Jesuit Drama

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Friget enim poësis sine teatro[1]


L’APUG conserva nei fondi CURIA, APUG e COLLEGIO ROMANO numerosi manoscritti di opere teatrali realizzate dai professori di retorica del Collegio Romano e di altri collegi gesuiti, a partire dalla metà del ‘500.

Works Bibliography

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Il teatro dei Gesuiti raccolse l’eredità delle rappresentazioni sacre, ma anche del dramma classico, inserendosi nelle dinamiche del teatro barocco. I secoli del massimo splendore furono il XVI e il XVII, ma si mantenne vivo fino al XIX secolo. Il repertorio è composto prevalentemente da tragedie latine, ma non mancano opere scritte nelle diverse lingue nazionali. Autori, e curatori della messinscena, erano quasi sempre i docenti di retorica; a recitare erano gli allievi. Lo stesso testo si rappresentava in più collegi e talvolta veniva modificato per l’occasione.

Andrea Pozzo, Perspectiva pictorum et architectorum, II, Fig. 47. Scenografia per le Quarant'ore nella Chiesa del Gesù di Roma (1695).

Il teatro gesuitico ebbe un precedente nelle composizioni poetiche e oratorie, anche studentesche, nonché nei dialoghi, richiedenti una sorta di attitudine scenica, che erano parte integrante del programma didattico e formativo. Di queste opere che convivranno parallelamente alla produzione dei drammi veri e propri, l'APUG conserva esemplari miscellanei di orazioni, discorsi, intermezzi affidati ai maestri del Collegio Romano in occasione degli atti accademici, degli omaggi letterari o di saluto per gli ospiti illustri.
Tra i primi esperimenti, si registra il poema dialogico di André des Freux De scientiarum honestate ac utilitate dialogus (1554) messo in scena al Collegio Romano. Si recitava anche fuori d’Italia ad esempio a Coimbra furono rappresentate due importanti tragedie latine di Miguel Venegas: Saul Gelboeus (1559), e Tragoedia cui nomen inditum Achabus (1562).

Per i soggetti si attinse dall’Antico Testamento, dal martirologio, più tardi dalla storiografia greca e romana. Nucleo ideologico, con scopo edificante, era lo scontro tra il bene e il male, tanto nell’animo dell’uomo come nel mondo. In tale panorama, Stefano Tucci scrisse un’importante trilogia cristologica, dalla nascita al trionfo di Gesù nel giudizio finale; egli portò in scena anche la morte del Cristo, Rex Martirum, aprendo così la strada alla tragedia del martire. Bernardino Stefonio, docente di retorica al Collegio Romano, fu uno degli esponenti di spicco di quella che Marc Fumaroli (1932-2020) ha definito la «dinastia dei maestri romani dell’arte oratoria». La tragedia del martire raggiunge il suo splendore con il Crispus (1597), cui seguì la Flavia (1600), ambedue di Stefonio; l’imprescindibile modello delle opere è Seneca.

Nell’Archivio Storico della PUG oltre ai numerosi esemplari delle opere di Tucci e Stefonio troviamo i manoscritti dei retori Pedro Juan Perpinyà, Orazio Torsellini, Tarquinio Galluzzi, Francesco Benci. Non si conservano solo composizioni ma anche indicazioni sulla pratica e sulle regole da tenersi nella stesura del testo e nella rappresentazione vera e propria. Tra le fonti principali i tre volumi inediti degli Annali del Seminario Romano di Girolamo Nappi (1584-1648) all’interno dei quali è possibile percorrere la vita accademica del Seminario anno per anno dal 1563 al 1647.

Status quaestionis

A partire dal convegno internazionale, tenutosi nel 1994, dal Centro studi sul teatro medioevale e rinascimentale (Roma-Anagni), si registra un rinnovato interesse intorno a diversi temi nell’ambito del teatro gesuitico. Negli ultimi anni diversi studiosi hanno consultato in APUG opere di retorica con particolare interesse alle opere drammaturgiche e alle modalità di rappresentazione nei Collegi. Le informazioni che è possibile estrarre dalle schede cartacee del catalogo topografico risultano non solo lacunose ma documentano un giudizio di valore che oggi è radicalmente mutato. A titolo di esempio la scheda del manoscritto miscellaneo APUG 1293 contenente quattro opere tra cui la celebre rappresentazione di Clemente IX: La comica del Cielo ovvero la Baltasara. Di quattro opere presenti ne furono indicate solo due liquidando il tutto come “drammi di nessun valore”.
Riallacciandoci ad un concetto di valore che evidentemente cambia nel tempo, va sottolineato come il termine valorizzazione proprio della comunicazione economica, venga introdotto nell'ambito dei "beni culturali" indicando il desiderio di dare un nuovo valore a un determinato oggetto che precedentemente era stato de-valorato.[2] Una determinata qualità non è pertanto presente nella cosa in sé ma nell'osservazione che si compie su di essa. E’ interessante far emergere questa alternanza di giudizio in quanto indicatrice di mutamenti o di possibili evoluzioni sociali.
Questo slittamento dell'interesse può essere riscontrato anche nel caso di interi fondi. Celebre esempio la dichiarazione (21 dicembre 1877) del primo bibliotecario della nascente Biblioteca Nazionale di Roma Bartolomeo Podestà relativamente al ritrovamento della Sala dei manoscritti del Collegio Romano:

