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		<summary type="html">&lt;p&gt;Serena Mauriello: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&amp;lt;noinclude&amp;gt;&amp;lt;pagequality level=&amp;quot;1&amp;quot; user=&amp;quot;ArchivesPUG&amp;quot; /&amp;gt;&amp;lt;/noinclude&amp;gt;[[Category:Mss. Manera pages]]&lt;br /&gt;
[[Category:FC 1922]]&lt;br /&gt;
&amp;lt;ref&amp;gt;Osservazioni antiche ed erudite: I passi che seguono sono estratti da: Dell'Istoria di Milano del Cavaliere Carlo de' Rosmini, Tomi quattro, Tipografia Manini e Rivolta, Milano, 1820, in &amp;quot;Biblioteca Italiana o sia Giornale di Letteratura, Scienze ed Arti compilato da Varj Letterati&amp;quot;, VIII/29, Gennaio-Marzo, 1823, pp. 3-37. Si tratta di una recensione piuttosto severa dell'opera in questione. A Carlo Rosmini è riconosciuta una certa adeguatezza dello stile, soprattutto nei casi in cui impiega Francesco Guicciardini come modello, tuttavia gli è imputato un pessimo ingegno a causa del suo rigido giudizio nei confronti del Verri. &amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[Name::Alessandro Verri|Verri]] fu dottissimo in molte parti dell'umano sapere, fu sommo nella politica, nell'economia pubblica e nella filosofia, e con questi presidi scrisse la storia. Ebbe sempre davanti che scrivea la storia d'una città, e nulla ommise di quanto potea farne conoscere gli avvenimenti, i costumi, le usanze. Non vogliamo dire che il Verri sia immune da errori, chè anzi alcune sue opinioni tanto in fatto di storia che di politica ne pajono da ricusarsi, ma il suo errore è sempre quello di un nobile ingegno che tutto impiega la vita nella castità del luogo nativo: di che fare si adoperò con si bella costanza, che quando la morte lo colse improvvisa, lo trovò fra  i pubblci affari, dopo mezza notte, e certo gli troncò una ultima idea che volgeva in mente per la carissima patria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Noi non andiamo più oltre, ma questi pochi saranno forse bastanti a mostrare al Rosmini, che malamente può dirsi &amp;lt;hi rend=&amp;quot;underline&amp;quot;&amp;gt;non pericolosa la baldanza di mordere i trapassati&amp;lt;/hi&amp;gt;: perché quando è morto un uomo come il Verri il suo sepolcro è affidato alla custodia di tutti i buoni. Guai a chi vuol profanarlo!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La taccia di adulatore è gravissima, perché e' comprende ogni specie di viltà, e sino al tradimento: quindi che vuol darla ad alcuno, dee recarne argomenti che debbano essere accolti da tutti: altrimenti gli viene retribuita al nome pessimo di calunniatore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Verri pensando continuamente alle cose non s'imbarazzo gran tutto delle parole: in che seguitò forse il partito di certa scuola, che di que' tempi regnava in Milano, e forte sdegnata a' parolaj si buttò nell'eccesso contrario. Caldo e robusto è qualche volta lo stile del Verri, perché le cose gli danno fiamma e forza al discorso, ma certamente non se gli può conceder lode d'un merito ch'ei non cercò.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo stile del Rosmini è da lodarsi per quelle parti che dallo studio dipendono: si conosce tosto in lui uno scrittore che s'occupò con diligenza dello studio de' nostri classici, e come in modello mira principalmente nel [[Name::Francesco Guicciardini|Guicciardini]]: da cui però vorremmo che altra cosa avesse preso oltre l'andamento dell'orazione. Perché se questo modo di scrivere, che tiene il Rosmini, fosse ancora cento volte più facile e candido, se anche vi fosse congiunta quella schietta eleganza, do cui ne sembra mancare, non per questo noi diremmo, che fosse di buono stile in quella larga significazione, in cui è da &amp;lt;del&amp;gt;porsi&amp;lt;/del&amp;gt; prendersi queste parole. Che bellezza è mai quella di un corpo senz'anima? Le antiche leggende de' Rabbini racconto che gli Angeli, avento veduto crear l'uomo da Dio, studiarono tanto che dalla medesima argilla ne trassero una somiglianza bellissima: ma la fatica fu inutile, la statua restò fredda e immobile, perché mancava l'alito della bocca divina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E quest'aura vitale, non ne pare aparsa abbastanza nella prosa degl'Italiani: che a parlare degli stessi antichi pur troppo è vero che per dieci buoni poeti non abbiamo un buon prosatore. L'Italia potea forse negli ultimi tempi consolarsi di questa sua povertà. quando noi vedevamo fiorire congiunti felicemente tre ingegni elettissimi, che per diverso sentiere condussero alla medesima perfezione della prosa. Ma uomo vivo non potrà vederli insieme mai più che di un altro non ne resta che la memoria carissima e il desiderio: giovane lagrimato da ogni gentile persona, le cui sante ossa dovrebbero riposare in Ravenna presso quelle del divino [[Name::Dante Alighieri|Alighieri]]. Ed oh chi sa quanto potremo ancora rallegrarci degli altri due! Che il primo senza consolazione piangendo chiama inutilmente il perduto figliolo dell'amor suo, nè perdona agli occhi infermi, nè risparmia ella la misera vita che accusa troppo lunga: veramente infelice, che la pubblica calamità d'Italia gli fu domestico lutto, e nel grande [[Name::Giulio Perticari|Perticari]] gli morì l'ottimo Giulio, che già dovea chiuder gli occhi nell'ultima pace, e custodir la sua fama immortale. Nè il secondo ci conforta più lunghe speranza, che mal ferma sanità gli amareggia di continui fasti la vita e non gli permette di affrettarsi come vorrebbe alla gloria: se non che tanta oramai ne acquistò, che non deve ai più lodati invidiare.