Possession et Délivrance

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Introduzione

L’Archivio della Pontificia Università Gregoriana di Roma conserva un manoscritto, ms 3009-3020: Possession et délivrance de Désirée Léjeune,[1] che potremmo definire “estraneo” rispetto alla documentazione in esso custodita, in quanto “L'Archivio testimonia l'attività intellettuale dei gesuiti del Collegio Romano”. Non sono chiare le vicissitudini per le quali il dossier su un caso di possessione demoniaca registrato a Parigi tra il 1876 e il 1880, sia confluito tra incartamenti di tutt’altra natura. Si tratta di una cronaca concepita dal gesuita esorcista Maximilien de Haza Radlitz (1831-1909) di cui restano alcune tracce negli Archivi parigini. I dodici quaderni manoscritti in formato 18 x 14 cm, si presentano in buono stato di conservazione. Ciascuno provvisto di coperta in cuoio nero di fattura originale e composto da ca. 150 pagine numerate da mano coeva. Nel primo volume le pagine 4, 5, 6 non sono numerate e 7-8 sono assenti. In alcuni casi il dorso della coperta è in parte logoro e la cucitura lasca. Sono redatti da mani diverse, almeno quattro, tra cui quella dell’autore che interviene con correzioni grammaticali e stilistiche, note esplicative e di raccordo; si rileva la presenza di inchiostri rosso, blu e nero. Sono corredati di disegni policromi che riproducono le stimmate lasciate dai demoni sul corpo della donna. Questo particolare, insieme alla struttura del testo che si presenta ben compaginato, munito di titoli e sottotitoli che guidano la narrazione, lascia supporre si tratti di una stesura definitiva; specie se comparato con l’unico esemplare superstite conservato presso l’Archivio della Compagnia di Gesù della Provincia di Francia, incompleto e molto spartano nella redazione. La struttura del Récit, così definito dall’autore, si compone essenzialmente di tre sezioni; predominante quella relativa agli esorcismi, trascritti integralmente. Le lettere che la donna invia all’esorcista e di cui non sono pervenuti gli originali, occupano un posto non secondario nella compagine narrativa; infine, il racconto dell’autore tesse le fila della vicenda. La cronistoria abbraccia circa tre anni è priva di epilogo e si conclude senza la liberazione completa della donna. Di origini umili, Désirée Léjeune (1846-1940) giunge a Parigi al seguito di una aristocratica presso la quale lavora e incontra per la prima volta il padre gesuita nel marzo del 1876. Verificata la reale presenza demoniaca, il 23 aprile 1877 ha luogo il primo esorcismo pubblico presso la sagrestia delle Dames de la Retraite a Parigi. Ad esso ne seguiranno una quarantina circa e molti altri privati, in confessionale. Quindici in totale i demoni fugati, di cui dieci capi divisi in tre bande. La prima composta da Lucifero, Ghil, Asmodeo, La Forza e quattro Potenze; la seconda da Bel, Beelzebub e Cerbero; la terza da Oth, Giuda, Voltaire e Jupiter. Ciascuno sostenuto da subordinati definiti schiavi. Alla fine del ventesimo esorcismo, il 29 aprile 1878, Désirée entra in estasi per la prima volta e le appare la Vergine con lo scapolare di Pellevoisin che le infonde la sua benedizione. Sarà la Madonna a conferirle l’incarico di costituire una fondazione di Vittime, la Compagnie des Victimes du Sacré Coeur, per riparare gli oltraggi al cuore di Gesù e ad assegnarle il nome da religiosa di Marie Aimée de la Croix. Tra la fine del 1879 e i primi mesi del 1880 l’intero progetto subiva un arresto definitivo in seguito al parere poco favorevole di alcuni teologi incaricati di esaminare il caso e alla decisione del superiore generale, Pierre-Jean Beckx (1795-1887), che nel maggio 1880 sospende l’iter della nuova congregazione. A quel punto anche la compilazione della cronaca si interrompe. Oltre alla documentazione custodita presso l’APUG di Roma, fonti sull’affaire sono conservate nell’Archivio di Pellevoisin tra gli incartamenti inerenti la veggente Estelle Faguette (1843-1929) con cui Désirée fu in contatto. Anch’ella oggetto di apparizioni della Vergine dal 15 febbraio all’8 dicembre 1876 grazie alle quali guarì dalle lesioni polmonari di origine turbercolotica. In breve tempo il suo direttore spirituale, il canonico Arthème Salmon, otteneva dall’arcivescovo di Bourges la concessione di un ex voto nella chiesa di Pellevoisin. È possibile reperire tracce sulla possessione di Désirée in altri archivi francesi e romani. Un caso marginale. Ciononostante, uscì dai confini della Compagnia di Gesù suscitando attenzione da parte dei vertici ecclesiastici di quattro diocesi. Non solo. Nel 1907 Auguste Duret (1846-1920) membro della società delle missioni africane (SMA) e prefetto apostolico del Delta del Nilo, annotava sul Coutumier il caso di una donna, tale Désirée Léjeune più volte esorcizzata da Maximilien de Haza Radlitz, che di nuovo indemoniata, fu liberata grazie all’intercessione di alcune immaginette del defunto confratello padre Augustin Planque (1826-1907). Testimonianza sintomatica di una sensibilità verso tali manifestazioni che il religioso, benché operante in Africa, non manca di annotare. Suor Semplicienne NDA (ramo femminile della SMA) conosceva Désirée Léjeune con la quale andò in viaggio a Gerusalemme nel 1901 e documenti in merito si trovano nell’archivio delle suore missionarie di Notre Dame des Apôtres a Roma. Un dossier sul caso è conservato all’Archivum Romanum Societatis Jesu insieme ad alcune lettere dell’esorcista. Presso la Congregazione per la Dottrina della Fede, tra le carte inerenti false mistiche, vi sono cenni alla possessione di Désirée. Infine, l’archivio dei gesuiti della provincia di Francia e della diocesi di Parigi possiedono diversi incartamenti oltreché appunti manoscritti di Maximilien de Haza Radlitz.

