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	<title>GATE - User contributions [en]</title>
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		<title>Manera, Francesco</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Ludovica Saverna: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Introduzione biografica'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Francesco Manera nasce a Napoli il 20 agosto 1798. Collaboratore e discepolo del celebre padre gesuita Juan Andres, giunge a Roma a seguito del maestro e, sulle sue orme, entra nella Compagnia di Gesù il 12 novembre del 1816. Dopo gli studi di formazione presso il Collegio romano inizia ben presto la sua attività di insegnamento: dapprima in Teologia e, in un secondo momento, come assistente professore di Giuseppe Biamonti (1772-1824) alla cattedra di Eloquenza Italiana presso il Collegio Reale di Torino. In seguito alla morte del celebre letterato calabrese, a soli ventisei anni, Manera ottiene ufficialmente la cattedra torinese come unico reggente. Nella città rimane dal 1825 al 1829, anni durante i quali, tra consensi e dissensi, crea intorno a sé un folto seguito di alunni e giovani studiosi.&lt;br /&gt;
Durante gli anni torinesi conosce anche il confratello Padre Roothaan che, già Preposito della Provincia di Torino, sarà presto il nuovo generale della Compagnia e iniziatore della nuova ''Ratio studiorum'' . Nel 1829 Manera è assegnato alla casa di formazione di Fano e, nell’anno successivo, gli è conferito l'insegnamento delle discipline teologiche al Collegio romano, incarico che tiene sino al 1841. A Roma diviene anche rappresentante della provincia italiana nella commissione istituita da Roothan per la modifica della ''Ratio'', approvata nel 1832. In questo anno Manera prende inoltre i voti definitivi, avendo così la possibilità di dedicarsi a tempo pieno allo  studio e alla didattica.  Nel ’41 è  poi docente di Teologia a Napoli, città nella quale di dedica anche alla riforma degli studi impartiti nei collegi. Negli anni successivi copre infatti le prestigiose cariche di amministratore scolastico come provinciale e rettore del Collegio Romano; ma il peso degli incarichi e le ricorrenti malattie lo costringono a numerose soste presso i bagni termali. Già debilitato torna quindi a Roma e, costretto infine a letto dall’infermità, vi muore pochi mesi dopo, il 27 settembre 1847.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Descrizione del fondo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In tutto il corso della sua vita, Francesco Manera mostra un’evidente passione e competenza per gli studi in ogni campo della conoscenza, come testimoniano ampiamente le sue numerose memorie manoscritte. Si tratta prevalentemente di appunti di studio privato in vario formato: quaderni, fascicoli rilegati, ma anche bifogli e fogli sciolti di ogni dimensione, carta di riuso, lettere, bozze preparatorie delle sue lezioni e belle copie. Pochissimi sono i testi che possono dirsi completi, infatti Manera non diede mai nulla alle stampe, pur essendo conosciuto da numerosi intellettuali. Le carte autografe maneriane si trovano nella maggior parte presso l’APUG, ma si segnala la presenza di ulteriori testimoni affini anche presso: Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II (Roma), Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III (Napoli), Biblioteca Nazionale Braidense (Milano), Biblioteca Nazionale Universitaria (Torino). Di questa vasta produzione nulla è stato dato alle stampe fino alla recente pubblicazione ''I manoscritti di un Gesuita dell'Ottocento. Gli studi letterari di Francesco Manera'' (Cesati, Firenze, 2023) a cura di Serena Mauriello e Ludovica Saverna, che trascrive e commenta integralmente le tre prolusioni accademiche di argomento letterario nonché, parzialmente, una selezione di altri manoscritti. Il fondo conservato in Apug è composto da diversi manoscritti autografi, una cui visione d'insieme è offerta dalla seguente tabella, che suddivide i codici su base tematica con l'obiettivo di fornire una guida per orientarsi nell'enciclopedismo che caratterizza gli studi privati di Francesco Manera. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Fasi del progetto'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;hi rend=&amp;quot;underline&amp;quot;&amp;gt;Fasi preparatorie&amp;lt;/hi&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si individuano le seguenti fasi progettuali:&lt;br /&gt;
• Ricognizione del materiale e censimento dei manoscritti conservati presso l'APUG. &lt;br /&gt;
• Ricognizione del  materiale e censimento dei manoscritti conservati presso biblioteche esterne quali la Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II (Roma), l'ARSI (Roma), la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III (Napoli), Biblioteca Nazionale Braidense (Milano), Biblioteca Nazionale Universitaria (Torino).&lt;br /&gt;
• Riordinamento archivistico e nuova catalogazione dei singoli testimoni. Integrazione delle schede già presenti in Manus.&lt;br /&gt;
• Analisi e descrizione filologica dei documenti.&lt;br /&gt;
• Organizzazione del materiale su base tematica, ovvero nei seguenti campi: letteratura e storia della lingua, teologia, ulteriori discipline umanistiche, discipline scientifiche. Si segnala che numerosi codici sono tematicamente ibridi, caratterizzandosi come miscellanee interdisciplinari. In queste occasioni, la scheda relativa al manoscritto sarà accessibile da più sezioni tematiche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;hi rend=&amp;quot;underline&amp;quot;&amp;gt;Fase di approfondimento&amp;lt;/hi&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo sviluppo del lavoro consiste nella valorizzazione del materiale di argomento letterario attraverso l'analisi più dettagliata dei codici latori di appunti su letteratura e lingua, con trascrizioni integrali o parziali dei ''loci'' di interesse.&lt;br /&gt;
La scelta di porre l’accento sulla componente letteraria è dovuta alla volontà di indagare una fase ancora scarsamente conosciuta dell’attività di Francesco Manera: gli anni di insegnamento di Eloquenza Italiana presso il Collegio Reale di Torino, come successore del più noto Giuseppe Biamonti. Delle lezioni, dal contenuto fino ad oggi ignoto, si ravvisa testimonianza nei manoscritti sopra citati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&lt;br /&gt;
Per il censimento dei manoscritti qui''':&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[Francesco Manera/Manoscritti]]&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&lt;br /&gt;
Per la descrizione dei singoli manoscritti qui:'''&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[Francesco Manera/Manoscritti/FC 1408]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Ludovica Saverna</name></author>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Ludovica Saverna: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Introduzione biografica'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Francesco Manera nasce a Napoli il 20 agosto 1798. Collaboratore e discepolo del celebre padre gesuita Juan Andres, giunge a Roma a seguito del maestro e, sulle sue orme, entra nella Compagnia di Gesù il 12 novembre del 1816. Dopo gli studi di formazione presso il Collegio romano inizia ben presto la sua attività di insegnamento: dapprima in Teologia e, in un secondo momento, come assistente professore di Giuseppe Biamonti (1772-1824) alla cattedra di Eloquenza Italiana presso il Collegio Reale di Torino. In seguito alla morte del celebre letterato calabrese, a soli ventisei anni, Manera ottiene ufficialmente la cattedra torinese come unico reggente. Nella città rimane dal 1825 al 1829, anni durante i quali, tra consensi e dissensi, crea intorno a sé un folto seguito di alunni e giovani studiosi.&lt;br /&gt;
Durante gli anni torinesi conosce anche il confratello Padre Roothaan che, già Preposito della Provincia di Torino, sarà presto il nuovo generale della Compagnia e iniziatore della nuova ''Ratio studiorum'' . Nel 1829 Manera è assegnato alla casa di formazione di Fano e, nell’anno successivo, gli è conferito l'insegnamento delle discipline teologiche al Collegio romano, incarico che tiene sino al 1841. A Roma diviene anche rappresentante della provincia italiana nella commissione istituita da Roothan per la modifica della ''Ratio'', approvata nel 1832. In questo anno Manera prende inoltre i voti definitivi, avendo così la possibilità di dedicarsi a tempo pieno allo  studio e alla didattica.  Nel ’41 è  poi docente di Teologia a Napoli, città nella quale di dedica anche alla riforma degli studi impartiti nei collegi. Negli anni successivi copre infatti le prestigiose cariche di amministratore scolastico come provinciale e rettore del Collegio Romano; ma il peso degli incarichi e le ricorrenti malattie lo costringono a numerose soste presso i bagni termali. Già debilitato torna quindi a Roma e, costretto infine a letto dall’infermità, vi muore pochi mesi dopo, il 27 settembre 1847.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Descrizione del fondo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In tutto il corso della sua vita, Francesco Manera mostra un’evidente passione e competenza per gli studi in ogni campo della conoscenza, come testimoniano ampiamente le sue numerose memorie manoscritte. Si tratta prevalentemente di appunti di studio privato in vario formato: quaderni, fascicoli rilegati, ma anche bifogli e fogli sciolti di ogni dimensione, carta di riuso, lettere, bozze preparatorie delle sue lezioni e belle copie. Pochissimi sono i testi che possono dirsi completi, infatti Manera non diede mai nulla alle stampe, pur essendo conosciuto da numerosi intellettuali. Le carte autografe maneriane si trovano nella maggior parte presso l’APUG, ma si segnala la presenza di ulteriori testimoni affini anche presso: Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II (Roma), Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III (Napoli), Biblioteca Nazionale Braidense (Milano), Biblioteca Nazionale Universitaria (Torino). Di questa vasta produzione nulla è stato dato alle stampe fino alla recente pubblicazione ''I manoscritti di un Gesuita dell'Ottocento. Gli studi letterari di Francesco Manera'' (Cesati, Firenze, 2023) a cura di Serena Mauriello e Ludovica Saverna, che trascrive e commenta integralmente le tre prolusioni accademiche di argomento letterario nonché, parzialmente, una selezione di altri manoscritti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Fasi del progetto'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;hi rend=&amp;quot;underline&amp;quot;&amp;gt;Fasi preparatorie&amp;lt;/hi&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si individuano le seguenti fasi progettuali:&lt;br /&gt;
• Ricognizione del materiale e censimento dei manoscritti conservati presso l'APUG. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
• Ricognizione del  materiale e censimento dei manoscritti conservati presso biblioteche esterne quali la Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II (Roma), l'ARSI (Roma), la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III (Napoli), Biblioteca Nazionale Braidense (Milano), Biblioteca Nazionale Universitaria (Torino).&lt;br /&gt;
• Riordinamento archivistico e nuova catalogazione dei singoli testimoni. Integrazione delle schede già presenti in Manus.&lt;br /&gt;
• Analisi e descrizione filologica dei documenti.&lt;br /&gt;
• Organizzazione del materiale su base tematica, ovvero nei seguenti campi: letteratura e storia della lingua, teologia, ulteriori discipline umanistiche, discipline scientifiche. Si segnala che numerosi codici sono tematicamente ibridi, caratterizzandosi come miscellanee interdisciplinari. In queste occasioni, la scheda relativa al manoscritto sarà accessibile da più sezioni tematiche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;hi rend=&amp;quot;underline&amp;quot;&amp;gt;Fase di approfondimento&amp;lt;/hi&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo sviluppo del lavoro consiste nella valorizzazione del materiale di argomento letterario attraverso l'analisi più dettagliata dei codici contenenti appunti su letteratura e lingua, con trascrizioni integrali o parziali dei ''loci'' di interesse.&lt;br /&gt;
