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Bergamo,9 septemb.1620. Jean Paul Almerino � Bellarmin.
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V.S. Ill.ma non si deve maravigliare se io le addimandai il leggitimo sentimento delle parole "Vel aliunde habeant unde commodè vi vere possint"; poichè, essendomi stato assegnato patrimonio ecclesiastico con conditione che quando bavero alcun dì unde commode vivere queam, assignatio patrimonialis sit nulla. Perciò l'assignante per quelle parole pretende de iure esser libero della detta assignatione saltem pro tempore che io assegnatario bavero cura mercenaria, capella simile od altri somiglianti incerti emolumenti da cui possa commodamante vivere; stando che ex his emolumentis ac bonis incertis habere valeam sufficiens victum: et cessi anco (allega l'assignante) il fine dell'assignatione patrimoniale, che è (come si cava dal sacro santo concilio di Trento al principio del capo secondo di Riforma) ne clerici cum ordinis dedecore mendicent. Onde, cessante causa che io non sia astretto da necessità, potendo havere da questi incerti emolumenti il commodo vivere debet, và proseguendo egli caviliosamente, cessare effectus dell'assignatione patrimoniale. Io assignatario all'incontro per quelle parole intendo giuridicamente gaudere assig natione patrimonii ecclesiastici usquequo adeptus fuero beneficium ecclesiasticum sufficientis redditus,vel aliunde habuero unde commodè vivere possim, idest (interpreto io) vel obtinuero pensionem ecclesiasticam aut saecularem aliavo bona certa atque perpetua, ex quibus valeam agere vitam commodam sivè sanus sive aegrotus, quaeque aequiparari valeant ecclesiastico beneficio. Si che dunque, Ill.mo mio Signore, à ragione mi mossi à chiederle humilmente di cotali parole il vero senso. Onde V.S. Ill.ma degnerassi (se degnarsi lece) per l'immensa sua benignità di significarmi bora con sue lettere se la mia interpretatione sia buona e conforme alla mente del prefato concilio; e se quella dell'avversario sia falsa e contro all'intento del predetto concilio: che in questa maniera recarammi grandissima utilità, posciache od io potrò sodamente assicurarmi (essendo conforme)
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gitimo sentimento delle parole "Vel aliunde habeant unde commod� vi vere possint"; poich�, essendomi stato assegnato patrimonio ecclesijTastico con conditione che quando bavero alcun d� unde commode vivere queam, assignatio patrimonialis sit nulla. Perci� l'assignante per quelle parole pretende de iure esser libero della detta assignatione saltem pr� tempore che io assegnatario bavero cura mercenaria, capella simile od altri somiglianti incerti emolumenti da cui possa commo^ damante vivere; stando che ex his emolumentis ac bonis incertis habere valeam sufficiens victum: et cessi anco (allega l'assignante) il fine dell'assignatione patrimoniale, che � (come si cava dal sacro santo concilio di Trento al principio del capo secondo di Riforma) ne clerici cum ordinis dedecore mendicent. Onde, cessante causa che /y*io non sia astretto da necessit�, potendo bavere da questi incerti emolumenti il commodo vivere debet, v� proseguendo egli caviliosamen te, cessare effectus dell^assignatione patrimoniale. Io assignatario all'incontro per quelle parole intendo giuridicamente gaudere assig natione patrimonii ecclesiastici usquequo adeptus fuero beneficium .^7ecclesiasticum sufficientis redditus,vel aliunde habuero unde commod� vivere possim, idest (interpreto io) vel obtinuero pensionem ecclesiasticam aut saecularem aliavo bona certa atque perpetua, ex quibus valeam agere vitam commodam siv� sanus sive aegrotus, quaeque aequiparari valeant ecclesiastico beneficio. Si che dunque, Ill/mo ^^^mio Signore, � ragione mi mossi � chiederle humilmente di cotali pa role il vero senso. Onde V.S.Ill/ma degnerassi (se degnarsi lece) per l'immensa sua benignit� di significarmi bora con sue lettere se la mia interpretatione sia buona e conforme alla mente del prefato concilio; e se quella dell'avversario sia falsa e contro all'intento .^del predetto concilio: che in questa maniera recarammi grandissima utilit�, posciache od io potr� sodamente assicurarmi (essendo con-
 
 
 
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Ill.mo e Rev.mo Mons.re S.re padrone col.mo
V.S. Ill.ma non si deve maravigliare se io le addimandai il leggitimo sentimento delle parole "Vel aliunde habeant unde commodè vi vere possint"; poichè, essendomi stato assegnato patrimonio ecclesiastico con conditione che quando bavero alcun dì unde commode vivere queam, assignatio patrimonialis sit nulla. Perciò l'assignante per quelle parole pretende de iure esser libero della detta assignatione saltem pro tempore che io assegnatario bavero cura mercenaria, capella simile od altri somiglianti incerti emolumenti da cui possa commodamante vivere; stando che ex his emolumentis ac bonis incertis habere valeam sufficiens victum: et cessi anco (allega l'assignante) il fine dell'assignatione patrimoniale, che è (come si cava dal sacro santo concilio di Trento al principio del capo secondo di Riforma) ne clerici cum ordinis dedecore mendicent. Onde, cessante causa che io non sia astretto da necessità, potendo havere da questi incerti emolumenti il commodo vivere debet, và proseguendo egli caviliosamente, cessare effectus dell'assignatione patrimoniale. Io assignatario all'incontro per quelle parole intendo giuridicamente gaudere assig natione patrimonii ecclesiastici usquequo adeptus fuero beneficium ecclesiasticum sufficientis redditus,vel aliunde habuero unde commodè vivere possim, idest (interpreto io) vel obtinuero pensionem ecclesiasticam aut saecularem aliavo bona certa atque perpetua, ex quibus valeam agere vitam commodam sivè sanus sive aegrotus, quaeque aequiparari valeant ecclesiastico beneficio. Si che dunque, Ill.mo mio Signore, à ragione mi mossi à chiederle humilmente di cotali parole il vero senso. Onde V.S. Ill.ma degnerassi (se degnarsi lece) per l'immensa sua benignità di significarmi bora con sue lettere se la mia interpretatione sia buona e conforme alla mente del prefato concilio; e se quella dell'avversario sia falsa e contro all'intento del predetto concilio: che in questa maniera recarammi grandissima utilità, posciache od io potrò sodamente assicurarmi (essendo conforme)
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