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	<title>GATE - User contributions [en]</title>
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		<id>https://gate.unigre.it/mediawiki-test/index.php?title=Memorial_segundo&amp;diff=145632</id>
		<title>Memorial segundo</title>
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		<updated>2026-01-19T23:23:52Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;==Uno scritto di riforma==&lt;br /&gt;
Il ''Memorial segundo al Concilio de Trento'', come lo abbiamo qui intitolato, fa parte degli scritti di riforma di [[Name::Juan de Ávila]]. Lungo e articolato, è composto di due parti distinte: un trattato contro le eresie (&amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;) e alcune raccomandazioni al Concilio di Trento per la sua terza convocazione (&amp;quot;Advertencias al santo Concilio de Trento, tercera convocatoria&amp;quot;). Di ciascuna sezione si evince la diversa origine dalla differente natura e da questo indizio: nel 1623, l'editto per le informazioni del processo di beatificazione e canonizzazione elenca tra le opere del Maestro sia le &amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento&amp;quot; sia il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;, considerandoli testi indipendenti. A prova di ciò, il manoscritto A2 (in portoghese) contiene solo il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per avere un'idea complessiva degli scritti di riforma dell'apostolo dell'Andalusia, eccone l'elenco, secondo i titoli usati nell'edizione critica più recente:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
*''Memorial primero al Concilio de Trento (1551)'' ;&lt;br /&gt;
*''Lo que se debe avisar a los obispos'' ;&lt;br /&gt;
*''Memorial segundo al Concilio de Trento (1561)'' ;&lt;br /&gt;
*''De la veneración que se debe a los concilios''; &lt;br /&gt;
*''Advertencias necesarias para los reyes'';&lt;br /&gt;
*''Advertencias al Concilio de Toledo (1565-1566)'';&lt;br /&gt;
*''Algunas advertencias''.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Riferimenti al Memorial segundo, dopo la morte di Juan de Ávila==&lt;br /&gt;
*1618, nell'edizione delle Opere preparata da Ruiz de Mesa: il P. Christoval de Ovalle spiega nell'''Aprobacion'' di aver escluso dalla pubblicazione gli ''avisos'' al Concilio di Trento, ritenendone gli argomenti già attuati e superati. Di fatto nell'edizione mancano tutti gli scritti di riforma. L'edizione di Ruiz de Mesa viene ristampata nel 1674, attestando la conformità all'originale.&lt;br /&gt;
*1623, nell'editto per le informazioni del processo di beatificazione e di canonizzazione di [[Name::Juan de Ávila]]: si elencano le opere del Maestro, tra cui 4 scritti di riforma, compresi le &amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento&amp;quot; e il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;. Da questo momento si perdono le tracce di questi scritti.&lt;br /&gt;
*1936: il p. Huberto Jedin fece conoscere l'esistenza del manoscritto [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)] dell'Archivio della Pontificia Università Gregoriana, contenente anche il testo di ciò che oggi chiamiamo il ''Memorial segundo al Concilio de Trento''. Nel manoscritto, che è una miscellanea di scritti sul Concilio di Trento, l'opera di [[Name::Juan de Ávila]] si apre con il seguente titolo: «Síguense los escriptos del Maestro Joan Dávila q&amp;lt;span class=&amp;quot;abbreviation&amp;quot; style=&amp;quot;text-decoration: underline dotted&amp;quot; title=&amp;quot;&amp;quot;&amp;gt;ue&amp;lt;/span&amp;gt; scrivió&amp;lt;lb/&amp;gt; para el sancto concilio Tridentino&amp;lt;lb/&amp;gt; a petición del R&amp;lt;span class=&amp;quot;abbreviation&amp;quot; style=&amp;quot;text-decoration: underline dotted&amp;quot; title=&amp;quot;&amp;quot;&amp;gt;everendísi&amp;lt;/span&amp;gt;mo S&amp;lt;span class=&amp;quot;abbreviation&amp;quot; style=&amp;quot;text-decoration: underline dotted&amp;quot; title=&amp;quot;&amp;quot;&amp;gt;eñ&amp;lt;/span&amp;gt;or el Arço&amp;lt;span class=&amp;quot;abbreviation&amp;quot; style=&amp;quot;text-decoration: underline dotted&amp;quot; title=&amp;quot;&amp;quot;&amp;gt;bis&amp;lt;/span&amp;gt;po de Granada&amp;lt;lb/&amp;gt; quando fue allá».&lt;br /&gt;
*1945: edizione dei due memoriali (primo e secondo), fino ad allora inediti, a cura del p. Camilo María Abad, S.I. &lt;br /&gt;
*1946: venne resa nota l'esistenza di un altro manoscritto, consistente nella traduzione in portoghese della sola prima parte del ''Memorial segundo''. Si tratta del ms.518 (D. 8.21) della Biblioteca Angelica di Roma (A2): «Tratado do P.e M. Auila das causas donde naçerao as heregias edos rem.os dellas».&lt;br /&gt;
*Negli anni Quaranta riemersero altri manoscritti degli scritti di riforma, contenenti anche il ''Memorial segundo''.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Manoscritti del Memorial segundo==&lt;br /&gt;
Non si è conservato l'originale autografo. Esistono soltanto le seguenti copie manoscritte. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''In spagnolo:'''&lt;br /&gt;
*Roma, Archivio Storico Pontificia Università Gregoriana, ms. [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)]: Miscellanea sul Concilio Tridentino f. 1r-42r (G1);&lt;br /&gt;
*Roma, Archivio Storico Pontificia Università Gregoriana, ms. 1334 (G2) = [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]];&lt;br /&gt;
*San Lorenzo de El Escorial,  Real Biblioteca del Monasterio, ms. § III 21 f. 101r-174v (E1);&lt;br /&gt;
*San Lorenzo de El Escorial, Real Biblioteca del Monasterio, ms. J III 27 f. 141r-183r (E2);&lt;br /&gt;
*Madrid, Real Academia de la Historia, ms. est.27 gr.2 n.37 f. 1r-74r (A);&lt;br /&gt;
*Toledo, Archivo Curia S. J., ms. f. 1r-50v (T);&lt;br /&gt;
*Santiago de Compostela, Archivo Provincial de los Padres Franciscanos, ms. T-2. Año 1596 (F).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''In portoghese:'''&lt;br /&gt;
*Roma, Biblioteca Angelica, ms.518 = D. 8.21 (A2). Contiene solo la prima parte dell'opera. &lt;br /&gt;
&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il manoscritto E2 contiene annotazioni autografe di Felipe II.&lt;br /&gt;
&amp;lt;!--testo che non si vede--&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Edizioni del Memorial segundo==&lt;br /&gt;
*1945, nel cinquantesimo anniversario della beatificazione di [[Name::Juan de Ávila]] e all'inizio della commemorazione del quattrocentesimo anniversario del Concilio di Trento: all'interno della rivista ''Miscelánea Comillas'', edizione dei due memoriali inediti, a cura del p. Camilo María Abad, S.I. Egli divise i testi in paragrafi e li numerò, aggiungendo anche i titoli alle varie sezioni. Per il suo ''Memorial segundo, 1561: causas y remedios de las herejías'' utilizzò tre manoscritti: il ms. [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)], uno di quelli di El Escorial (E1) e quello importante della Real Academia de la Historia (A). Si dispiacque di non poter consultare il manoscritto di Toledo (T). Inoltre, descrisse il contenuto del manoscritto A. Nel suo ''Memorial segundo, 1561: causas y remedios de las herejías'' non si distinguono le due diverse parti, il trattato delle cause e dei rimedi delle eresie (pp.43-103) e gli avvisi al Concilio di Trento (pp.103-151). &lt;br /&gt;
*1971: nell'edizione critica ''Obras completas del Santo Maestro Juan de Ávila'' della Biblioteca de Autores Cristianos (BAC) in sei volumi (gli scritti riformatori sono collocati nel sesto). &lt;br /&gt;
*1990: nella riedizione in tre volumi con alcuni ritocchi (i trattati di riforma appaiono nel secondo). &lt;br /&gt;
*2001: nell'edizione critica ''Obras completas de San Juan de Ávila. Nueva edición crítica'' in tre volumi (collezione BAC Maior). Il ''Memorial segundo al Concilio de Trento (1561)'', così viene chiamato, si trova nel volume II; per editarlo sono stati utilizzati tutti i manoscritti in spagnolo dell'opera. &lt;br /&gt;
*2013: è stata pubblicata la seconda edizione di ''Obras completas de San Juan de Ávila. Nueva edición crítica''.&lt;br /&gt;
*2019: è uscita l'edizione digitale.&lt;br /&gt;
*2025: sulla piattaforma Gate trascrizione paleografica e annotazioni del manoscritto [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]](G2) del ''Memorial segundo al Concilio de Trento''.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Struttura dell'opera ==&lt;br /&gt;
A partire dal 1945, anno della prima edizione dei due memoriali da parte del P. Abad, il termine &amp;quot;secondo memoriale&amp;quot; designa l'unione dei due scritti diversi: &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot; e &amp;quot;Advertencias al santo Concilio de Trento, tercera convocatoria&amp;quot;.&amp;lt;lb/&amp;gt; &lt;br /&gt;
Il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot; è un'opera ordinata, avente una introduzione, due parti e le relative suddivisioni; il tutto ben proporzionato.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Introduzione. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
I. Cause delle eresie: 1ª cattiva coscienza; 2ª negligenza dei pastori e inganno dei falsi profeti; 3ª castigo di altri peccati.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
II. Rimedi: 1º in generale: soprattutto, penitenza; 2º in particolare: interventi da parte a) del supremo pastore e dei prelati; b) dei re e dei signori temporali.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
La seconda parte, &amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento, tercera convocatoria&amp;quot;, ha la seguente struttura, più pratica che sistematica.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
I. Magistero: 1º Dottrina cristiana: bambini, popolo. 2º Studi: grammatica, università, in particolare Sacra Scrittura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
II. Governo: Diversi aspetti di amministrazione ecclesiastica.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
III. Culto: Del Santissimo Sacramento.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
IV. Altri avvisi: 1º Riforma ecclesiastica. 2º Vari aspetti della cristianità. 3º Mali che i re possono rimediare.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
V. Sul celibato ecclesiastico.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
VI. Sulla vita religiosa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Datazione del Memorial segundo ==&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda la prima parte, il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;, la data di redazione più probabile è il 1565. Gli indizi che portano a questa scelta sono sia interni che esterni al testo. Quelli presenti nell'opera sono i seguenti.&lt;br /&gt;
* Si scrive che da quando [[Name::Lutero]] iniziò la sua predicazione ingannevole è trascorso un tempo breve, se si guarda il rapido sconvolgimento di tanti popoli e nazioni, ma anche un tempo notevole per la significatività delle trasformazioni. Si potrebbe quantificare questo periodo in una cinquantina di anni, arrivando così intorno al 1567.&lt;br /&gt;
* Vi è un'allusione alla ''Brevísima relación de la destrucción de las Indias'' di Fr. Bartolomé de las Casas, che è stata stampata a Sevilla nel 1552. Dunque il trattato è successivo.&lt;br /&gt;
* La scoperta dell'America viene collocata circa settanta anni prima. Quindi, si potrebbe essere negli anni intorno al 1562.&lt;br /&gt;
* Ci si lamenta del fatto che, sessanta o cinquanta anni prima, nessuno avesse avvisato il popolo di Dio del castigo che stava per colpirlo. Se contiamo cinquant'anni dall'inizio della ribellione di [[Name::Lutero]], arriviamo al 1567.&lt;br /&gt;
* Si fa un'allusione a una vittoria turca contro i cristiani, avvenuta  pochissimo tempo prima: la sconfitta cristiana per mano del corsaro ottomano Dragut avvenne alla fine del giugno 1565.&lt;br /&gt;
* Si riecheggiano le decisioni del Decreto di riforma della Sessione XXIII del Concilio di Trento, datata 15 luglio 1563. Di conseguenza il trattato è posteriore a tale data.&lt;br /&gt;
* Vi sono dei parallelismi strettissimi con altri scritti dello stesso [[Name::Juan de Ávila]]: somiglianza con una frase delle ''Advertencias al Concilio de Toledo'', che sono del 1565; quasi una copiatura di due capitoli dell'''Audi filia'', che è stato terminato alla fine del 1562; convergenza con una lettera a D. Francisco Chacón y Téllez de Girón, scritta nel 1565; corrispondenza con una lettera a [[Name::Pedro Guerrero]] del gennaio 1565; correlazioni con gli ''Avisos necesarios para los reyes'', che sono datati generalmente 1564. &amp;lt;lb/&amp;gt; &lt;br /&gt;
Un'indicazione temporale esterna al testo è la testimonianza di d. Diego de Guzmán, il quale, visitando [[Name::Juan de Ávila]] nell'estate del 1566, vide tra i suoi documenti uno scritto «per avviso del pastore universale», espressione che può certamente riferirsi al trattato contro le eresie.&amp;lt;lb/&amp;gt; &lt;br /&gt;
&amp;lt;lb/&amp;gt; &lt;br /&gt;
Per quanto riguarda invece la seconda parte, &amp;quot;Advertencias al santo Concilio de Trento, tercera convocatoria&amp;quot;, la sua datazione dipende anzitutto da questa indicazione temporale chiara: l'autore scrive che sono circa ventidue anni da quando Paolo III ha concesso la bolla al monastero dei predicatori della Minerva a Roma. Siccome il documento fu promulgato il 30 novembre 1539, le nostre raccomandazioni al Concilio di Trento risalgono circa al 1561. Un altro indizio cronologico utile proviene dai temi trattati dal Maestro, in particolare dalle sue riflessioni sul celibato sacerdotale, sollecitate dai vescovi spagnoli durante la terza fase del Concilio stesso, aperta il 18 gennaio 1562. La questione dell’ordinazione di uomini sposati divenne centrale nel giugno di quell’anno, quando si decise di consultare Juan de Ávila. Le ''Advertencias'' costituiscono la sua risposta e affrontano anche altri nodi discussi in quei mesi: benefici ecclesiastici, formazione del clero, disciplina religiosa. Si può collocare la loro redazione poco dopo il giugno 1562, nel pieno dell’ultima fase conciliare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
Per le edizioni del Memorial segundo:&lt;br /&gt;
*Juan de Ávila, ''Memorial segundo, 1561: causas y remedios de las herejías'', in  «Miscelánea Comillas. Revista de Ciencias Humanas y Sociales» 3 (1945) 41-151.&lt;br /&gt;
*Juan de Ávila, ''Memorial segundo al Concilio de Trento (1561)'', in ''Obras completas del Santo Maestro Juan de Ávila'', VI, Madrid, Biblioteca de autores cristianos, 1971, 77-195.&lt;br /&gt;
*Juan de Ávila, ''Memorial segundo al Concilio de Trento (1561)'', in ''Obras completas. Nueva edición crítica'', II, ''Comentarios bíblicos. Tratados de reforma. Tratados menores. Escritos menores'', 2 ed., Madrid, Biblioteca de autores cristianos, 2013 (BAC Maior. Serie Biblioteca Clásica), 521-619.&lt;br /&gt;
Per ciò che riguarda le vicende dei manoscritti, le edizioni degli scritti riformatori di Ávila e l'identificazione dei trattati originari:&lt;br /&gt;
*Luis Sala Balust – Francisco Martín Hernández, ''Tratados de reforma. Introducción'', in Juan de Ávila, ''Obras completas. Nueva edición crítica, II, Comentarios bíblicos. Tratados de reforma. Tratados menores. Escritos menores'', 2 ed., Madrid, Biblioteca de autores cristianos, 2013, 738-769. Rileviamo, tuttavia, che nella parte sull’identificazione del trattato «De las causas de las herejías», alle pagine 743-746, il conteggio dei manoscritti non è esatto, poiché non aggiornato.&lt;br /&gt;
*Nicolás Álvarez De Las Asturias (ed.), ''Avilistas del siglo XX'', Madrid, Ediciones San Dámaso, 2017.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
	</entry>
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		<id>https://gate.unigre.it/mediawiki-test/index.php?title=Memorial_segundo&amp;diff=145631</id>
		<title>Memorial segundo</title>
