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	<title>Seminario: Le diable archiviste - Revision history</title>
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		<title>Martín M. Morales: /* Sed ego non sum egoAmbrosius, De Poenitentae, Liber II, cap. 10. */</title>
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		<updated>2026-01-20T07:27:56Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;span class=&quot;autocomment&quot;&gt;Sed ego non sum egoAmbrosius, De Poenitentae, Liber II, cap. 10.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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		<author><name>Martín M. Morales</name></author>
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		<title>Martín M. Morales: /* Sed ego non sum egoAmbrosius, De Poenitentae, Liber II, cap. 10. */</title>
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Dall'unità alla differenza'', p. 63.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Seguendo le categorie di W. Ong, l'''io'' che emerge del testo del ''Memoriale'' è un ''personaggio piano'' che non pretende in nessun modo stupire al lettore&lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Opposto al personaggio &amp;quot;rotondo&amp;quot; [della &lt;/del&gt;scrittura&lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;] c&lt;/del&gt;'è il &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;&amp;quot;&lt;/del&gt;piano&lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;&amp;quot;&lt;/del&gt;, &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;il tipo di figura che &lt;/del&gt;non &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;stupisce mai &lt;/del&gt;il &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;lettore&lt;/del&gt;, &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;ma piuttosto lo delizia recitando esattamente come ci si aspetta che faccia&lt;/del&gt;. &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;Ora sappiamo che &lt;/del&gt;il personaggio &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;&amp;quot;pesante&amp;quot; (o &amp;quot;piatto&amp;quot;) deriva originariamente dalla narrazione orale primaria&lt;/del&gt;, &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;che &lt;/del&gt;non può &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;offrire personaggi &lt;/del&gt;di &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;altro tipo. Il &lt;/del&gt;personaggio &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;tipo&lt;/del&gt;, &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;serve sia per organizzare &lt;/del&gt;la &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;linea della trama &lt;/del&gt;che &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;per gestire gli elementi &lt;/del&gt;non &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;narrativi che si presentano nella narrazione&lt;/del&gt;. Ong, Walter, ''Oralità e scrittura''.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;br&amp;gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #a3d3ff; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;È evidente che ogni processo comunicativo presuppone individui che lo inizino. Ma l'utilizzo che si fa dell' ''io'' corrisponde all’antico concetto di ''persona''&amp;lt;ref&amp;gt;&amp;quot;Persona est conditio, status, munus, quod quisque inter homines et in vita civili gerit&amp;quot; (Forcellini).&amp;lt;/ref&amp;gt; e non di individuo. Così N. Luhmann: ''Ma allora si dovrebbe parlare di persone nel loro vecchio e stretto senso, e non di individui (esseri umani, coscienza, soggetti, ecc.). I nomi e i pronomi utilizzati nella comunicazione non hanno la minima analogia con ciò che indicano. Nessuno è 'io'. E lo è così poco come la parola mela è una mela''&amp;lt;ref&amp;gt;Luhmann, Niklas ''Complessità e modernità. Dall'unità alla differenza'', p. 63.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Seguendo le categorie di W. Ong, l'''io'' che emerge del testo del ''Memoriale'' è un ''personaggio piano'' che non pretende in nessun modo stupire al lettore&lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;. Trattandosi da una &lt;/ins&gt;scrittura &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;in cui l&lt;/ins&gt;'&lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;oralità &lt;/ins&gt;è il &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;mezzo privilegiato il ''personaggio &lt;/ins&gt;piano&lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;'' è costruito intorno a pochi tratti fortemente marcati, spesso stereotipati&lt;/ins&gt;, &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;facilmente riconoscibili e memorizzabili. La sua funzione principale &lt;/ins&gt;non &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;è rappresentare una interiorità complessa, ma garantire stabilità narrativa: &lt;/ins&gt;il &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;personaggio deve essere ricordato, richiamato, riconosciuto senza ambiguità. Per questo è coerente, ripetitivo&lt;/ins&gt;, &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;prevedibile; agisce sempre “secondo il suo tipo”&lt;/ins&gt;. &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;In un contesto orale, dove &lt;/ins&gt;il &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;racconto vive nella performance e nella ripetizione, la complessità psicologica sarebbe un ostacolo alla memoria e alla trasmissione.