Lavori in corso

Il lavoro principale consiste nella trascrizione di tutti i quaderni, disponibili sulla piattaforma GATE a misura della conclusione di ciascuno. Accanto alla trascrizione comparirà la scansione della pagina corrispondente al testo manoscritto per una comparazione diretta con le fonti. In tale percorso ci si avvale delle regole della ecdotica digitale, che consentono di estendere l’annotazione a eventuali collaborazioni. I nomi e i luoghi citati saranno corredati da note esplicative e, ove disponibili, collegamenti a voci in Wikipedia e letteratura on-line. Costruire gli strumenti per la lettura di simile documentazione, rappresenta un altro tassello di questo percorso. Non un lavoro definitivo e conclusivo, bensì una operazione aperta agli influssi delle diverse discipline, per la messa a punto di una griglia concettuale che orienti la comprensione di tale testimonianza. Fondamentali, a tal proposito, gli studi di Reinhart Koselleck sull’evoluzione semantica. Il caso che presentiamo rappresenta un osservatorio peculiare per indagare il sistema medico nella società moderna in cui si emancipa dalla morale religiosa. In tale contesto diventa indispensabile lavorare con la storia concettuale e quelle categorie che, nella transizione dalla società vetero-europea alla modernità, si connotano di accezioni nuove. Tale passaggio ha innescato processi di mutamento nella comunicazione religiosa di cui è necessario tener conto se si analizzano testimonianze di ambito ecclesiastico. OBIETTIVI Si tratta di un lavoro in progress e le modalità di pubblicazione on line lo rendono un “cantiere aperto” a suggerimenti, modifiche, interventi in corso d’opera. L’iniziativa è orientata a incoraggiare la riflessione su un piano di trans-disciplinarietà e ambisce a rendere tale apparato documentale uno spazio per la condivisione di saperi.

Bibliografia

La bibliografia che proponiamo è rappresentata da osservazioni sulla cronaca, ossia riflessioni articolate su di essa. Tale documentazione può essere definita come osservazione di secondo ordine poiché non esamina la realtà fattuale bensì la realtà raccontata e descritta nel Récit. La prima, in ordine cronologico, è costituita da documenti coevi; le relazioni che alcuni teologi gesuiti, nessuno dei quali aveva assistito ad un esorcismo di Désirée Léjeune, furono chiamati a redigere sull’affaire. Tali riflessioni appartengono al medesimo osservatorio dell’autore della cronaca, la cui visione della realtà è articolata in rapporto alla trascendenza; e, anche se critiche nei suoi confronti, non ponevano in discussione quell’universo fenomenico popolato da demoni. Per quanto concerne la bibliografia a stampa, due le pubblicazioni che hanno analizzato tale caso. Hervé Guillemain, nel volume Diriger les consciences, guérir les âmes, dedica un capitolo alla figura di Maximilien de Haza Radlitz indagando la metodologia dell’esorcista in relazione al trattamento della follia, nell’ambito di una analisi comparata tra medicina e religione orientata a sottolineare interazioni e influenze reciproche. Sulla scia degli studi escatologici, Paul Airiau attribuisce all’operazione del medesimo esorcista una funzione antimassonica configurandolo all’interno del filone apocalittico e della restaurazione del regno di Cristo.

La nostra indagine, maturata durante la preparazione del Dottorato di ricerca, analizza il rapporto medicina e religione a partire dalle categorie concettuali del costruttivismo. La cronaca, attraverso una narrazione retorica ed esemplare, propone un’osservazione della realtà legata alla concezione teologico-cristiana e si contrappone, in quella fase storica, al sistema medico e alle nuove teorie sull’isteria che proponevano verità altre basate su osservazioni scientifiche.

  1. Tale documentazione è stata oggetto di studio nel corso del Dottorato di ricerca presso la Pontificia Università Gregoriana, diretto dal professore Martín M. Morales.