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		<updated>2026-01-19T23:21:19Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;==Uno scritto di riforma==&lt;br /&gt;
Il ''Memorial segundo al Concilio de Trento'', come lo abbiamo qui intitolato, fa parte degli scritti di riforma di [[Name::Juan de Ávila]]. Lungo e articolato, è composto di due parti distinte: un trattato contro le eresie (&amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;) e alcune raccomandazioni al Concilio di Trento per la sua terza convocazione (&amp;quot;Advertencias al santo Concilio de Trento, tercera convocatoria&amp;quot;). Di ciascuna sezione si evince la diversa origine dalla differente natura e da questo indizio: nel 1623, l'editto per le informazioni del processo di beatificazione e canonizzazione elenca tra le opere del Maestro sia le &amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento&amp;quot; sia il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;, considerandoli testi indipendenti. A prova di ciò, il manoscritto A2 (in portoghese) contiene solo il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per avere un'idea complessiva degli scritti di riforma dell'apostolo dell'Andalusia, eccone l'elenco, secondo i titoli usati nell'edizione critica più recente:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
*''Memorial primero al Concilio de Trento (1551)'' ;&lt;br /&gt;
*''Lo que se debe avisar a los obispos'' ;&lt;br /&gt;
*''Memorial segundo al Concilio de Trento (1561)'' ;&lt;br /&gt;
*''De la veneración que se debe a los concilios''; &lt;br /&gt;
*''Advertencias necesarias para los reyes'';&lt;br /&gt;
*''Advertencias al Concilio de Toledo (1565-1566)'';&lt;br /&gt;
*''Algunas advertencias''.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Riferimenti al Memorial segundo, dopo la morte di Juan de Ávila==&lt;br /&gt;
*1618, nell'edizione delle Opere preparata da Ruiz de Mesa: il P. Christoval de Ovalle spiega nell'''Aprobacion'' di aver escluso dalla pubblicazione gli ''avisos'' al Concilio di Trento, ritenendone gli argomenti già attuati e superati. Di fatto nell'edizione mancano tutti gli scritti di riforma. L'edizione di Ruiz de Mesa viene ristampata nel 1674, attestando la conformità all'originale.&lt;br /&gt;
*1623, nell'editto per le informazioni del processo di beatificazione e di canonizzazione di [[Name::Juan de Ávila]]: si elencano le opere del Maestro, tra cui 4 scritti di riforma, compresi le &amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento&amp;quot; e il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;. Da questo momento si perdono le tracce di questi scritti.&lt;br /&gt;
*1936: il p. Huberto Jedin fece conoscere l'esistenza del manoscritto [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)] dell'Archivio della Pontificia Università Gregoriana, contenente anche il testo di ciò che oggi chiamiamo il ''Memorial segundo al Concilio de Trento''. Nel manoscritto, che è una miscellanea di scritti sul Concilio di Trento, l'opera di [[Name::Juan de Ávila]] si apre con il seguente titolo: «Síguense los escriptos del Maestro Joan Dávila q&amp;lt;span class=&amp;quot;abbreviation&amp;quot; style=&amp;quot;text-decoration: underline dotted&amp;quot; title=&amp;quot;&amp;quot;&amp;gt;ue&amp;lt;/span&amp;gt; scrivió&amp;lt;lb/&amp;gt; para el sancto concilio Tridentino&amp;lt;lb/&amp;gt; a petición del R&amp;lt;span class=&amp;quot;abbreviation&amp;quot; style=&amp;quot;text-decoration: underline dotted&amp;quot; title=&amp;quot;&amp;quot;&amp;gt;everendísi&amp;lt;/span&amp;gt;mo S&amp;lt;span class=&amp;quot;abbreviation&amp;quot; style=&amp;quot;text-decoration: underline dotted&amp;quot; title=&amp;quot;&amp;quot;&amp;gt;eñ&amp;lt;/span&amp;gt;or el Arço&amp;lt;span class=&amp;quot;abbreviation&amp;quot; style=&amp;quot;text-decoration: underline dotted&amp;quot; title=&amp;quot;&amp;quot;&amp;gt;bis&amp;lt;/span&amp;gt;po de Granada&amp;lt;lb/&amp;gt; quando fue allá».&lt;br /&gt;
*1945: edizione dei due memoriali (primo e secondo), fino ad allora inediti, a cura del p. Camilo María Abad, S.I. &lt;br /&gt;
*1946: venne resa nota l'esistenza di un altro manoscritto, consistente nella traduzione in portoghese della sola prima parte del ''Memorial segundo''. Si tratta del ms.518 (D. 8.21) della Biblioteca Angelica di Roma (A2): «Tratado do P.e M. Auila das causas donde naçerao as heregias edos rem.os dellas».&lt;br /&gt;
*Negli anni Quaranta riemersero altri manoscritti degli scritti di riforma, contenenti anche il ''Memorial segundo''.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Manoscritti del Memorial segundo==&lt;br /&gt;
Non si è conservato l'originale autografo. Esistono soltanto le seguenti copie manoscritte. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''In spagnolo:'''&lt;br /&gt;
*Roma, Archivio Storico Pontificia Università Gregoriana, ms. [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)]: Miscellanea sul Concilio Tridentino f. 1r-42r (G1);&lt;br /&gt;
*Roma, Archivio Storico Pontificia Università Gregoriana, ms. 1334 (G2) = [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]];&lt;br /&gt;
*San Lorenzo de El Escorial,  Real Biblioteca del Monasterio, ms. § III 21 f. 101r-174v (E1);&lt;br /&gt;
*San Lorenzo de El Escorial, Real Biblioteca del Monasterio, ms. J III 27 f. 141r-183r (E2);&lt;br /&gt;
*Madrid, Real Academia de la Historia, ms. est.27 gr.2 n.37 f. 1r-74r (A);&lt;br /&gt;
*Toledo, Archivo Curia S. J., ms. f. 1r-50v (T);&lt;br /&gt;
*Santiago de Compostela, Archivo Provincial de los Padres Franciscanos, ms. T-2. Año 1596 (F).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''In portoghese:'''&lt;br /&gt;
*Roma, Biblioteca Angelica, ms.518 = D. 8.21 (A2). Contiene solo la prima parte dell'opera. &lt;br /&gt;
&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il manoscritto E2 contiene annotazioni autografe di Felipe II.&lt;br /&gt;
&amp;lt;!--testo che non si vede--&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Edizioni del Memorial segundo==&lt;br /&gt;
*1945, nel cinquantesimo anniversario della beatificazione di [[Name::Juan de Ávila]] e all'inizio della commemorazione del quattrocentesimo anniversario del Concilio di Trento: all'interno della rivista ''Miscelánea Comillas'', edizione dei due memoriali inediti, a cura del p. Camilo María Abad, S.I. Egli divise i testi in paragrafi e li numerò, aggiungendo anche i titoli alle varie sezioni. Per il suo ''Memorial segundo, 1561: causas y remedios de las herejías'' utilizzò tre manoscritti: il ms. [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)], uno di quelli di El Escorial (E1) e quello importante della Real Academia de la Historia (A). Si dispiacque di non poter consultare il manoscritto di Toledo (T). Inoltre, descrisse il contenuto del manoscritto A. Nel suo ''Memorial segundo, 1561: causas y remedios de las herejías'' non si distinguono le due diverse parti, il trattato delle cause e dei rimedi delle eresie (pp.43-103) e gli avvisi al Concilio di Trento (pp.103-151). &lt;br /&gt;
*1971: nell'edizione critica ''Obras completas del Santo Maestro Juan de Ávila'' della Biblioteca de Autores Cristianos (BAC) in sei volumi (gli scritti riformatori sono collocati nel sesto). &lt;br /&gt;
*1990: nella riedizione in tre volumi con alcuni ritocchi (i trattati di riforma appaiono nel secondo). &lt;br /&gt;
*2001: nell'edizione critica ''Obras completas de San Juan de Ávila. Nueva edición crítica'' in tre volumi (collezione BAC Maior). Il ''Memorial segundo al Concilio de Trento (1561)'', così viene chiamato, si trova nel volume II; per editarlo sono stati utilizzati tutti i manoscritti in spagnolo dell'opera. &lt;br /&gt;
*2013: è stata pubblicata la seconda edizione di ''Obras completas de San Juan de Ávila. Nueva edición crítica''.&lt;br /&gt;
*2019: è uscita l'edizione digitale.&lt;br /&gt;
*2025: sulla piattaforma Gate trascrizione paleografica e annotazioni del manoscritto [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]](G2) del ''Memorial segundo al Concilio de Trento''.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Struttura dell'opera ==&lt;br /&gt;
A partire dal 1945, anno della prima edizione dei due memoriali da parte del P. Abad, il termine &amp;quot;secondo memoriale&amp;quot; designa l'unione dei due scritti diversi: &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot; e &amp;quot;Advertencias al santo Concilio de Trento, tercera convocatoria&amp;quot;.&amp;lt;lb/&amp;gt; &lt;br /&gt;
Il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot; è un'opera ordinata, avente una introduzione, due parti e le relative suddivisioni; il tutto ben proporzionato.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Introduzione. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
I. Cause delle eresie: 1ª cattiva coscienza; 2ª negligenza dei pastori e inganno dei falsi profeti; 3ª castigo di altri peccati.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
II. Rimedi: 1º in generale: soprattutto, penitenza; 2º in particolare: interventi da parte a) del supremo pastore e dei prelati; b) dei re e dei signori temporali.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
La seconda parte, &amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento, tercera convocatoria&amp;quot;, ha la seguente struttura, più pratica che sistematica.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
I. Magistero: 1º Dottrina cristiana: bambini, popolo. 2º Studi: grammatica, università, in particolare Sacra Scrittura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
II. Governo: Diversi aspetti di amministrazione ecclesiastica.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
III. Culto: Del Santissimo Sacramento.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
IV. Altri avvisi: 1º Riforma ecclesiastica. 2º Vari aspetti della cristianità. 3º Mali che i re possono rimediare.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
V. Sul celibato ecclesiastico.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
VI. Sulla vita religiosa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Datazione del Memorial segundo ==&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda la prima parte, il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;, la data di redazione più probabile è il 1565. Gli indizi che portano a questa scelta sono sia interni che esterni al testo. Quelli presenti nell'opera sono i seguenti.&lt;br /&gt;
* Si scrive che da quando [[Name::Lutero]] iniziò la sua predicazione ingannevole è trascorso un tempo breve, se si guarda il rapido sconvolgimento di tanti popoli e nazioni, ma anche un tempo notevole per la significatività delle trasformazioni. Si potrebbe quantificare questo periodo in una cinquantina di anni, arrivando così intorno al 1567.&lt;br /&gt;
* Vi è un'allusione alla ''Brevísima relación de la destrucción de las Indias'' di Fr. Bartolomé de las Casas, che è stata stampata a Sevilla nel 1552. Dunque il trattato è successivo.&lt;br /&gt;
* La scoperta dell'America viene collocata circa settanta anni prima. Quindi, si potrebbe essere negli anni intorno al 1562.&lt;br /&gt;
* Ci si lamenta del fatto che, sessanta o cinquanta anni prima, nessuno avesse avvisato il popolo di Dio del castigo che stava per colpirlo. Se contiamo cinquant'anni dall'inizio della ribellione di [[Name::Lutero]], arriviamo al 1567.&lt;br /&gt;
* Si fa un'allusione a una vittoria turca contro i cristiani, avvenuta  pochissimo tempo prima: la sconfitta cristiana per mano del corsaro ottomano Dragut avvenne alla fine del giugno 1565.&lt;br /&gt;
* Si riecheggiano le decisioni del Decreto di riforma della Sessione XXIII del Concilio di Trento, datata 15 luglio 1563. Di conseguenza il trattato è posteriore a tale data.&lt;br /&gt;
* Vi sono dei parallelismi strettissimi con altri scritti dello stesso [[Name::Juan de Ávila]]: somiglianza con una frase delle ''Advertencias al Concilio de Toledo'', che sono del 1565; quasi una copiatura di due capitoli dell'''Audi filia'', che è stato terminato alla fine del 1562; convergenza con una lettera a D. Francisco Chacón y Téllez de Girón, scritta nel 1565; corrispondenza con una lettera a [[Name::Pedro Guerrero]] del gennaio 1565; correlazioni con gli ''Avisos necesarios para los reyes'', che sono datati generalmente 1564. &amp;lt;lb/&amp;gt; &lt;br /&gt;
Un'indicazione temporale esterna al testo è la testimonianza di d. Diego de Guzmán, il quale, visitando [[Name::Juan de Ávila]] nell'estate del 1566, vide tra i suoi documenti uno scritto «per avviso del pastore universale», espressione che può certamente riferirsi al trattato contro le eresie.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda invece la seconda parte, &amp;quot;Advertencias al santo Concilio de Trento, tercera convocatoria&amp;quot;, la sua datazione dipende anzitutto da questa indicazione temporale chiara: l'autore scrive che sono circa ventidue anni da quando Paolo III ha concesso la bolla al monastero dei predicatori della Minerva a Roma. Siccome il documento fu promulgato il 30 novembre 1539, le nostre raccomandazioni al Concilio di Trento risalgono circa al 1561. Un altro indizio cronologico utile proviene dai temi trattati dal Maestro, in particolare dalle sue riflessioni sul celibato sacerdotale, sollecitate dai vescovi spagnoli durante la terza fase del Concilio stesso, aperta il 18 gennaio 1562. La questione dell’ordinazione di uomini sposati divenne centrale nel giugno di quell’anno, quando si decise di consultare Juan de Ávila. Le ''Advertencias'' costituiscono la sua risposta e affrontano anche altri nodi discussi in quei mesi: benefici ecclesiastici, formazione del clero, disciplina religiosa. Si può collocare la loro redazione poco dopo il giugno 1562, nel pieno dell’ultima fase conciliare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
Per le edizioni del Memorial segundo:&lt;br /&gt;
*Juan de Ávila, ''Memorial segundo, 1561: causas y remedios de las herejías'', in  «Miscelánea Comillas. Revista de Ciencias Humanas y Sociales» 3 (1945) 41-151.&lt;br /&gt;
*Juan de Ávila, ''Memorial segundo al Concilio de Trento (1561)'', in ''Obras completas del Santo Maestro Juan de Ávila'', VI, Madrid, Biblioteca de autores cristianos, 1971, 77-195.&lt;br /&gt;
*Juan de Ávila, ''Memorial segundo al Concilio de Trento (1561)'', in ''Obras completas. Nueva edición crítica'', II, ''Comentarios bíblicos. Tratados de reforma. Tratados menores. Escritos menores'', 2 ed., Madrid, Biblioteca de autores cristianos, 2013 (BAC Maior. Serie Biblioteca Clásica), 521-619.&lt;br /&gt;
Per ciò che riguarda le vicende dei manoscritti, le edizioni degli scritti riformatori di Ávila e l'identificazione dei trattati originari:&lt;br /&gt;
*Luis Sala Balust – Francisco Martín Hernández, ''Tratados de reforma. Introducción'', in Juan de Ávila, ''Obras completas. Nueva edición crítica, II, Comentarios bíblicos. Tratados de reforma. Tratados menores. Escritos menores'', 2 ed., Madrid, Biblioteca de autores cristianos, 2013, 738-769. Rileviamo, tuttavia, che nella parte sull’identificazione del trattato «De las causas de las herejías», alle pagine 743-746, il conteggio dei manoscritti non è esatto, poiché non aggiornato.&lt;br /&gt;
*Nicolás Álvarez De Las Asturias (ed.), ''Avilistas del siglo XX'', Madrid, Ediciones San Dámaso, 2017.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://gate.unigre.it/mediawiki-test/index.php?title=Memorial_segundo&amp;diff=145572</id>
		<title>Memorial segundo</title>
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		<updated>2026-01-05T13:32:32Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;==Uno scritto di riforma==&lt;br /&gt;