La scelta di porre l’accento sulla componente letteraria è dovuta all’interesse delle autrici del progetto ad indagare una fase ancora scarsamente conosciuta dell’attività di Francesco Manera: gli anni di insegnamento di Eloquenza Italiana presso il Collegio Reale di Torino, come successore del più noto Giuseppe Biamonti. Delle lezioni, dal contenuto fino ad oggi ignoto, si ravvisa testimonianza nei manoscritti sopra citati. Queste riscossero, per altro, l’approvazione di intellettuali del calibro di Alessandro Manzoni e Vincenzo Gioberti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&lt;br /&gt;
Per il censimento dei manoscritti qui''':&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[Francesco Manera/Manoscritti]]&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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Per la descrizione dei singoli manoscritti qui:'''&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[Francesco Manera/Manoscritti/FC 1408]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Ludovica Saverna</name></author>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Ludovica Saverna: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Introduzione biografica'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Francesco Manera nasce a Napoli il 20 agosto 1798. Collaboratore e discepolo del celebre padre gesuita Juan Andres, giunge a Roma a seguito del maestro e, sulle sue orme, entra nella Compagnia di Gesù il 12 novembre del 1816. Dopo gli studi di formazione presso il Collegio romano inizia ben presto la sua attività di insegnamento: dapprima in Teologia e, in un secondo momento, come assistente professore di Giuseppe Biamonti (1772-1824) alla cattedra di Eloquenza Italiana presso il Collegio Reale di Torino. In seguito alla morte del celebre letterato calabrese, a soli ventisei anni, Manera ottiene ufficialmente la cattedra torinese come unico reggente. Nella città rimane dal 1825 al 1829, anni durante i quali, tra consensi e dissensi, crea intorno a sé un folto seguito di alunni e giovani studiosi.&lt;br /&gt;
Durante gli anni torinesi conosce anche il confratello Padre Roothaan che, già Preposito della Provincia di Torino, sarà presto il nuovo generale della Compagnia e iniziatore della nuova ''Ratio studiorum'' . Nel 1829 Manera è assegnato alla casa di formazione di Fano e, nell’anno successivo, gli è conferito l'insegnamento delle discipline teologiche al Collegio romano, incarico che tiene sino al 1841. A Roma diviene anche rappresentante della provincia italiana nella commissione istituita da Roothan per la modifica della ''Ratio'', approvata nel 1832. In questo anno Manera prende inoltre i voti definitivi, avendo così la possibilità di dedicarsi a tempo pieno allo  studio e alla didattica.  Nel ’41 è  poi docente di Teologia a Napoli, città nella quale di dedica anche alla riforma degli studi impartiti nei collegi. Negli anni successivi copre infatti le prestigiose cariche di amministratore scolastico come provinciale e rettore del Collegio Romano; ma il peso degli incarichi e le ricorrenti malattie lo costringono a numerose soste presso i bagni termali. Già debilitato torna quindi a Roma e, costretto infine a letto dall’infermità, vi muore pochi mesi dopo, il 27 settembre 1847.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Descrizione del fondo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In tutto il corso della sua vita, Francesco Manera mostra un’evidente passione e competenza per gli studi in ogni campo della conoscenza, come testimoniano ampiamente le sue numerose memorie manoscritte. Si tratta prevalentemente di appunti di studio privato in vario formato: quaderni, fascicoli rilegati, ma anche bifogli e fogli sciolti di ogni dimensione, carta di riuso, lettere, bozze preparatorie delle sue lezioni e belle copie. Pochissimi sono i testi che possono dirsi completi, infatti Manera non diede mai nulla alle stampe, pur essendo conosciuto da numerosi intellettuali. Le carte autografe maneriane si trovano nella maggior parte presso l’APUG, ma si segnala la presenza di ulteriori testimoni affini anche presso: Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II (Roma), Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III (Napoli), Biblioteca Nazionale Braidense (Milano), Biblioteca Nazionale Universitaria (Torino). Di questa vasta produzione nulla è stato dato alle stampe fino alla recente pubblicazione ''I manoscritti di un Gesuita dell'Ottocento. Gli studi letterari di Francesco Manera'' (Cesati, Firenze, 2023) a cura di Serena Mauriello e Ludovica Saverna, che trascrive e commenta integralmente le tre prolusioni accademiche di argomento letterario nonché, parzialmente, una selezione di altri manoscritti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Fasi del progetto'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;hi rend=&amp;quot;underline&amp;quot;&amp;gt;Fasi preparatorie&amp;lt;/hi&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si individuano le seguenti fasi progettuali:&lt;br /&gt;
• Ricognizione del materiale e censimento dei manoscritti conservati presso l'APUG. &lt;br /&gt;
• Ricognizione del  materiale e censimento dei manoscritti conservati presso biblioteche esterne quali la Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II (Roma), l'ARSI (Roma), la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III (Napoli), Biblioteca Nazionale Braidense (Milano), Biblioteca Nazionale Universitaria (Torino).&lt;br /&gt;
• Riordinamento archivistico e nuova catalogazione dei singoli testimoni. Integrazione delle schede già presenti in Manus.&lt;br /&gt;
• Analisi e descrizione filologica dei documenti.&lt;br /&gt;
• Organizzazione del materiale su base tematica, ovvero nei seguenti campi: letteratura e storia della lingua, teologia, ulteriori discipline umanistiche, discipline scientifiche. Si segnala che numerosi codici sono tematicamente ibridi, caratterizzandosi come miscellanee interdisciplinari. In queste occasioni, la scheda relativa al manoscritto sarà accessibile da più sezioni tematiche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;hi rend=&amp;quot;underline&amp;quot;&amp;gt;Fase di approfondimento&amp;lt;/hi&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo sviluppo del lavoro consiste nella valorizzazione del materiale di argomento letterario attraverso l'analisi più dettagliata dei codici contenenti appunti su letteratura e lingua, con trascrizioni integrali o parziali dei ''loci'' di interesse.&lt;br /&gt;
La scelta di porre l’accento sulla componente letteraria è dovuta all’interesse delle autrici del progetto ad indagare una fase ancora scarsamente conosciuta dell’attività di Francesco Manera: gli anni di insegnamento di Eloquenza Italiana presso il Collegio Reale di Torino, come successore del più noto Giuseppe Biamonti. Delle lezioni, dal contenuto fino ad oggi ignoto, si ravvisa testimonianza nei manoscritti sopra citati. Queste riscossero, per altro, l’approvazione di intellettuali del calibro di Alessandro Manzoni e Vincenzo Gioberti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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'''&lt;br /&gt;
Per il censimento dei manoscritti qui''':&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[Francesco Manera/Manoscritti]]&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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Per la descrizione dei singoli manoscritti qui:'''&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[Francesco Manera/Manoscritti/FC 1408]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Ludovica Saverna</name></author>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Ludovica Saverna: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&amp;lt;noinclude&amp;gt;&amp;lt;pagequality level=&amp;quot;1&amp;quot; user=&amp;quot;Ludovica Saverna&amp;quot; /&amp;gt;&amp;lt;/noinclude&amp;gt;Accuse per le quali si è cercata e ottenuta la condanna de’ Gesuiti- il Breve sì vergognò di esporle. Per esempio si accusava la Compagnia di spirito segreto di furiosa ambizione, e si pretendeva che essa da gran tempo mirasse ad una Monarchia universale; e che il Generale fosse un despota tiranno de' suoi sudditi, che tutti con arti segretissime li facea servire&lt;br /&gt;
[…]&lt;br /&gt;
____&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tante persone che attualmente logoravano i più belli anni della lor vita nella oscurità, e nella fatica delle infime scuole. a tante persone che struggevano attualmente le forze e le sanità nelle città e nelle campagne [...] a tante persone attualmente seppellite nelle Biblioteche e tra i libri per mantenere a Roma stessa quelle armi che in mano di lei voleansi volgere contra’ a lor seno; [...]&amp;lt;noinclude&amp;gt;&amp;lt;references/&amp;gt; {{TurnPage}}&amp;lt;/noinclude&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Ludovica Saverna: /* Not proofread */ Created page with &amp;quot;Accuse per le quali si è cercata e ottenuta la condanna de’ Gesuiti- il Breve sì vergognoso di esporla  […] ____ Tante persone che attualmente logoravano i più belli an...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&amp;lt;noinclude&amp;gt;&amp;lt;pagequality level=&amp;quot;1&amp;quot; user=&amp;quot;Ludovica Saverna&amp;quot; /&amp;gt;&amp;lt;/noinclude&amp;gt;Accuse per le quali si è cercata e ottenuta la condanna de’ Gesuiti- il Breve sì vergognoso di esporla &lt;br /&gt;
[…]&lt;br /&gt;
____&lt;br /&gt;
Tante persone che attualmente logoravano i più belli anni della lor vita nella oscurità, e nella fatica delle infime scuole. a tante persone che struggevano attualmente le forze e le sanità nelle città e nelle campagne [...] a tante persone attualmente seppellite nelle Biblioteche e tra i libri per mantenere a Roma stessa quelle armi che in mano di lei voleansi volgere contra’ a lor seno; [...]&amp;lt;noinclude&amp;gt;&amp;lt;references/&amp;gt; {{TurnPage}}&amp;lt;/noinclude&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
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&lt;br /&gt;
I mali in impresso cresciuti. corte di Roma. Reggia piena di traditori, le Prov.&amp;lt;sup&amp;gt;e&amp;lt;/sup&amp;gt; alla ribellione sollecitate, le truppe disperse, e avvilite, venduti i Ministri, esiliati i figli, conculcate le leggi, usurpati i Diritti, la Maestà vilipesa, il Regno tutto tiranneggiato.&amp;lt;noinclude&amp;gt;&amp;lt;references/&amp;gt; {{TurnPage}}&amp;lt;/noinclude&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Ludovica Saverna</name></author>
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		<updated>2021-07-19T13:07:32Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Ludovica Saverna: /* Not proofread */ Created page with &amp;quot;Maestri disinteressati che debbono rendere i più grandi servigj, e non domandarne alcuno; distribuire i loro lumi, e non mai venderli; ispirare a tutti i loro allievi la più...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
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Maestri imparziali che non distinguano se non il merito, e il bisogno; che non preferiscano fuorché il talento e la saviezza; che non coronano se non il successo, e lo sforzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maestri istruiti, che destinati a insegnare le lingue debbono farne uno studio particolare, che debbono possedere la lingua, sì varia, sì dolce e sì armoniosa de’ Greci; possedere ciò che stavvi di più curioso in Erodoto, di più sensato in Plutarco, di più sublime in Platone, di più istruttivo in Teofrasto, di più aggradevole in Luciano, di più sano in Epitteto, di più veemente in Demostene, di più patetico in Eschine, di più elegante in Isocrate, di più ravissant in Omero, di più lirico in Pindaro, di più fiero in Eschilo, di più nobile in Sofocle, di più toccante in Euripide, di più naturale (naif.) in Teocrito, di più grazioso in Bione. Possedere la lingua così precisa, così saillante, così maestosa degli antichi Romani. Possedere quel Cicerone, il maestro e il modello degli oratori, l’interprete e l’emulo de’ filosofi, quel Plinio panegirista diserto e ingegnoso scrittore; quel Sallustio sì fertile in espressioni energiche, ed in ritratti trappans.; quel Cesare, il più abile de’ capitani ed il più preciso fra gli storici; quel Tito Livio in cui la ricchezza del genio pareggia l’estension del subb.; quel Paterculo […]; quel Curzio che abbellisce  ciò che racconta, e persuade ciò che immagina; quel Plauto che avea tutto il sale della comica poesia; quel Terenzio che ne avea tutto il buon senso, e tutta la verità; quel Virgilio, l’eroe dell’Egloga, l’inventore delle Georgiche, il perfezionatore dell’Epopea; quell’Orazio così sublime nelle sue odi, così delicato nelle sue Satire […]; quel Lucano, quel Claudiano, […]; quel Seneca pensatore, quel Plinio osservatore, quel Quintiliano precettore, quel Tacito censore, pittore, e indovino insieme. &lt;br /&gt;