&lt;br /&gt;
Ma non belle parolette, o ben accomodati perio=&amp;lt;noinclude&amp;gt;&amp;lt;references/&amp;gt; {{TurnPage}}&amp;lt;/noinclude&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Serena Mauriello</name></author>
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&lt;hr /&gt;
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[[Category:FC 1922]]&lt;br /&gt;
&amp;lt;ref&amp;gt;I passi che seguono sono estratti da: Dell'Istoria di Milano del Cavaliere Carlo de' Rosmini, Tomi quattro, Tipografia Manini e Rivolta, Milano, 1820, in &amp;quot;Biblioteca Italiana o sia Giornale di Letteratura, Scienze ed Arti compilato da Varj Letterati&amp;quot;, VIII/29, Gennaio-Marzo, 1823&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[Name::Alessandro Verri|Verri]] fu dottissimo in molte parti dell'umano sapere, fu sommo nella politica, nell'economia pubblica e nella filosofia, e con questi presidi scrisse la storia. Ebbe sempre davanti che scrivea la storia d'una città, e nulla ommise di quanto potea farne conoscere gli avvenimenti, i costumi, le usanze. Non vogliamo dire che il Verri sia immune da errori, chè anzi alcune sue opinioni tanto in fatto di storia che di politica ne pajono da ricusarsi, ma il suo errore è sempre quello di un nobile ingegno che tutto impiega la vita nella castità del luogo nativo: di che fare si adoperò con si bella costanza, che quando la morte lo colse improvvisa, lo trovò fra  i pubblci affari, dopo mezza notte, e certo gli troncò una ultima idea che volgeva in mente per la carissima patria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Noi non andiamo più oltre, ma questi pochi saranno forse bastanti a mostrare al Rosmini, che malamente può dirsi &amp;lt;hi rend=&amp;quot;underline&amp;quot;&amp;gt;non pericolosa la baldanza di mordere i trapassati&amp;lt;/hi&amp;gt;: perché quando è morto un uomo come il Verri il suo sepolcro è affidato alla custodia di tutti i buoni. Guai a chi vuol profanarlo!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La taccia di adulatore è gravissima, perché e' comprende ogni specie di viltà, e sino al tradimento: quindi che vuol darla ad alcuno, dee recarne argomenti che debbano essere accolti da tutti: altrimenti gli viene retribuita al nome pessimo di calunniatore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Verri pensando continuamente alle cose non s'imbarazzo gran tutto delle parole: in che seguitò forse il partito di certa scuola, che di que' tempi regnava in Milano, e forte sdegnata a' parolaj si buttò nell'eccesso contrario. Caldo e robusto è qualche volta lo stile del Verri, perché le cose gli danno fiamma e forza al discorso, ma certamente non se gli può conceder lode d'un merito ch'ei non cercò.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo stile del Rosmini è da lodarsi per quelle parti che dallo studio dipendono: si conosce tosto in lui uno scrittore che s'occupò con diligenza dello studio de' nostri classici, e come in modello mira principalmente nel [[Name::Francesco Guicciardini|Guicciardini]]: da cui però vorremmo che altra cosa avesse preso oltre l'andamento dell'orazione. Perché se questo modo di scrivere, che tiene il Rosmini, fosse ancora cento volte più facile e candido, se anche vi fosse congiunta quella schietta eleganza, do cui ne sembra mancare, non per questo noi diremmo, che fosse di buono stile in quella larga significazione, in cui è da &amp;lt;del&amp;gt;porsi&amp;lt;/del&amp;gt; prendersi queste parole. Che bellezza è mai quella di un corpo senz'anima? Le antiche leggende de' Rabbini racconto che gli Angeli, avento veduto crear l'uomo da Dio, studiarono tanto che dalla medesima argilla ne trassero una somiglianza bellissima: ma la fatica fu inutile, la statua restò fredda e immobile, perché mancava l'alito della bocca divina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E quest'aura vitale, non ne pare aparsa abbastanza nella prosa degl'Italiani: che a parlare degli stessi antichi pur troppo è vero che per dieci buoni poeti non abbiamo un buon prosatore. L'Italia potea forse negli ultimi tempi consolarsi di questa sua povertà. quando noi vedevamo fiorire