Il ''Memorial segundo al Concilio de Trento'', come lo abbiamo qui intitolato, fa parte degli scritti di riforma di [[Name::Juan de Ávila]]. Lungo e articolato, è composto di due parti distinte: un trattato contro le eresie (&amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;) e alcune raccomandazioni al Concilio di Trento per la sua terza convocazione (&amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento, tercera convocatoria&amp;quot;). Di ciascuna sezione si evince la diversa origine dalla differente natura e da questo indizio: nel 1623, l'editto per le informazioni del processo di beatificazione e canonizzazione elenca tra le opere del Maestro sia le &amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento&amp;quot; sia il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;, considerandoli testi indipendenti. A prova di ciò, il manoscritto A2 (in portoghese) contiene solo il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per avere un'idea complessiva degli scritti di riforma dell'apostolo dell'Andalusia, eccone l'elenco, secondo i titoli usati nell'edizione critica più recente:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
*''Memorial primero al Concilio de Trento (1551)'' ;&lt;br /&gt;
*''Lo que se debe avisar a los obispos'' ;&lt;br /&gt;
*''Memorial segundo al Concilio de Trento (1561)'' ;&lt;br /&gt;
*''De la veneración que se debe a los concilios''; &lt;br /&gt;
*''Advertencias necesarias para los reyes'';&lt;br /&gt;
*''Advertencias al Concilio de Toledo (1565-1566)'';&lt;br /&gt;
*''Algunas advertencias''.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Riferimenti al Memorial segundo, dopo la morte di Juan de Ávila==&lt;br /&gt;
*1618, nell'edizione delle Opere preparata da Ruiz de Mesa: il P. Christoval de Ovalle spiega nell'''Aprobacion'' di aver escluso dalla pubblicazione gli ''avisos'' al Concilio di Trento, ritenendone gli argomenti già attuati e superati. Di fatto nell'edizione mancano tutti gli scritti di riforma. L'edizione di Ruiz de Mesa viene ristampata nel 1674, attestando la conformità all'originale.&lt;br /&gt;
*1623, nell'editto per le informazioni del processo di beatificazione e di canonizzazione di [[Name::Juan de Ávila]]: si elencano le opere del Maestro, tra cui 4 scritti di riforma, compresi le &amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento&amp;quot; e il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;. Da questo momento si perdono le tracce di questi scritti.&lt;br /&gt;
*1936: il p. Huberto Jedin fece conoscere l'esistenza del manoscritto [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)] dell'Archivio della Pontificia Università Gregoriana, contenente anche il testo di ciò che oggi chiamiamo il ''Memorial segundo al Concilio de Trento''. Nel manoscritto, che è una miscellanea di scritti sul Concilio di Trento, l'opera di [[Name::Juan de Ávila]] si apre con il seguente titolo: «Síguense los escriptos del Maestro Joan Dávila q&amp;lt;span class=&amp;quot;abbreviation&amp;quot; style=&amp;quot;text-decoration: underline dotted&amp;quot; title=&amp;quot;&amp;quot;&amp;gt;ue&amp;lt;/span&amp;gt; scrivió&amp;lt;lb/&amp;gt; para el sancto concilio Tridentino&amp;lt;lb/&amp;gt; a petición del R&amp;lt;span class=&amp;quot;abbreviation&amp;quot; style=&amp;quot;text-decoration: underline dotted&amp;quot; title=&amp;quot;&amp;quot;&amp;gt;everendísi&amp;lt;/span&amp;gt;mo S&amp;lt;span class=&amp;quot;abbreviation&amp;quot; style=&amp;quot;text-decoration: underline dotted&amp;quot; title=&amp;quot;&amp;quot;&amp;gt;eñ&amp;lt;/span&amp;gt;or el Arço&amp;lt;span class=&amp;quot;abbreviation&amp;quot; style=&amp;quot;text-decoration: underline dotted&amp;quot; title=&amp;quot;&amp;quot;&amp;gt;bis&amp;lt;/span&amp;gt;po de Granada&amp;lt;lb/&amp;gt; quando fue allá».&lt;br /&gt;
*1945: edizione dei due memoriali (primo e secondo), fino ad allora inediti, a cura del p. Camilo María Abad, S.I. &lt;br /&gt;
*1946: venne resa nota l'esistenza di un altro manoscritto, consistente nella traduzione in portoghese della sola prima parte del ''Memorial segundo''. Si tratta del ms.518 (D. 8.21) della Biblioteca Angelica di Roma (A2): «Tratado do P.e M. Auila das causas donde naçerao as heregias edos rem.os dellas».&lt;br /&gt;
*Negli anni Quaranta riemersero altri manoscritti degli scritti di riforma, contenenti anche il ''Memorial segundo''.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Manoscritti del Memorial segundo==&lt;br /&gt;
Non si è conservato l'originale autografo. Esistono soltanto le seguenti copie manoscritte. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''In spagnolo:'''&lt;br /&gt;
*Roma, Archivio Storico Pontificia Università Gregoriana, ms. [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)]: Miscellanea sul Concilio Tridentino f. 1r-42r (G1);&lt;br /&gt;
*Roma, Archivio Storico Pontificia Università Gregoriana, ms. 1334 (G2) = [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]];&lt;br /&gt;
*San Lorenzo de El Escorial,  Real Biblioteca del Monasterio, ms. § III 21 f. 101r-174v (E1);&lt;br /&gt;
*San Lorenzo de El Escorial, Real Biblioteca del Monasterio, ms. J III 27 f. 141r-183r (E2);&lt;br /&gt;
*Madrid, Real Academia de la Historia, ms. est.27 gr.2 n.37 f. 1r-74r (A);&lt;br /&gt;
*Toledo, Archivo Curia S. J., ms. f. 1r-50v (T);&lt;br /&gt;
*Santiago de Compostela, Archivo Provincial de los Padres Franciscanos, ms. T-2. Año 1596 (F).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''In portoghese:'''&lt;br /&gt;
*Roma, Biblioteca Angelica, ms.518 = D. 8.21 (A2). Contiene solo la prima parte dell'opera. &lt;br /&gt;
&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il manoscritto E2 contiene annotazioni autografe di Filippo II.&lt;br /&gt;
&amp;lt;!--testo che non si vede--&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Edizioni del Memorial segundo==&lt;br /&gt;
*1945, nel cinquantesimo anniversario della beatificazione di [[Name::Juan de Ávila]] e all'inizio della commemorazione del quattrocentesimo anniversario del Concilio di Trento: all'interno della rivista ''Miscelánea Comillas'', edizione dei due memoriali inediti, a cura del p. Camilo María Abad, S.I. Egli divise i testi in paragrafi e li numerò, aggiungendo anche i titoli alle varie sezioni. Per il suo ''Memorial segundo, 1561: causas y remedios de las herejías'' utilizzò tre manoscritti: il ms. [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)], uno di quelli di El Escorial (E1) e quello importante della Real Academia de la Historia (A). Si dispiacque di non poter consultare il manoscritto di Toledo (T). Inoltre, descrisse il contenuto del manoscritto A. Nel suo ''Memorial segundo, 1561: causas y remedios de las herejías'' non si distinguono le due diverse parti, il trattato delle cause e dei rimedi delle eresie (pp.43-103) e gli avvisi al Concilio di Trento (pp.103-151). &lt;br /&gt;
*1971: nell'edizione critica ''Obras completas del Santo Maestro Juan de Ávila'' della Biblioteca de Autores Cristianos (BAC) in sei volumi (gli scritti riformatori sono collocati nel sesto). &lt;br /&gt;
*1990: nella riedizione in tre volumi con alcuni ritocchi (i trattati di riforma appaiono nel secondo). &lt;br /&gt;
*2001: nell'edizione critica ''Obras completas de San Juan de Ávila. Nueva edición crítica'' in tre volumi (collezione BAC Maior). Il ''Memorial segundo al Concilio de Trento (1561)'', così viene chiamato, si trova nel volume II; per editarlo sono stati utilizzati tutti i manoscritti in spagnolo dell'opera. &lt;br /&gt;
*2013: è stata pubblicata la seconda edizione di ''Obras completas de San Juan de Ávila. Nueva edición crítica''.&lt;br /&gt;
*2019: è uscita l'edizione digitale.&lt;br /&gt;
*2025: sulla piattaforma Gate trascrizione paleografica e annotazioni del manoscritto [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]](G2) del ''Memorial segundo al Concilio de Trento''.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Struttura dell'opera ==&lt;br /&gt;
A partire dal 1945, anno della prima edizione dei due memoriali da parte del P. Abad, il termine &amp;quot;secondo memoriale&amp;quot; designa l'unione dei due scritti diversi: &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot; e &amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento, tercera convocatoria&amp;quot;.&amp;lt;lb/&amp;gt; &lt;br /&gt;
Il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot; è un'opera ordinata, avente una introduzione, due parti e le relative suddivisioni; il tutto ben proporzionato.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Introduzione. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
I. Cause delle eresie: 1ª cattiva coscienza; 2ª negligenza dei pastori e inganno dei falsi profeti; 3ª castigo di altri peccati.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
II. Rimedi: 1º in generale: soprattutto, penitenza; 2º in particolare: interventi da parte a) del supremo pastore e dei prelati; b) dei re e dei signori temporali.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
La seconda parte, &amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento, tercera convocatoria&amp;quot;, ha la seguente struttura, più pratica che sistematica.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
I. Magistero: 1º Dottrina cristiana: bambini, popolo. 2º Studi: grammatica, università, in particolare Sacra Scrittura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
II. Governo: Diversi aspetti di amministrazione ecclesiastica.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
III. Culto: Del Santissimo Sacramento.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
IV. Altri avvisi: 1º Riforma ecclesiastica. 2º Vari aspetti della cristianità. 3º Mali che i re possono rimediare.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
V. Sul celibato ecclesiastico.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
VI. Sulla vita religiosa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Datazione del Memorial segundo ==&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda la prima parte, il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;, la data di redazione più probabile è il 1565. Gli indizi che portano a questa scelta sono sia interni che esterni al testo. Quelli presenti nell'opera sono i seguenti.&lt;br /&gt;
* Si scrive che da quando [[Name::Lutero]] iniziò la sua predicazione ingannevole è trascorso un tempo breve, se si guarda il rapido sconvolgimento di tanti popoli e nazioni, ma anche un tempo notevole per la significatività delle trasformazioni. Si potrebbe quantificare questo periodo in una cinquantina di anni, arrivando così intorno al 1567.&lt;br /&gt;
* Vi è un'allusione alla ''Brevísima relación de la destrucción de las Indias'' di Fr. Bartolomé de las Casas, che è stata stampata a Sevilla nel 1552. Dunque il trattato è successivo.&lt;br /&gt;
* La scoperta dell'America viene collocata circa settanta anni prima. Quindi, si potrebbe essere negli anni intorno al 1562.&lt;br /&gt;
* Ci si lamenta del fatto che, sessanta o cinquanta anni prima, nessuno avesse avvisato il popolo di Dio del castigo che stava per colpirlo. Se contiamo cinquant'anni dall'inizio della ribellione di [[Name::Lutero]], arriviamo al 1567.&lt;br /&gt;
* Si fa un'allusione a una vittoria turca contro i cristiani, avvenuta  pochissimo tempo prima: la sconfitta cristiana per mano del corsaro ottomano Dragut avvenne alla fine del giugno 1565.&lt;br /&gt;
* Si riecheggiano le decisioni del Decreto di riforma della Sessione XXIII del Concilio di Trento, datata 15 luglio 1563. Di conseguenza il trattato è posteriore a tale data.&lt;br /&gt;
* Vi sono dei parallelismi strettissimi con altri scritti dello stesso [[Name::Juan de Ávila]]: somiglianza con una frase delle ''Advertencias al concilio de Toledo'', che sono del 1565; quasi una copiatura di due capitoli dell'''Audi filia'', che è stato terminato alla fine del 1562; convergenza con una lettera a D. Francisco Chacón y Téllez de Girón, scritta nel 1565; corrispondenza con una lettera a [[Name::Pedro Guerrero]] del gennaio 1565; correlazioni con gli ''Avisos necesarios para los reyes'', che sono datati generalmente 1564. &amp;lt;lb/&amp;gt; &lt;br /&gt;
Un'indicazione temporale esterna al testo è la testimonianza di d. Diego de Guzmán, il quale, visitando [[Name::Juan de Ávila]] nell'estate del 1566, vide tra i suoi documenti uno scritto «per avviso del pastore universale», espressione che può certamente riferirsi al trattato contro le eresie.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda invece la seconda parte, &amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento, tercera convocatoria&amp;quot;, la sua datazione dipende da questa indicazione temporale chiara: l'autore scrive che sono circa ventidue anni da quando Paolo III ha concesso la bolla al monastero dei predicatori della Minerva a Roma. Siccome il documento fu promulgato il 30 novembre 1539, le nostre raccomandazioni al Concilio di Trento per la terza convocazione possono risalire alla fine del 1561 o all'inizio del 1562.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
Per le edizioni del Memorial segundo:&lt;br /&gt;
*Juan de Ávila, ''Memorial segundo, 1561: causas y remedios de las herejías'', in  «Miscelánea Comillas. Revista de Ciencias Humanas y Sociales» 3 (1945) 41-151.&lt;br /&gt;
*Juan de Ávila, ''Memorial segundo al Concilio de Trento (1561)'', in ''Obras completas del Santo Maestro Juan de Ávila'', VI, Madrid, Biblioteca de autores cristianos, 1971, 77-195.&lt;br /&gt;
*Juan de Ávila, ''Memorial segundo al Concilio de Trento (1561)'', in ''Obras completas. Nueva edición crítica'', II, ''Comentarios bíblicos. Tratados de reforma. Tratados menores. Escritos menores'', 2 ed., Madrid, Biblioteca de autores cristianos, 2013 (BAC Maior. Serie Biblioteca Clásica), 521-619.&lt;br /&gt;
Per ciò che riguarda le vicende dei manoscritti, le edizioni degli scritti riformatori di Ávila e l'identificazione dei trattati originari:&lt;br /&gt;
*Luis Sala Balust – Francisco Martín Hernández, ''Tratados de reforma. Introducción'', in Juan de Ávila, ''Obras completas. Nueva edición crítica, II, Comentarios bíblicos. Tratados de reforma. Tratados menores. Escritos menores'', 2 ed., Madrid, Biblioteca de autores cristianos, 2013, 738-769. Rileviamo, tuttavia, che nella parte sull’identificazione del trattato «De las causas de las herejías», alle pagine 743-746, il conteggio dei manoscritti non è esatto, poiché non aggiornato.&lt;br /&gt;
*Nicolás Álvarez De Las Asturias (ed.), ''Avilistas del siglo XX'', Madrid, Ediciones San Dámaso, 2017.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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	<entry>
		<id>https://gate.unigre.it/mediawiki-test/index.php?title=Memorial_segundo&amp;diff=144610</id>
		<title>Memorial segundo</title>
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		<updated>2025-10-13T21:33:19Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: /* Struttura dell'opera */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;==Uno scritto di riforma==&lt;br /&gt;
Il ''Memorial segundo al Concilio de Trento'', come lo abbiamo qui intitolato, fa parte degli scritti di riforma di [[Name::Juan de Ávila]]. Lungo e articolato, è composto di due parti distinte: un trattato contro le eresie (&amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;) e alcune raccomandazioni al Concilio di Trento per la sua terza convocazione (&amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento, tercera convocatoria&amp;quot;). Di ciascuna sezione si evince la diversa origine dalla differente natura e da questo indizio: nel 1623, l'editto per le informazioni del processo di beatificazione e canonizzazione elenca tra le opere del Maestro sia le &amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento&amp;quot; sia il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;, considerandoli testi indipendenti. A prova di ciò, il manoscritto A2 (in portoghese) contiene solo il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per avere un'idea complessiva degli scritti di riforma dell'apostolo dell'Andalusia, eccone l'elenco, secondo i titoli usati nell'edizione critica più recente:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