(Jouvenci. Piano di studi pe’ Professori Gesuiti) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maestri che abbiano approfondito l’abisso della cronologia, misurato lo spazio della Geografia, aperto il tesoro dell’Erudizione. Maestri che associano il gusto alla dottrina, lo zelo al talento, il discernimento alla pietà, le maniere ai costumi, la moderazione alla fermezza, l’eguaglianza dell’umore alla dolcezza del carattere.&lt;br /&gt;
Maestri che abbiano pe’ loro allievi, colla vigilanza di un Professore, la tenerezza di un padre, la benevolenza di un proteggitore, e lo zelo di un amico.&lt;br /&gt;
Maestri che per ben condurre ciascun discepolo, si applichino a ben conoscerlo; che studino le sue forze per vedere ciò che se ne può esiggere [sic.]; i suoi talenti per giudicare in che debbano impiegarsi; i suoi bisogni per esaminare quelli cui è giusto soddisfare; il suo carattere infine per sapere fino a qual punto averne menager, o combatterlo.&lt;br /&gt;
Maestri che siano esatti senza esser severi; […]; che fan plauso al coraggio perché applaudir non possono la vittoria; che sappiano del pari perfezionare ne’ loro allievi ciò che vi approvano, aggiungere ciò che vi desiderano, riformare ciò che vi condannino.&lt;br /&gt;
Maestri che non debbano nulla decidere con leggerezza, né nulla intraprendere con precipitazione , né nulla eseguire con fougne, ma che in tutto debbano essere accompagnati dal sangue freddo, preceduti dalla riflessione, illuminati dalla preghiera.&lt;br /&gt;
Maestri che maneggiano con successo i tre grandi ressorts dell’autorità, quello possente del timore, l’altro più possente della stima, l’altro ancor più possente dell’amore.&lt;br /&gt;
In una parola maestri esercitati e provati in tutti i generi di utili cognizioni in tutti i generi di necessarie virtù, in tutti i generi amabili qualità.&amp;lt;noinclude&amp;gt;&amp;lt;references/&amp;gt; {{TurnPage}}&amp;lt;/noinclude&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Ludovica Saverna</name></author>
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Petavio – Girmondo – Bollando […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Matematici &lt;br /&gt;
Clavio – Guldin - […] -Boscovich […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Storici&lt;br /&gt;
Mariana- Bougeant – Strada […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrittori di Controversie e Scritture &amp;amp;&lt;br /&gt;
[…]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Catechismi&lt;br /&gt;
[…]	&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
____&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maestri – Quali si vogliano dall’Instituto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maestri irreprensibili, […] a cui confidasi col deposito delle lettere quello de’ costumi; che non potrebbero tradire i loro doveri senza tradire i proprj interessi […] Maestri docili  e moderati che si prestano agli avvisi e a’ consigli, non con quello spirito di timore che fa che si vada titubando nel cammino [….]; ma con quello spirito di carità, contento, e rettitudine che ascolta a sangue freddo, esegue con coraggio , e riesce con amore. Maestri assai giovani per attirarsi la confidenza de’ loro discepoli, e assai gravi per &amp;amp; il rispetto; assai giovani per adattarsi ai fanciulli, assai gravi per ben guidarli […] Maestri studiosi che hanno il soccorso de’ libri, de’ precetti, de’ Direttori, degli esempli.&lt;br /&gt;
Maestri zelanti che nell’educazione della gioventù cercano e la gloria di Dio e la salvezza delle anime e l’ibetilità del pubblico, e il bene delle Lettere, e l’onore del corpo, e il proprio onore.&amp;lt;noinclude&amp;gt;&amp;lt;references/&amp;gt; {{TurnPage}}&amp;lt;/noinclude&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
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Matematici &lt;br /&gt;
Clavio – Guldin - […] -Boscovich […]&lt;br /&gt;
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Mariana- Bougeant – Strada […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrittori di Controversie e Scritture &amp;amp;&lt;br /&gt;
[…]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Catechismi&lt;br /&gt;
[…]	&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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Maestri – Quali si vogliano dall’Instituto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maestri irreprensibili, […] a cui confidasi col deposito delle lettere quello de’ costumi; che non potrebbero tradire i loro doveri senza tradire i proprj interessi […] Maestri docili  e moderati che si prestano agli avvisi e a’ consigli, non con quello spirito di timore che fa che si vada titubando nel cammino [….]; ma con quello spirito di carità, contento, e rettitudine che ascolta a sangue freddo, esegue con coraggio , e riesce con amore. Maestri assai giovani per attirarsi la confidenza de’ loro discepoli, e assai gravi per &amp;amp; il rispetto; assai giovani per adattarsi ai fanciulli, assai gravi per ben guidarli […] Maestri studiosi che hanno il soccorso de’ libri, de’ precetti, de’ Direttori, degli esempli.&lt;br /&gt;
Maestri zelanti che nell’educazione della gioventù cercano e la gloria di Dio e la salvezza delle anime e l’ibetilità del pubblico, e il bene delle Lettere, e l’onore del corpo, e il proprio onore.&amp;lt;noinclude&amp;gt;&amp;lt;references/&amp;gt; {{TurnPage}}&amp;lt;/noinclude&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
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Quell’usanza d’esiggere [sic] ogni mese il biglietto della confessione &amp;amp; quindi que’ ritiri consacrati alla pietà […] agli occhi della gioventù la dolcezza della pietà, le delizie della patria celeste, per ricondurre al bene coll’attrattiva delle ricompense […]&amp;amp;&amp;amp;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
___&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. Fa d’uopo che l’Istitutore possegga quel talento di persuasione che ispira l’amore della virtù, col dipingerla sotto amabili lineamenti, che fa piegare al giogo del dovere i cuori ribelli, e i caratteri fieri con un misto di fermezza, di dolcezza, e di autorità, che vince tutti gli ostacoli alla rif. De’ cost.i con adresse del pari e costanza.&lt;br /&gt;
Così i Gesuiti. L’autorità che esercitavano sulla gioventù non era né fiera, né sdegnosa; evitavano con ogni cura que’ modi pedanteschi, che eccitano il disprezzo, e l’insubordinazione. […]avevano maniere oneste ed affabili; guadagnavano il cuore de’ giovani colla pulitezza de’ discorsi, colla soavità del carattere, colle espansioni di una tenerezza paterna. La riputazione della loro Compagnia la fama onde godevano in tutta la città &amp;amp; davano loro un credito efficace nello spirito degli allievi &amp;amp; &lt;br /&gt;
I fatti non sono necessari a provarlo &amp;amp;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
____&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco una tenera scena che prova fino a qual segno i Gesuiti sapeano impadronirsi della confidenza &amp;amp; uno degli autori de la Reponde aux Assertionns – spettacolo commovente nel Collegio di Luigi il Grande nella &amp;gt;devisione&amp;lt; degli allievi da’ Maestri Gesuiti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
___&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Federico Re di Prussia, volle conservare come si è detto i Gesuiti ne’ suoi Stati &amp;amp; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
così scrivea egli a Voltaire: “Pour moi, j’auvrois tort de me plaindre de Ganganelli; il me laisse mes chers Gesuites que l’on persecute par tout; j’en conserverai la precieuse graine, pour en fournir a’ ceux qui soudraient coltiver cette plante si rare”.&lt;br /&gt;
______&lt;br /&gt;
Scrittori in belle Lettere famosi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perpignano- Cossart- Bouhours- Vavasseur – Rapin – La Rue - Jouvency – Commire – Frison – Vanière – Le Fèure – Folard – Porèe – Brunnox – […] Sarbievio – Benci – Nocetti – Ferrari – Ganadon – Baudrox – Buttier – La Sante – Andrè Desbillons &amp;amp;&amp;amp;&amp;amp;&amp;amp;&amp;amp;&amp;amp;&amp;amp;&lt;br /&gt;
____&lt;br /&gt;
Filosofi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esparza- Arriaga- Fonseca- Perez- Scheiner- Kirker- Fabri- Cabeo- Casati- Lana- Lieutand […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oratori&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Delingendes – Texier – La Colombiére – Bourdalone […]Trento -  Rossi – Tornielli – Granelli – Vnisi – Venini – Pellegrini – Masotti – Sanseverino – Nicolai- Bassani - […]&amp;lt;noinclude&amp;gt;&amp;lt;references/&amp;gt; {{TurnPage}}&amp;lt;/noinclude&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
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Quell’usanza d’esiggere [sic] ogni mese il biglietto della confessione &amp;amp; quindi que’ ritiri consacrati alla pietà […] agli occhi della gioventù la dolcezza della pietà, le delizie della patria celeste, per ricondurre al bene coll’attrattiva delle ricompense […]&amp;amp;&amp;amp;&lt;br /&gt;
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___&lt;br /&gt;
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4. Fa d’uopo che l’Istitutore possegga quel talento di persuasione che ispira l’amore della virtù, col dipingerla sotto amabili lineamenti, che fa piegare al giogo del dovere i cuori ribelli, e i caratteri fieri con un misto di fermezza, di dolcezza, e di autorità, che vince tutti gli ostacoli alla rif. De’ cost.i con adresse del pari e costanza.&lt;br /&gt;
Così i Gesuiti. L’autorità che esercitavano sulla gioventù non era né fiera, né sdegnosa; evitavano con ogni cura que’ modi pedanteschi, che eccitano il disprezzo, e l’insubordinazione. […]avevano maniere oneste ed affabili; guadagnavano il cuore de’ giovani colla pulitezza de’ discorsi, colla soavità del carattere, colle espansioni di una tenerezza paterna. La riputazione della loro Compagnia la fama onde godevano in tutta la città &amp;amp; davano loro un credito efficace nello spirito degli allievi &amp;amp; &lt;br /&gt;
I fatti non sono necessari a provarlo &amp;amp;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
____&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco una tenera scena che prova fino a qual segno i Gesuiti sapeano impadronirsi della confidenza &amp;amp; uno degli autori de la Reponde aux Assertionns – spettacolo commovente nel Collegio di Luigi il Grande nella &amp;gt;devisione&amp;lt; degli allievi da’ Maestri Gesuiti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
Federico Re di Prussia, volle conservare come si è detto i Gesuiti ne’ suoi Stati &amp;amp; &lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
così scrivea egli a Voltaire: “Pour moi, j’auvrois tort de me plaindre de Ganganelli; il me laisse mes chers Gesuites que l’on persecute par tout; j’en conserverai la precieuse graine, pour en fournir a’ ceux qui soudraient coltiver cette plante si rare”.&lt;br /&gt;
______&lt;br /&gt;
Scrittori in belle Lettere famosi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perpignano- Cossart- Bouhours- Vavasseur – Rapin – La Rue - Jouvency – Commire – Frison – Vanière – Le Fèure – Folard – Porèe – Brunnox – […] Sarbievio – Benci – Nocetti – Ferrari – Ganadon – Baudrox – Buttier – La Sante – Andrè Desbillons &amp;amp;&amp;amp;&amp;amp;&amp;amp;&amp;amp;&amp;amp;&amp;amp;&lt;br /&gt;
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Esparza- Arriaga- Fonseca- Perez- Scheiner- Kirker- Fabri- Cabeo- Casati- Lana- Lieutand […]&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
Delingendes – Texier – La Colombiére – Bourdalone […]Trento -  Rossi – Tornielli – Granelli – Vnisi – Venini – Pellegrini – Masotti – Sanseverino – Nicolai- Bassani - […]&amp;lt;noinclude&amp;gt;&amp;lt;references/&amp;gt; {{TurnPage}}&amp;lt;/noinclude&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Ludovica Saverna: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&amp;lt;noinclude&amp;gt;&amp;lt;pagequality level=&amp;quot;1&amp;quot; user=&amp;quot;Ludovica Saverna&amp;quot; /&amp;gt;&amp;lt;/noinclude&amp;gt;di progredire nelle scienze che l’interesse personale offre, e la ragione approva, quei più efficaci che propone una religione onnipotente, la quale impone l’obbligo del travaglio, e desta il coraggio colla speranza di beni eterni, e col timore de mali in che precipita il violato dovere. Tali sono i mezzi di che usano i Gesuiti ad eccitare l’emulazione.&lt;br /&gt;
