui venne inaugurata la nuova sede. Questo edificio tempestivamente era stato messo come proprietà di un Padre Irlandese per evitare che fosse incamerato come per l’edificio del Collegio Romano. Pio IX con rescritto del 4 dicembre 1873 concesse che il Collegio Romano si chiamasse “Pontificia Università Gregoriana” <span style="color:Red">Link al documento?</span>. Come si attesta in alcuni documenti presenti in archivio la carta intestata reca la dicitura:"Pontificia Università Gregoriana del Collegio Romano". Questa denominazione si manterrà in uso al meno fino a 1929.
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Nella denuncia nel 1877 di Bartolomeo Podestà, possibile in conseguenza della legge di soppressione delle Corporazioni religiose di Roma, apprendiamo del ritrovamento di questo ripostiglio (cui si accedeva da una botola murata: quindi presumibilmente lo stesso da un secolo! ) dove erano conservate parti di fondi che oggi fanno parte, nuovamente, dell'Archivio della PUG.
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====L'Archivio della PUG====
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L'Archivio storico della PUG conserva alcuni documenti sulla storia del Collegio Romano <span style="color:Red">dalla fondazione ad oggi</span>.  
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Relativamente al periodo Ottocentesco, dal 1824 (restituzione del Collegio alla Compagnia di Gesù) al 1873 (soppressione degli Ordini religiosi), oltre ai documenti disseminati nel [https://www.unigre.it/archivioimg/Cataloghi/Collegio_Romano.htm Fondo APUG]<ref>a titolo di esempio si veda la descrizione del Faldone [https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000223070 APUG 135B] dove si trovano materiali cinquecenteschi relativi alla fondazione del Collegio Romano e i primissimi atti accademici datati 1575-1582</ref> è presente un corpus documentario denominato ''[https://manus.iccu.sbn.it/en/search-libraries/-/bib/fund/1402 Fondo Collegio Romano]''.<br>
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Si tratta di una trentina di faldoni contenenti materiale relativo a Collegio Romano, all'Università Gregoriana e al Collegio di Mondragone che vennero inviati nel 1984 dall'archivista della Provincia Romana<ref>la Provincia Romana dal 1831 al 1978 diverrà Provincia d'Italia fino al 2017 e successivamente Provincia Euro-Mediterranea</ref> dal 1983 al 1994 Vincenzo Pellicciotta SJ  all'archivista della Pontificia Università Gregoriana Padre Vincenzo Monachino, trattenendo solo una minoranza di documenti afferenti alla Provincia (cfr. lettere di Pellicciotta  <br>
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Tale fondo si configura più come un insieme di documenti, per la maggior parte carte sciolte, eterogenei per tipologia e datazione che sono stati accorpati e descritti in 130 [[Index:Fcr-schede.djvu|'''SCHEDE CARTACEE''']] realizzando un inventario dove sono rimaste inalterate le precedenti segnature così suddivise:<br>
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- Segnatura 532 divisa in 23 sottocartelle<br>
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- Segnatura A-5 divisa in 10 sottocartelle (da III a XII)<br>
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- Segnatura A-6 divisa in 5 sottocartelle (da VI a X)<br>
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- Segnatura A-7 divisa in 9 sottocartelle<br>
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- Segnatura A-8 divisa in 4 sottocartelle<br>
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- Segnatura A-9 divisa in 5 sottocartelle (da III a VII)<br>
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- Segnatura A-10 divisa in 9 sottocartelle<br>
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- Segnatura A-11 divisa in 5 sottocartelle<br>
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- Segnatura A-12 divisa in 20 sottocartelle<br>
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- Segnatura A-13 divisa in 8 sottocartelle<br>
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- Segnatura FZ*<br>
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- Segnatura L (123-124)<br>
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- Segnatura M (32, da 79 a 91, 95, da 97 a 100, 118)<br>
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- Segnatura N (31, 56, 162)<br>
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Accesso alla [https://drive.google.com/drive/folders/13sGYJ14Qn2P_S_mm77f4bwI0I6yf3BZG?usp=sharing cartella] riservato agli utenti autorizzati.<br>
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* [https://gate.unigre.it/mediawiki/index.php/File:Convenzione_Provincia_Gregoriana_1949.jpg Convenzione] del 1949
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Nel 2024, in occasione del bicentenario della restituzione del Collegio alla Compagnia di Gesù, la Fondazione La Gregoriana ha finanziato un progetto di revisione e catalogazione di questo Fondo nel catalogo nazionale ''Manus Online'' realizzando descrizioni estese fruibili a questo '''[https://manus.iccu.sbn.it/en/search-libraries/-/bib/fund/1402 link]'''.
