(Ciaia � Picchena) 6 sept.l6li
era ricorso al Papa per miglior giustitia, e mi concede,che pas&eti i caldi
in riguardo della mia deboi complessione,e mala habitudine di sanit� foss^
venuto � dar conto di me,et di questi negotii � S.A. B per� scrissi � V . A .
in quella lettera,che non � capitata,quest'istesso seguito, e la supplicavo
di consiglio (come quell&,che conoscevo per esperienza,quanto pronto sia in
favorirmi) se dovevo per quest'offitio subito,o aspettar la temperie dell'a
ria, � al fine dell'offitio,che dover� essere in breve. Hora mi so chiarito
essere stato vero quello,che si diceva: percAo che questa notte � venuta la
corte di Fiorenza,e h� carcerato molti per condurli � cotesta volta. La cer-
ceratione � stata con tant'impeto,che maggiore non si seria fatto se fosse
stato delitto di lesa Maiesta. Ih clero si era di maniera messo sos80pra,che
venne a meza notte � far'impeto � casa mia,et io temendo non senza fondamento
di tumulto feci prendere le chiavi del Campanile,accio non fosse dato di ma
no alle campane. Fatto il giorno si advisso il Capitolo ove si risolse ohe
con patienza,e modestia si supportasse quest'incommodo e disgusto,accio S.A.
conoscesse la buona,e rimessa volunt� del Capitolo,e non si tralasciasse
punto il servitio del culto divino dalli Sacerdoti, ma si seguitasse confor
me al solito,� vero per� che per esser un Sagrestano andato � Sagramentare
ben doi miglia lontano della Citt�, e l'altro infermo,e travagliato per la
carcerat�one di febio suo fr�llo,non cosi subito si apri la sagrestia,ne si
disser messe per esser'i Sacerdoti in volta per Is carceratione de i loro.
D� conto cosi minuto � V.S. accio mi favorisca con opportuno consiglio per
remediare alle cose mie,et allegerir^ la pena,che sento,con porgermi quello
t'emedio,che le parer� opportuno, accio io non babbi � ricevere un titolo d'
infamia appresso il mondo d'esser'ingrato e infedele al mio Prencipe,a cui
/ oltre all'obligo di Vassallo,che porto vivamente scolpito nel cuore,ne h� molti accessorii,et indelebili di haver desiderato con tanto affetto la gran
dezza di mio Zio,alla quale io ben s� con che maniera habbia cooperato,senza
quello che si compiacque dirmi la gloriosa memoria del 5ran Ferdinando nosh^
Sig/re ma non potr� essere gi� mai,ch'io in ogni tempo non habbia gran sen^i
mento di chi con la sua malignit�,e perfidia ha voluto oscurare la purit�,e
candideza della mia fede,et h� privato me della gratia di S.A. appresso di
cui pensavo col tempo poter meritar con servitii quello,che potr� forsi me
ritare hora con la devotione,e reverenza.
Ne h� dato avviso subito al S/r Card/l per debito di mio officio,dal qual
s�,che sara sentito con part�colar disgusto d'animo lo sdegno di S.A.et che
procurer� la satisfattione di quella in quella miglior maniera,che potr�t
perche s� quanto le sia se^/re et ohe gelosia habbia della sua gratia e con
che caldeza mi raccomand� la satisfattione delle cose di cotesta Ser/ma casa
che per� anch"egli restar� non poco obligato � V.S.di quegli offitii,che si compiacer� fare a favor nostro. Sar� stato pi� lungo di quello,che ricerca lo scrivere,e la modestia, ma il giusto dolore...mi render� scusabile etc...
jT.i'
Angelo dell. Ci.la.