*''Memorial primero al Concilio de Trento (1551)'' ;&lt;br /&gt;
*''Memorial segundo al Concilio de Trento (1561)'' ;&lt;br /&gt;
*''De la veneración que se debe a los concilios''; &lt;br /&gt;
*''Advertencias necesarias para los reyes'';&lt;br /&gt;
*''Advertencias al Concilio de Toledo (1565-1566)'';&lt;br /&gt;
*''Algunas advertencias''.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Riferimenti al Memorial segundo, dopo la morte di Juan de Ávila==&lt;br /&gt;
*1618, nell'edizione delle Opere preparata da Ruiz de Mesa: il P. Christoval de Ovalle spiega nell'''Aprobacion'' di aver escluso dalla pubblicazione gli ''avisos'' al Concilio di Trento, ritenendone gli argomenti già attuati e superati. Di fatto nell'edizione mancano tutti gli scritti di riforma. L'edizione di Ruiz de Mesa viene ristampata nel 1674, attestando la conformità all'originale.&lt;br /&gt;
*1623, nell'editto per le informazioni del processo di beatificazione e di canonizzazione di [[Name::Juan de Ávila]]: si elencano le opere del Maestro, tra cui 4 scritti di riforma, compresi le &amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento&amp;quot; e il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;. Da questo momento si perdono le tracce di questi scritti.&lt;br /&gt;
*1936: il p. Huberto Jedin fece conoscere l'esistenza del manoscritto [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)] dell'Archivio della Pontificia Università Gregoriana, contenente anche il testo di ciò che oggi chiamiamo il ''Memorial segundo al Concilio de Trento''. Nel manoscritto, che è una miscellanea di scritti sul Concilio di Trento, l'opera di [[Name::Juan de Ávila]] si apre con il seguente titolo: «Síguense los escriptos del Maestro Joan Dávila q&amp;lt;span class=&amp;quot;abbreviation&amp;quot; style=&amp;quot;text-decoration: underline dotted&amp;quot; title=&amp;quot;&amp;quot;&amp;gt;ue&amp;lt;/span&amp;gt; scrivió&amp;lt;lb/&amp;gt; para el sancto concilio Tridentino&amp;lt;lb/&amp;gt; a petición del R&amp;lt;span class=&amp;quot;abbreviation&amp;quot; style=&amp;quot;text-decoration: underline dotted&amp;quot; title=&amp;quot;&amp;quot;&amp;gt;everendísi&amp;lt;/span&amp;gt;mo S&amp;lt;span class=&amp;quot;abbreviation&amp;quot; style=&amp;quot;text-decoration: underline dotted&amp;quot; title=&amp;quot;&amp;quot;&amp;gt;eñ&amp;lt;/span&amp;gt;or el Arço&amp;lt;span class=&amp;quot;abbreviation&amp;quot; style=&amp;quot;text-decoration: underline dotted&amp;quot; title=&amp;quot;&amp;quot;&amp;gt;bis&amp;lt;/span&amp;gt;po de Granada&amp;lt;lb/&amp;gt; quando fue allá».&lt;br /&gt;
*1945: edizione dei due memoriali (primo e secondo), fino ad allora inediti, a cura del p. Camilo María Abad, S.I. &lt;br /&gt;
*1946: venne resa nota l'esistenza di un altro manoscritto, consistente nella traduzione in portoghese della sola prima parte del ''Memorial segundo''. Si tratta del ms.518 (D. 8.21) della Biblioteca Angelica di Roma (A2): «Tratado do P.e M. Auila das causas donde naçerao as heregias edos rem.os dellas».&lt;br /&gt;
*Negli anni Quaranta riemersero altri manoscritti degli scritti di riforma, contenenti anche il ''Memorial segundo''.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Manoscritti del Memorial segundo==&lt;br /&gt;
Non si è conservato l'originale autografo. Esistono soltanto le seguenti copie manoscritte. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''In spagnolo:'''&lt;br /&gt;
*Roma, Archivio Storico Pontificia Università Gregoriana, ms. [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)]: Miscellanea sul Concilio Tridentino f. 1r-42r (G1);&lt;br /&gt;
*Roma, Archivio Storico Pontificia Università Gregoriana, ms. 1334 (G2) = [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]];&lt;br /&gt;
*San Lorenzo de El Escorial,  Real Biblioteca del Monasterio, ms. § III 21 f. 101r-174v (E1);&lt;br /&gt;
*San Lorenzo de El Escorial, Real Biblioteca del Monasterio, ms. J III 27 f. 141r-183r (E2);&lt;br /&gt;
*Madrid, Real Academia de la Historia, ms. est.27 gr.2 n.37 f. 1r-74r (A);&lt;br /&gt;
*Toledo, Archivo Curia S. J., ms. f. 1r-50v (T);&lt;br /&gt;
*Santiago de Compostela, Archivo Provincial de los Padres Franciscanos, ms. T-2. Año 1596 (F).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''In portoghese:'''&lt;br /&gt;
*Roma, Biblioteca Angelica, ms.518 = D. 8.21 (A2). Contiene solo la prima parte dell'opera. &lt;br /&gt;
&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il manoscritto E2 contiene annotazioni autografe di Filippo II.&lt;br /&gt;
&amp;lt;!--testo che non si vede--&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Edizioni del Memorial segundo==&lt;br /&gt;
*1945, nel cinquantesimo anniversario della beatificazione di [[Name::Juan de Ávila]] e all'inizio della commemorazione del quattrocentesimo anniversario del Concilio di Trento: all'interno della rivista ''Miscelánea Comillas'', edizione dei due memoriali inediti, a cura del p. Camilo María Abad, S.I. Egli divise i testi in paragrafi e li numerò, aggiungendo anche i titoli alle varie sezioni. Per il suo ''Memorial segundo, 1561: causas y remedios de las herejías'' utilizzò tre manoscritti: il ms. [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)], uno di quelli di El Escorial (E1) e quello importante della Real Academia de la Historia (A). Si dispiacque di non poter consultare il manoscritto di Toledo (T). Inoltre, descrisse il contenuto del manoscritto A. Nel suo ''Memorial segundo, 1561: causas y remedios de las herejías'' non si distinguono le due diverse parti, il trattato delle cause e dei rimedi delle eresie (pp.43-103) e gli avvisi al Concilio di Trento (pp.103-151). &lt;br /&gt;
*1971: nell'edizione critica ''Obras completas del Santo Maestro Juan de Ávila'' della Biblioteca de Autores Cristianos (BAC) in sei volumi (gli scritti riformatori sono collocati nel sesto). &lt;br /&gt;
*1990: nella riedizione in tre volumi con alcuni ritocchi (i trattati di riforma appaiono nel secondo). &lt;br /&gt;
*2001: nell'edizione critica ''Obras completas de San Juan de Ávila. Nueva edición crítica'' in tre volumi (collezione BAC Maior). Il ''Memorial segundo al Concilio de Trento (1561)'', così viene chiamato, si trova nel volume II; per editarlo sono stati utilizzati tutti i manoscritti in spagnolo dell'opera. &lt;br /&gt;
*2013: è stata pubblicata la seconda edizione di ''Obras completas de San Juan de Ávila. Nueva edición crítica''.&lt;br /&gt;
*2019: è uscita l'edizione digitale.&lt;br /&gt;
*2025: sulla piattaforma Gate trascrizione paleografica e annotazioni del manoscritto [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]](G2) del ''Memorial segundo al Concilio de Trento''.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Struttura dell'opera ==&lt;br /&gt;
A partire dal 1945, anno della prima edizione dei due memoriali da parte del P. Abad, il termine &amp;quot;secondo memoriale&amp;quot; designa l'unione dei due scritti diversi: &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot; e &amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento, tercera convocatoria&amp;quot;.&amp;lt;lb/&amp;gt; &lt;br /&gt;
Il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot; è un'opera ordinata, avente una introduzione, due parti e le relative suddivisioni; il tutto ben proporzionato.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Introduzione. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
I. Cause delle eresie: 1ª cattiva coscienza; 2ª negligenza dei pastori e inganno dei falsi profeti; 3ª castigo di altri peccati.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
II. Rimedi: 1º in generale: soprattutto, penitenza; 2º in particolare: interventi da parte a) del supremo pastore e dei prelati; b) dei re e dei signori temporali.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
La seconda parte, &amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento, tercera convocatoria&amp;quot;, ha la seguente struttura, più pratica che sistematica.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
I. Magistero: 1º Dottrina cristiana: bambini, popolo. 2º Studi: grammatica, università, in particolare Sacra Scrittura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
II. Governo: Diversi aspetti di amministrazione ecclesiastica.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
III. Culto: Del Santissimo Sacramento.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
IV. Altri avvisi: 1º Riforma ecclesiastica. 2º Vari aspetti della cristianità. 3º Mali che i re possono rimediare.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
V. Sul celibato ecclesiastico.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
VI. Sulla vita religiosa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Datazione del Memorial segundo ==&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda la prima parte, il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;, la data di redazione più probabile è il 1565. Gli indizi che portano a questa scelta sono sia interni che esterni al testo. Quelli presenti nell'opera sono i seguenti.&lt;br /&gt;
* Si scrive che da quando [[Name::Lutero]] iniziò la sua predicazione ingannevole è trascorso un tempo breve, se si guarda il rapido sconvolgimento di tanti popoli e nazioni, ma anche un tempo notevole per la significatività delle trasformazioni. Si potrebbe quantificare questo periodo in una cinquantina di anni, arrivando così intorno al 1567.&lt;br /&gt;
* Vi è un'allusione alla ''Brevísima relación de la destrucción de las Indias'' di Fr. Bartolomé de las Casas, che è stata stampata a Sevilla nel 1552. Dunque il trattato è successivo.&lt;br /&gt;
* La scoperta dell'America viene collocata circa settanta anni prima. Quindi, si potrebbe essere negli anni intorno al 1562.&lt;br /&gt;
* Ci si lamenta del fatto che, sessanta o cinquanta anni prima, nessuno avesse avvisato il popolo di Dio del castigo che stava per colpirlo. Se contiamo cinquant'anni dall'inizio della ribellione di [[Name::Lutero]], arriviamo al 1567.&lt;br /&gt;
* Si fa un'allusione a una vittoria turca contro i cristiani, avvenuta  pochissimo tempo prima: la sconfitta cristiana per mano del corsaro ottomano Dragut avvenne alla fine del giugno 1565.&lt;br /&gt;
* Si riecheggiano le decisioni del Decreto di riforma della Sessione XXIII del Concilio di Trento, datata 15 luglio 1563. Di conseguenza il trattato è posteriore a tale data.&lt;br /&gt;
* Vi sono dei parallelismi strettissimi con altri scritti dello stesso [[Name::Juan de Ávila]]: somiglianza con una frase delle ''Advertencias al concilio de Toledo'', che sono del 1565; quasi una copiatura di due capitoli dell'''Audi filia'', che è stato terminato alla fine del 1562; convergenza con una lettera a D. Francisco Chacón y Téllez de Girón, scritta nel 1565; corrispondenza con una lettera a [[Name::Pedro Guerrero]] del gennaio 1565; correlazioni con gli ''Avisos necesarios para los reyes'', che sono datati generalmente 1564. &amp;lt;lb/&amp;gt; &lt;br /&gt;
Un'indicazione temporale esterna al testo è la testimonianza di d. Diego de Guzmán, il quale, visitando [[Name::Juan de Ávila]] nell'estate del 1566, vide tra i suoi documenti uno scritto «per avviso del pastore universale», espressione che può certamente riferirsi al trattato contro le eresie.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda invece la seconda parte, &amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento, tercera convocatoria&amp;quot;, la sua datazione dipende da questa indicazione temporale chiara: l'autore scrive che sono circa ventidue anni da quando Paolo III ha concesso la bolla al monastero dei predicatori della Minerva a Roma. Siccome il documento fu promulgato il 30 novembre 1539, le nostre raccomandazioni al Concilio di Trento per la terza convocazione possono risalire alla fine del 1561 o all'inizio del 1562.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
Per le edizioni del Memorial segundo:&lt;br /&gt;
*Juan de Ávila, ''Memorial segundo, 1561: causas y remedios de las herejías'', in  «Miscelánea Comillas. Revista de Ciencias Humanas y Sociales» 3 (1945) 41-151.&lt;br /&gt;
*Juan de Ávila, ''Memorial segundo al Concilio de Trento (1561)'', in ''Obras completas del Santo Maestro Juan de Ávila'', VI, Madrid, Biblioteca de autores cristianos, 1971, 77-195.&lt;br /&gt;
*Juan de Ávila, ''Memorial segundo al Concilio de Trento (1561)'', in ''Obras completas. Nueva edición crítica'', II, ''Comentarios bíblicos. Tratados de reforma. Tratados menores. Escritos menores'', 2 ed., Madrid, Biblioteca de autores cristianos, 2013 (BAC Maior. Serie Biblioteca Clásica), 521-619.&lt;br /&gt;
Per ciò che riguarda le vicende dei manoscritti, le edizioni degli scritti riformatori di Ávila e l'identificazione dei trattati originari:&lt;br /&gt;
*Luis Sala Balust – Francisco Martín Hernández, ''Tratados de reforma. Introducción'', in Juan de Ávila, ''Obras completas. Nueva edición crítica, II, Comentarios bíblicos. Tratados de reforma. Tratados menores. Escritos menores'', 2 ed., Madrid, Biblioteca de autores cristianos, 2013, 738-769. Rileviamo, tuttavia, che nella parte sull’identificazione del trattato «De las causas de las herejías», alle pagine 743-746, il conteggio dei manoscritti non è esatto, poiché non aggiornato.&lt;br /&gt;
*Nicolás Álvarez De Las Asturias (ed.), ''Avilistas del siglo XX'', Madrid, Ediciones San Dámaso, 2017.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://gate.unigre.it/mediawiki-test/index.php?title=Juan_de_%C3%81vila&amp;diff=144428</id>
		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-09-12T23:51:00Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Juan de Ávila nacque nel 1499 o nel 1500 ad '''Almodóvar del Campo''', in Spagna. Egli si firmò sempre Joannes, quindi il nome di battesimo poteva essere piuttosto questo. “De Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno. Sua madre apparteneva a una famiglia della piccola nobiltà spagnola (''hidalgos''); suo padre era, più o meno remotamente, di origine giudea. La famiglia di Juan era la più ricca e rispettata della città. Infatti, dal 1513 egli poté studiare diritto per quattro anni a '''Salamanca'''. Percepita una chiamata del Signore, tornò nella casa natale e visse tre anni in raccoglimento e preghiera, lontano dalla vita pubblica. Nel 1520 si trasferì, per lo studio delle arti e della teologia, ad '''Alcalá de Henares''', centro nevralgico di idee erasmiane. Qui nacque la sua amicizia con il compagno don Pedro Guerrero, futuro arcivescovo di Granada e destinatario di varie lettere ed opere.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Juan de Ávila fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da zelo evangelico, vendette i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Raggiunse '''Sevilla''' per unirsi a un gruppo di missionari che doveva salpare per il Messico. Probabilmente fu ritenuto “non idoneo” a causa delle sue origini da una famiglia di ''conversos''. Convinto dall'arcivescovo di Sevilla, iniziò una intensa attività di predicazione in Andalusia. In questo periodo di missioni popolari, studio, preghiera, visse principalmente a '''Écija'''. Nel 1531 fu denunciato presso l'Inquisizione di Sevilla per alcune sue affermazioni. Nel 1532 fu rinchiuso in carcere, finché venne assolto nel 1533. Alla fine del 1534 o al principio del 1535, si trasferì e incardinò a '''Córdoba''', invitato dal vescovo: per vari anni fu la base da cui partiva e a cui tornava per il suo apostolato. Alla fine del 1536 si spostò a '''Granada''', ove avvenne la conversione di Juan de Dios, grazie a un suo sermone, e quella di Francisco de Borja in concomitanza con l'omelia dei funerali della moglie di Calo V. Gli atti capitolari di Granada del 1538 sono il primo documento in cui Juan de Ávila viene chiamato &amp;quot;Maestro&amp;quot;. Fondò anche centri di studio, collegi, seminari, università con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato.&lt;br /&gt;