La gravità del loro contegno, l’agrément della loro conversazione, la cultura del loro spirito, l’affabilità delle maniere, la fama di Letterati che godevano nel mondo, davano alle loro parole, esortazioni e avvisi una forza di persuasione che incatenava le anime, &amp;amp;&lt;br /&gt;
I frutti sono decisivi. Fin dall’origine della compagnia &amp;amp;&lt;br /&gt;
La premura de’ principi a chiamarli ne’ loro stati; la stupenda rapidità con cui i loro collegi furono stabiliti in Italia, in Ispagna, in Portogallo, in Alemagna, attestano &amp;amp; All’epoca della morte di S. Ignazio cento collegj: alcuni anni dopo quattrocento. Abbiam veduto, che gli ambasciadori dell’Imperatore e de’ principi di Alemagna aveano sollecitato al Concilio di Trento la fondazione di nuovi collegi diretti da’ Gesuiti, come il mezzo più sicuro di preservare le province cattoliche dal contagio dell’Eresia. &lt;br /&gt;
_________&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che dee fare un Educatore per fondare nel cuore de’ suoi allievi il regno delle virtù sociali e religiose?&lt;br /&gt;
I° Fa d’uopo esporre i doveri consacrati dalla Religione e dalla Società, com’anco i motivi di compierli con fedeltà e perseveranza. Il cuore del fanciullo è una terra nuova e incolta, in cui debbasi gittar di buon ora i semi della virtù se vuolsi che all’istante in cui si sviluppano le inclinazioni della natura, essa non resti isterilita dal vento bruciante delle passioni. Ora quali sono queste prime sementi […]. La cognizione dei doveri che nascono dai rapporti dell’uomo con Dio e con la società, e de’ motivi di compierli, che detta l’interesse del tempo, e dell’eternità &amp;amp;&lt;br /&gt;
Tutto ciò fecero i Gesuiti ne’ catechismi, negli esercizj spirituali, nelle congregazioni. Se la gioventù de’ nostri dì (dice Henry Calhed. historique) è, incomparabilmente meglio istruita che quella de’ secoli precedenti, ne siam debitori per la più gran parte, ai catechismi de’ Gesuiti.&lt;br /&gt;
_________&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2° Fa d’uopo che il Maestro sostenga e accrediti coll’esempio, le lezioni di sapienza e di virtù ch’escono dal suo labbro; altrimenti le lezioni per quanto si voglian supporre belle e ammirabili, non saranno agli occhi del suo allievo fuorché una vana teoria , che non imp.e alcun dovere; e la sua condizione un ciarlatanismo ridicolo, che merita disprezzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutto ciò faceano i Gesuiti. Praticavano quel che insegnavano, agivano prima di parlare. La purezza de’ loro costumi è stata […] esente d’ogni censura, che i nimici della Compagnia furono costretti a render lor giustizia su tale articolo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
___&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. Fa d’uopo che si applichi con indefesso zelo a contrariare e riformare le inclinazioni del suo allievo quando tuttora sono deboli, prima che non diventino indomabili in quell’età critica in cui le passioni s’irritano e s’infiammano. Per riuscire in ciò,&amp;amp; senza cui la sua virtù non sarà pura né durevole è necessario studiare con diligenza il suo carattere, onde conoscerne il forte e il debole, […].&lt;br /&gt;
[…] Ciò eseguirono i gesuiti. Quindi quell’applicazione&amp;lt;noinclude&amp;gt;&amp;lt;references/&amp;gt; {{TurnPage}}&amp;lt;/noinclude&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Ludovica Saverna</name></author>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Ludovica Saverna: /* Not proofread */ Created page with &amp;quot;di progredire nelle scienze che l’interesse personale offre, e la ragione approva, quei più efficaci che propone una religione onnipotente, la quale impone l’obbligo del...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&amp;lt;noinclude&amp;gt;&amp;lt;pagequality level=&amp;quot;1&amp;quot; user=&amp;quot;Ludovica Saverna&amp;quot; /&amp;gt;&amp;lt;/noinclude&amp;gt;di progredire nelle scienze che l’interesse personale offre, e la ragione approva, quei più efficaci che propone una religione onnipotente, la quale impone l’obbligo del travaglio, e desta il coraggio colla speranza di beni eterni, e col timore de mali in che precipita il violato dovere. Tali sono i mezzi di che usano i Gesuiti ad eccitare l’emulazione.&lt;br /&gt;
La gravità del loro contegno, l’agrément della loro conversazione, la cultura del loro spirito, l’affabilità delle maniere, la fama di Letterati che godevano nel mondo, davano alle loro parole, esortazioni e avvisi una forza di persuasione che incatenava le anime, &amp;amp;&lt;br /&gt;
I frutti sono decisivi. Fin dall’origine della compagnia &amp;amp;&lt;br /&gt;
La premura de’ principi a chiamarli ne’ loro stati; la stupenda rapidità con cui i loro collegi furono stabiliti in Italia, in Ispagna, in Portogallo, in Alemagna, attestano &amp;amp; All’epoca della morte di S. Ignazio cento collegj: alcuni anni dopo quattrocento. Abbiam veduto, che gli ambasciadori dell’Imperatore e de’ principi di Alemagna aveano sollecitato al Concilio di Trento la fondazione di nuovi collegi diretti da’ Gesuiti, come il mezzo più sicuro di preservare le province cattoliche dal contagio dell’Eresia. &lt;br /&gt;
_________&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che dee fare un Educatore per fondare nel cuore de’ suoi allievi il regno delle virtù sociali e religiose?&lt;br /&gt;
I° Fa d’uopo esporre i doveri consacrati dalla Religione e dalla Società, com’anco i motivi di compierli con fedeltà e perseveranza. Il cuore del fanciullo è una terra nuova e incolta, in cui debbasi gittar di buon ora i semi della virtù se vuolsi che all’istante in cui si sviluppano le inclinazioni della natura, essa non resti isterilita dal vento bruciante delle passioni. Ora quali sono queste prime sementi […]. La cognizione dei doveri che nascono dai rapporti dell’uomo con Dio e con la società, e de’ motivi di compierli, che detta l’interesse del tempo, e dell’eternità &amp;amp;&lt;br /&gt;
Tutto ciò fecero i Gesuiti ne’ catechismi, negli esercizj spirituali, nelle congregazioni. Se la gioventù de’ nostri dì (dice Henry Calhed. historique) è, incomparabilmente meglio istruita che quella de’ secoli precedenti, ne siam debitori per la più gran parte, ai catechismi de’ Gesuiti.&lt;br /&gt;
_________&lt;br /&gt;
2° Fa d’uopo che il Maestro sostenga e accrediti coll’esempio, le lezioni di sapienza e di virtù ch’escono dal suo labbro; altrimenti le lezioni per quanto si voglian supporre belle e ammirabili, non saranno agli occhi del suo allievo fuorché una vana teoria , che non imp.e alcun dovere; e la sua condizione un ciarlatanismo ridicolo, che merita disprezzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutto ciò faceano i Gesuiti. Praticavano quel che insegnavano, agivano prima di parlare. La purezza de’ loro costumi è stata […] esente d’ogni censura, che i nimici della Compagnia furono costretti a render lor giustizia su tale articolo. &lt;br /&gt;
[2a colonna] M. de Fitz. James Vescovo Appellante in una lett. Edita, in cui maltratta con violenza i Gesuiti, dice: [….]  citazioni in francese e latino&lt;br /&gt;
___&lt;br /&gt;
3. Fa d’uopo che si applichi con indefesso zelo a contrariare e riformare le inclinazioni del suo allievo quando tuttora sono deboli, prima che non diventino indomabili in quell’età critica in cui le passioni s’irritano e s’infiammano. Per riuscire in ciò,&amp;amp; senza cui la sua virtù non sarà pura né durevole è necessario studiare con diligenza il suo carattere, onde conoscerne il forte e il debole, […] (dice che è importante la Religione &lt;br /&gt;
[…] Ciò eseguirono i gesuiti. Quindi quell’applicazione&amp;lt;noinclude&amp;gt;&amp;lt;references/&amp;gt; {{TurnPage}}&amp;lt;/noinclude&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Ludovica Saverna</name></author>
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		<updated>2021-07-19T12:42:38Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Ludovica Saverna: /* Not proofread */ Created page with &amp;quot;La Compagnia era un’accademia di Dotti.  Dotati i Gesuiti di un discernimento squisito per giudicare gli uomini e apprezzare il genio, faceano una scelta eccellente fra i gi...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&amp;lt;noinclude&amp;gt;&amp;lt;pagequality level=&amp;quot;1&amp;quot; user=&amp;quot;Ludovica Saverna&amp;quot; /&amp;gt;&amp;lt;/noinclude&amp;gt;La Compagnia era un’accademia di Dotti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dotati i Gesuiti di un discernimento squisito per giudicare gli uomini e apprezzare il genio, faceano una scelta eccellente fra i giovani solleciti di abbracciare il loro Istituto. Dessi dippiù prevedevano, in sommo grado, l’arte di dare al talento nascente tutto lo sviluppo che era suscettibile, applicando a quello quel genere di travaglio per cui la natura lo avea formato. Se un giovane gesuita lasciava scoppiare qualche scintilla di quel fuoco oratorio, che brilla in un Bourdalone, in Rue, Segand, Newille, era prodotto nelle Cattedre [*], e destinato alla bella opera delle missioni nazionali: se mostrava inclinazione decisa agli studj serj, alle dotte ricerche, applicavasi alla filosofia, alle matematiche, alla Teologia e ai travagli dell’erudizione; così si formarono alla scienza i Petavii, i Sirmondì, i Parennin, i Charlevoix, i Bollandisti: una più soave inclinazione il traeva alla lettura de’ capi d’opera della nostra letteratura francese, alla meditazione de’ bei modelli della Grecia e di Roma, i campi fioriti dell’eloquenza e della poesia divenivano l’obbietto del loro studio e il teatro del loro talento; così si formarono i Brumox, i du Cerceau, i Bouheurs, i Rapiri, i I’owvency, i Berlhier &amp;amp;. Finalmente se una rara pietà, e un [*] solo accendevan loro di petto le fiamme di quell’ambizione magnanima, che ha  per obbietto di felicitare gli uomini colla luce del Vangelo, togliendoli alla tirannia de’ pregiudizj e della passione, l’impero della Cina, l’impero ottomano, i diserti dell’Africa, le isole e le foreste dell’America eran loro accordate come una vasta eredità, che doveano deficher col sudore della fronte, come un incolto e selvaggio terreno, che doveano fecondare innaffiandolo, non già di un sangue straniero, […], ma di un sangue delle proprie vene scorrente, qual si conviene a’ discepoli di un Dio Crocefisso.&lt;br /&gt;
M. de Chatembriand dice:&lt;br /&gt;
la dotta Europa ha fatto una perdita irreparabile ne’ Gesuiti…. Naturalisti, chimici, botanici, matematici, meccanici, astronomi, poeti, istorici, traduttori, antiquarj, giornalisti &amp;amp;&lt;br /&gt;
Oltre i citati di sopra. Le Compte, Sanadori, Duhalde, Nohel, Maimbourg, Rapiri, Vanière, Commire &amp;amp;&lt;br /&gt;
_______________________&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Abilità de’ Gesuiti nell’educazione.&lt;br /&gt;
Formare allo studio delle scienze lo spirito della gioventù, animare nel suo cuore l’amore della virtù, ecco la doppia missione &amp;amp;&lt;br /&gt;
I Gesuiti vi riuscivano con mirabil successo. A riuscire nell’insegnamento tre cose son necessarie&lt;br /&gt;
I.Scienza 2. Fedeltà in seguire metodi buoni, 3.talento di eccitare l’emulazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I.Prima d’insegnare due anni di Noviziato. Il novizio in questa profonda solitudine medita le verità eterne. Doma il suo carattere, s’esercita nelle virtù del cristianesimo, contrae quell’abitudine di costumi gravi ed austeri, prende gusto agli studj serj […]. Dopo aver gitatto tal primo fondamento per cinque anni si fortifica con assiduo travaglio nella cognizione della bella latinità, della poesia, dell’eloquenza, della filosofia, della fisica, dell’istoria naturale, delle matematiche. Allora soltanto l’Istituto gli permette non già di montare sulle cattedre più onorate, ma d’insegnare le classi inferiori &amp;amp;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2.Metodi eccellenti, osservazioni esatte fondate su lunga esperienza, regole piene di Sapienza, tracciate da’ letterati famosi &amp;amp; Ratio studiorum, codice elementare d’istruzione. Quel che riguarda la disciplina interna delle scuole, i mezzi di emulazione, la condotta de’ professori verso gli allievi vi è fedelmente esposta con tutti i necessarj dettagli.&lt;br /&gt;