&amp;lt;ref&amp;gt;Il &lt;/ins&gt;personaggio &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;rotondo, al contrario&lt;/ins&gt;, &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;è un prodotto tipico della scrittura avanzata e della cultura tipografica. Qui il personaggio &lt;/ins&gt;non &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;è più riducibile a un solo tratto dominante, ma presenta ambiguità, contraddizioni, sviluppo nel tempo. È “rotondo” perché &lt;/ins&gt;può &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;sorprendere, cambiare, fallire, riflettere su se stesso. Questo tipo &lt;/ins&gt;di personaggio &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;presuppone un ambiente comunicativo in cui il testo è stabile, rileggibile, analizzabile, e in cui il lettore può tornare indietro, confrontare passaggi&lt;/ins&gt;, &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;seguire evoluzioni interiori. La scrittura rende possibile &lt;/ins&gt;la &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;costruzione di una interiorità complessa, &lt;/ins&gt;che non &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;deve più essere immediatamente memorizzabile&lt;/ins&gt;. Ong, Walter, ''Oralità e scrittura''.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;br&amp;gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background-color: #f8f9fa; color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #eaecf0; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;Alcuni testi permettono di ricostruire le aspettative sociali riguardo all'''io''. Un testo del ''De Poenitentiae'' di Sant'Ambrogio è particolarmente indicativo in questo senso:  &lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background-color: #f8f9fa; color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #eaecf0; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;Alcuni testi permettono di ricostruire le aspettative sociali riguardo all'''io''. Un testo del ''De Poenitentiae'' di Sant'Ambrogio è particolarmente indicativo in questo senso:  &lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
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		<author><name>Martín M. Morales</name></author>
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		<id>https://gate.unigre.it/mediawiki-test/index.php?title=Seminario:_Le_diable_archiviste&amp;diff=145570&amp;oldid=prev</id>
		<title>Martín M. Morales: /* Sed ego non sum egoAmbrosius, De Poenitentae, Liber II, cap. 10. */</title>
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		<updated>2026-01-01T08:56:18Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;span class=&quot;autocomment&quot;&gt;Sed ego non sum egoAmbrosius, De Poenitentae, Liber II, cap. 10.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;−&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #ffe49c; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;La teoria sistemica della società consente invece di pensare il rapporto tra coscienza e comunicazione in termini di simmetria strutturale. Coscienza e società sono sistemi autopoietici che appartengono a ordini differenti: la coscienza opera come sistema dei pensieri, la comunicazione come sistema delle operazioni sociali. Nessuno dei due può essere ridotto all’altro, né posto come sua causa o origine. La coscienza non si estende nella comunicazione come una sostanza che si esprime, così come la comunicazione non è un semplice mezzo di trasporto di contenuti mentali già costituiti. La comunicazione avviene solo quando si realizza una connessione comunicativa effettiva, vale a dire quando un atto, una parola o uno scritto vengono selezionati come comunicazione da altre comunicazioni. &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;In assenza di comprensione — intesa come possibilità di prosecuzione del processo — non vi è comunicazione, ma solo un evento privo di seguito.&lt;/del&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #a3d3ff; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;La comunicazione, dunque, non è l’esecuzione di un piano soggettivo, bensì un evento emergente che si costituisce attraverso la sintesi di informazione, enunciazione e comprensione. Senza comprensione — intesa non come accordo psicologico, ma come possibilità di prosecuzione comunicativa — non vi è comunicazione. Non è la sincerità o meno di Pierre Favre a garantire la comunicazione, ma la compatibilità del testo con strutture comunicative già disponibili, capaci di assorbirlo e di rilanciarlo.&lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;&amp;lt;br&amp;gt;&lt;/ins&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
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&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;−&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #ffe49c; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot;&gt; &lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
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		<author><name>Martín M. Morales</name></author>
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		<title>Martín M. Morales: /* Sed ego non sum egoAmbrosius, De Poenitentae, Liber II, cap. 10. */</title>
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		<updated>2026-01-01T08:36:20Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;span class=&quot;autocomment&quot;&gt;Sed ego non sum egoAmbrosius, De Poenitentae, Liber II, cap. 10.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background-color: #f8f9fa; color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #eaecf0; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background-color: #f8f9fa; color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #eaecf0; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background-color: #f8f9fa; color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #eaecf0; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;Ne deriva una conseguenza teorica decisiva: il soggetto non è il fondamento della comunicazione, ma una sua attribuzione interna. L’idea di un “io che comunica” non precede il processo comunicativo, ma emerge al suo interno come forma di auto-osservazione sociale. La comunicazione non trasporta significati da una coscienza all’altra, ma produce significato nel proprio svolgersi, stabilendo retroattivamente ciò che conta come intenzione, comprensione o fraintendimento.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background-color: #f8f9fa; color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #eaecf0; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;Ne deriva una conseguenza teorica decisiva: il soggetto non è il fondamento della comunicazione, ma una sua attribuzione interna. L’idea di un “io che comunica” non precede il processo comunicativo, ma emerge al suo interno come forma di auto-osservazione sociale. La comunicazione non trasporta significati da una coscienza all’altra, ma produce significato nel proprio svolgersi, stabilendo retroattivamente ciò che conta come intenzione, comprensione o fraintendimento.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
