Rome, 20 Septembre 1602.
287 Le Cardinal de Camerino � Bellarmin. XX
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111^^ et
Monsig^^ mio osserv^^.
Per tanti et tanti anni che sono stato in questa corte ho toc
cato con mano quanto sia vero quello che comunemente si dice, che
in nessun sugietto sta posta la malignit� et l'invidia che nel cor-
^^tegiano per li molti interessi et respetti che nascono di continuo
tra loro con
avanzarsi nelle gratie delli loro patroni o
vendicarsi delle ignuTie che ricevono dalli loro eguali o offitia-
li di essi; che perci� quando Ugulino venne � stare in casa di V.
S. 111^^^ li detti per precetto che, se non era pi� che necessario,
non si lassasse vedere troppo in mia casa, ma che attendesse � ser
vire et cercasse di esentarsi delle ciarle et della curiosit� di
saper li fatti d'altri et quello che si faceva in casa. Il simile
li ordinai quando parti di qua, che quello li haveva prohibito in
presentia, che il medesimo li prohibiva, non mi scrivesse mai se
non
necessit� di negotii o per V. S. 111^^
per lui
Et tutto per levare non solo il vero, ma il verisimlle a molti male
satisfatti e envidiosi delli favori che di continuo per la sua in
nata cortesia fa ad esso Ugolino, volessero fabricare per privarlo
della gratia sua, quali homini sogliono con li loro inquieti cer-
velli inventare nove
etc. et poi far giuditii che le novel
le et inventioni ne vengano da Roma. Per li avisi dati Ms.Melino
cred� che nella sua corte non ci sia di queste sorte di homini;
tutta via per essere in questa corte
potriamo essere, et se non
intra essi tra altri ab estra che praticano et conversano, tanto
maggiormente per l'offitio che tiene, ohe administrando ancho lui
la giustitia po cadere in odio di molti. Che di quanto li scrivo
pub a V. S. 111^^ esser chiaro il senso di quello che io li ho
scritto et di quello li ha detto Ugolino, poi che il tutto e stato
ordinato per la gielosia che ho che Ugolino non dia nessuna occasione di mala satisfactione, et levare l'occasione alli invidiosi