All'inizio degli anni Quaranta, si trasferì a Baeza (Jaén) per redigere le costituzioni del Collegio della Santísima Trinidad, fondato nel 1538 da Rodrigo López. Dal 1550 al 1554 si fermò di nuovo a Cordoba. Dal 1555 si stabilì a '''Montilla''', dove già si ritirava dal 1548 in una casa oratorio, dalla quale scrisse lettere e opere importanti. Nel settembre 1568 approvò il ''Libro de la vida'' di Teresa d’Ávila, che gli era stato inviato per una valutazione dottrinale. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
== Opere ==&lt;br /&gt;
L'attività letteraria dell'Apostolo dell'Andalusia cominciò proprio in carcere con la scrittura dell'''Audi, filia'', rivista in seguito varie volte. La sua produzione conta trattati, sermoni, discorsi missionari, catechismi e avvisi, commentari biblici, scritti di riforma e oltre 250 lettere.  &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e gli stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano più convincenti. Nel 1554 si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, al termine del quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, probabilmente vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Verosimilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la propria sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://gate.unigre.it/mediawiki-test/index.php?title=Memorial_segundo&amp;diff=144367</id>
		<title>Memorial segundo</title>
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		<updated>2025-09-07T21:16:46Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: /* Riferimenti al Memorial segundo, dopo la morte di Juan de Ávila */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;==Uno scritto di riforma==&lt;br /&gt;
Il ''Memorial segundo al Concilio de Trento'', come lo abbiamo qui intitolato, fa parte degli scritti di riforma di [[Name::Juan de Ávila]]. Lungo e articolato, è composto di due parti distinte: un trattato contro le eresie (&amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;) e alcune raccomandazioni al Concilio di Trento per la sua terza convocazione (&amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento, tercera convocatoria&amp;quot;). Di ciascuna sezione si evince la diversa origine dalla differente natura e da questo indizio: nel 1623, l'editto per le informazioni del processo di beatificazione e canonizzazione elenca tra le opere del Maestro sia le &amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento&amp;quot; sia il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;, considerandoli testi indipendenti. A prova di ciò, il manoscritto A2 (in portoghese) contiene solo il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per avere un'idea complessiva degli scritti di riforma dell'apostolo dell'Andalusia, eccone l'elenco, secondo i titoli usati nell'edizione critica più recente:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
*''Memorial primero al Concilio de Trento (1551)'' ;&lt;br /&gt;
*''Memorial segundo al Concilio de Trento (1561)'' ;&lt;br /&gt;
*''De la veneración que se debe a los concilios''; &lt;br /&gt;
*''Advertencias necesarias para los reyes'';&lt;br /&gt;
*''Advertencias al Concilio de Toledo (1565-1566)'';&lt;br /&gt;
*''Algunas advertencias''.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Riferimenti al Memorial segundo, dopo la morte di Juan de Ávila==&lt;br /&gt;
*1618, nell'edizione delle Opere preparata da Ruiz de Mesa: il P. Christoval de Ovalle spiega nell'''Aprobacion'' di aver escluso dalla pubblicazione gli ''avisos'' al Concilio di Trento, ritenendone gli argomenti già attuati e superati. Di fatto nell'edizione mancano tutti gli scritti di riforma. L'edizione di Ruiz de Mesa viene ristampata nel 1674, attestando la conformità all'originale.&lt;br /&gt;
*1623, nell'editto per le informazioni del processo di beatificazione e di canonizzazione di [[Name::Juan de Ávila]]: si elencano le opere del Maestro, tra cui 4 scritti di riforma, compresi le &amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento&amp;quot; e il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;. Da questo momento si perdono le tracce di questi scritti.&lt;br /&gt;
*1936: il p. Huberto Jedin fece conoscere l'esistenza del manoscritto [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)] dell'Archivio della Pontificia Università Gregoriana, contenente anche il testo di ciò che oggi chiamiamo il ''Memorial segundo al Concilio de Trento''. Nel manoscritto, che è una miscellanea di scritti sul Concilio di Trento, l'opera di [[Name::Juan de Ávila]] si apre con il seguente titolo: «Síguense los escriptos del Maestro Joan Dávila q&amp;lt;span class=&amp;quot;abbreviation&amp;quot; style=&amp;quot;text-decoration: underline dotted&amp;quot; title=&amp;quot;&amp;quot;&amp;gt;ue&amp;lt;/span&amp;gt; scrivió&amp;lt;lb/&amp;gt; para el sancto concilio Tridentino&amp;lt;lb/&amp;gt; a petición del R&amp;lt;span class=&amp;quot;abbreviation&amp;quot; style=&amp;quot;text-decoration: underline dotted&amp;quot; title=&amp;quot;&amp;quot;&amp;gt;everendísi&amp;lt;/span&amp;gt;mo S&amp;lt;span class=&amp;quot;abbreviation&amp;quot; style=&amp;quot;text-decoration: underline dotted&amp;quot; title=&amp;quot;&amp;quot;&amp;gt;eñ&amp;lt;/span&amp;gt;or el Arço&amp;lt;span class=&amp;quot;abbreviation&amp;quot; style=&amp;quot;text-decoration: underline dotted&amp;quot; title=&amp;quot;&amp;quot;&amp;gt;bis&amp;lt;/span&amp;gt;po de Granada&amp;lt;lb/&amp;gt; quando fue allá».&lt;br /&gt;
*1945: edizione dei due memoriali (primo e secondo), fino ad allora inediti, a cura del p. Camilo María Abad, S.I. &lt;br /&gt;
*1946: venne resa nota l'esistenza di un altro manoscritto, consistente nella traduzione in portoghese della sola prima parte del ''Memorial segundo''. Si tratta del ms.518 (D. 8.21) della Biblioteca Angelica di Roma (A2): «Tratado do P.e M. Auila das causas donde naçerao as heregias edos rem.os dellas».&lt;br /&gt;
*Negli anni Quaranta riemersero altri manoscritti degli scritti di riforma, contenenti anche il ''Memorial segundo''.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Manoscritti del Memorial segundo==&lt;br /&gt;
Non si è conservato l'originale autografo. Esistono soltanto le seguenti copie manoscritte. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''In spagnolo:'''&lt;br /&gt;
*Roma, Archivio Storico Pontificia Università Gregoriana, ms. [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)]: Miscellanea sul Concilio Tridentino f. 1r-42r (G1);&lt;br /&gt;
*Roma, Archivio Storico Pontificia Università Gregoriana, ms. 1334 (G2) = [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]];&lt;br /&gt;
*San Lorenzo de El Escorial,  Real Biblioteca del Monasterio, ms. § III 21 f. 101r-174v (E1);&lt;br /&gt;
*San Lorenzo de El Escorial, Real Biblioteca del Monasterio, ms. J III 27 f. 141r-183r (E2);&lt;br /&gt;
*Madrid, Real Academia de la Historia, ms. est.27 gr.2 n.37 f. 1r-74r (A);&lt;br /&gt;
*Toledo, Archivo Curia S. J., ms. f. 1r-50v (T);&lt;br /&gt;
*Santiago de Compostela, Archivo Provincial de los Padres Franciscanos, ms. T-2. Año 1596 (F).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''In portoghese:'''&lt;br /&gt;
*Roma, Biblioteca Angelica, ms.518 = D. 8.21 (A2). Contiene solo la prima parte dell'opera. &lt;br /&gt;
&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il manoscritto E2 contiene annotazioni autografe di Filippo II.&lt;br /&gt;
&amp;lt;!--testo che non si vede--&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Edizioni del Memorial segundo==&lt;br /&gt;
*1945, nel cinquantesimo anniversario della beatificazione di [[Name::Juan de Ávila]] e all'inizio della commemorazione del quattrocentesimo anniversario del Concilio di Trento: all'interno della rivista ''Miscelánea Comillas'', edizione dei due memoriali inediti, a cura del p. Camilo María Abad, S.I. Egli divise i testi in paragrafi e li numerò, aggiungendo anche i titoli alle varie sezioni. Per il suo ''Memorial segundo, 1561: causas y remedios de las herejías'' utilizzò tre manoscritti: il ms. [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)], uno di quelli di El Escorial (E1) e quello importante della Real Academia de la Historia (A). Si dispiacque di non poter consultare il manoscritto di Toledo (T). Inoltre, descrisse il contenuto del manoscritto A. Nel suo ''Memorial segundo, 1561: causas y remedios de las herejías'' non si distinguono le due diverse parti, il trattato delle cause e dei rimedi delle eresie (pp.43-103) e gli avvisi al Concilio di Trento (pp.103-151). &lt;br /&gt;
*1971: nell'edizione critica ''Obras completas del Santo Maestro Juan de Ávila'' della Biblioteca de Autores Cristianos (BAC) in sei volumi (gli scritti riformatori sono collocati nel sesto). &lt;br /&gt;
*1990: nella riedizione in tre volumi con alcuni ritocchi (i trattati di riforma appaiono nel secondo). &lt;br /&gt;
*2001: nell'edizione critica ''Obras completas de San Juan de Ávila. Nueva edición crítica'' in tre volumi (collezione BAC Maior). Il ''Memorial segundo al Concilio de Trento (1561)'', così viene chiamato, si trova nel volume II; per editarlo sono stati utilizzati tutti i manoscritti in spagnolo dell'opera. &lt;br /&gt;
*2013: è stata pubblicata la seconda edizione di ''Obras completas de San Juan de Ávila. Nueva edición crítica''.&lt;br /&gt;
*2019: è uscita l'edizione digitale.&lt;br /&gt;
*2025: sulla piattaforma Gate trascrizione paleografica e annotazioni del manoscritto [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]](G2) del ''Memorial segundo al Concilio de Trento''.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Struttura dell'opera ==&lt;br /&gt;
A partire dal 1945, anno della prima edizione dei due memoriali da parte del P. Abad, il termine &amp;quot;secondo memoriale&amp;quot; designa l'unione dei due scritti diversi: &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot; e &amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento, tercera convocatoria&amp;quot;.&amp;lt;lb/&amp;gt; &lt;br /&gt;
Il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot; è un'opera ordinata, avente una introduzione, due parti e le relative suddivisioni; il tutto ben proporzionato.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Introduzione. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
I. Cause delle eresie: 1ª cattiva coscienza; 2ª negligenza dei pastori e inganno dei falsi profeti; 3ª castigo di altri peccati.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
II. Rimedi: 1º in generale: soprattutto, penitenza; 2º in particolare: a) supremo pastore e prelati; b) re e signori temporali.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
La seconda parte, &amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento, tercera convocatoria&amp;quot;, ha la seguente struttura, più pratica che sistematica.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
I. Magistero: 1º Dottrina cristiana: bambini, popolo. 2º Studi: grammatica, università, in particolare Sacra Scrittura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
II. Governo: Diversi aspetti di amministrazione ecclesiastica.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
III. Culto: Del Santissimo Sacramento.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
IV. Altri avvisi: 1º Riforma ecclesiastica. 2º Vari aspetti della cristianità. 3º Mali che i re possono rimediare.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
V. Sul celibato ecclesiastico.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
VI. Sulla vita religiosa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Datazione del Memorial segundo ==&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda la prima parte, il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;, la data di redazione più probabile è il 1565. Gli indizi che portano a questa scelta sono sia interni che esterni al testo. Quelli presenti nell'opera sono i seguenti.&lt;br /&gt;
* Si scrive che da quando [[Name::Lutero]] iniziò la sua predicazione ingannevole è trascorso un tempo breve, se si guarda il rapido sconvolgimento di tanti popoli e nazioni, ma anche un tempo notevole per la significatività delle trasformazioni. Si potrebbe quantificare questo periodo in una cinquantina di anni, arrivando così intorno al 1567.&lt;br /&gt;
* Vi è un'allusione alla ''Brevísima relación de la destrucción de las Indias'' di Fr. Bartolomé de las Casas, che è stata stampata a Sevilla nel 1552. Dunque il trattato è successivo.&lt;br /&gt;
* La scoperta dell'America viene collocata circa settanta anni prima. Quindi, si potrebbe essere negli anni intorno al 1562.&lt;br /&gt;
* Ci si lamenta del fatto che, sessanta o cinquanta anni prima, nessuno avesse avvisato il popolo di Dio del castigo che stava per colpirlo. Se contiamo cinquant'anni dall'inizio della ribellione di [[Name::Lutero]], arriviamo al 1567.&lt;br /&gt;
* Si fa un'allusione a una vittoria turca contro i cristiani, avvenuta  pochissimo tempo prima: la sconfitta cristiana per mano del corsaro ottomano Dragut avvenne alla fine del giugno 1565.&lt;br /&gt;
* Si riecheggiano le decisioni del Decreto di riforma della Sessione XXIII del Concilio di Trento, datata 15 luglio 1563. Di conseguenza il trattato è posteriore a tale data.&lt;br /&gt;
* Vi sono dei parallelismi strettissimi con altri scritti dello stesso [[Name::Juan de Ávila]]: somiglianza con una frase delle ''Advertencias al concilio de Toledo'', che sono del 1565; quasi una copiatura di due capitoli dell'''Audi filia'', che è stato terminato alla fine del 1562; convergenza con una lettera a D. Francisco Chacón y Téllez de Girón, scritta nel 1565; corrispondenza con una lettera a [[Name::Pedro Guerrero]] del gennaio 1565; correlazioni con gli ''Avisos necesarios para los reyes'', che sono datati generalmente 1564. &amp;lt;lb/&amp;gt; &lt;br /&gt;
Un'indicazione temporale esterna al testo è la testimonianza di d. Diego de Guzmán, il quale, visitando [[Name::Juan de Ávila]] nell'estate del 1566, vide tra i suoi documenti uno scritto «per avviso del pastore universale», espressione che può certamente riferirsi al trattato contro le eresie.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda invece la seconda parte, &amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento, tercera convocatoria&amp;quot;, la sua datazione dipende da questa indicazione temporale chiara: l'autore scrive che sono circa ventidue anni da quando Paolo III ha concesso la bolla al monastero dei predicatori della Minerva a Roma. Siccome il documento fu promulgato il 30 novembre 1539, le nostre raccomandazioni al Concilio di Trento per la terza convocazione possono risalire alla fine del 1561 o all'inizio del 1562.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
Per le edizioni del Memorial segundo:&lt;br /&gt;
*Juan de Ávila, ''Memorial segundo, 1561: causas y remedios de las herejías'', in  «Miscelánea Comillas. Revista de Ciencias Humanas y Sociales» 3 (1945) 41-151.&lt;br /&gt;
*Juan de Ávila, ''Memorial segundo al Concilio de Trento (1561)'', in ''Obras completas del Santo Maestro Juan de Ávila'', VI, Madrid, Biblioteca de autores cristianos, 1971, 77-195.&lt;br /&gt;
*Juan de Ávila, ''Memorial segundo al Concilio de Trento (1561)'', in ''Obras completas. Nueva edición crítica'', II, ''Comentarios bíblicos. Tratados de reforma. Tratados menores. Escritos menores'', 2 ed., Madrid, Biblioteca de autores cristianos, 2013 (BAC Maior. Serie Biblioteca Clásica), 521-619.&lt;br /&gt;
Per ciò che riguarda le vicende dei manoscritti, le edizioni degli scritti riformatori di Ávila e l'identificazione dei trattati originari:&lt;br /&gt;
*Luis Sala Balust – Francisco Martín Hernández, ''Tratados de reforma. Introducción'', in Juan de Ávila, ''Obras completas. Nueva edición crítica, II, Comentarios bíblicos. Tratados de reforma. Tratados menores. Escritos menores'', 2 ed., Madrid, Biblioteca de autores cristianos, 2013, 738-769. Rileviamo, tuttavia, che nella parte sull’identificazione del trattato «De las causas de las herejías», alle pagine 743-746, il conteggio dei manoscritti non è esatto, poiché non aggiornato.&lt;br /&gt;
