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Molto Ill.re Sig.re Fratello. Per la risposta, che V.S. da al mio maestro di casa, ho compreso, che lei non abbia avute le mie lettere. Però torno a dirgli, che dei 90 scudi mandati, pretendo, che 60 siano per uso di V.S. e 30 per mad. Camilla: altri tanti, se vivremo, ne manderò al Natale, e così ho stabilito per ora, dare per le necessità quotidiane dieci scudi il mese a V.S. e cinque alla sorella. Se potrò, metterò anche in monti non vacabili, per le doti delle figliole, qualche cosa, come ho già cominciato. Intendo, che il male della lingua di Angelo va avanti, e potrebbe cagionare alcun male incurabile. Avrò caro sapere, se la sorella di Angelo si risolveva di monacarsi. Mi raccomando a tutti di casa. Di Roma li 13 di luglio 1601.
fratello aff.mo
il Card. Bellarmino.
volti carta
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(au verso) Angelo mi scrisse alcuni giorni sono una lettera, nella quale diceva molto male del collegio di S.to Bernardo, e come i giovani si partivano a furia; che non ci era costumi, ne creanze, e che ci aveva persa la sanità. Io non credendo a lui, mandai quella lettera al p. Lucio Benci, rettore del collegio della Compagnia di Gesù mio amico, e lo pregai, che mi svisasse quello che passava. Mi risponde quello che V.S. potrà leggere. Di più un'altro mio amico, Anton Maria Gallinella, mi scrive l'altra lettera, che pure V.S. potrà leggere. Vorrei che V. S. mandasse qualcuno a Perugia, di chi si possa fidare, e intendesse ogni cosa, e quando gli paresse, che Angelo perda tempo, e sia in pericolo di malattia incurabile, potrebbe farlo venire a Montepulciano, a tenerlo in Perugia fuori di collegio, e poi all'Ottobre mandarlo a Roma. In somma tanto appartiene a voi quanto a me però mi pare conveniente, che, se io mi contento fare la spesa, lei si contenti averne pensiero.
Ext.: Al m.to ill.re sig.or fratello / il sig.re Thommasso Bellarmini.