congiunti felicemente tre ingegni elettissimi, che per diverso sentiere condussero alla medesima perfezione della prosa. Ma uomo vivo non potrà vederli insieme mai più che di un altro non ne resta che la memoria carissima e il desiderio: giovane lagrimato da ogni gentile persona, le cui sante ossa dovrebbero riposare in Ravenna presso quelle del divino [[Name::Dante Alighieri|Alighieri]]. Ed oh chi sa quanto potremo ancora rallegrarci degli altri due! Che il primo senza consolazione piangendo chiama inutilmente il perduto figliolo dell'amor suo, nè perdona agli occhi infermi, nè risparmia ella la misera vita che accusa troppo lunga: veramente infelice, che la pubblica calamità d'Italia gli fu domestico lutto, e nel grande [[Name::Giulio Perticari|Perticari]] gli morì l'ottimo Giulio, che già dovea chiuder gli occhi nell'ultima pace, e custodir la sua fama immortale. Nè il secondo ci conforta più lunghe speranza, che mal ferma sanità gli amareggia di continui fasti la vita e non gli permette di affrettarsi come vorrebbe alla gloria: se non che tanta oramai ne acquistò, che non deve ai più lodati invidiare.&lt;br /&gt;
Ma non belle parolette, o ben accomodati perio=&amp;lt;noinclude&amp;gt;&amp;lt;references/&amp;gt; {{TurnPage}}&amp;lt;/noinclude&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
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[[Category:FC 1922]]&lt;br /&gt;
&amp;lt;ref&amp;gt;I passi che seguono sono estratti da: Dell'Istoria di Milano del Cavaliere Carlo de' Rosmini, Tomi quattro, Tipografia Manini e Rivolta, Milano, 1820, in &amp;quot;Biblioteca Italiana o sia Giornale di Letteratura, Scienze ed Arti compilato da Varj Letterati&amp;quot;, VIII/29, Gennaio-Marzo, 1823&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
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Il [[Name::Alessandro Verri|Verri]] fu dottissimo in molte parti dell'umano sapere, fu sommo nella politica, nell'economia pubblica e nella filosofia, e con questi presidi scrisse la storia. Ebbe sempre davanti che scrivea la storia d'una città, e nulla ommise di quanto potea farne conoscere gli avvenimenti, i costumi, le usanze. Non vogliamo dire che il Verri sia immune da errori, chè anzi alcune sue opinioni tanto in fatto di storia che di politica ne pajono da ricusarsi, ma il suo errore è sempre quello di un nobile ingegno che tutto impiega la vita nella castità del luogo nativo: di che fare si adoperò con si bella costanza, che quando la morte lo colse improvvisa, lo trovò fra  i pubblci affari, dopo mezza notte, e certo gli troncò una ultima idea che volgeva in mente per la carissima patria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Noi non andiamo più oltre, ma questi pochi saranno forse bastanti a mostrare al Rosmini, che malamente può dirsi &amp;lt;hi rend=&amp;quot;underline&amp;quot;&amp;gt;non pericolosa la balndaza di mordere i trapassati&amp;lt;/hi&amp;gt;: perché quando è morto un uomo come il Verri il suo sepolcro è affidato alla custodia di tutti i buoni. Guai a chi vuol profanarlo!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La taccia di adulatore è gravissima, perché e' comprende ogni specie di viltà, e sino al tradimento: quindi che vuol darla ad alcuno, dee recarne argomenti che debbano essere accolti da tutti: altrimenti gli viene retribuita al nome pessimo di calunniatore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Verri pensando continuamente alle cose non s'imbarazzo gran tutto delle parole: in che seguitò forse il partito di certa scuola, che di que' tempi regnava in Milano, e forte sdegnata a' parolaj si buttò nell'eccesso contrario. Caldo e robusto è qualche volta lo stile del Verri, perché le cose gli danno fiamma e forza al discorso, ma certamente non se gli può conceder lode d'un merito ch'ei non cercò.&lt;br /&gt;
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Lo stile del Rosmini è da lodarsi per quelle parti che dallo studio dipendono: si conosce tosto in lui uno scrittore che s'occupò con diligenza dello studio de' nostri classici, e come in modello mira principalmente nel [[Name::Francesco Guicciardini|Guicciardini]]: da cui però vorremmo che altra cosa avesse preso oltre l'andamento dell'orazione. Perché se questo modo di scrivere, che tiene il Rosmini, fosse ancora cento volte più facile e candido, se anche vi fosse congiunta quella schietta eleganza, do cui ne sembra mancare, non per questo noi diremmo, che fosse di buono stile in quella larga significazione, in cui è da &amp;lt;del&amp;gt;porsi&amp;lt;/del&amp;gt; prendersi queste parole. Che bellezza è mai quella di un corpo senz'anima? Le antiche leggende de' Rabbini racconto che gli Angeli, avento veduto crear l'uomo da Dio, studiarono tanto che dalla medesima argilla ne trassero una somiglianza bellissima: ma la fatica fu inutile, la statua restò fredda e immobile, perché mancava l'alito della bocca divina.&lt;br /&gt;