Tuttoché molti degli oggetti siano a ritenersi, come abbiamo veduto, pregevolissimi, altri ve ne sono che non si potrebbe spiegare perché fossero nascosti, se non forse per la fretta o per turbamento d’animo con cui fu condotta l’operazione. A mo’ d’esempio furono sottratti alcuni volumi dalla collezione degli Aldi, lasciandovi poi al posto altri di minor importanza; non si pensò a nascondere volumi e opuscoli di un valore incontestabile bibliografico, quando si fece di manoscritti e di carte inconcludenti.

Proprio quei manoscritti e carte inconcludenti costituiscono oggi circa il 40% del patrimonio conservato oggi in APUG. Ci dobbiamo interrogare su quante operazioni di dispersione, scarto e negligenza verso i documenti siano da imputare a simili valutazioni.

Linee di ricerca

Da settembre 2020 è stato avviato il CENSIMENTO nei fondi antichi dell'archivio storico della PUG e nel Fondo Gesuitico della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Tale ricognizione sarà estesa alle altre sedi che conservano documentazione teatrale di origine gesuitica.

La ricerca intorno a queste questioni necessita di una BIBLIOGRAFIA RAGIONATA per rilevare le modalità di trasmissione delle fonti, la cronistoria delle pubblicazioni, l'utilizzo di fonti inedite ed, infine, le novità dei punti di vista nella costituzione di temi e contributi.

L'APUG propone possibili linee di ricerca a partire dal patrimonio conservato nei suoi fondi.

  • Analisi degli eventuali[3] tratti evolutivi relativi alla produzione teatrale all’interno e all’esterno della Compagnia di Gesù.


  • Il teatro regolamentato.[4]


  • La pratica del teatro gesuitico tra manoscritto e stampa. Analisi della produzione, circolazione e ricezione delle opere teatrali attraverso il confronto tra le diverse forme discorsive prodotte (orazione, dialogo, tragedia etc.).


  • Analisi del possibile rapporto tra la ars oratoria e produzione drammaturgica gesuitica. Analizzare l'eventuale relazione tra fonti della "spiritualità ignaziana" e la produzione teatrale.



Nel caso in cui si voglia partecipare, singolarmente o con il proprio ente di ricerca, si prega di sottoporre a valutazione il proprio progetto compilando il form.

Acknowledgements

Un sentito ringraziamento alla Prof.ssa Mirella Saulini che partecipa al progetto sin dalle prime fasi, sostenendo inoltre l'onere del restauro di alcuni codici di Bernardino Stefonio[5].

References

  1. Incitamenta studiorum in Ratio atque institutie studiorum per sex patres ad id ius R.P. Preposti Generalis deputatos conscript (1591) p. 27. Nell'edizione del 1586: "Quoniam vero tragoediae nec ubique, nec semper, nec frequenter agi possunt, ne in nimiam desuetudinem abeat exercitatio, sine qua poesis pene omnia friget ac iacet, non parum expedit, ter aut quater in anno privatim in scholis humanitatis et rhetoricae sine scaenico ornatu a pueris mutuo colloquentibus recitari ab ipsis compositas aeglogas, scaenas, dialogos […]".
  2. Cfr. concetto di valorizzazione espresso nel progetto Monumenta Concilii Tridentini
  3. Per evoluzione qui si intende non una concatenazione causale tra gli eventi ma il modo in cui un sistema sociale trova delle soluzioni vantaggiose per certi problemi
  4. La Ratio studiorum, stabilisce, fin dalla stesura del 1586 e, con correzioni restrittive fino all’edizione definitiva, lo statuto dell’attività teatrale, considerata un mezzo per stimolare l’impegno negli studio degli allievi, pur riconoscendole anche un modesto valore propagandistico. Prescrive, nel 1599, la n. 13 delle Regulae Rectoris: «Sia l’argomento di tragedie e commedie, che è importante non siano se non scritte in latino e rarissime, sacro e onesto; e non si ponga all’interno delle rappresentazioni cosa alcuna che non sia latina e conveniente, né vi si introduca alcun personaggio o abito femminile»
  5. Cfr. la sezione Descrizione fisica: la materialità delle opere con le relazioni dei restauri effettuati sui codici APUG 1202 , APUG 1484, APUG 1252 e APUG 1199

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