*Nicolás Álvarez De Las Asturias (ed.), ''Avilistas del siglo XX'', Madrid, Ediciones San Dámaso, 2017.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://gate.unigre.it/mediawiki-test/index.php?title=Memorial_segundo&amp;diff=144366</id>
		<title>Memorial segundo</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://gate.unigre.it/mediawiki-test/index.php?title=Memorial_segundo&amp;diff=144366"/>
		<updated>2025-09-05T21:09:07Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;==Uno scritto di riforma==&lt;br /&gt;
Il ''Memorial segundo al Concilio de Trento'', come lo abbiamo qui intitolato, fa parte degli scritti di riforma di [[Name::Juan de Ávila]]. Lungo e articolato, è composto di due parti distinte: un trattato contro le eresie (&amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;) e alcune raccomandazioni al Concilio di Trento per la sua terza convocazione (&amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento, tercera convocatoria&amp;quot;). Di ciascuna sezione si evince la diversa origine dalla differente natura e da questo indizio: nel 1623, l'editto per le informazioni del processo di beatificazione e canonizzazione elenca tra le opere del Maestro sia le &amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento&amp;quot; sia il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;, considerandoli testi indipendenti. A prova di ciò, il manoscritto A2 (in portoghese) contiene solo il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per avere un'idea complessiva degli scritti di riforma dell'apostolo dell'Andalusia, eccone l'elenco, secondo i titoli usati nell'edizione critica più recente:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
*''Memorial primero al Concilio de Trento (1551)'' ;&lt;br /&gt;
*''Memorial segundo al Concilio de Trento (1561)'' ;&lt;br /&gt;
*''De la veneración que se debe a los concilios''; &lt;br /&gt;
*''Advertencias necesarias para los reyes'';&lt;br /&gt;
*''Advertencias al Concilio de Toledo (1565-1566)'';&lt;br /&gt;
*''Algunas advertencias''.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Riferimenti al Memorial segundo, dopo la morte di Juan de Ávila==&lt;br /&gt;
*1618, nell'edizione delle Opere preparata da Ruiz de Mesa: il P. Christoval de Ovalle spiega nell'''Aprobacion'' di aver escluso dalla pubblicazione gli ''avisos'' al Concilio di Trento, ritenendone gli argomenti già attuati e superati. Di fatto nell'edizione mancano tutti gli scritti di riforma. L'edizione di Ruiz de Mesa viene ristampata nel 1674, attestando la conformità all'originale.&lt;br /&gt;
*1623, nell'editto per le informazioni del processo di beatificazione e di canonizzazione di [[Name::Juan de Ávila]]: si elencano le opere del Maestro, tra cui 4 scritti di riforma, compresi le &amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento&amp;quot; e il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;. Da questo momento si perdono le tracce di questi scritti.&lt;br /&gt;
*1936: il p. Huberto Jedin fece conoscere l'esistenza del manoscritto [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)] dell'Archivio della Pontificia Università Gregoriana, contenente anche il testo di ciò che oggi chiamiamo il ''Memorial segundo al Concilio de Trento''. Nel manoscritto, che è una miscellanea di scritti sul Concilio di Trento, l'opera di [[Name::Juan de Ávila]] si apre con il seguente titolo: «Síguense los escriptos del Maestro Joan Dávila q&amp;lt;span class=&amp;quot;abbreviation&amp;quot; style=&amp;quot;text-decoration: underline dotted&amp;quot; title=&amp;quot;&amp;quot;&amp;gt;ue&amp;lt;/span&amp;gt; scrivió&amp;lt;lb/&amp;gt; para el sancto concilio Tridentino&amp;lt;lb/&amp;gt; a petición del R&amp;lt;span class=&amp;quot;abbreviation&amp;quot; style=&amp;quot;text-decoration: underline dotted&amp;quot; title=&amp;quot;&amp;quot;&amp;gt;everendísi&amp;lt;/span&amp;gt;mo S&amp;lt;span class=&amp;quot;abbreviation&amp;quot; style=&amp;quot;text-decoration: underline dotted&amp;quot; title=&amp;quot;&amp;quot;&amp;gt;eñ&amp;lt;/span&amp;gt;or el Arço&amp;lt;span class=&amp;quot;abbreviation&amp;quot; style=&amp;quot;text-decoration: underline dotted&amp;quot; title=&amp;quot;&amp;quot;&amp;gt;bis&amp;lt;/span&amp;gt;po de Granada&amp;lt;lb/&amp;gt; quando fue allá».&lt;br /&gt;
*1945: edizione dei due memoriali (primo e secondo), fino ad allora inediti, a cura del p. Camilo María Abad, S.I. &lt;br /&gt;
*1946: venne resa nota l'esistenza di un altro manoscritto, consistente nella traduzione in portoghese della sola prima parte del secondo memoriale (il trattato contro le eresie). Si tratta del ms.518 (D. 8.21) della Biblioteca Angelica di Roma (A2): «Tratado do P.e M. Auila das causas donde naçerao as heregias edos rem.os dellas».&lt;br /&gt;
*Negli anni Quaranta riemersero anche altri manoscritti degli scritti di riforma, contenenti anche il ''Memorial segundo''.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Manoscritti del Memorial segundo==&lt;br /&gt;
Non si è conservato l'originale autografo. Esistono soltanto le seguenti copie manoscritte. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''In spagnolo:'''&lt;br /&gt;
*Roma, Archivio Storico Pontificia Università Gregoriana, ms. [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)]: Miscellanea sul Concilio Tridentino f. 1r-42r (G1);&lt;br /&gt;
*Roma, Archivio Storico Pontificia Università Gregoriana, ms. 1334 (G2) = [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]];&lt;br /&gt;
*San Lorenzo de El Escorial,  Real Biblioteca del Monasterio, ms. § III 21 f. 101r-174v (E1);&lt;br /&gt;
*San Lorenzo de El Escorial, Real Biblioteca del Monasterio, ms. J III 27 f. 141r-183r (E2);&lt;br /&gt;
*Madrid, Real Academia de la Historia, ms. est.27 gr.2 n.37 f. 1r-74r (A);&lt;br /&gt;
*Toledo, Archivo Curia S. J., ms. f. 1r-50v (T);&lt;br /&gt;
*Santiago de Compostela, Archivo Provincial de los Padres Franciscanos, ms. T-2. Año 1596 (F).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''In portoghese:'''&lt;br /&gt;
*Roma, Biblioteca Angelica, ms.518 = D. 8.21 (A2). Contiene solo la prima parte dell'opera. &lt;br /&gt;
&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il manoscritto E2 contiene annotazioni autografe di Filippo II.&lt;br /&gt;
&amp;lt;!--testo che non si vede--&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Edizioni del Memorial segundo==&lt;br /&gt;
*1945, nel cinquantesimo anniversario della beatificazione di [[Name::Juan de Ávila]] e all'inizio della commemorazione del quattrocentesimo anniversario del Concilio di Trento: all'interno della rivista ''Miscelánea Comillas'', edizione dei due memoriali inediti, a cura del p. Camilo María Abad, S.I. Egli divise i testi in paragrafi e li numerò, aggiungendo anche i titoli alle varie sezioni. Per il suo ''Memorial segundo, 1561: causas y remedios de las herejías'' utilizzò tre manoscritti: il ms. [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)], uno di quelli di El Escorial (E1) e quello importante della Real Academia de la Historia (A). Si dispiacque di non poter consultare il manoscritto di Toledo (T). Inoltre, descrisse il contenuto del manoscritto A. Nel suo ''Memorial segundo, 1561: causas y remedios de las herejías'' non si distinguono le due diverse parti, il trattato delle cause e dei rimedi delle eresie (pp.43-103) e gli avvisi al Concilio di Trento (pp.103-151). &lt;br /&gt;
*1971: nell'edizione critica ''Obras completas del Santo Maestro Juan de Ávila'' della Biblioteca de Autores Cristianos (BAC) in sei volumi (gli scritti riformatori sono collocati nel sesto). &lt;br /&gt;
*1990: nella riedizione in tre volumi con alcuni ritocchi (i trattati di riforma appaiono nel secondo). &lt;br /&gt;
*2001: nell'edizione critica ''Obras completas de San Juan de Ávila. Nueva edición crítica'' in tre volumi (collezione BAC Maior). Il ''Memorial segundo al Concilio de Trento (1561)'', così viene chiamato, si trova nel volume II; per editarlo sono stati utilizzati tutti i manoscritti in spagnolo dell'opera. &lt;br /&gt;
*2013: è stata pubblicata la seconda edizione di ''Obras completas de San Juan de Ávila. Nueva edición crítica''.&lt;br /&gt;
*2019: è uscita l'edizione digitale.&lt;br /&gt;
*2025: sulla piattaforma Gate trascrizione paleografica e annotazioni del manoscritto [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]](G2) del ''Memorial segundo al Concilio de Trento''.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Struttura dell'opera ==&lt;br /&gt;
A partire dal 1945, anno della prima edizione dei due memoriali da parte del P. Abad, il termine &amp;quot;secondo memoriale&amp;quot; designa l'unione dei due scritti diversi: &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot; e &amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento, tercera convocatoria&amp;quot;.&amp;lt;lb/&amp;gt; &lt;br /&gt;
Il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot; è un'opera ordinata, avente una introduzione, due parti e le relative suddivisioni; il tutto ben proporzionato.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Introduzione. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
I. Cause delle eresie: 1ª cattiva coscienza; 2ª negligenza dei pastori e inganno dei falsi profeti; 3ª castigo di altri peccati.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
II. Rimedi: 1º in generale: soprattutto, penitenza; 2º in particolare: a) supremo pastore e prelati; b) re e signori temporali.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
La seconda parte, &amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento, tercera convocatoria&amp;quot;, ha la seguente struttura, più pratica che sistematica.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
I. Magistero: 1º Dottrina cristiana: bambini, popolo. 2º Studi: grammatica, università, in particolare Sacra Scrittura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
II. Governo: Diversi aspetti di amministrazione ecclesiastica.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
III. Culto: Del Santissimo Sacramento.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
IV. Altri avvisi: 1º Riforma ecclesiastica. 2º Vari aspetti della cristianità. 3º Mali che i re possono rimediare.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
V. Sul celibato ecclesiastico.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
VI. Sulla vita religiosa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Datazione del Memorial segundo ==&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda la prima parte, il &amp;quot;Tratado contra las herejías&amp;quot;, la data di redazione più probabile è il 1565. Gli indizi che portano a questa scelta sono sia interni che esterni al testo. Quelli presenti nell'opera sono i seguenti.&lt;br /&gt;
* Si scrive che da quando [[Name::Lutero]] iniziò la sua predicazione ingannevole è trascorso un tempo breve, se si guarda il rapido sconvolgimento di tanti popoli e nazioni, ma anche un tempo notevole per la significatività delle trasformazioni. Si potrebbe quantificare questo periodo in una cinquantina di anni, arrivando così intorno al 1567.&lt;br /&gt;
* Vi è un'allusione alla ''Brevísima relación de la destrucción de las Indias'' di Fr. Bartolomé de las Casas, che è stata stampata a Sevilla nel 1552. Dunque il trattato è successivo.&lt;br /&gt;
* La scoperta dell'America viene collocata circa settanta anni prima. Quindi, si potrebbe essere negli anni intorno al 1562.&lt;br /&gt;
* Ci si lamenta del fatto che, sessanta o cinquanta anni prima, nessuno avesse avvisato il popolo di Dio del castigo che stava per colpirlo. Se contiamo cinquant'anni dall'inizio della ribellione di [[Name::Lutero]], arriviamo al 1567.&lt;br /&gt;
* Si fa un'allusione a una vittoria turca contro i cristiani, avvenuta  pochissimo tempo prima: la sconfitta cristiana per mano del corsaro ottomano Dragut avvenne alla fine del giugno 1565.&lt;br /&gt;
* Si riecheggiano le decisioni del Decreto di riforma della Sessione XXIII del Concilio di Trento, datata 15 luglio 1563. Di conseguenza il trattato è posteriore a tale data.&lt;br /&gt;
* Vi sono dei parallelismi strettissimi con altri scritti dello stesso [[Name::Juan de Ávila]]: somiglianza con una frase delle ''Advertencias al concilio de Toledo'', che sono del 1565; quasi una copiatura di due capitoli dell'''Audi filia'', che è stato terminato alla fine del 1562; convergenza con una lettera a D. Francisco Chacón y Téllez de Girón, scritta nel 1565; corrispondenza con una lettera a [[Name::Pedro Guerrero]] del gennaio 1565; correlazioni con gli ''Avisos necesarios para los reyes'', che sono datati generalmente 1564. &amp;lt;lb/&amp;gt; &lt;br /&gt;
Un'indicazione temporale esterna al testo è la testimonianza di d. Diego de Guzmán, il quale, visitando [[Name::Juan de Ávila]] nell'estate del 1566, vide tra i suoi documenti uno scritto «per avviso del pastore universale», espressione che può certamente riferirsi al trattato contro le eresie.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda invece la seconda parte, &amp;quot;Advertencias al santo concilio de Trento, tercera convocatoria&amp;quot;, la sua datazione dipende da questa indicazione temporale chiara: l'autore scrive che sono circa ventidue anni da quando Paolo III ha concesso la bolla al monastero dei predicatori della Minerva a Roma. Siccome il documento fu promulgato il 30 novembre 1539, le nostre raccomandazioni al Concilio di Trento per la terza convocazione possono risalire alla fine del 1561 o all'inizio del 1562.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
Per le edizioni del Memorial segundo:&lt;br /&gt;
*Juan de Ávila, ''Memorial segundo, 1561: causas y remedios de las herejías'', in  «Miscelánea Comillas. Revista de Ciencias Humanas y Sociales» 3 (1945) 41-151.&lt;br /&gt;
*Juan de Ávila, ''Memorial segundo al Concilio de Trento (1561)'', in ''Obras completas del Santo Maestro Juan de Ávila'', VI, Madrid, Biblioteca de autores cristianos, 1971, 77-195.&lt;br /&gt;
*Juan de Ávila, ''Memorial segundo al Concilio de Trento (1561)'', in ''Obras completas. Nueva edición crítica'', II, ''Comentarios bíblicos. Tratados de reforma. Tratados menores. Escritos menores'', 2 ed., Madrid, Biblioteca de autores cristianos, 2013 (BAC Maior. Serie Biblioteca Clásica), 521-619.&lt;br /&gt;
Per ciò che riguarda le vicende dei manoscritti, le edizioni degli scritti riformatori di Ávila e l'identificazione dei trattati originari:&lt;br /&gt;
*Luis Sala Balust – Francisco Martín Hernández, ''Tratados de reforma. Introducción'', in Juan de Ávila, ''Obras completas. Nueva edición crítica, II, Comentarios bíblicos. Tratados de reforma. Tratados menores. Escritos menores'', 2 ed., Madrid, Biblioteca de autores cristianos, 2013, 738-769. Rileviamo, tuttavia, che nella parte sull’identificazione del trattato «De las causas de las herejías», alle pagine 743-746, il conteggio dei manoscritti non è esatto, poiché non aggiornato.&lt;br /&gt;
*Nicolás Álvarez De Las Asturias (ed.), ''Avilistas del siglo XX'', Madrid, Ediciones San Dámaso, 2017.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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	<entry>
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		<title>MCT Works 002</title>
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		<updated>2025-09-05T20:51:22Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{MCT Works&lt;br /&gt;
|Name(s)=Juan de Ávila&lt;br /&gt;
|Title=Memorial segundo al Concilio di Trento&lt;br /&gt;
|Year=1561-1565&lt;br /&gt;
|Language=spa&lt;br /&gt;
|Bibliographic level=Manuscript&lt;br /&gt;
|Catalogue description=https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000197100&lt;br /&gt;
|Transcription=Yes&lt;br /&gt;
|Transcription page=Index:FC_1334.djvu&lt;br /&gt;
|Transcription progress=Proofread&lt;br /&gt;