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E quest'aura vitale, non ne pare aparsa abbastanza nella prosa degl'Italiani: che a parlare degli stessi antichi pur troppo è vero che per dieci buoni poeti non abbiamo un buon prosatore. L'Italia potea forse negli ultimi tempi consolarsi di questa sua povertà. quando noi vedevamo fiorire congiunti felicemente tre ingegni elettissimi, che per diverso sentiere condussero alla medesima perfezione della prosa. Ma uomo vivo non potrà vederli insieme mai più che di un altro non ne resta che la memoria carissima e il desiderio: giovane lagrimato da ogni gentile persona, le cui sante ossa dovrebbero riposare in Ravenna presso quelle del divino [[Name::Dante Alighieri|Alighieri]]. Ed oh chi sa quanto potremo ancora rallegrarci degli altri due! Che il primo senza consolazione piangendo chiama inutilmente il perduto figliolo dell'amor suo, nè perdona agli occhi infermi, nè risparmia ella la misera vita che accusa troppo lunga: veramente infelice, che la pubblica calamità d'Italia gli fu domestico lutto, e nel grande [[Name::Giulio Perticari|Perticari]] gli morì l'ottimo Giulio, che già dovea chiuder gli occhi nell'ultima pace, e custodir la sua fama immortale. Nè il secondo ci conforta più lunghe speranza, che mal ferma sanità gli amareggia di continui fasti la vita e non gli permette di affrettarsi come vorrebbe alla gloria: se non che tanta oramai ne acquistò, che non deve ai più lodati invidiare.&lt;br /&gt;
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[[Category:FC 1922]]&lt;br /&gt;
Osservazioni antiche, ed erudite.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[Name::Alessandro Verri|Verri]] fu dottissimo in molte parti dell'umano sapere, fu sommo nella politica, nell'economia pubblica e nella filosofia, e con questi presidi scrisse la storia. Ebbe sempre davanti che scrivea la storia d'una città, e nulla ommise di quanto potea farne conoscere gli avvenimenti, i costumi, le usanze. Non vogliamo dire che il Verri sia immune da errori, chè anzi alcune sue opinioni tanto in fatto di storia che di politica ne pajono da ricusarsi, ma il suo errore è sempre quello di un nobile ingegno che tutto impiega la vita nella castità del luogo nativo: di che fare si adoperò con si bella costanza, che quando la morte lo colse improvvisa, lo trovò fra  i pubblci affari, dopo mezza notte, e certo gli troncò una ultima idea che volgeva in mente per la carissima patria.&lt;br /&gt;
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Noi non andiamo più oltre, ma questi pochi saranno forse bastanti a mostrare al [[Name::Antonio Rosmini|Rosmini]], che malamente può dirsi &amp;lt;hi rend=&amp;quot;underline&amp;quot;&amp;gt;non pericolosa la balndaza di mordere i trapassati&amp;lt;/hi&amp;gt;: perché quando è morto un uomo come il Verri il suo sepolcro è affidato alla custodia di tutti i buoni. Guai a chi vuol profanarlo!&lt;br /&gt;
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La taccia di adulatore è gravissima, perché e' comprende ogni specie di viltà, e sino al tradimento: quindi che vuol darla ad alcuno, dee recarne argomenti che debbano essere accolti da tutti: altrimenti gli viene retribuita al nome pessimo di calunniatore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Verri pensando continuamente alle cose non s'imbarazzo gran tutto delle parole: in che seguitò forse il partito di certa scuola, che di que' tempi regnava in Milano, e forte sdegnata a' parolaj si buttò nell'eccesso contrario. Caldo e robusto è qualche volta lo stile del Verri, perché le cose gli danno fiamma e forza al discorso, ma certamente non se gli può conceder lode d'un merito ch'ei non cercò.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo stile del Rosmini è da lodarsi per quelle parti che dallo studio dipendono: si conosce tosto in lui uno scrittore che s'occupò con diligenza dello studio de' nostri classici, e come in modello mira principalmente nel [[Name::Francesco Guicciardini|Guicciardini]]: da cui però vorremmo che altra cosa avesse preso oltre l'andamento dell'orazione. Perché se questo modo di scrivere, che tiene il Rosmini, fosse ancora cento volte più facile e candido, se anche vi fosse congiunta quella schietta eleganza, do cui ne sembra mancare, non per questo noi diremmo, che fosse di buono stile in quella larga significazione, in cui è da &amp;lt;del&amp;gt;porsi&amp;lt;/del&amp;gt; prendersi queste parole. Che bellezza è mai quella di un corpo senz'anima? Le antiche leggende de' Rabbini racconto che gli Angeli, avento veduto crear l'uomo da Dio, studiarono tanto che dalla medesima argilla ne trassero una somiglianza bellissima: ma la fatica fu inutile, la statua restò fredda e immobile, perché mancava l'alito della bocca divina.&lt;br /&gt;