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		<author><name>Martín M. Morales</name></author>
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	<entry>
		<id>https://gate.unigre.it/mediawiki-test/index.php?title=Seminario:_Le_diable_archiviste&amp;diff=145568&amp;oldid=prev</id>
		<title>Martín M. Morales: /* Sed ego non sum egoAmbrosius, De Poenitentae, Liber II, cap. 10. */</title>
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		<updated>2026-01-01T08:31:30Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;span class=&quot;autocomment&quot;&gt;Sed ego non sum egoAmbrosius, De Poenitentae, Liber II, cap. 10.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background-color: #f8f9fa; color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #eaecf0; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;L' ''io'' che appare nel testo del ''Memoriale'', per tanto, non corrisponde a un ''io'' psichico, vale a dire all'operazione di una coscienza individuale ma alla aspettativa con la quale il sistema sociale considerava l'''io''.  L' ''io'' in questione è un ''io'' comunicativo che deve essere modellato secondo la legge evangelica prevista per il discepolo il quale deve rinnegare se stesso.&amp;lt;br&amp;gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background-color: #f8f9fa; color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #eaecf0; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;L' ''io'' che appare nel testo del ''Memoriale'', per tanto, non corrisponde a un ''io'' psichico, vale a dire all'operazione di una coscienza individuale ma alla aspettativa con la quale il sistema sociale considerava l'''io''.  L' ''io'' in questione è un ''io'' comunicativo che deve essere modellato secondo la legge evangelica prevista per il discepolo il quale deve rinnegare se stesso.&amp;lt;br&amp;gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
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&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background-color: #f8f9fa; color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #eaecf0; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;::: ''L'uomo rinneghi se stesso e si trasformi completamente, come quel giovane di cui parla la favola. Questi, essendo andato in terra straniera dopo aver avuto una relazione con una prostituta, e quindi essendo ritornato dimentico di quell'amore, incontrò successivamente la vecchia amante la quale, stupita che non le avesse rivolto la parola, pensò di non essere stata riconosciuta. Allora, incontrandolo una seconda volta, gli disse: 'Sono io'. Ma egli le rispose: 'Ma io non sono più io'''.&amp;lt;br&amp;gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background-color: #f8f9fa; color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #eaecf0; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;::: ''L'uomo rinneghi se stesso e si trasformi completamente, come quel giovane di cui parla la favola. Questi, essendo andato in terra straniera dopo aver avuto una relazione con una prostituta, e quindi essendo ritornato dimentico di quell'amore, incontrò successivamente la vecchia amante la quale, stupita che non le avesse rivolto la parola, pensò di non essere stata riconosciuta. Allora, incontrandolo una seconda volta, gli disse: 'Sono io'. Ma egli le rispose: 'Ma io non sono più io'''.&amp;lt;br&amp;gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
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&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background-color: #f8f9fa; color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #eaecf0; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;:::''Il mutamento del luogo è molto utile per calmare la febbre e l'agitazione causate sia dal dolore che dall'amore. Il ragazzo di cui parla S. Ambrogio nel II libro della Penitenza, ritornò da un lungo viaggio completamente guarito dai futili amori che l'avevano attanagliato prima; alla sciocca amante che, incontrandolo gli disse: Non mi conosci? sono sempre la stessa! Sì, certo, rispose, ma sono io che non sono più lo stesso. La lontananza aveva operato in lui quel felice mutamento.''&amp;lt;ref&amp;gt;S. François de Sales, ''Introduction à la vie dévote''. Lyon chez Pierre Rigaud, 1609, troisiéme partie, Cap. XXI. &amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;br&amp;gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background-color: #f8f9fa; color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #eaecf0; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;:::''Il mutamento del luogo è molto utile per calmare la febbre e l'agitazione causate sia dal dolore che dall'amore. Il ragazzo di cui parla S. Ambrogio nel II libro della Penitenza, ritornò da un lungo viaggio completamente guarito dai futili amori che l'avevano attanagliato prima; alla sciocca amante che, incontrandolo gli disse: Non mi conosci? sono sempre la stessa! Sì, certo, rispose, ma sono io che non sono più lo stesso. La lontananza aveva operato in lui quel felice mutamento.''&amp;lt;ref&amp;gt;S. François de Sales, ''Introduction à la vie dévote''. Lyon chez Pierre Rigaud, 1609, troisiéme partie, Cap. XXI. &amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;br&amp;gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
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		<author><name>Martín M. Morales</name></author>
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		<title>10.0.0.23: /* Sed ego non sum egoAmbrosius, De Poenitentae, Liber II, cap. 10. */</title>