Il Padre della Filosofia moderna, il gran Concettatore, Bacone dice: “Ad pedagogicam quod attinet, brevissimum foret dictu: Corsule scholas Desuitarum: nil enim quod in unum venit […] lib. VII. P. 183&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3.Emulazione. Distribuire con inflessibile imparzialità i gastighi, e le ricompense, e vale a dire mettere in moto, con sapienza i due grandi mobili del cuore umano, e in ispecie di quello de’ fanciulli; studiare con indefessa applicazione il carattere degli allievi, per eccitarli al dovere con motivi analoghi alle loro inclinazioni; nulla accordare alla nascita, ma tutto al merito; seguire costantemente i lumi della ragione, e giammai l’impeto della passione; dividere la scuola in due armate nimiche, schierate sotto gli stendardi di Roma, e di Cartagine che si provocano di continuo a letterarie pugne e rapiscono successivamente con sempre vincenti sforzi gli allori del trionfo; decretare ai vincitori i titoli d’imperatore o di Cons. titoli puerili in se stessi, se vuolsi dice il protestante Dallas ma così importanti pe’ fanciulli come i titoli di nobiltà per gli uomini; aggiungere ai motivi&amp;lt;noinclude&amp;gt;&amp;lt;references/&amp;gt; {{TurnPage}}&amp;lt;/noinclude&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Ludovica Saverna</name></author>
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		<title>Manera, Francesco/Manoscritti/FC 1922</title>
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		<updated>2021-07-19T12:12:11Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Ludovica Saverna: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
FC 1922, in buono stato di conservazione, è un manoscritto cartaceo composto da nove unità codicologiche per un totale di 326 carte. Il codice è databile tra il 1820 e il 1850. Il testimone è composto principalmente da bifogli di vario formato, posti gli uni dentro gli altri in fascicoli non rilegati. L’unità codicologica 8 si distingue poiché composta da 5 fascicoli con rilegatura a corda. Le carte sono quasi nella loro totalità ripiegate a metà verticalmente. La scrittura è tendenzialmente disposta in colonna o doppia colonna, fanno eccezione le carte di dimensioni minori, oltre che le cc. 35r-42 (unità codicologica 4) e l’unità codicologica 8, in cui la scrittura si presenta a piena pagina. L’unità codicologica 6 include alcuni fogli di riuso, tra cui si segnalano: la c. 153v, in cui si legge: “''reverendo padre, Casa li 24 Mar 134'': lettera al padre Manera da parte di una donna, Luisa Brunelli Maroni, che giustifica l’assenza del figlio «Reverendissimo Padre. Perdonerà se mio figlio Raffaele è mancato per alcuni giorni alla scuola, mentre essendo assente il suo padre, convenegli adempiere alcuni suoi incarichi; la prego per tanto a non voler ciò attribuire a colpa, mentre mi dico sua obbligatissima serva Luisa Brunelli Maroni»”; la c. 128v in cui si legge “di casa 16 dicembre 1833”; la c. 149v, in cui si legge “Roma 25 giugno 1840”, data di una lettera indirizzata al Monsignor Polsinelli. L’intero codice è stato compilato da Francesco Manera. Una mano diversa è ravvisabile solo nell’unità ottava in cui è trascritto, da un copista non identificato, il testo Osservazioni sull’opera del signor Conte Giuseppe de Maistre intitolata Du Pape.&lt;br /&gt;
L’unità codicologica 6 (da 121r a 175v) sembra essere suddivisa in due sezioni ben distinte: da c. 121r a c. 163v è composta da fogli di varia dimensione (mm. 145-283x100-205), filigrana e colore, alcuni di riuso, tutti in mano velox, quasi nella totalità in latino; da c. 164r a 175v sono invece presenti estratti da vari periodici in scrittura curata. Questo è aspetto tipico della pratica di studio maneriana, che alterna quaderni organizzati e in bella copia a carte disorganiche compilate velocemente con grafia a tratti anche di difficile decifrazione. &lt;br /&gt;
Un elemento caratterizzante del modus studiandi di Manera è anche nell’aspetto miscellaneo del manoscritto, in cui sono affiancati temi fortemente eterogenei. L’unità codicologica 1 include appunti di argomento letterario di vario genere: alle disquisizioni sul bello ideale di Giovan Battista Talia (c. 2v) e a una selezione di excerpta sull’armonia imitativa (4v), ne seguono altri relativi all’opera di Ariosto e all’articolazione del melodramma nel XVIII secolo (8v), a questi si aggiungono appunti sulla censura tratti da Breve saggio sulla letteratura italiana di Francesco Berengher per le alunne della real casa d’educazione ne’ miracoli (c. 6r). Le unità 2 e 6 sono l’esito di un sistematico e meticoloso spoglio effettuato da Manera sui periodici “Biblioteca italiana”, “Giornale arcadico”, “Diario di Roma” ed “Effemeridi letterarie”. Da questi il padre gesuita trascriveva i riferimenti bibliografici delle più recenti pubblicazioni italiane e internazionali, o citazioni di varia misura. La rassegna è fortemente multidisciplinare, come è tipico del sistema di conoscenze sette-ottocentesco. A titolo di esempio, si consideri che nella seconda unità estratti da una storia della Sicilia (cc. 14r-v) sono seguiti da tre riferimenti a trattati di medicina (cc. 14v-15v). L’unità terza è piuttosto organica dal punto di vista contenutistico, si compone infatti di un’apologia della Compagnia di Gesù, con particolare riferimento ai suoi meriti nel campo dell’educazione e all’impegno di eruditi che ne hanno preso parte. Le pagine contengono una serie di appunti che, a differenza da quanto accade nella maggioranza dei quaderni maneriani, non sono esclusivamente estratti da fonti specifiche. &lt;br /&gt;
Le unità 4 e 5 sono di argomento linguistico-letterario e in esse è possibile, ancora una volta, individuare gli elementi tipici della pratica di studio maneriana, primo fra tutti la tendenza a creare dei piccoli dizionari che includono lemmi legati a uno specifico campo semantico. Tra carta 60r a 61v sono infatti incluse anche le definizioni di due gruppi di termini, di cui uno relativo al concetto di orrido (lemmi: istrado, orridi, orribili, stupro) e uno alla superbia (spanna, altiero, superbo, contendere, disputare). Contenuti affini sono presenti alle carte 102r-105v in cui sono inserite parole relative all’ambito della guerra e della tirannia (tiranno, battaglia, guerra, adirato). Esempi di uso sono tratti dalle opere di Filippo Villani, Petrarca, Brunetto Latini, Francesco Sacchetti. In maniera conforme a questa organizzazione sono presenti anche appunti di argomento linguistico, tra cui si segnala Monti, Proposta di alcune correzioni e aggiunte al Vocabolario della Crusca (1818), con citazione delle opere di Dante e Boccaccio.&lt;br /&gt;
L’unità settimana contiene estratti di argomento teologico. L’ottava la trascrizione integrale di altra mano di Osservazioni sull’opera del signor Conte Giuseppe de Maeistre intitolata Du Pape, alla cui fine Manera appunta «Valgono poco, e le riflessioni sono sovente sofistiche» (315v). L’unità nove include estratti dall’opera  Carlo Botta, Storia d’Italia continuata da quella del Guicciardini sino al 1814, 4 voll., 1824.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il link alla trascrizione è il seguente:&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[Index:FC_1922.pdf]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Ludovica Saverna</name></author>
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		<updated>2021-07-19T10:06:03Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Ludovica Saverna: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Inserire qui la descrizione del singolo mss.&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
FC 1922, in buono stato di conservazione, è un manoscritto cartaceo composto da nove unità codicologiche per un totale di 326 carte. Il codice è databile tra il 1820 e il 1850. Il testimone è composto principalmente da bifogli di vario formato, posti gli uni dentro gli altri in fascicoli non rilegati. L’unità codicologica 8 si distingue poiché composta da 5 fascicoli con rilegatura a corda. Le carte sono quasi nella loro totalità ripiegate a metà verticalmente. La scrittura è tendenzialmente disposta in colonna o doppia colonna, fanno eccezione le carte di dimensioni minori, oltre che le cc. 35r-42 (unità codicologica 4) e l’unità codicologica 8, in cui la scrittura si presenta a piena pagina. L’unità codicologica 6 include alcuni fogli di riuso, tra cui si segnalano: la c. 153v, in cui si legge: “''reverendo padre, Casa li 24 Mar 134'': lettera al padre Manera da parte di una donna, Luisa Brunelli Maroni, che giustifica l’assenza del figlio «Reverendissimo Padre. Perdonerà se mio figlio Raffaele è mancato per alcuni giorni alla scuola, mentre essendo assente il suo padre, convenegli adempiere alcuni suoi incarichi; la prego per tanto a non voler ciò attribuire a colpa, mentre mi dico sua obbligatissima serva Luisa Brunelli Maroni»”; la c. 128v in cui si legge “di casa 16 dicembre 1833”; la c. 149v, in cui si legge “Roma 25 giugno 1840”, data di una lettera indirizzata al Monsignor Polsinelli. L’intero codice è stato compilato da Francesco Manera. Una mano diversa è ravvisabile solo nell’unità ottava in cui è trascritto, da un copista non identificato, il testo Osservazioni sull’opera del signor Conte Giuseppe de Maistre intitolata Du Pape.&lt;br /&gt;
L’unità codicologica 6 (da 121r a 175v) sembra essere suddivisa in due sezioni ben distinte: da c. 121r a c. 163v è composta da fogli di varia dimensione (mm. 145-283x100-205), filigrana e colore, alcuni di riuso, tutti in mano velox, quasi nella totalità in latino; da c. 164r a 175v sono invece presenti estratti da vari periodici in scrittura curata. Questo è aspetto tipico della pratica di studio maneriana, che alterna quaderni organizzati e in bella copia a carte disorganiche compilate velocemente con grafia a tratti anche di difficile decifrazione. &lt;br /&gt;
Un elemento caratterizzante del modus studiandi di Manera è anche nell’aspetto miscellaneo del manoscritto, in cui sono affiancati temi fortemente eterogenei. L’unità codicologica 1 include appunti di argomento letterario di vario genere: alle disquisizioni sul bello ideale di Giovan Battista Talia (c. 2v) e a una selezione di excerpta sull’armonia imitativa (4v), ne seguono altri relativi all’opera di Ariosto e all’articolazione del melodramma nel XVIII secolo (8v), a questi si aggiungono appunti sulla censura tratti da Breve saggio sulla letteratura italiana di Francesco Berengher per le alunne della real casa d’educazione ne’ miracoli (c. 6r). Le unità 2 e 6 sono l’esito di un sistematico e meticoloso spoglio effettuato da Manera sui periodici “Biblioteca italiana”, “Giornale arcadico”, “Diario di Roma” ed “Effemeridi letterarie”. Da questi il padre gesuita trascriveva i riferimenti bibliografici delle più recenti pubblicazioni italiane e internazionali, o citazioni di varia misura. La rassegna è fortemente multidisciplinare, come è tipico del sistema di conoscenze sette-ottocentesco. A titolo di esempio, si consideri che nella seconda unità estratti da una storia della Sicilia (cc. 14r-v) sono seguiti da tre riferimenti a trattati di medicina (cc. 14v-15v). L’unità terza è piuttosto organica dal punto di vista contenutistico, si compone infatti di un’apologia della Compagnia di Gesù, con particolare riferimento ai suoi meriti nel campo dell’educazione e all’impegno di eruditi che ne hanno preso parte. Le pagine contengono una serie di appunti che, a differenza da quanto accade nella maggioranza dei quaderni maneriani, non sono esclusivamente estratti da fonti specifiche. &lt;br /&gt;
Le unità 4 e 5 sono di argomento linguistico-letterario e in esse è possibile, ancora una volta, individuare gli elementi tipici della pratica di studio maneriana, primo fra tutti la tendenza a creare dei piccoli dizionari che includono lemmi legati a uno specifico campo semantico. Tra carta 60r a 61v sono infatti incluse anche le definizioni di due gruppi di termini, di cui uno relativo al concetto di orrido (lemmi: istrado, orridi, orribili, stupro) e uno alla superbia (spanna, altiero, superbo, contendere, disputare). Contenuti affini sono presenti alle carte 102r-105v in cui sono inserite parole relative all’ambito della guerra e della tirannia (tiranno, battaglia, guerra, adirato). Esempi di uso sono tratti dalle opere di Filippo Villani, Petrarca, Brunetto Latini, Francesco Sacchetti. In maniera conforme a questa organizzazione sono presenti anche appunti di argomento linguistico, tra cui si segnala Monti, Proposta di alcune correzioni e aggiunte al Vocabolario della Crusca (1818), con citazione delle opere di Dante e Boccaccio.&lt;br /&gt;