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E quest'aura vitale, non ne pare aparsa abbastanza nella prosa degl'Italiani: che a parlare degli stessi antichi pur troppo è vero che per dieci buoni poeti non abbiamo un buon prosatore. L'Italia potea forse negli ultimi tempi consolarsi di questa sua povertà. quando noi vedevamo fiorire congiunti felicemente tre ingegni elettissimi, che per diverso sentiere condussero alla medesima perfezione della prosa. Ma uomo vivo non potrà vederli insieme mai più che di un altro non ne resta che la memoria carissima e il desiderio: giovane lagrimato da ogni gentile persona, le cui sante ossa dovrebbero riposare in Ravenna presso quelle del divino [[Name::Dante Alighieri|Alighieri]]. Ed oh chi sa quanto potremo ancora rallegrarci degli altri due! Che il primo senza consolazione piangendo chiama inutilmente il perduto figliolo dell'amor suo, nè perdona agli occhi infermi, nè risparmia ella la misera vita che accusa troppo lunga: veramente infelice, che la pubblica calamità d'Italia gli fu domestico lutto, e nel grande [[Name::Giulio Perticari|Perticari]] gli morì l'ottimo Giulio, che già dovea chiuder gli occhi nell'ultima pace, e custodir la sua fama immortale. Nè il secondo ci conforta più lunghe speranza, che mal ferma sanità gli amareggia di continui fasti la vita e non gli permette di affrettarsi come vorrebbe alla gloria: se non che tanta oramai ne acquistò, che non deve ai più lodati invidiare.&lt;br /&gt;
Ma non belle parolette, o ben accomodati perio=&amp;lt;noinclude&amp;gt;&amp;lt;references/&amp;gt; {{TurnPage}}&amp;lt;/noinclude&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
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Osservazioni antiche, ed erudite.&lt;br /&gt;
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Il [[Name::Alessandro Verri|Verri]] fu dottissimo in molte parti dell'umano sapere, fu sommo nella politica, nell'economia pubblica e nella filosofia, e con questi presidi scrisse la storia. Ebbe sempre davanti che scrivea la storia d'una città, e nulla ommise di quanto potea farne conoscere gli avvenimenti, i costumi, le usanze. Non vogliamo dire che il Verri sia immune da errori, chè anzi alcune sue opinioni tanto in fatto di storia che di politica ne pajono da ricusarsi, ma il suo errore è sempre quello di un nobile ingegno che tutto impiega la vita nella castità del luogo nativo: di che fare si adoperò con si bella costanza, che quando la morte lo colse improvvisa, lo trovò fra  i pubblci affari, dopo mezza notte, e certo gli troncò una ultima idea che volgeva in mente per la carissima patria.&lt;br /&gt;
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Noi non andiamo più oltre, ma questi pochi saranno forse bastanti a mostrare al [[Name::Antonio Rosmini|Rosmini]], che malamente può dirsi &amp;lt;hi rend=&amp;quot;underline&amp;quot;&amp;gt;non pericolosa la balndaza di mordere i trapassati&amp;lt;/hi&amp;gt;: perché quando è morto un uomo come il Verri il suo sepolcro è affidato alla custodia di tutti i buoni. Guai a chi vuol profanarlo!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La taccia di adulatore è gravissima, perché e' comprende ogni specie di viltà, e sino al tradimento: quindi che vuol darla ad alcuno, dee recarne argomenti che debbano essere accolti da tutti: altrimenti gli viene retribuita al nome pessimo di calunniatore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Verri pensando continuamente alle cose non s'imbarazzo gran tutto delle parole: in che seguitò forse il partito di certa scuola, che di que' tempi regnava in Milano, e forte sdegnata a' parolaj si buttò nell'eccesso contrario. Caldo e robusto è qualche volta lo stile del Verri, perché le cose gli danno fiamma e forza al discorso, ma certamente non se gli può conceder lode d'un merito ch'ei non cercò.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo stilde del Rosmini è da lodarsi per quelle parti che dallo studio dipendono: si conosce tosto in lui uno scrittore che s'occupò con diligenza dello studio de' nostri classici, e come in modello mira principalmente nel [[Name::Francesco Guicciardini|Guicciardini]]: da cui però vorremmo che altra cosa avesse preso oltre l'andamento dell'orazione. Perché se questo modo di scrivere, che tiene il Rosmini, fosse ancora cento volte più facile e candido, se anche vi fosse congiunta quella schietta eleganza, do cui ne sembra mancare, non per questo noi diremmo, che fosse di buono stile in quella larga significazione, in cui è da &amp;lt;del&amp;gt;porsi&amp;lt;/del&amp;gt; prendersi queste parole. Che bellezza è mai quella di un corpo senz'anima? Le antiche leggende de' Rabbini racconto che gli Angeli, avento veduto crear l'uomo da Dio, studiarono tanto che dalla medesima argilla ne trassero una somiglianza bellissima: ma la fatica fu inutile, la statua restò fredda e immobile, perché mancava l'alito della bocca divina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E quest'auta