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		<updated>2026-01-01T08:25:28Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;span class=&quot;autocomment&quot;&gt;Sed ego non sum egoAmbrosius, De Poenitentae, Liber II, cap. 10.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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				&lt;td colspan=&quot;2&quot; style=&quot;background-color: #fff; color: #202122; text-align: center;&quot;&gt;Revision as of 08:25, 1 January 2026&lt;/td&gt;
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&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;−&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #ffe49c; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;L'ipotesi di un testo autografo del ''Memoriale'' denota un desiderio di centralità dell'individuo nella comunicazione che supporrebbe la possibilità di accesso alla coscienza di ''alter''. Il rapporto tra coscienza e comunicazione è, in questa concezione, ''asimmetrico''&lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;.&lt;/del&gt;&amp;lt;ref&amp;gt;[...] la relazione tra coscienza e comunicazione non può essere compresa in modo ''asimmetrico'', come richiederebbe la concezione usuale. La coscienza non è né causa né origine, non è né sostanza né soggetto della comunicazione. La comunicazione non avviene in modo tale che sia il soggetto a prendere per primo la decisione di comunicare, portando poi in pratica tale disegno, in modo che, infine, come effetto di questa catena causale, qualcuno ascolti o legga ciò che è stato detto o scritto. N. Luhmann, ''La ciencia de la sociedad,'' 49.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;br&amp;gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #a3d3ff; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;−&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #ffe49c; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;La &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;relazione simmetrica tra coscienza e comunicazione, a partire da una &lt;/del&gt;teoria sistemica della società&lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;, è un'alternativa teorica allo schema causale e intenzionalistico che domina la tradizione filosofica moderna. L’idea corrente secondo cui la comunicazione sarebbe &lt;/del&gt;il &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;risultato di un atto soggettivo — una decisione della &lt;/del&gt;coscienza &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;che precede &lt;/del&gt;e &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;fonda l’atto comunicativo — introduce infatti una ''asimmetria'' concettuale che oscura il funzionamento reale dei processi sociali. In questa prospettiva ''usuale'', il soggetto pensa, decide di comunicare, formula un messaggio e lo trasmette, producendo come effetto l’ascolto o la lettura da parte &lt;/del&gt;di &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;un altro soggetto&lt;/del&gt;. &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;È possibile invece considerare coscienza &lt;/del&gt;e società &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;in quanto &lt;/del&gt;sistemi autopoietici&lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;, &lt;/del&gt;che appartengono a ordini differenti: la coscienza &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;è il &lt;/del&gt;sistema dei pensieri, la comunicazione &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;è il &lt;/del&gt;sistema delle operazioni sociali. Nessuno dei due può essere ridotto all’altro, né &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;uno può essere &lt;/del&gt;posto come causa o origine &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;dell’altro&lt;/del&gt;. La coscienza non &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;è una sostanza che &lt;/del&gt;si estende nella comunicazione&lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;, né il soggetto &lt;/del&gt;che &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;ne governa l’inizio e lo svolgimento. Allo stesso modo&lt;/del&gt;, la comunicazione non è un semplice mezzo di &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;espressione &lt;/del&gt;di contenuti mentali già costituiti.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #a3d3ff; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;&lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;Letto in questa chiave, il Memoriale non può essere interpretato come l’espressione diretta di un’interiorità, né come un documento che consentirebbe un accesso privilegiato alla coscienza del suo autore. Esso è comunicazione solo nella misura in cui viene ricevuto come tale, cioè selezionato, letto, copiato, archiviato, riutilizzato all’interno di pratiche spirituali, istituzionali o storiografiche. L’analisi testuale deve dunque spostare il proprio baricentro dall’atto di scrittura all’atto di ricezione, da alter a ego: non è l’intenzione di chi scrive a fondare la comunicazione, ma il riconoscimento comunicativo da parte di altre comunicazioni. In questo senso, un testo non “è” comunicazione per il solo fatto di essere stato scritto, ma lo diventa solo quando entra in una catena comunicativa che lo assume come tale.&lt;/ins&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;−&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #ffe49c; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;In questa cornice, la comunicazione non avviene perché un soggetto decide di comunicare, ma solo quando si realizza una connessione comunicativa effettiva. Un atto, una parola, uno scritto non sono comunicazione in quanto espressioni intenzionali, ma solo nella misura in cui vengono selezionati come comunicazione da altre comunicazioni. La comunicazione, dunque, non è l’esecuzione di un piano soggettivo, bensì un evento emergente che si costituisce attraverso la sintesi di informazione, enunciazione e comprensione. Senza comprensione — intesa non come accordo psicologico, ma come possibilità di prosecuzione comunicativa — non vi è comunicazione.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #a3d3ff; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