}}&lt;br /&gt;
== I due manoscritti della Gregoriana del ''Memorial segundo'' ==&lt;br /&gt;
All'interno dell'Archivio storico della Pontificia Università Gregoriana si conservano due copie manoscritte del ''Memorial segundo al Concilio de Trento'', coeve all'autore [[Name::Juan de Ávila]] e differenti l'una dall'altra. Una di queste è il codice  [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]] (G2), di cui si presenta qui la trascrizione paleografica integrale, a cura di [[ User:Lucia Feverati | Lucia Feverati ]]. Di questo esemplare non è stata realizzata alcuna recensione fino ad oggi. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
L'altro manoscritto è il codice [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)].&amp;lt;lb/&amp;gt; &lt;br /&gt;
Nel 1936 la sua parte iniziale fu scoperta da Hubert Jedin come inedito di [[Name::Juan de Ávila]]. Il manoscritto fu utilizzato fin dalla prima edizione critica del ''Memorial segundo'' insieme ad altri due esemplari conservati in Spagna: l'edizione fu curata da padre Camilo Abad e pubblicata nel 1945 nella rivista «Miscelánea Comillas. Revista de Ciencias Humanas y Sociales». &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il manoscritto [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]] (G2) fu inserito nella collazione soltanto nelle successive edizioni delle opere complete di [[Name::Juan de Ávila]] per la Biblioteca degli Autori Cristiani (BAC): nel 1971, nel 2001 (edizione critica rinnovata), nel 2013 (seconda edizione) e nel 2019 (edizione digitale). Dal 2001, per l'edizione del ''Memorial segundo'' si adoperano tutte le 7 copie manoscritte in castigliano. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Provenienza dei due manoscritti  ==&lt;br /&gt;
Entrambi i manoscritti provengono verosimilmente da una delle biblioteche minori del Collegio Romano, dato che non compaiono tra le opere di Juan de Ávila (f. 115v, volume I) nel Catalogo settecentesco della ''Bibliotheca maior'' ([http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/visore/#/main/viewer?idMetadato=22841093&amp;amp;type=bncr Antico catalogo digitalizzato, Biblioteca Nazionale Centrale di Roma]).    &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Giunsero al Collegio Romano grazie allo stretto rapporto di stima e collaborazione tra [[Name::Juan de Ávila]] e vari membri della Compagnia di Gesù dell'Andalusia, regione dove egli svolse la maggior parte dell'attività pastorale. Dalle fonti è noto che, dopo la morte di [[Name::Juan de Ávila]], i Gesuiti di Granada e di Montilla, dove egli è sepolto nella Chiesa dell'ordine, possedevano alcuni suoi manoscritti. Alcuni discepoli di [[Name::Juan de Ávila]] divenuti Gesuiti ebbero anche incarichi a Roma, per cui non deve stupire che gli scritti del Maestro siano arrivati nelle sedi gesuitiche romane. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Ricostruzione delle vicende del manoscritto F.C. 1334 ==&lt;br /&gt;
Il manoscritto [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]] (G2) fa parte del [[Object::Fondo Curia]]. Ciò indica una particolare vicenda che si può così ipotizzare. In occasione della soppressione dei Gesuiti nel 1773, tale manoscritto fu depositato, insieme ad altro materiale di qualche pregio o rarità, in un ripostiglio accessibile verosimilmente solo ai responsabili del Collegio e delle sue biblioteche. Dopo la ricostituzione della Compagnia di Gesù, il palazzo fu restituito ai Gesuiti nel 1824: la Biblioteca fu nuovamente attiva, mentre il deposito riservato rimase poco accessibile. Nel 1873, quando il governo italiano dichiarò soppressi gli ordini religiosi e poi ne confiscò i beni, il palazzo del Collegio fu incamerato. Nel 1876 vi fu inaugurata la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, il cui iniziale nucleo librario era costituito dalla prestigiosa ''Bibliotheca maior''. L'anno successivo fu scoperto il &amp;quot;nascondiglio&amp;quot;: il materiale museale e codicologico più prezioso fu utilizzato, mentre quello ritenuto di scarso interesse fu chiuso in una soffitta. Lì finì anche ciò che oggi chiamiamo [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]]. Nel 1948 ci fu la necessità di liberare la soffitta e il suo contenuto fu restituito alla Curia della Compagnia: ecco perché si chiama [[Object::Fondo Curia]] (F.C.). Il Generale volle versarlo nell'Archivio dell'Università Gregoriana, in quanto erede del Collegio Romano, e qui è tuttora conservato. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per sfogliare il manoscritto digitalizzato [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]] e la relativa trascrizione paleografica con annotazioni: [[Index:FC_1334.djvu|Indice Memorial segundo al Concilio de Trento]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Ricostruzione delle vicende del manoscritto APUG 712 ==&lt;br /&gt;
Una diversa vicenda si deve ricostruire per l'altro manoscritto [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)], che appartiene invece al Fondo APUG, sottofondo Concilio di Trento ([[Monumenta Concilii Tridentini|Monumenta Concilii Tridentini]]). Si tratta di una miscellanea che in apertura presenta il cosiddetto ''Memorial segundo''. Tuttavia, il fascicolo di tale scritto di [[Name::Juan de Ávila]] non risulta cucito al resto, per cui si deduce quanto segue.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* Il resto della miscellanea fa parte verosimilmente del materiale raccolto da p. [[Name::Alciati, Terenzio|Terenzio Alciati]] a partire dall'anno 1626, per comporre una storia sul Concilio, in risposta a quella del veneziano Sarpi. Morto l'[[Name::Alciati, Terenzio|Alciati]] senza aver terminato l'impresa, il materiale fu utilizzato ed esteso dal p. [[Name::Pallavicino, Sforza|Sforza Pallavicino]] per redigere la sua ''Istoria del Concilio di Trento''. La miscellanea (a cui più tardi sarebbe stato aggiunto il ''Memorial segundo'') apparterrebbe alla documentazione accumulata nel Seicento, anzitutto perché contiene un indice manoscritto dell'Alciati. Inoltre, prima di esso si trova la Vita di [[Name::Pedro Guerrero|Pedro Guerrero]] e la Vita del Soave con i segni della piegatura in quattro, causati dalla spedizione: Jedin, che consultò il fondo negli anni Trenta-Quaranta, attesta che tali ''Vitae'' furono spedite all'Alciati, la prima dalla Spagna e la seconda dalla Germania. &lt;br /&gt;
* La paginazione della miscellanea è stata chiaramente modificata dopo l'inserimento in apertura del cosiddetto ''Memorial segundo''.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* Tale parte iniziale non cucita è verosimilmente stata inserita nel Settecento dal bibliotecario padre [[Name::Lazzeri, Pietro| Pietro Lazzeri]] per motivi di conservazione e per una evidente vicinanza tematica. Si esclude facesse parte del materiale dell'[[Name::Alciati, Terenzio|Alciati]] perché non vi è cucitura che lo unisca al resto della miscellanea, non vi sono le pieghe della spedizione come invece nei due testi successivi e perché il suo inserimento ha modificato la paginazione precedente.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per la descrizione approfondita dell'opera: [[Memorial_segundo|Memorial segundo al Concilio de Trento]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<title>MCT Works 002</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{MCT Works&lt;br /&gt;
|Name(s)=Juan de Ávila&lt;br /&gt;
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|Transcription page=Index:FC_1334.djvu&lt;br /&gt;
|Transcription progress=Proofread&lt;br /&gt;
}}&lt;br /&gt;
== I due manoscritti della Gregoriana del ''Memorial segundo'' ==&lt;br /&gt;
All'interno dell'Archivio storico della Pontificia Università Gregoriana si conservano due copie manoscritte del ''Memorial segundo al Concilio de Trento'', coeve all'autore [[Name::Juan de Ávila]] e differenti l'una dall'altra. Una di queste è il codice  [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]] (G2), di cui si presenta qui la trascrizione paleografica integrale, a cura di [[ User:Lucia Feverati | Lucia Feverati ]]. Di questo esemplare non è stata realizzata alcuna recensione fino ad oggi. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
L'altro manoscritto è il codice [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)].&amp;lt;lb/&amp;gt; &lt;br /&gt;
Nel 1936 la sua parte iniziale fu scoperta da Hubert Jedin come inedito di [[Name::Juan de Ávila]]. Il manoscritto fu utilizzato fin dalla prima edizione critica del ''Memorial segundo'' insieme ad altri due esemplari conservati in Spagna: l'edizione fu curata da padre Camilo Abad e pubblicata nel 1945 nella rivista «Miscelánea Comillas. Revista de Ciencias Humanas y Sociales». &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il manoscritto [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]] (G2) fu inserito nella collazione soltanto nelle successive edizioni delle opere complete di [[Name::Juan de Ávila]] per la Biblioteca degli Autori Cristiani (BAC): nel 1971, nel 2001 (edizione critica rinnovata), nel 2013 (seconda edizione) e nel 2019 (edizione digitale). Dal 2001, per l'edizione del ''Memorial segundo'' si adoperano tutte le 7 copie manoscritte in castigliano. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Provenienza dei due manoscritti  ==&lt;br /&gt;
Entrambi i manoscritti verosimilmente provengono da una biblioteca minore del Collegio Romano, dato che non compaiono tra le opere di Ávila (f. 115v, volume I) nel Catalogo settecentesco della ''Bibliotheca maior'' ([http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/visore/#/main/viewer?idMetadato=22841093&amp;amp;type=bncr Antico catalogo digitalizzato, Biblioteca Nazionale Centrale di Roma]).    &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Giunsero al Collegio Romano grazie allo stretto rapporto di stima e collaborazione tra [[Name::Juan de Ávila]] e vari membri della Compagnia di Gesù dell'Andalusia, regione dove egli svolse la maggior parte dell'attività pastorale. Dalle fonti è noto che, dopo la morte di [[Name::Juan de Ávila]], i Gesuiti di Granada e di Montilla, dove egli è sepolto nella Chiesa dell'ordine, possedevano alcuni suoi manoscritti. Alcuni discepoli di [[Name::Juan de Ávila]] divenuti Gesuiti ebbero anche incarichi a Roma, per cui non deve stupire che gli scritti del Maestro siano arrivati nelle sedi gesuitiche romane. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Ricostruzione delle vicende del manoscritto F.C. 1334 ==&lt;br /&gt;
Il manoscritto [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]] (G2) fa parte del [[Object::Fondo Curia]]. Ciò indica una particolare vicenda che si può così ipotizzare. In occasione della soppressione dei Gesuiti nel 1773, tale manoscritto fu depositato, insieme ad altro materiale di qualche pregio o rarità, in un ripostiglio accessibile verosimilmente solo ai responsabili del Collegio e delle sue biblioteche. Dopo la ricostituzione della Compagnia di Gesù, il palazzo fu restituito ai Gesuiti nel 1824: la Biblioteca fu nuovamente attiva, mentre il deposito riservato rimase poco accessibile. Nel 1873, quando il governo italiano dichiarò soppressi gli ordini religiosi e poi ne confiscò i beni, il palazzo del Collegio fu incamerato. Nel 1876 vi fu inaugurata la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, il cui iniziale nucleo librario era costituito dalla prestigiosa ''Bibliotheca maior''. L'anno successivo fu scoperto il &amp;quot;nascondiglio&amp;quot;: il materiale museale e codicologico più prezioso fu utilizzato, mentre quello ritenuto di scarso interesse fu chiuso in una soffitta. Lì finì anche ciò che oggi chiamiamo [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]]. Nel 1948 ci fu la necessità di liberare la soffitta e il suo contenuto fu restituito alla Curia della Compagnia: ecco perché si chiama [[Object::Fondo Curia]] (F.C.). Il Generale volle versarlo nell'Archivio dell'Università Gregoriana, in quanto erede del Collegio Romano, e qui è tuttora conservato. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per sfogliare il manoscritto digitalizzato [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]] e la relativa trascrizione paleografica con annotazioni: [[Index:FC_1334.djvu|Indice Memorial segundo al Concilio de Trento]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Ricostruzione delle vicende del manoscritto APUG 712 ==&lt;br /&gt;
Una diversa vicenda si deve ricostruire per l'altro manoscritto [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)], che appartiene invece al Fondo APUG, sottofondo Concilio di Trento ([[Monumenta Concilii Tridentini|Monumenta Concilii Tridentini]]). Si tratta di una miscellanea che in apertura presenta il cosiddetto ''Memorial segundo''. Tuttavia, il fascicolo di tale scritto di [[Name::Juan de Ávila]] non risulta cucito al resto, per cui si deduce quanto segue.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* Il resto della miscellanea fa parte verosimilmente del materiale raccolto da p. [[Name::Alciati, Terenzio|Terenzio Alciati]] a partire dall'anno 1626, per comporre una storia sul Concilio, in risposta a quella del veneziano Sarpi. Morto l'[[Name::Alciati, Terenzio|Alciati]] senza aver terminato l'impresa, il materiale fu utilizzato ed esteso dal p. [[Name::Pallavicino, Sforza|Sforza Pallavicino]] per redigere la sua ''Istoria del Concilio di Trento''. La miscellanea (a cui più tardi sarebbe stato aggiunto il ''Memorial segundo'') apparterrebbe alla documentazione accumulata nel Seicento, anzitutto perché contiene un indice manoscritto dell'Alciati. Inoltre, prima di esso si trova la Vita di [[Name::Pedro Guerrero|Pedro Guerrero]] e la Vita del Soave con i segni della piegatura in quattro, causati dalla spedizione: Jedin, che consultò il fondo negli anni Trenta-Quaranta, attesta che tali ''Vitae'' furono spedite all'Alciati, la prima dalla Spagna e la seconda dalla Germania. &lt;br /&gt;
* La paginazione della miscellanea è stata chiaramente modificata dopo l'inserimento in apertura del cosiddetto ''Memorial segundo''.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* Tale parte iniziale non cucita è verosimilmente stata inserita nel Settecento dal bibliotecario padre [[Name::Lazzeri, Pietro| Pietro Lazzeri]] per motivi di conservazione e per una evidente vicinanza tematica. Si esclude facesse parte del materiale dell'[[Name::Alciati, Terenzio|Alciati]] perché non vi è cucitura che lo unisca al resto della miscellanea, non vi sono le pieghe della spedizione come invece nei due testi successivi e perché il suo inserimento ha modificato la paginazione precedente.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per la descrizione approfondita dell'opera: [[Memorial_segundo|Memorial segundo al Concilio de Trento]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{MCT Works&lt;br /&gt;
|Name(s)=Juan de Ávila&lt;br /&gt;
|Title=Memorial segundo al Concilio di Trento&lt;br /&gt;
|Year=1561-1565&lt;br /&gt;
|Language=spa&lt;br /&gt;
|Bibliographic level=Manuscript&lt;br /&gt;
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|Transcription page=Index:FC_1334.djvu&lt;br /&gt;
|Transcription progress=Proofread&lt;br /&gt;
}}&lt;br /&gt;
== I due manoscritti della Gregoriana del ''Memorial segundo'' ==&lt;br /&gt;
All'interno dell'Archivio storico della Pontificia Università Gregoriana si conservano due copie manoscritte del ''Memorial segundo al Concilio de Trento'', coeve all'autore [[Name::Juan de Ávila]] e differenti l'una dall'altra. Una di queste è il codice  [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]] (G2), di cui si presenta qui la trascrizione paleografica integrale, a cura di [[ User:Lucia Feverati | Lucia Feverati ]]. Di questo esemplare non è stata realizzata alcuna recensione fino ad oggi. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
L'altro manoscritto è il codice [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)].&amp;lt;lb/&amp;gt; &lt;br /&gt;
