Rome, 18 Mal 1602. Le card.de Camerino � Bellarmin.
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111^^ et
mons^ mio osserv^^.
L'ordinario passato resposi alla lettera di V. S. 111^^ resami
dal mio lettichero, ralegrandomi del felice arrivo fino a Sessa,
aspettando con desiderio l'arrivo a Capua, et come fussero passate
j^le cose del entrata, come poi V. S. 111^^ me ha favorito con una
lettera delli diece restando consolato della molta satisfattione
receuta da quella citt�, se bene beveria voluto specificatamente
intendere se l'intrata fu fatta con habito pontificale di corte,
poich� dal 111^^ di Bitetto mi fu detto che quelli capuani voleva^
no dar lege se entrasse con habito pontificale da vescovo, paren-
dome strano che laici veglino far li mastri di cerimonie et pres
crivere legie, et quel che pi� mi travagliava, pareva che questi
motivi venissero dal Regente Monti nemico capitale del autorit� ec-
cle�iastiche; ma poi che V. S. 111^^ afferma che le cose sono anda-
te bene, penser� habi fatta l'entrata come fece il card.Sermoneta,
che ne sentir� gran gusto.
Rengratio V. S.
delli saluti fa a Ugolino, al quale li
suplicho che si facci honore et particolarmente nella causa remes
sali di quel primicerio; [lo veda] di conspetto et d'ogni minuzia
ne [dia] conto a lei, perche quel huomo � di tal natura che se le
cose non si fanno a modo suo, sopra un verisimile ci fabricar� cen
to libri.
Spero che il vicario Agnelino di mano in mano gli
darr� piu gusto.
Resto anso con molto obligo delli saluti raccomandati a fare
alli padri Theatini et particularmente a don Theofilo, del quale
n'� sentita molta consolatione per esser natura bene amabile et
bon religioso.
]Bi qua non ho che dirli di novo se non che N. S. sta benissi
mo et non perde mai tempo. Heri fu fatta cappella al solito. Il