vitale, non ne pare aparsa abbastanza nella prosa degl'Italiani: che a parlare degli stessi antichi pur troppo è vero che per dieci buoni poeti non abbiamo un buon prosatore. L'Italia potea forse negli ultimi tempi consolarsi di questa sua povertà. quando noi vedevamo fiorire congiunti felicemente tre ingegni elettissimi, che per diverso sentiere condussero alla medesima perfezione della prosa. Ma uomo vivo non potrà vederli insieme mai più che di un altro non ne resta che la memoria carissima e il desiderio: giovane lagrimato da ogni gentile persona, le cui sante ossa dovrebbero riposare in Ravenna presso quelle del divino [[Name::Dante Alighieri|Alighieri]]. Ed oh chi sa quanto potremo ancora rallegrarci degli altri due! Che il primo senza consolazione piangendo chiama inutilmente il perduto figliolo dell'amor suo, nè perdona agli occhi infermi, nè risparmia ella la misera vita che accusa troppo lunga: veramente infelice, che la pubblica calamità d'Italia gli fu domestico lutto, e nel grande [[Name::Giulio Perticari|Perticari]] gli morì l'ottimo Giulio, che già dovea chider gli occhi nell'ultima pace, e custodir la sua fama immortale. Nè il secondo ci confotya più lunghe speranza, che mal ferma sanità gli amareggia di continui fasti la vita e non gli permette di affrettarsi come vorrebbe alla gloria: se non che tanta oramai ne acquistò, che non deve ai più lodati invidiare.&lt;br /&gt;
Ma non belle parolette, o ben accomodati perio=&amp;lt;noinclude&amp;gt;&amp;lt;references/&amp;gt; {{TurnPage}}&amp;lt;/noinclude&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Serena Mauriello</name></author>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Serena Mauriello: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&amp;lt;noinclude&amp;gt;&amp;lt;pagequality level=&amp;quot;1&amp;quot; user=&amp;quot;ArchivesPUG&amp;quot; /&amp;gt;&amp;lt;/noinclude&amp;gt;[[Category:Mss. Manera pages]]&lt;br /&gt;
[[Category:FC 1922]]&lt;br /&gt;
Osservazioni antiche, ed erudite.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[Name::Alessandro Verri|Verri]] fu dottissimo in molte parti dell'umano sapere, fu sommo nella politica, nell'economia pubblica e nella filosofia, e con questi presidi scrisse la storia. Ebbe sempre davanti che scrivea la storia d'una città, e nulla ommise di quanto potea farne conoscere gli avvenimenti, i costumi, le usanze. Non vogliamo dire che il Verri sia immune da errori, chè anzi alcune sue opinioni tanto in fatto di storia che di politica ne pajono da ricusarsi, ma il suo errore è sempre quello di un nobile ingegno che tutto impiega la vita nella castità del luogo nativo: di che fare si adoperò con si bella costanza, che quando la morte lo colse improvvisa, lo trovò fra  i pubblci affari, dopo mezza notte, e certo gli troncò una ultima idea che volgeva in mente per la carissima patria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Noi non andiamo più oltre, ma questi pochi saranno forse bastanti a mostrare al [[Name::Antonio Rosmini|Rosmini]], che malamente può dirsi &amp;lt;hi rend=&amp;quot;underline&amp;quot;&amp;gt;non pericolosa la balndaza di mordere i trapassati&amp;lt;/hi&amp;gt;: perché quando è morto un uomo come il Verri il suo sepolcro è affidato alla custodia di tutti i buoni. Guai a chi vuol profanarlo!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La taccia di adulatore è gravissima, perché e' comprende ogni specie di viltà, e sino al tradimento: quindi che vuol darla ad alcuno, dee recarne argomenti che debbano essere accolti da tutti: altrimenti gli viene retribuita al nome pessimo di calunniatore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Verri pensando continuamente alle cose non s'imbarazzo gran tutto delle parole: in che seguitò forse il partito di certa scuola, che di que' tempi regnava in Milano, e forte sdegnata a' parolaj si buttò nell'eccesso contrario. Caldo e robusto è qualche volta lo stile del Verri, perché le cose gli danno fiamma e forza al discorso, ma certamente non se gli può conceder lode d'un merito ch'ei non cercò.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo stilde del Rosmini è da lodarsi per quelle parti che dallo studio dipendono: si conosce tosto in lui uno scrittore che s'occupò con diligenza dello studio de' nostri classici, e come in modello mira principalmente nel [[Name::Francesco Guicciardini|Guicciardini]]: da cui però vorremmo che altra cosa avesse preso oltre l'andamento dell'orazione. Perché se questo modo di scrivere, che tiene il Rosmini, fosse ancora cento volte più facile e candido, se anche vi fosse congiunta quella schietta eleganza, do cui ne sembra mancare, non per questo noi diremmo, che fosse di buono stile in quella larga significazione, in cui è da &amp;lt;del&amp;gt;porsi&amp;lt;/del&amp;gt; prendersi queste parole. Che bellezza è mai quella di un corpo senz'anima? Le antiche leggendi de' Rabbini