L’unità settimana contiene estratti di argomento teologico. L’ottava la trascrizione integrale di altra mano di Osservazioni sull’opera del signor Conte Giuseppe de Maeistre intitolata Du Pape, alla cui fine Manera appunta «Valgono poco, e le riflessioni sono sovente sofistiche» (315v). L’unità nove include estratti dall’opera  Carlo Botta, Storia d’Italia continuata da quella del Guicciardini sino al 1814, 4 voll., 1824.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il link alla trascrizione è il seguente:&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[Index:FC_1922.pdf]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Ludovica Saverna</name></author>
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		<title>Manera, Francesco</title>
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		<updated>2021-07-19T09:16:00Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Ludovica Saverna: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Introduzione biografica'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Francesco Manera nasce a Napoli il 20 agosto 1798. Collaboratore e discepolo del celebre padre gesuita Juan Andres, giunge a Roma a seguito del maestro e, sulle sue orme, entra nella Compagnia di Gesù il 12 novembre del 1816. Dopo gli studi di formazione presso il Collegio romano inizia ben presto la sua attività di insegnamento: dapprima in Teologia e, in un secondo momento, come assistente professore di Giuseppe Biamonti (1772-1824) alla cattedra di Eloquenza Italiana presso il Collegio Reale di Torino. In seguito alla morte del celebre letterato calabrese, a soli ventisei anni, Manera ottiene ufficialmente la cattedra torinese come unico reggente. Nella città rimane dal 1825 al 1829, anni durante i quali, tra consensi e dissensi, crea intorno a sé un folto seguito di alunni e giovani studiosi.&lt;br /&gt;
Durante gli anni torinesi conosce anche il confratello Padre Roothaan che, già Preposito della Provincia di Torino, sarà presto il nuovo generale della Compagnia e iniziatore della nuova ''Ratio studiorum'' . Nel 1829 Manera è assegnato alla casa di formazione di Fano e, nell’anno successivo, gli è conferito l'insegnamento delle discipline teologiche al Collegio romano, incarico che tiene sino al 1841. A Roma diviene anche rappresentante della provincia italiana nella commissione istituita da Roothan per la modifica della ''Ratio'', approvata nel 1832. In questo anno Manera prende inoltre i voti definitivi, avendo così la possibilità di dedicarsi a tempo pieno allo  studio e alla didattica.  Nel ’41 è  poi docente di Teologia a Napoli, città nella quale di dedica anche alla riforma degli studi impartiti nei collegi. Negli anni successivi copre infatti le prestigiose cariche di amministratore scolastico come provinciale e rettore del Collegio Romano; ma il peso degli incarichi e le ricorrenti malattie lo costringono a numerose soste presso i bagni termali. Già debilitato torna quindi a Roma e, costretto infine a letto dall’infermità, vi muore pochi mesi dopo, il 27 settembre 1847.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Descrizione del fondo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In tutto il corso della sua vita, Francesco Manera mostra un’evidente passione e competenza per gli studi in ogni campo della conoscenza, come testimoniano ampiamente le sue numerose memorie manoscritte. Si tratta prevalentemente di appunti di studio privato in vario formato: quaderni, fascicoli rilegati, ma anche bifogli e fogli sciolti di ogni dimensione, carta di riuso, lettere, bozze preparatorie delle sue lezioni e belle copie. Pochissimi sono i testi che possono dirsi completi, infatti Manera non diede mai nulla alle stampe, pur essendo conosciuto da numerosi intellettuali. Le carte autografe maneriane si trovano nella maggior parte presso l’APUG, ma si segnala la presenza di ulteriori testimoni affini anche presso: Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II (Roma), Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III (Napoli), Biblioteca Nazionale Braidense (Milano), Biblioteca Nazionale Universitaria (Torino). Di questa vasta produzione nulla è stato dato alle stampe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Fasi del progetto'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;hi rend=&amp;quot;underline&amp;quot;&amp;gt;Fasi preparatorie&amp;lt;/hi&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si individuano le seguenti fasi progettuali:&lt;br /&gt;
• Ricognizione del materiale e censimento dei manoscritti conservati presso l'APUG. &lt;br /&gt;
• Ricognizione del  materiale e censimento dei manoscritti conservati presso biblioteche esterne quali la Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II (Roma), l'ARSI (Roma), la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III (Napoli), Biblioteca Nazionale Braidense (Milano), Biblioteca Nazionale Universitaria (Torino).&lt;br /&gt;
• Riordinamento archivistico e nuova catalogazione dei singoli testimoni. Integrazione delle schede già presenti in Manus.&lt;br /&gt;
• Analisi e descrizione filologica dei documenti.&lt;br /&gt;
• Organizzazione del materiale su base tematica, ovvero nei seguenti campi: letteratura e storia della lingua, teologia, ulteriori discipline umanistiche, discipline scientifiche. Si segnala che numerosi codici sono tematicamente ibridi, caratterizzandosi come miscellanee interdisciplinari. In queste occasioni, la scheda relativa al manoscritto sarà accessibile da più sezioni tematiche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;hi rend=&amp;quot;underline&amp;quot;&amp;gt;Fase di approfondimento&amp;lt;/hi&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo sviluppo del lavoro consiste nella valorizzazione del materiale di argomento letterario attraverso l'analisi più dettagliata dei codici contenenti appunti su letteratura e lingua, con trascrizioni integrali o parziali dei ''loci'' di interesse.&lt;br /&gt;
La scelta di porre l’accento sulla componente letteraria è dovuta all’interesse delle autrici del progetto ad indagare una fase ancora scarsamente conosciuta dell’attività di Francesco Manera: gli anni di insegnamento di Eloquenza Italiana presso il Collegio Reale di Torino, come successore del più noto Giuseppe Biamonti. Delle lezioni, dal contenuto fino ad oggi ignoto, si ravvisa testimonianza nei manoscritti sopra citati. Queste riscossero, per altro, l’approvazione di intellettuali del calibro di Alessandro Manzoni e Vincenzo Gioberti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&lt;br /&gt;
Per il censimento dei manoscritti qui''':&lt;br /&gt;
&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[Francesco Manera/Manoscritti]]&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&lt;br /&gt;
Per la descrizione dei singoli manoscritti qui:'''&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[Francesco Manera/Manoscritti/FC 1408]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Ludovica Saverna</name></author>
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		<title>Manera, Francesco</title>
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		<updated>2021-07-19T09:14:02Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Ludovica Saverna: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Introduzione biografica'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Francesco Manera nasce a Napoli il 20 agosto 1798. Collaboratore e discepolo del celebre padre gesuita Juan Andres, giunge a Roma a seguito del maestro e, sulle sue orme, entra nella Compagnia di Gesù il 12 novembre del 1816. Dopo gli studi di formazione presso il Collegio romano inizia ben presto la sua attività di insegnamento: dapprima in Teologia e, in un secondo momento, come assistente professore di Giuseppe Biamonti (1772-1824) alla cattedra di Eloquenza Italiana presso il Collegio Reale di Torino. In seguito alla morte del celebre letterato calabrese, a soli ventisei anni, Manera ottiene ufficialmente la cattedra torinese come unico reggente. Nella città rimane dal 1825 al 1829, anni durante i quali, tra consensi e dissensi, crea intorno a sé un folto seguito di alunni e giovani studiosi.&lt;br /&gt;
Durante gli anni torinesi conosce anche il confratello Padre Roothaan che, già Preposito della Provincia di Torino, sarà presto il nuovo generale della Compagnia e iniziatore della nuova ''Ratio studiorum'' . Nel 1829 Manera è assegnato alla casa di formazione di Fano e, nell’anno successivo, gli è conferito l'insegnamento delle discipline teologiche al Collegio romano, incarico che tiene sino al 1841. A Roma diviene anche rappresentante della provincia italiana nella commissione istituita da Roothan per la modifica della ''Ratio'', approvata nel 1832. In questo anno Manera prende inoltre i voti definitivi, avendo così la possibilità di dedicarsi a tempo pieno allo  studio e alla didattica.  Nel ’41 è  poi docente di Teologia a Napoli, città nella quale di dedica anche alla riforma degli studi impartiti nei collegi. Negli anni successivi copre infatti le prestigiose cariche di amministratore scolastico come provinciale e rettore del Collegio Romano; ma il peso degli incarichi e le ricorrenti malattie lo costringono a numerose soste presso i bagni termali. Già debilitato torna quindi a Roma e, costretto infine a letto dall’infermità, vi muore pochi mesi dopo, il 27 settembre 1847.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Descrizione del fondo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In tutto il corso della sua vita, Francesco Manera mostra un’evidente passione e competenza per gli studi in ogni campo della conoscenza, come testimoniano ampiamente le sue numerose memorie manoscritte. Si tratta prevalentemente di appunti di studio privato in vario formato: quaderni, fascicoli rilegati, ma anche bifogli e fogli sciolti di ogni dimensione, carta di riuso, lettere, bozze preparatorie delle sue lezioni e belle copie. Pochissimi sono i testi che possono dirsi completi, infatti Manera non diede mai nulla alle stampe, pur essendo conosciuto da numerosi intellettuali. Le carte autografe maneriane si trovano nella maggior parte presso l’APUG, ma si segnala la presenza di ulteriori testimoni affini anche presso: Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II (Roma), Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III (Napoli), Biblioteca Nazionale Braidense (Milano), Biblioteca Nazionale Universitaria (Torino). Di questa vasta produzione nulla è stato dato alle stampe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Fasi del progetto'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;hi rend=&amp;quot;underline&amp;quot;&amp;gt;Fasi preparatorie&amp;lt;/hi&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si individuano le seguenti fasi progettuali:&lt;br /&gt;
• Ricognizione del materiale e censimento dei manoscritti conservati presso l'APUG. &lt;br /&gt;
• Ricognizione del  materiale e censimento dei manoscritti conservati presso biblioteche esterne quali la Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II (Roma), l'ARSI (Roma), la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III (Napoli), Biblioteca Nazionale Braidense (Milano), Biblioteca Nazionale Universitaria (Torino).&lt;br /&gt;
• Riordinamento archivistico e nuova catalogazione dei singoli testimoni. Integrazione delle schede già presenti in Manus.&lt;br /&gt;
• Analisi e descrizione filologica dei documenti.&lt;br /&gt;
• Organizzazione del materiale su base tematica, ovvero nei seguenti campi: letteratura e storia della lingua, teologia, ulteriori discipline umanistiche, discipline scientifiche. Si segnala che numerosi codici sono tematicamente ibridi, caratterizzandosi come miscellanee interdisciplinari. In queste occasioni, la scheda relativa al manoscritto sarà accessibile da più sezioni tematiche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;hi rend=&amp;quot;underline&amp;quot;&amp;gt;Fase di approfondimento&amp;lt;/hi&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo sviluppo del lavoro consiste nella valorizzazione del materiale di argomento letterario attraverso l'analisi più dettagliata dei codici contenenti appunti su letteratura e lingua, con trascrizioni integrali o parziali dei ''loci'' di interesse.&lt;br /&gt;
La scelta di porre l’accento sulla componente letteraria è dovuta all’interesse delle autrici del progetto ad indagare una fase ancora scarsamente conosciuta dell’attività di Francesco Manera: gli anni di insegnamento di Eloquenza Italiana presso il Collegio Reale di Torino, come successore del più noto Giuseppe Biamonti. Delle lezioni, dal contenuto fino ad oggi ignoto, si ravvisa testimonianza nei manoscritti sopra citati. Queste riscossero, per altro, l’approvazione di intellettuali del calibro di Alessandro Manzoni e Vincenzo Gioberti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&lt;br /&gt;
