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Tutti godono che il primo a vederli e ad aiutarli sia stato l'apparecchio italiano. Ce ne sono già molti in moto e da un momento all'altro poteva giungere un altro.
Alle 13.10 avvistiamo l'apparecchio sopra il promontorio Mitra. Il Radio parla con la nave: l'accogliamo con grandi Evviva. Si vede che anche essi sono in festa perchè salutano con entusiasmo anche dall'apparecchio. Tutto l'equipaggio è presso il barcarizzo a riceverli e si gridano vari Viva, e stringiamo la mano a Maddalena, a Cagna, ed al radiotelegrafista che è quello che ha guidato l'apparecchio.
Maddalena dice che senza la radio non avrebbero trovato niente, all'ultimo momento uno del ghiaccio faceva qualche riflesso con una specie di specchio. Li hanno proprio visti da vicino, erano cinque, una tenda con un'asta e con bandierine, uno era salito sopra una punta di ghiaccio, tutti più o meno si agitavano e correvano. Sono sopra un piccolo ghiaccio, in una specie di conca, a ridosso di un punto più largo e piano su cui si vedono una serie di impronte allineate.

Una prima volta, dopo averli avvistati hanno virato per tornarci sopra e l'hanno perduti: sono tornati verso l'isola e hanno rifatto la rotta. Vi sono andati proprio sopra, la radio indicava con precisione e l'operatore indicava con la mano la direzione.[1]

  1. Come ha riferito poi Umberto Maddalena nelle sue memorie del 1930, senza la radio a bordo, installata tra la prima e la vincente seconda ricerca, non sarebbe stato possibile individuare la Tenda Rossa: ciò che possibilmente era rosso sul ghiaccio dall'alto appariva come "biancastro". Per l'occasione, era salito a bordo come radiotelegrafista Giovanni Marsano, addestrato all'uso.
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