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&lt;tr&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot;&gt; &lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #a3d3ff; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;L'ipotesi di un testo autografo del ''Memoriale'' denota un desiderio di centralità dell'individuo nella comunicazione che supporrebbe la possibilità di accesso alla coscienza di ''alter''. Il rapporto tra coscienza e comunicazione è, in questa concezione, ''asimmetrico''&amp;lt;ref&amp;gt;[...] la relazione tra coscienza e comunicazione non può essere compresa in modo ''asimmetrico'', come richiederebbe la concezione usuale. La coscienza non è né causa né origine, non è né sostanza né soggetto della comunicazione. La comunicazione non avviene in modo tale che sia il soggetto a prendere per primo la decisione di comunicare, portando poi in pratica tale disegno, in modo che, infine, come effetto di questa catena causale, qualcuno ascolti o legga ciò che è stato detto o scritto. N. Luhmann, ''La ciencia de la sociedad,'' 49.&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;.&lt;/ins&gt;&amp;lt;br&amp;gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot;&gt; &lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #a3d3ff; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
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&lt;tr&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot;&gt; &lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #a3d3ff; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
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&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background-color: #f8f9fa; color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #eaecf0; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background-color: #f8f9fa; color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #eaecf0; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
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		<author><name>10.0.0.23</name></author>
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		<title>Martín M. Morales: /* Sed ego non sum egoAmbrosius, De Poenitentae, Liber II, cap. 10. */</title>
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		<updated>2026-01-01T08:02:59Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;span class=&quot;autocomment&quot;&gt;Sed ego non sum egoAmbrosius, De Poenitentae, Liber II, cap. 10.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background-color: #f8f9fa; color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #eaecf0; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;In questa cornice, la comunicazione non avviene perché un soggetto decide di comunicare, ma solo quando si realizza una connessione comunicativa effettiva. Un atto, una parola, uno scritto non sono comunicazione in quanto espressioni intenzionali, ma solo nella misura in cui vengono selezionati come comunicazione da altre comunicazioni. La comunicazione, dunque, non è l’esecuzione di un piano soggettivo, bensì un evento emergente che si costituisce attraverso la sintesi di informazione, enunciazione e comprensione. Senza comprensione — intesa non come accordo psicologico, ma come possibilità di prosecuzione comunicativa — non vi è comunicazione.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt; &lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background-color: #f8f9fa; color: #202122; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #eaecf0; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;In questa cornice, la comunicazione non avviene perché un soggetto decide di comunicare, ma solo quando si realizza una connessione comunicativa effettiva. Un atto, una parola, uno scritto non sono comunicazione in quanto espressioni intenzionali, ma solo nella misura in cui vengono selezionati come comunicazione da altre comunicazioni. La comunicazione, dunque, non è l’esecuzione di un piano soggettivo, bensì un evento emergente che si costituisce attraverso la sintesi di informazione, enunciazione e comprensione. Senza comprensione — intesa non come accordo psicologico, ma come possibilità di prosecuzione comunicativa — non vi è comunicazione.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
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		<author><name>Martín M. Morales</name></author>
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		<title>Martín M. Morales: /* Sed ego non sum egoAmbrosius, De Poenitentae, Liber II, cap. 10. */</title>
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		<updated>2026-01-01T08:00:39Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;span class=&quot;autocomment&quot;&gt;Sed ego non sum egoAmbrosius, De Poenitentae, Liber II, cap. 10.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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		<author><name>Martín M. Morales</name></author>
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		<title>10.0.0.23: /* Sed ego non sum egoAmbrosius, De Poenitentae, Liber II, cap. 10. */</title>
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		<updated>2026-01-01T07:56:23Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;span class=&quot;autocomment&quot;&gt;Sed ego non sum egoAmbrosius, De Poenitentae, Liber II, cap. 10.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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		<author><name>10.0.0.23</name></author>
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		<title>Martín M. Morales: /* Sed ego non sum egoAmbrosius, De Poenitentae, Liber II, cap. 10. */</title>
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		<updated>2025-12-23T10:22:27Z</updated>

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		<author><name>Martín M. Morales</name></author>
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