racconto che gli Angeli, avento veduto crear l'uomo da Dio, studiarono tanto che dalla medesima argilla ne trassero una somiglianza bellissima: ma la fatica fu inutile, la statua restò fredda e immobile, perché mancava l'alito della bocca divina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E quest'auta vitale, non ne pare aparsa abbastanza nella prosa degl'Italiani: che a parlare degli stessi antichi pur troppo è vero che per dieci buoni poeti non abbiamo un buon prosatore. L'Italia potea forse negli ultimi tempi consolarsi di questa sua povertà. quando noi vedevamo fiorire congiunti felicemente tre ingegni elettissimi, che per diverso sentiere condussero alla medesima perfezione della prosa. Ma uomo vivo non potrà vederli insieme mai più che di un altro non ne resta che la memoria carissima e il desiderio: giovane lagrimato da ogni gentile persona, le cui sante ossa dovrebbero riposare in Ravenna presso quelle del divino [[Name::Dante Alighieri|Alighieri]]. Ed oh chi sa quanto potremo ancora rallegrarci degli altri due! Che il primo senza consolazione piangendo chiama inutilmente il perduto figliolo dell'amor suo, nè perdona agli occhi infermi, nè risparmia ella la misera vita che accusa troppo lunga: veramente infelice, che la pubblica calamità d'Italia gli fu domestico lutto, e nel grande [[Name::Giulio Perticari|Perticari]] gli morì l'ottimo Giulio, che già dovea chider gli occhi nell'ultima pace, e custodir la sua fama immortale. Nè il secondo ci confotya più lunghe speranza, che mal ferma sanità gli amareggia di continui fasti la vita e non gli permette di affrettarsi come vorrebbe alla gloria: se non che tanta oramai ne acquistò, che non deve ai più lodati invidiare.&lt;br /&gt;
Ma non belle parolette, o ben accomodati perio=&amp;lt;noinclude&amp;gt;&amp;lt;references/&amp;gt; {{TurnPage}}&amp;lt;/noinclude&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Serena Mauriello</name></author>
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[[Category:FC 1922]]&lt;br /&gt;
Osservazioni antiche, ed erudite.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[Name::Alessandro Verri|Verri]] fu dottissimo in molte parti dell'umano sapere, fu sommo nella politica, nell'economia pubblica e nella filosofia, e con questi presidi scrisse la storia. Ebbe sempre davanti che scrivea la storia d'una città, e nulla ommise di quanto potea farne conoscere gli avvenimenti, i costumi, le usanze. Non vogliamo dire che il Verri sia immune da errori, chè anzi alcune sue opinioni tanto in fatto di storia che di politica ne pajono da ricusarsi, ma il suo errore è sempre quello di un nobile ingegno che tutto impiega la vita nella castità del luogo nativo: di che fare si adoperò con si bella costanza, che quando la morte lo colse improvvisa, lo trovò fra  i pubblci affari, dopo mezza notte, e certo gli troncò una ultima idea che volgeva in mente per la carissima patria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Noi non andiamo più oltre, ma questi pochi saranno forse bastanti a mostrare al Rosmini, che malamente può dirsi &amp;lt;hi rend=&amp;quot;underline&amp;quot;&amp;gt;non pericolosa la baldanza di mordere i trapassati&amp;lt;/hi&amp;gt;: perché quando è morto un uomo come il Verri il suo sepolcro è affidato alla custodia di tutti i buoni. Guai a chi vuol profanarlo!&amp;lt;noinclude&amp;gt;&amp;lt;references/&amp;gt; {{TurnPage}}&amp;lt;/noinclude&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Serena Mauriello</name></author>
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		<title>Manera, Francesco/Manoscritti/FC 1922</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Serena Mauriello: &lt;/p&gt;
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&lt;br /&gt;
Il manoscritto cartaceo F.C. 1922, in buono stato di conservazione, è composto da nove unità codicologiche per un totale di 326 carte. Il codice è databile tra il 1820 e il 1850. È costituito principalmente da bifogli di vario formato, posti gli uni dentro gli altri in fascicoli non rilegati. L’unità ottava si distingue dalle altre, poiché suddivisa in 5 fascicoli con rilegatura a corda. Le carte sono quasi nella loro totalità ripiegate a metà verticalmente. La scrittura è tendenzialmente disposta in colonna o doppia colonna, fanno eccezione le carte di dimensioni minori, oltre che le cc. 35r-42 (unità codicologica 4) e l’unità codicologica 8, in cui la scrittura si presenta a piena pagina. L’unità 6 include alcuni fogli di riuso, tra cui si segnala la c. 153v, in cui si legge: ''reverendo padre, Casa li 24 Mar 134'': lettera al padre Manera da parte di una donna, Luisa Brunelli Maroni. La donna così giustifica l’assenza del figlio:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