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<br>
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===='''Indici dei nomi e dei concetti chiave'''====
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# [https://gate.unigre.it/mediawiki/index.php/Category:Nomi_presenti_nel_Fondo_Collegio_Romano '''Indice dei nomi''']<lb/><lb/>
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# '''Concetti chiave'''<lb/>
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* Conflictus
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* Infirmitas
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* Conspiratio
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===='''Serie archivistiche'''====
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Con "serie archivistica" si intende una parte componente di un fondo che raccoglie un insieme di unità archivistiche aggregate secondo un determinato criterio o nella fase di formazione dell’archivio o nel corso di operazioni di ordinamento successivo. Una serie archivistica può aggregare documentazione omogenea dal punto di vista formale ma eterogenea sotto il profilo del contenuto giuridico e amministrativo. Viceversa, può raccogliere documentazione eterogenea sotto il profilo formale ma conservata insieme perché risultato di un medesimo processo di sedimentazione, o di una medesima attività, o perché relativa alla stessa materia.<ref>Archivio di Stato di Torino, ''Glossario di archivistica''</ref>
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==Stato di conservazione dei documenti==
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[[File:F.C. 1681.jpg|thumb|right|Carte e fascicoli sciolti databili tra il 1822 e il 1860 (F.C. 1681)]] I materiali del fondo si presentano principalmente nella forma di fascicoli o carte sciolte, talvolta con cuciture precarie, conservati in camicie<ref>
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Foglio di carta o di cartoncino, contenente documenti archivistici. Normalmente le camicie condizionano i fascicoli e gli eventuali sottofascicoli; sulle camicie possono essere indicati l’oggetto, la cronologia, la classificazione o la segnatura della unità archivistica (v.) e più raramente l’elenco degli atti contenuti.</ref> di carta o cartone dove talvolta si trova traccia di antiche collocazioni come il caso di "cassetto" rinvenuto su camicie o singoli documenti.<br>
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I registri e i diari hanno invece forma libraria con legature in cartone o in quarto di pergamena e riportano normalmente l'indicazione delle antiche collocazioni.<lb/>
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I danni principali riguardano le carte che presentano strappi e lacune, oltre agli inchiostri acidi che hanno provocato l'imbrunimento della carta.
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=='''Francesco Saverio Patrizi'''==
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L'amministrazione di Patrizi fu la più lunga e per alcuni aspetti la più significativa nei cinquant'anni in cui i gesuiti furono al collegio romano durante il XIX secolo. Essa si caratterizzò sopratutto per un'opera di razionalizzazione e aggiornamento delle collezioni che implicò anche il ricorso a procedure che oggi sarebbero considerate deprecabili, come ad esempio quando nel 1855 e nel 1856 Patrizi affidò ad alcuni librai romani l'incarico di vendere all'asta volumi provenienti dalla ''secreta''<ref>APUG, Fondo Collegio Romano, A-6-VII(c)</ref> L'operato del nuovo bibliotecario non fu comunque mai spregiudicato, come testimoniano alcune liste di doppioni  redatte proprio per cercare di eliminare i volumi in eccesso, sostituendoli con l'acquisto di opere più recenti e aggiornate<ref>acquisti dell'amministrazione Patrizi in APUG 2805, cc. 59r e seguenti</ref> <lb/>
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Nei primi anni della sua gestione Patrizi venne affiancato da Paolo Beorchia [...]. Fu già in questo periodo che Patrizi, assistito e forse ispirato da Beorchia, diede inizio a una sua vasta e meticolosa operazione di censimento, studio, restauro e accrescimento della collezione di aldine del collegio. [...] sotto la prefettura di Patrizi furono anche altri gli aspettiche vennero curati con più attenzione del passato. Ad esempio, il bibliotecario riuscì nell'impresa di iniziare la revisione e correzione del catalogo, istituì un registro dei libri donati alla biblioteca, pose particolare attenzione nel tenere traccia dei libri presi in prestito attraverso registri ed elenchi di volumi messi a disposizione del corpo docente nelle aule.[...] Tuttavia l'impresa che meglio riuscì a Patrizi fu quella di trasportare una grande quantità di libri fuori dal collegio non appena nel 1870 fu chiare che le truppe italiane avrebbero preso Roma e ci sarebbe dunque stato il rischi di requisizione per i beni appartenenti agli ordini religiosi. Sfruttando la posizione la posizione di potere del fratello Costantino, cardinale vicario, Patrizi chiese tramite lui l'autorizzazzione papale per mettere in salvo il patrimonio della biblioteca. [segue lettera di F. S. Patrizi al fratello cardinale Costantino] <lb/>
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La segretezza fu messa in atto alla lettera e oggi è davvero complicato capire cosa e come venne messo in salvo e ancor di più dove venne nascosto. [..vedi pagina della storia del fondo collegio romano..]. Se le operazioni del Patrizi contribuirono a 'salvare' la parte forse più preziosa del patrimonio della biblioteca, per decine di migliaia di altri volumi il destino fu dunque quello di confluire all'interno della nazionale centrale romana, di cui andarono a costituire il nucleo librario più consistente.
