Rome,? novembre 1609. Bellarmin � son fr�re Thomas.
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/ Molto �ll^^ Sig^ fratello. Gioved� passato venne � pranzo da
me monsignore arcivescovo di Pisa e mi mostr� lettere della Gran
Duchessa et dell'architetto, et insieme tutta la relazione et la pianta et disegno cos� di S.ta Chiara come delle case de Salimben�.
^'In somma l'architetto dice che il monaster�o di
Chiara non �
ruinoso se non da una parte et che si pu� accommodare facilmente
con fare un altro dormitorio dalla banda d'oriente et ridurre den
tro la chiesa et farne un'altra di fuora; et che la spesa saria in
tutto mille trecento scudi, ma che essendovi provisione di calcina
/ ^ e t de'sassi, massime con buttare in terra la parte ruinosa, si ri
durr� la spesa � nove cento scudi. Aggiogne che le case de Salim-
beni hanno poco sito, ancorch� s� un�sch�no con le altre di S.Gi
rolamo, et che sono miuinose et mal sicure, et che non s� possano
alzare per conto della fortezza, et che vi andarla per ridurle in
forma di monaster�o otto mil�a scudi. A ms.Pietro nostro non �
piaciuto il giuditio dell'architetto; et si vede che ha parlato in
conformit� d� monsgr.di Pisa. La Gran Duchessa � molto sodisfatta
dell'architetto et si tiene per fermo dar� ordine che s� essegu�s-
ca il suo disegno.
^^7 Io scrivo al Sig^^ vicario che dica � priori et all'operaii che
in questo negotio non voglio haver parte et che non consento ne
dissento, lassando tutto l'honore ad altri, se il negotio haver�
buon'effetto, et anco tutta la vergogna et il danno � chi n'� cau
sa, se riuscir� male. Faccino per� quel tanto che gli pare. A me
^^^non pare che si mandi il S�g^^ Bartolomeo Mancini,ne altri, perche
si far� mal volere et in ogni modo la perder�.
Se ms.Giulio Bernardini s� possa ridurre � S.Girolamo, si pen
ser�, et potendo, s� far�.