Per il censimento dei manoscritti qui''':&lt;br /&gt;
 &amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[Francesco Manera/Manoscritti]]&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&lt;br /&gt;
Per la descrizione dei singoli manoscritti qui:'''&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[Francesco Manera/Manoscritti/FC 1408]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Ludovica Saverna</name></author>
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		<title>Manera, Francesco</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Ludovica Saverna: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt; &amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[Francesco Manera/Manoscritti]]&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Introduzione biografica'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Francesco Manera nasce a Napoli il 20 agosto 1798. Collaboratore e discepolo del celebre padre gesuita Juan Andres, giunge a Roma a seguito del maestro e, sulle sue orme, entra nella Compagnia di Gesù il 12 novembre del 1816. Dopo gli studi di formazione presso il Collegio romano inizia ben presto la sua attività di insegnamento: dapprima in Teologia e, in un secondo momento, come assistente professore di Giuseppe Biamonti (1772-1824) alla cattedra di Eloquenza Italiana presso il Collegio Reale di Torino. In seguito alla morte del celebre letterato calabrese, a soli ventisei anni, Manera ottiene ufficialmente la cattedra torinese come unico reggente. Nella città rimane dal 1825 al 1829, anni durante i quali, tra consensi e dissensi, crea intorno a sé un folto seguito di alunni e giovani studiosi.&lt;br /&gt;
Durante gli anni torinesi conosce anche il confratello Padre Roothaan che, già Preposito della Provincia di Torino, sarà presto il nuovo generale della Compagnia e iniziatore della nuova ''Ratio studiorum'' . Nel 1829 Manera è assegnato alla casa di formazione di Fano e, nell’anno successivo, gli è conferito l'insegnamento delle discipline teologiche al Collegio romano, incarico che tiene sino al 1841. A Roma diviene anche rappresentante della provincia italiana nella commissione istituita da Roothan per la modifica della ''Ratio'', approvata nel 1832. In questo anno Manera prende inoltre i voti definitivi, avendo così la possibilità di dedicarsi a tempo pieno allo  studio e alla didattica.  Nel ’41 è  poi docente di Teologia a Napoli, città nella quale di dedica anche alla riforma degli studi impartiti nei collegi. Negli anni successivi copre infatti le prestigiose cariche di amministratore scolastico come provinciale e rettore del Collegio Romano; ma il peso degli incarichi e le ricorrenti malattie lo costringono a numerose soste presso i bagni termali. Già debilitato torna quindi a Roma e, costretto infine a letto dall’infermità, vi muore pochi mesi dopo, il 27 settembre 1847.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Descrizione del fondo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In tutto il corso della sua vita, Francesco Manera mostra un’evidente passione e competenza per gli studi in ogni campo della conoscenza, come testimoniano ampiamente le sue numerose memorie manoscritte. Si tratta prevalentemente di appunti di studio privato in vario formato: quaderni, fascicoli rilegati, ma anche bifogli e fogli sciolti di ogni dimensione, carta di riuso, lettere, bozze preparatorie delle sue lezioni e belle copie. Pochissimi sono i testi che possono dirsi completi, infatti Manera non diede mai nulla alle stampe, pur essendo conosciuto da numerosi intellettuali. Le carte autografe maneriane si trovano nella maggior parte presso l’APUG, ma si segnala la presenza di ulteriori testimoni affini anche presso: Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II (Roma), Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III (Napoli), Biblioteca Nazionale Braidense (Milano), Biblioteca Nazionale Universitaria (Torino). Di questa vasta produzione nulla è stato dato alle stampe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Fasi del progetto'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;hi rend=&amp;quot;underline&amp;quot;&amp;gt;Fasi preparatorie&amp;lt;/hi&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si individuano le seguenti fasi progettuali:&lt;br /&gt;
• Ricognizione del materiale e censimento dei manoscritti conservati presso l'APUG. &lt;br /&gt;
• Ricognizione del  materiale e censimento dei manoscritti conservati presso biblioteche esterne quali la Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II (Roma), l'ARSI (Roma), la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III (Napoli), Biblioteca Nazionale Braidense (Milano), Biblioteca Nazionale Universitaria (Torino).&lt;br /&gt;
• Riordinamento archivistico e nuova catalogazione dei singoli testimoni. Integrazione delle schede già presenti in Manus.&lt;br /&gt;
• Analisi e descrizione filologica dei documenti.&lt;br /&gt;
• Organizzazione del materiale su base tematica, ovvero nei seguenti campi: letteratura e storia della lingua, teologia, ulteriori discipline umanistiche, discipline scientifiche. Si segnala che numerosi codici sono tematicamente ibridi, caratterizzandosi come miscellanee interdisciplinari. In queste occasioni, la scheda relativa al manoscritto sarà accessibile da più sezioni tematiche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;hi rend=&amp;quot;underline&amp;quot;&amp;gt;Fase di approfondimento&amp;lt;/hi&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo sviluppo del lavoro consiste nella valorizzazione del materiale di argomento letterario attraverso l'analisi più dettagliata dei codici contenenti appunti su letteratura e lingua, con trascrizioni integrali o parziali dei ''loci'' di interesse.&lt;br /&gt;
La scelta di porre l’accento sulla componente letteraria è dovuta all’interesse delle autrici del progetto ad indagare una fase ancora scarsamente conosciuta dell’attività di Francesco Manera: gli anni di insegnamento di Eloquenza Italiana presso il Collegio Reale di Torino, come successore del più noto Giuseppe Biamonti. Delle lezioni, dal contenuto fino ad oggi ignoto, si ravvisa testimonianza nei manoscritti sopra citati. Queste riscossero, per altro, l’approvazione di intellettuali del calibro di Alessandro Manzoni e Vincenzo Gioberti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La descrizione dei singoli manoscritti qui:&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[Francesco Manera/Manoscritti/FC 1408]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Ludovica Saverna</name></author>
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		<title>Manera, Francesco</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Ludovica Saverna: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Questa è la pagina principale del progetto dove inserire la descrizione del lavoro.  L'elenco dei manoscritti può essere inserito in questa pagina: &amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[Francesco Manera/Manoscritti]]&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Introduzione biografica'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Francesco Manera nasce a Napoli il 20 agosto 1798. Collaboratore e discepolo del celebre padre gesuita Juan Andres, giunge a Roma a seguito del maestro e, sulle sue orme, entra nella Compagnia di Gesù il 12 novembre del 1816. Dopo gli studi di formazione presso il Collegio romano inizia ben presto la sua attività di insegnamento: dapprima in Teologia e, in un secondo momento, come assistente professore di Giuseppe Biamonti (1772-1824) alla cattedra di Eloquenza Italiana presso il Collegio Reale di Torino. In seguito alla morte del celebre letterato calabrese, a soli ventisei anni, Manera ottiene ufficialmente la cattedra torinese come unico reggente. Nella città rimane dal 1825 al 1829, anni durante i quali, tra consensi e dissensi, crea intorno a sé un folto seguito di alunni e giovani studiosi.&lt;br /&gt;
Durante gli anni torinesi conosce anche il confratello Padre Roothaan che, già Preposito della Provincia di Torino, sarà presto il nuovo generale della Compagnia e iniziatore della nuova ''Ratio studiorum'' . Nel 1829 Manera è assegnato alla casa di formazione di Fano e, nell’anno successivo, gli è conferito l'insegnamento delle discipline teologiche al Collegio romano, incarico che tiene sino al 1841. A Roma diviene anche rappresentante della provincia italiana nella commissione istituita da Roothan per la modifica della ''Ratio'', approvata nel 1832. In questo anno Manera prende inoltre i voti definitivi, avendo così la possibilità di dedicarsi a tempo pieno allo  studio e alla didattica.  Nel ’41 è  poi docente di Teologia a Napoli, città nella quale di dedica anche alla riforma degli studi impartiti nei collegi. Negli anni successivi copre infatti le prestigiose cariche di amministratore scolastico come provinciale e rettore del Collegio Romano; ma il peso degli incarichi e le ricorrenti malattie lo costringono a numerose soste presso i bagni termali. Già debilitato torna quindi a Roma e, costretto infine a letto dall’infermità, vi muore pochi mesi dopo, il 27 settembre 1847.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Descrizione del fondo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In tutto il corso della sua vita, Francesco Manera mostra un’evidente passione e competenza per gli studi in ogni campo della conoscenza, come testimoniano ampiamente le sue numerose memorie manoscritte. Si tratta prevalentemente di appunti di studio privato in vario formato: quaderni, fascicoli rilegati, ma anche bifogli e fogli sciolti di ogni dimensione, carta di riuso, lettere, bozze preparatorie delle sue lezioni e belle copie. Pochissimi sono i testi che possono dirsi completi, infatti Manera non diede mai nulla alle stampe, pur essendo conosciuto da numerosi intellettuali. Le carte autografe maneriane si trovano nella maggior parte presso l’APUG, ma si segnala la presenza di ulteriori testimoni affini anche presso: Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II (Roma), Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III (Napoli), Biblioteca Nazionale Braidense (Milano), Biblioteca Nazionale Universitaria (Torino). Di questa vasta produzione nulla è stato dato alle stampe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Fasi preliminari del progetto'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si individuano le seguenti fasi progettuali:&lt;br /&gt;
• Ricognizione del materiale e censimento dei manoscritti conservati presso l'APUG. &lt;br /&gt;
• Ricognizione del  materiale e censimento dei manoscritti conservati presso biblioteche esterne quali la Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II (Roma), l'ARSI (Roma), la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III (Napoli), Biblioteca Nazionale Braidense (Milano), Biblioteca Nazionale Universitaria (Torino).&lt;br /&gt;
• Riordinamento archivistico e nuova catalogazione dei singoli testimoni. Integrazione delle schede già presenti in Manus.&lt;br /&gt;
• Analisi e descrizione filologica dei documenti.&lt;br /&gt;
• Organizzazione del materiale su base tematica, ovvero nei seguenti campi: letteratura e storia della lingua, teologia, ulteriori discipline umanistiche, discipline scientifiche. Si segnala che numerosi codici sono tematicamente ibridi, caratterizzandosi come miscellanee interdisciplinari. In queste occasioni, la scheda relativa al manoscritto sarà accessibile da più sezioni tematiche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Fase di approfondimento'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo sviluppo del lavoro consiste nella valorizzazione del materiale di argomento letterario attraverso l'analisi più dettagliata dei codici contenenti appunti su letteratura e lingua, con trascrizioni integrali o parziali dei ''loci'' di interesse.&lt;br /&gt;
La scelta di porre l’accento sulla componente letteraria è dovuta all’interesse delle autrici del progetto ad indagare una fase ancora scarsamente conosciuta dell’attività di Francesco Manera: gli anni di insegnamento di Eloquenza Italiana presso il Collegio Reale di Torino, come successore del più noto Giuseppe Biamonti. Delle lezioni, dal contenuto fino ad oggi ignoto, si ravvisa testimonianza nei manoscritti sopra citati. Queste riscossero, per altro, l’approvazione di intellettuali del calibro di Alessandro Manzoni e Vincenzo Gioberti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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La descrizione dei singoli manoscritti qui:&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[Francesco Manera/Manoscritti/FC 1408]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Ludovica Saverna</name></author>