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Info bibliografiche
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https://en.wikisource.org/wiki/Catholic_Encyclopedia_(1913)/Francis_Xavier_Patrizi
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https://arsi.jesuits.global/wp-content/uploads/2022/05/AHSI-2020.I_2-Mancini.pdf
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== MONUMENTA KIRCHERI ==
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di seguito, il codice per il banner grigio che era dedicato ai link per Museo e Organum:
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<div style="margin: auto; float:none; border:1px solid #A9A9A9; background-color:#F5F5F5; padding:5px;">
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| <sup>[[File:New.svg|50px|left]]</sup> || '''More information about ''Kircherian Museum'' are available on this  [[Kircherian_Museum|page]].'''
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|  || '''The project ''Athanasius Kircher’s Organum mathematicum. On the Evolutionary Improbability of an Information Processing Innovation'' has been launched. [[Athanasius Kircher’s Organum mathematicum. On the Evolutionary Improbability of an Information Processing Innovation|Find out more here]]!'''
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</div><br>
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== Note ==
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<references/><lb/>
 
<lb/>
 
<lb/>
La mattina del 21. a buon'ora tornarono a casa quei quattro scolastici, che si erano rifugiati al collegio scozzese, e vi avevano passata la notte. In tutta quella mattina non si ebbe in casa nessuna molestia: gli animi però erano preoccupati parte delle novelle dolorose, che si udivano di fatti atroci avvenuti or qua or la specialmente contro i veri ο i creduti zuavi, parte [sic] aspettazione di ciò che accederebbe nel solenne in gresso delle regie truppe del generale Cadorna, che doveva farsi verso il mezzodì. V'era poi anche sempre l'incertezza della nostra sorte, con giunta con una quasi certezza, che ο in un modo ο in un altro saremmo quanto primo discacciati. Frattanto io era spesse volte chiamato alla por teria dagli ufficiali, che avevano i loro soldati nelle scuole, or per una cosa ed or per un altra; domandavano una stanza dentro la porteria, poi un'altra, poi le scuole superiori, poi la congregazione dell'aula mas sima, poi la prefettura19, poi la stanza, dov'era il palco delle dignità, e così altre cose di mano in mano, non già tutte in quel giorno, ma appoco appoco, finché ebbero ogni cosa, eccetto la Prima Primaria e la Congregazione del Passetto, che furono loro sempre negate.
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<lb/>Ma tornando al giorno 21. settembre, una delle cose, che cagionavano maggiore disturbo a molti, erano quegli urlacci tumultuosi che si facevano dalla gentaglia per le strade, e poiché in quel dì erano da aspettarne assai per l'ingresso delle truppe, io andai a pranzare cogli scolastici alla prima tavola, e poi dopo la visita li radunai a ricreazione comune tutti insieme teologi, sofì e maestri nella sala, dove sogliono farla i padri, acciocché fossero più lontani dai clamori, e trovandosi in maggior numero meno vi atten dessero. Infatti così avvenne, e qualcuno mi disse poscia, che in quella mescolanza e nell'allegria di quella ricreazione comune aveva scosso il timore, e si era riavuto. Non mi ricordo di alcuna particolarità notabile avvenuta in quel giorno: solamente toccherò qui di una frivola dimostra zione fatta contro di noi, non saprei dire in che giorno. Una sera sull'ora della cena, ossia circa le otto, un pugno di gentaglia si radunò con fiac cole accese davanti alla porteria rustica; stettero ivi fermi e taciturni un certo tempo, e poi spensero e se ne andarono. Chi la spiegava in un modo, chi in un altro; a me fu detto il dì appresso, che era stata una mostra di esequie a noi celebrate. Ma checché fosse, il certo è che fu una pura mostra, e che non ebbe nulla di minaccevole né di clamoroso. Quello che v'ebbe di più terribile in quei giorni non fu ciò che avvenne, ma ciò che poteva avvenire e che si aspettava: e molti più patiscono nella lenta aspettazione del male, che nel male medesimo. Vero è altresì che il meglio di questo domestico racconto è perduto, perché io non mi ri cordo più, né posso qui riferire quei vari aneddoti, che ogni giorno ac cadevano, e che raccontati e messi insieme formavano una varietà mi rabile di piccole avventure; come di un tale, che mi fece chiamare di cendo di aver cose da dirmi in gran secreto, e di fatti mi disse, che si era trovato in un luogo, dove si era concertato di fare una perquisizione in tutta la casa del collegio romano per sospetto ο di zuavi nascosti, ovvero di armi; ed altre siffatti cose: e di un altro che dandosi per una persona assai riguardevole e dicendo di avere in quel tramestio perduto il baule, chiedeva con grande insistenza un prestito; al quale io feci con le parole tutti gli onori convenienti al suo illustre casato, ma nul la più.
