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Rome,11 mare 1616. Bellarmin � Hogue^Ubaldini.

Ul

111/me S�g/r Ho letto le tre lettere, et mi rallegro, che ne li frati,ne le mona= che mostrino haver notitia, che li jesuiti habbino scoperto quel trat= tato loro. Il Sig/or Vicario solo mostra sospettare, che questaasia opera de jesuiti. Se si potesse haver notitia per altra vie, che de jesuiti, che li frati tentino haver'il governo delle monache, massime con favori de Principi, saria cosa ottima, et allora si potria scopertamente ri= prenderli, et impedire i loro trattati, et credo,che se il Vicario volesse usar diligenza, per via dell'istesse monache di S.Bernardo saprebbe ogni cosa. Per� forse non saria male,che V.S. facesse sape= re al Sig/or Vicario secretamente quello,che lei ha saputo, averten= do l'istesso Vicario, che non voglia sapere da chi lei � stata avi= sata, et in particulare, che non faccia giuditio temerario de jesui= ti: ma procuri verificare il trattato con multa prudenza,et secretez= za. Quanto alla domanda delle Monache di S.Girolamo, forse non saria male essaudirle, quanto a lassare,che il Padre di San Domenico gli predicasse, ma non le confessasse, ne parlasse in particulare � nes= suna monache,senza licenza di Roma secondo il decreto della sacra congregatibne. perche i trattati si fanno nella confessione, dove si parla in secreto, et non nella predicatione publica. Ma V.S. � pru= dentissima, et non ha bisogno di mio consiglio, quello che � me pr�= me, � che non si scopra, che lei sia stata per mezo mio svisata dalli Padri jesuiti, perche di qua potria nascer grande inconveniente. Con questo gli prego da Dio ogni-bene. di casa li 11 di Marzo 1616. Di V.S. 111/ma Aff/mo per servirla Il Card.Bellarmino Adr.: All'Ill/mo et ^/to R/do Sig/or Ugo Ubaldini Canonico di S.Pietro

Arch.Dom.Genor.Carm.Disc. - Roma,Corso d'Italia 38 - Plut./348,c (in fine voluminis)