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		<updated>2021-07-19T08:53:04Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Ludovica Saverna: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
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[[Francesco Manera/Manoscritti]]&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Introduzione biografica'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Francesco Manera nasce a Napoli il 20 agosto 1798. Collaboratore e discepolo del celebre padre gesuita Juan Andres, giunge a Roma a seguito del maestro e, sulle sue orme, entra nella Compagnia di Gesù il 12 novembre del 1816. Dopo gli studi di formazione presso il Collegio romano inizia ben presto la sua attività di insegnamento: dapprima in Teologia e, in un secondo momento, come assistente professore di Giuseppe Biamonti (1772-1824) alla cattedra di Eloquenza Italiana presso il Collegio Reale di Torino. In seguito alla morte del celebre letterato calabrese, a soli ventisei anni, Manera ottiene ufficialmente la cattedra torinese come unico reggente. Nella città rimane dal 1825 al 1829, anni durante i quali, tra consensi e dissensi, crea intorno a sé un folto seguito di alunni e giovani studiosi.&lt;br /&gt;
Durante gli anni torinesi conosce anche il confratello Padre Roothaan che, già Preposito della Provincia di Torino, sarà presto il nuovo generale della Compagnia e iniziatore della nuova ''Ratio studiorum'' . Nel 1829 Manera è assegnato alla casa di formazione di Fano e, nell’anno successivo, gli è conferito l'insegnamento delle discipline teologiche al Collegio romano, incarico che tiene sino al 1841. A Roma diviene anche rappresentante della provincia italiana nella commissione istituita da Roothan per la modifica della ''Ratio'', approvata nel 1832. In questo anno Manera prende inoltre i voti definitivi, avendo così la possibilità di dedicarsi a tempo pieno allo  studio e alla didattica.  Nel ’41 è  poi docente di Teologia a Napoli, città nella quale di dedica anche alla riforma degli studi impartiti nei collegi. Negli anni successivi copre infatti le prestigiose cariche di amministratore scolastico come provinciale e rettore del Collegio Romano; ma il peso degli incarichi e le ricorrenti malattie lo costringono a numerose soste presso i bagni termali. Già debilitato torna quindi a Roma e, costretto infine a letto dall’infermità, vi muore pochi mesi dopo, il 27 settembre 1847.&lt;br /&gt;
'''Descrizione del fondo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In tutto il corso della sua vita, Francesco Manera mostra un’evidente passione e competenza per gli studi in ogni campo della conoscenza, come testimoniano ampiamente le sue numerose memorie manoscritte. Si tratta prevalentemente di appunti di studio privato in vario formato: quaderni, fascicoli rilegati, ma anche bifogli e fogli sciolti di ogni dimensione, carta di riuso, lettere, bozze preparatorie delle sue lezioni e belle copie. Pochissimi sono i testi che possono dirsi completi, infatti Manera non diede mai nulla alle stampe, pur essendo conosciuto da numerosi intellettuali. Le carte autografe maneriane si trovano nella maggior parte presso l’APUG, ma si segnala la presenza di ulteriori testimoni affini anche presso: Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II (Roma), Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III (Napoli), Biblioteca Nazionale Braidense (Milano), Biblioteca Nazionale Universitaria (Torino). Di questa vasta produzione nulla è stato dato alle stampe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Fasi preliminari del progetto'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si individuano le seguenti fasi progettuali:&lt;br /&gt;
• Ricognizione del materiale e censimento dei manoscritti conservati presso l'APUG. &lt;br /&gt;
• Ricognizione del  materiale e censimento dei manoscritti conservati presso biblioteche esterne quali la Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II (Roma), l'ARSI (Roma), la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III (Napoli), Biblioteca Nazionale Braidense (Milano), Biblioteca Nazionale Universitaria (Torino).&lt;br /&gt;
• Riordinamento archivistico e nuova catalogazione dei singoli testimoni. Integrazione delle schede già presenti in Manus.&lt;br /&gt;
• Analisi e descrizione filologica dei documenti.&lt;br /&gt;
• Organizzazione del materiale su base tematica, ovvero nei seguenti campi: letteratura e storia della lingua, teologia, ulteriori discipline umanistiche, discipline scientifiche. Si segnala che numerosi codici sono tematicamente ibridi, caratterizzandosi come miscellanee interdisciplinari. In queste occasioni, la scheda relativa al manoscritto sarà accessibile da più sezioni tematiche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Fase di approfondimento'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo sviluppo del lavoro consiste nella valorizzazione del materiale di argomento letterario attraverso l'analisi più dettagliata dei codici contenenti appunti su letteratura e lingua, con trascrizioni integrali o parziali dei ''loci'' di interesse.&lt;br /&gt;
La scelta di porre l’accento sulla componente letteraria è dovuta all’interesse delle autrici del progetto ad indagare una fase ancora scarsamente conosciuta dell’attività di Francesco Manera: gli anni di insegnamento di Eloquenza Italiana presso il Collegio Reale di Torino, come successore del più noto Giuseppe Biamonti. Delle lezioni, dal contenuto fino ad oggi ignoto, si ravvisa testimonianza nei manoscritti sopra citati. Queste riscossero, per altro, l’approvazione di intellettuali del calibro di Alessandro Manzoni e Vincenzo Gioberti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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La descrizione dei singoli manoscritti qui:&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[Francesco Manera/Manoscritti/FC 1408]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Ludovica Saverna</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://gate.unigre.it/mediawiki/index.php?title=Manera,_Francesco&amp;diff=112847</id>
		<title>Manera, Francesco</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://gate.unigre.it/mediawiki/index.php?title=Manera,_Francesco&amp;diff=112847"/>
		<updated>2021-07-19T08:51:42Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Ludovica Saverna: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Questa è la pagina principale del progetto dove inserire la descrizione del lavoro.  L'elenco dei manoscritti può essere inserito in questa pagina: &amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[Francesco Manera/Manoscritti]]&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Introduzione biografica'''&lt;br /&gt;
Francesco Manera nasce a Napoli il 20 agosto 1798. Collaboratore e discepolo del celebre padre gesuita Juan Andres, giunge a Roma a seguito del maestro e, sulle sue orme, entra nella Compagnia di Gesù il 12 novembre del 1816. Dopo gli studi di formazione presso il Collegio romano inizia ben presto la sua attività di insegnamento: dapprima in Teologia e, in un secondo momento, come assistente professore di Giuseppe Biamonti (1772-1824) alla cattedra di Eloquenza Italiana presso il Collegio Reale di Torino. In seguito alla morte del celebre letterato calabrese, a soli ventisei anni, Manera ottiene ufficialmente la cattedra torinese come unico reggente. Nella città rimane dal 1825 al 1829, anni durante i quali, tra consensi e dissensi, crea intorno a sé un folto seguito di alunni e giovani studiosi .&lt;br /&gt;
Durante gli anni torinesi conosce anche il confratello Padre Roothaan che, già Preposito della Provincia di Torino, sarà presto il nuovo generale della Compagnia e iniziatore della nuova ''Ratio studiorum'' . Nel 1829 Manera è assegnato alla casa di formazione di Fano e, nell’anno successivo, gli è conferito l'insegnamento delle discipline teologiche al Collegio romano, incarico che tiene sino al 1841. A Roma diviene anche rappresentante della provincia italiana nella commissione istituita da Roothan per la modifica della ''Ratio'', approvata nel 1832. In questo anno Manera prende inoltre i voti definitivi, avendo così la possibilità di dedicarsi a tempo pieno allo  studio e alla didattica.  Nel ’41 è  poi docente di Teologia a Napoli, città nella quale di dedica anche alla riforma degli studi impartiti nei collegi. Negli anni successivi copre infatti le prestigiose cariche di amministratore scolastico come provinciale e rettore del Collegio Romano; ma il peso degli incarichi e le ricorrenti malattie lo costringono a numerose soste presso i bagni termali. Già debilitato torna quindi a Roma e, costretto infine a letto dall’infermità, vi muore pochi mesi dopo, il 27 settembre 1847.&lt;br /&gt;
'''&lt;br /&gt;
Descrizione del fondo'''&lt;br /&gt;
In tutto il corso della sua vita, Francesco Manera mostra un’evidente passione e competenza per gli studi in ogni campo della conoscenza, come testimoniano ampiamente le sue numerose memorie manoscritte. Si tratta prevalentemente di appunti di studio privato in vario formato: quaderni, fascicoli rilegati, ma anche bifogli e fogli sciolti di ogni dimensione, carta di riuso, lettere, bozze preparatorie delle sue lezioni e belle copie. Pochissimi sono i testi che possono dirsi completi, infatti Manera non diede mai nulla alle stampe, pur essendo conosciuto da numerosi intellettuali. Le carte autografe maneriane si trovano nella maggior parte presso l’APUG, ma si segnala la presenza di ulteriori testimoni affini anche presso: Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II (Roma), Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III (Napoli), Biblioteca Nazionale Braidense (Milano), Biblioteca Nazionale Universitaria (Torino). Di questa vasta produzione nulla è stato dato alle stampe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''&lt;br /&gt;
Fasi preliminari del progetto'''&lt;br /&gt;
Si individuano le seguenti fasi progettuali:&lt;br /&gt;
• Ricognizione del materiale e censimento dei manoscritti conservati presso l'APUG. &lt;br /&gt;
• Ricognizione del  materiale e censimento dei manoscritti conservati presso biblioteche esterne quali la Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II (Roma), l'ARSI (Roma), la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III (Napoli), Biblioteca Nazionale Braidense (Milano), Biblioteca Nazionale Universitaria (Torino).&lt;br /&gt;
• Riordinamento archivistico e nuova catalogazione dei singoli testimoni. Integrazione delle schede già presenti in Manus.&lt;br /&gt;
• Analisi e descrizione filologica dei documenti.&lt;br /&gt;
• Organizzazione del materiale su base tematica, ovvero nei seguenti campi: letteratura e storia della lingua, teologia, ulteriori discipline umanistiche, discipline scientifiche. Si segnala che numerosi codici sono tematicamente ibridi, caratterizzandosi come miscellanee interdisciplinari. In queste occasioni, la scheda relativa al manoscritto sarà accessibile da più sezioni tematiche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Fase di approfondimento'''&lt;br /&gt;
Lo sviluppo del lavoro consiste nella valorizzazione del materiale di argomento letterario attraverso l'analisi più dettagliata dei codici contenenti appunti su letteratura e lingua, con trascrizioni integrali o parziali dei ''loci'' di interesse.&lt;br /&gt;
La scelta di porre l’accento sulla componente letteraria è dovuta all’interesse delle autrici del progetto ad indagare una fase ancora scarsamente conosciuta dell’attività di Francesco Manera: gli anni di insegnamento di Eloquenza Italiana presso il Collegio Reale di Torino, come successore del più noto Giuseppe Biamonti. Delle lezioni, dal contenuto fino ad oggi ignoto, si ravvisa testimonianza nei manoscritti sopra citati. Queste riscossero, per altro, l’approvazione di intellettuali del calibro di Alessandro Manzoni e Vincenzo Gioberti.&lt;br /&gt;
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La descrizione dei singoli manoscritti qui:&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[Francesco Manera/Manoscritti/FC 1408]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Ludovica Saverna</name></author>
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