''Reverendissimo Padre. Perdonerà se mio figlio Raffaele è mancato per alcuni giorni alla scuola, mentre essendo assente il suo padre, convenegli adempiere alcuni suoi incarichi; la prego per tanto a non voler ciò attribuire a colpa, mentre mi dico sua obbligatissima serva Luisa Brunelli Maroni.''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Utili per la presenza di riferimenti cronologici sono anche: la c. 128v che reca il riferimento ''di casa 16 dicembre 1833''; la c. 149v, in cui si legge ''Roma 25 giugno 1840'', data di una lettera indirizzata al Monsignor Polsinelli. L’intero codice è stato compilato da Francesco Manera. Una mano diversa è ravvisabile solo nell’unità ottava in cui è trascritto, da un copista non identificato, il testo ''Osservazioni sull’opera del signor Conte Giuseppe de Maistre intitolata Du Pape''.&lt;br /&gt;
L’unità codicologica 6 (da 121r a 175v) sembra essere suddivisa in due sezioni ben distinte: da c. 121r a c. 163v è composta da fogli di varia dimensione (mm. 145-283x100-205), filigrana e colore, alcuni di riuso, tutti in mano velox, quasi nella totalità in latino; da c. 164r a 175v sono invece presenti estratti da vari periodici, stilati in scrittura curata su un insieme uniforme di fogli. Questo è aspetto tipico della pratica di studio maneriana, che alterna quaderni organizzati e in bella copia a carte disorganiche compilate velocemente con grafia a tratti anche di difficile decifrazione. &lt;br /&gt;
Un elemento caratterizzante del ''modus studiandi'' di Manera è anche nell’aspetto miscellaneo del manoscritto, in cui sono affiancati temi fortemente eterogenei. L’unità codicologica 1 include appunti di argomento letterario di vario genere: alle disquisizioni sul bello ideale di Giovan Battista Talia (c. 2v) e a una selezione di ''excerpta'' sull’armonia imitativa (4v), ne seguono altri relativi all’opera di Ariosto e all’articolazione del melodramma nel XVIII secolo (8v); a questi si aggiungono appunti sulla censura tratti da ''Breve saggio sulla letteratura italiana di Francesco Berengher per le alunne della real casa d’educazione ne’ miracoli'' (c. 6r). Le unità 2 e 6 sono l’esito di un sistematico e meticoloso spoglio effettuato da Manera sui periodici &amp;quot;Biblioteca italiana”, “Giornale arcadico”, “Diario di Roma” ed “Effemeridi letterarie”. Da questi il padre gesuita trascriveva i riferimenti bibliografici delle più recenti pubblicazioni italiane e internazionali, o citazioni di varia misura. La rassegna è fortemente multidisciplinare, come è tipico del sistema di conoscenze sette-ottocentesco. A titolo di esempio, si consideri che nella seconda unità estratti da una storia della Sicilia (cc. 14r-v) sono seguiti da tre riferimenti a trattati di medicina (cc. 14v-15v). L’unità terza è, invece, piuttosto organica dal punto di vista contenutistico, si compone infatti di un’apologia della Compagnia di Gesù, con particolare riferimento ai suoi meriti nel campo dell’educazione e all’impegno di eruditi che ne hanno preso parte. Le pagine contengono una serie di appunti che, a differenza da quanto accade nella maggioranza dei quaderni maneriani, non sono esclusivamente estratti da fonti specifiche. &lt;br /&gt;
Le unità 4 e 5 sono di argomento linguistico-letterario e in esse è possibile, ancora una volta, individuare gli elementi tipici della pratica di studio maneriana, primo fra tutti la tendenza a creare dei piccoli dizionari che includono lemmi legati a uno specifico campo semantico. Tra carta 60r e 61v sono infatti incluse anche le definizioni di due gruppi di termini rispettivamente relativi al campo semantico dell'orrido (lemmi: istrado, orridi, orribili, stupro) e della superbia (spanna, altiero, superbo, contendere, disputare). Contenuti affini sono presenti alle carte 102r-105v in cui sono inserite parole tratte dall’ambito lessicale della guerra e della tirannia (tiranno, battaglia, guerra, adirato). Esempi di uso sono tratti dalle opere di Filippo Villani, Petrarca, Brunetto Latini, Francesco Sacchetti. In maniera conforme a questa organizzazione sono presenti anche appunti di argomento linguistico, tra cui si segnala Monti, ''Proposta di alcune correzioni e aggiunte al Vocabolario della Crusca'' (1818), con citazione delle opere di Dante e Boccaccio.&lt;br /&gt;
L’unità settima contiene estratti di argomento teologico. L’ottava una trascrizione integrale di mano non identificata delle ''Osservazioni sull’opera del signor Conte Giuseppe de Maeistre intitolata Du Pape'', alla cui fine Manera appunta «Valgono poco, e le riflessioni sono sovente sofistiche» (315v). L’unità nove include estratti dall’opera di Carlo Botta ''Storia d’Italia continuata da quella del Guicciardini sino al 1814'' (1824).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il link alla trascrizione è il seguente:&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[Index:FC_1922.pdf]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Serena Mauriello</name></author>
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