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<lb/>
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==Fondo D'Elia==-->
Dopo l'ingresso delle truppe, tutto il pensiero fu volto a sollecitare la partenza degli scolastici. Intorno alla quale è da notare, che il P. Provinciale già fin del mese di agosto aveva scritto fuori a diversi provinciali di Francia per sentire se nel caso di una cacciata potrebbero ricevere gli scolastici di questa provincia, e ne aveva avuto favorevoli e cortesissimi risposte: imperocché nessuno allora prevedeva il turbine delle sciagure, che era per piombare sulla Francia. Ma come si vide l'andamento della querra, fu d'uopo rivolger l'animo altrove, e pensare all'Austria, alla Germania, e all'Inghilterra. Fu scritto e convenuto, sempre però con molta speranza che il bisogno non verrebbe. Quando poi il territorio pontificio fu invaso, allora oltre al ritegno della speranza che sempre durava, e alla difficoltà degli abiti che non erano preparati, si aggiunse la difficoltà del passaggio che era pericoloso da tutte le parti, massima mente per quelli che potevano essere sospetti di sottrarsi alla leva; anzi non andò guari, che sarebbe stato al tutto impossibile. Ma passato il trambusto dell'entrata, parve che quello fosse il momento opportuno; e quindi non si pensò più ad altro che ad accelerare. Il P. Provinciale si adoperò in questa spedizione con un'attività meravigliosa, ed ebbe poi la consolazione di vederla in pochi giorni compiuta felicemente. Ecco l'ordine che si tenne. Partivano a drappelletti di sei ο di otto alla volta, tre drappelletti ogni giorno, uno la mattina di buon'ora, l'altro verso mezzodì, il terzo la sera verso due ore di notte, or per Firenze ed or per Ancona, secondo treni e partenze. Il P. Provinciale ed io ogni mat tina ci univamo insieme per formare questi picchetti di partenza pel dì seguente, ne quali oltre gli scolastici ed i maestri del collegio romano ο di altri collegi qui radunati entravano ancora i rettorici ed i novizi di S. Andrea20. Dipoi il P. Provinciale spesse volte andava al Noviziato per avviare quelli che dovevano partire il dì appresso, e darloro le istruzioni necessarie; ed io qui frattanto me l'intendevo col sarto, affinché allestisse i panni a quelli che erano destinati a partire, che se i destinati non potevano averli a tempo debito, si sostituiva qualche altro in vece loro. I primi partirono la sera del 23. e gli altri ne' giorni seguenti in modo, che dentro la novena degli Angeli Custodi21 furono tutti in viaggio, e tutti altresì col favor di Dio giunsero salvi al lor destino. Di qui andavano a Brixen, dov'erano accolti dal p. Salis Rettore del Convitto Fognani22 trasportato colà da Padova: quindi si rimettavano in cammino secondo la destinazione che avevano, i Teologi per l'Inghilterra, i Filosofi per la Prussia, i Rettorici per Eppan 23 e i Novizi restavano a Brixen. I Teologi delle due Province Napolitana e Veneta, e della nostra quei, che studiavano il corso breve, andarono ad Innsbruck. Dapprima i filosofi del primo anno erano stati destinati al Belgio; ma dipoi furono anch'essi ricevuti cogli altri a Maria-Laach2i. Da per tutto furono accolti con dimostrazioni di squisitissima carità, e con grandi sacrifici da parte degli ospiti, che dovevano grandemente ristringersi per dar luogo a tanti forestieri. Alquanto dopo la partenza degli scolastici partirono anche i padri, che dovevano fare la terza probazione: e questi andarono a S. Andrà in Austria
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==Kircher==
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Latest revision as of 12:40, 14 March 2025

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Kircher


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