Nel 1936 la sua parte iniziale fu scoperta da Hubert Jedin come inedito di [[Name::Juan de Ávila]]. Il manoscritto fu utilizzato fin dalla prima edizione critica del ''Memorial segundo'' insieme ad altri due esemplari conservati in Spagna: l'edizione fu curata da padre Camilo Abad e pubblicata nel 1945 nella rivista «Miscelánea Comillas. Revista de Ciencias Humanas y Sociales». &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il manoscritto [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]] (G2) fu inserito nella collazione soltanto nelle successive edizioni delle opere complete di [[Name::Juan de Ávila]] per la Biblioteca degli Autori Cristiani (BAC): nel 1971, nel 2001 (edizione critica rinnovata), nel 2013 (seconda edizione) e nel 2019 (edizione digitale). Dal 2001, per l'edizione del ''Memorial segundo'' si adoperano tutte le 7 copie manoscritte in castigliano. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Provenienza dei due manoscritti  ==&lt;br /&gt;
Entrambi i manoscritti verosimilmente provengono da una biblioteca minore del Collegio Romano, dato che non compaiono tra le opere di Ávila (f. 115v, volume I) nel Catalogo settecentesco della ''Bibliotheca maior'' ([http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/visore/#/main/viewer?idMetadato=22841093&amp;amp;type=bncr Antico catalogo digitalizzato, Biblioteca Nazionale Centrale di Roma]).    &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Giunsero al Collegio Romano grazie allo stretto rapporto di stima e collaborazione tra [[Name::Juan de Ávila]] e vari membri della Compagnia di Gesù dell'Andalusia, regione dove egli svolse la maggior parte dell'attività pastorale. Dalle fonti è noto che, dopo la morte di [[Name::Juan de Ávila]], i Gesuiti di Granada e di Montilla, dove egli è sepolto nella Chiesa dell'ordine, possedevano alcuni suoi manoscritti. Alcuni discepoli di [[Name::Juan de Ávila]] divenuti Gesuiti ebbero anche incarichi a Roma, per cui non deve stupire che gli scritti del Maestro siano arrivati nelle sedi gesuitiche romane. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Ricostruzione delle vicende del manoscritto F.C. 1334 ==&lt;br /&gt;
Il manoscritto [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]] (G2) fa parte del [[Object::Fondo Curia]]. Ciò indica una particolare vicenda che si può così ipotizzare. In occasione della soppressione dei Gesuiti nel 1773, tale manoscritto fu depositato, insieme ad altro materiale di qualche pregio o rarità, in un ripostiglio accessibile verosimilmente solo ai responsabili del Collegio e delle sue biblioteche. Dopo la ricostituzione della Compagnia di Gesù, il palazzo fu restituito ai Gesuiti nel 1824: la Biblioteca fu nuovamente attiva, mentre il deposito riservato rimase poco accessibile. Nel 1873, quando il governo italiano dichiarò soppressi gli ordini religiosi e poi ne confiscò i beni, il palazzo del Collegio fu incamerato. Nel 1876 vi fu inaugurata la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, il cui iniziale nucleo librario era costituito dalla prestigiosa ''Bibliotheca maior''. L'anno successivo fu scoperto il &amp;quot;nascondiglio&amp;quot;: il materiale museale e codicologico più prezioso fu utilizzato, mentre quello ritenuto di scarso interesse fu chiuso in una soffitta. Lì finì anche ciò che oggi chiamiamo F.C. 1334. Nel 1948 ci fu la necessità di liberare la soffitta e il suo contenuto fu restituito alla Curia della Compagnia: ecco perché si chiama [[Object::Fondo Curia]] (F.C.). Il Generale volle versarlo nell'Archivio dell'Università Gregoriana, in quanto erede del Collegio Romano, e qui è tuttora conservato. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per sfogliare il manoscritto digitalizzato [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]] e la relativa trascrizione paleografica con annotazioni: [[Index:FC_1334.djvu|Indice Memorial segundo al Concilio de Trento]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Ricostruzione delle vicende del manoscritto APUG 712 ==&lt;br /&gt;
Una diversa vicenda si deve ricostruire per l'altro manoscritto [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)], che appartiene invece al Fondo APUG, sottofondo Concilio di Trento ([[Monumenta Concilii Tridentini|Monumenta Concilii Tridentini]]). Si tratta di una miscellanea che in apertura presenta il cosiddetto ''Memorial segundo''. Tuttavia, il fascicolo di tale scritto di [[Name::Juan de Ávila]] non risulta cucito al resto, per cui si deduce quanto segue.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* Il resto della miscellanea fa parte verosimilmente del materiale raccolto da p. [[Name::Alciati, Terenzio|Terenzio Alciati]] a partire dall'anno 1626, per comporre una storia sul Concilio, in risposta a quella del veneziano Sarpi. Morto l'[[Name::Alciati, Terenzio|Alciati]] senza aver terminato l'impresa, il materiale fu utilizzato ed esteso dal p. [[Name::Pallavicino, Sforza|Sforza Pallavicino]] per redigere la sua ''Istoria del Concilio di Trento''. La miscellanea (a cui più tardi sarebbe stato aggiunto il ''Memorial segundo'') apparterrebbe alla documentazione accumulata nel Seicento, anzitutto perché contiene un indice manoscritto dell'Alciati. Inoltre, prima di esso si trova la Vita di [[Name::Pedro Guerrero|Pedro Guerrero]] e la Vita del Soave con i segni della piegatura in quattro, causati dalla spedizione: Jedin, che consultò il fondo negli anni Trenta-Quaranta, attesta che tali ''Vitae'' furono spedite all'Alciati, la prima dalla Spagna e la seconda dalla Germania. &lt;br /&gt;
* La paginazione della miscellanea è stata chiaramente modificata dopo l'inserimento in apertura del cosiddetto ''Memorial segundo''.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* Tale parte iniziale non cucita è verosimilmente stata inserita nel Settecento dal bibliotecario padre [[Name::Lazzeri, Pietro| Pietro Lazzeri]] per motivi di conservazione e per una evidente vicinanza tematica. Si esclude facesse parte del materiale dell'[[Name::Alciati, Terenzio|Alciati]] perché non vi è cucitura che lo unisca al resto della miscellanea, non vi sono le pieghe della spedizione come invece nei due testi successivi e perché il suo inserimento ha modificato la paginazione precedente.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per la descrizione approfondita dell'opera: [[Memorial_segundo|Memorial segundo al Concilio de Trento]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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	<entry>
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		<title>MCT Works 002</title>
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		<updated>2025-09-05T20:31:19Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{MCT Works&lt;br /&gt;
|Name(s)=Juan de Ávila&lt;br /&gt;
|Title=Memorial segundo al Concilio di Trento&lt;br /&gt;
|Year=1561-1565&lt;br /&gt;
|Language=spa&lt;br /&gt;
|Bibliographic level=Manuscript&lt;br /&gt;
|Catalogue description=https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000197100&lt;br /&gt;
|Transcription=Yes&lt;br /&gt;
|Transcription page=Index:FC_1334.djvu&lt;br /&gt;
|Transcription progress=Proofread&lt;br /&gt;
}}&lt;br /&gt;
== I due manoscritti della Gregoriana del ''Memorial segundo'' ==&lt;br /&gt;
All'interno dell'Archivio storico della Pontificia Università Gregoriana si conservano due copie manoscritte del ''Memorial segundo al Concilio de Trento'', coeve all'autore [[Name::Juan de Ávila]] e differenti l'una dall'altra. Una di queste è il codice  [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]] (G2), di cui si presenta qui la trascrizione paleografica integrale, a cura di [[ User:Lucia Feverati | Lucia Feverati ]]. Di questo esemplare non è stata realizzata alcuna recensione fino ad oggi. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
L'altro manoscritto è il codice [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)].&amp;lt;lb/&amp;gt; &lt;br /&gt;
Nel 1936 la sua parte iniziale fu scoperta da Hubert Jedin come inedito di [[Name::Juan de Ávila]]. Il manoscritto fu utilizzato fin dalla prima edizione critica del ''Memorial segundo'' insieme ad altri due esemplari conservati in Spagna: l'edizione fu curata da padre Camilo Abad e pubblicata nel 1945 nella rivista «Miscelánea Comillas. Revista de Ciencias Humanas y Sociales». &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il manoscritto [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]] (G2) fu inserito nella collazione soltanto nelle successive edizioni delle opere complete di [[Name::Juan de Ávila]] per la Biblioteca degli Autori Cristiani (BAC): nel 1971, nel 2001 (edizione critica rinnovata), nel 2013 (seconda edizione) e nel 2019 (edizione digitale). Dal 2001, per l'edizione del ''Memorial segundo'' si adoperano tutte le 7 copie manoscritte in castigliano. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Provenienza dei due manoscritti  ==&lt;br /&gt;
Entrambi i manoscritti sembrano provenire da una biblioteca minore del Collegio Romano, dato che non compaiono nel Catalogo settecentesco della ''Bibliotheca maior'' tra le opere di Ávila al f. 115v del volume I ([http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/visore/#/main/viewer?idMetadato=22841093&amp;amp;type=bncr Antico catalogo digitalizzato, Biblioteca Nazionale Centrale di Roma]).    &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Verosimilmente giunsero al Collegio Romano grazie allo stretto rapporto di stima e collaborazione tra [[Name::Juan de Ávila]] e vari membri della Compagnia di Gesù dell'Andalusia, regione dove egli svolse la maggior parte dell'attività pastorale. Dalle fonti è noto che, dopo la morte di [[Name::Juan de Ávila]], i Gesuiti di Granada e di Montilla, dove egli è sepolto nella Chiesa dell'ordine, possedevano alcuni suoi manoscritti. Alcuni discepoli di [[Name::Juan de Ávila]] divenuti Gesuiti ebbero anche incarichi a Roma, per cui non deve stupire che gli scritti del Maestro siano arrivati nelle sedi gesuitiche romane. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Ricostruzione delle vicende del manoscritto F.C. 1334 ==&lt;br /&gt;
Il manoscritto [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]] (G2) fa parte del [[Object::Fondo Curia]]. Ciò indica una particolare vicenda che si può così ipotizzare. In occasione della soppressione dei Gesuiti nel 1773, tale manoscritto fu depositato, insieme ad altro materiale di qualche pregio o rarità, in un ripostiglio accessibile verosimilmente solo ai responsabili del Collegio Romano e delle sue biblioteche. Dopo la ricostituzione della Compagnia di Gesù, il palazzo del Collegio fu restituito ai Gesuiti nel 1824: la Biblioteca fu nuovamente attiva, mentre il deposito riservato rimase poco accessibile. Nel 1873, quando il governo italiano dichiarò soppressi gli ordini religiosi e poi ne confiscò i beni, il palazzo del Collegio fu incamerato. Nel 1876 vi fu inaugurata la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, il cui iniziale nucleo librario era costituito dalla prestigiosa ''Bibliotheca maior''. L'anno successivo fu scoperto il &amp;quot;nascondiglio&amp;quot;: il materiale museale e codicologico più prezioso fu utilizzato, mentre quello ritenuto di scarso interesse fu chiuso in una soffitta. Lì finì anche ciò che oggi chiamiamo F.C. 1334. Nel 1948 ci fu la necessità di liberare la soffitta e il suo contenuto fu restituito alla Curia della Compagnia: ecco perché si chiama [[Object::Fondo Curia]] (F.C.). Il Generale volle versarlo nell'Archivio dell'Università Gregoriana, in quanto erede del Collegio Romano, e qui è tuttora conservato. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per sfogliare il manoscritto digitalizzato [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]] e la relativa trascrizione paleografica con annotazioni: [[Index:FC_1334.djvu|Indice Memorial segundo al Concilio de Trento]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Ricostruzione delle vicende del manoscritto APUG 712 ==&lt;br /&gt;
Una diversa vicenda si deve ricostruire per l'altro manoscritto [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)], che appartiene invece al Fondo APUG, sottofondo Concilio di Trento ([[Monumenta Concilii Tridentini|Monumenta Concilii Tridentini]]). Si tratta di una miscellanea che in apertura presenta il cosiddetto ''Memorial segundo''. Tuttavia, il fascicolo di tale scritto di [[Name::Juan de Ávila]] non risulta cucito al resto, per cui si deduce quanto segue.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* Il resto della miscellanea fa parte verosimilmente del materiale raccolto da p. [[Name::Alciati, Terenzio|Terenzio Alciati]] a partire dall'anno 1626, per comporre una storia sul Concilio, in risposta a quella del veneziano Sarpi. Morto l'[[Name::Alciati, Terenzio|Alciati]] senza aver terminato l'impresa, il materiale fu utilizzato ed esteso dal p. [[Name::Pallavicino, Sforza|Sforza Pallavicino]] per redigere la sua ''Istoria del Concilio di Trento''. La miscellanea (a cui più tardi sarebbe stato aggiunto il ''Memorial segundo'') apparterrebbe alla documentazione accumulata nel Seicento, anzitutto perché contiene una pagina con un indice manoscritto dell'Alciati. Inoltre, prima di esso si trova la Vita di [[Name::Pedro Guerrero|Pedro Guerrero]] e la Vita del Soave con i segni della piegatura in quattro, causati dalla spedizione: Jedin, che consultò il fondo negli anni Trenta-Quaranta, attesta che tali ''Vitae'' furono spedite all'Alciati, la prima dalla Spagna e la seconda dalla Germania. &lt;br /&gt;
* La paginazione della miscellanea è stata chiaramente modificata dopo l'inserimento in apertura del cosiddetto ''Memorial segundo''.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* Tale parte iniziale non cucita è verosimilmente stata inserita nel Settecento dal bibliotecario padre [[Name::Lazzeri, Pietro| Pietro Lazzeri]] a motivo di una urgenza riorganizzativa e per una evidente vicinanza tematica. Si esclude facesse parte del materiale dell'[[Name::Alciati, Terenzio|Alciati]] perché non vi è cucitura che lo unisca al resto della miscellanea, non vi sono le pieghe della spedizione come invece nei due testi successivi e perché il suo inserimento ha modificato la paginazione precedente.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per la descrizione approfondita dell'opera: [[Memorial_segundo|Memorial segundo al Concilio de Trento]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://gate.unigre.it/mediawiki-test/index.php?title=Juan_de_%C3%81vila&amp;diff=144361</id>
		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-09-05T19:38:52Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Juan de Ávila nacque nel 1499 o nel 1500 ad '''Almodóvar del Campo''', in Spagna. Egli si firmò sempre Joannes, quindi il nome di battesimo poteva essere piuttosto questo. “De Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno. Sua madre apparteneva a una famiglia della piccola nobiltà spagnola (''hidalgos''); suo padre era, più o meno remotamente, di origine giudea. La famiglia di Juan era la più ricca e rispettata della città. Infatti, dal 1513 egli poté studiare diritto per quattro anni a '''Salamanca'''. Percepita una chiamata del Signore, tornò nella casa natale e visse tre anni in raccoglimento e preghiera, lontano dalla vita pubblica. Nel 1520 si trasferì, per lo studio delle arti e della teologia, ad '''Alcalá de Henares''', centro nevralgico di idee erasmiane. Qui nacque la sua amicizia con il compagno don Pedro Guerrero, futuro arcivescovo di Granada e destinatario di varie lettere ed opere.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Juan de Ávila fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da zelo evangelico, vendette i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Raggiunse '''Sevilla''' per unirsi a un gruppo di missionari che doveva salpare per il Messico. Tuttavia, fu ritenuto “non idoneo”, probabilmente a causa delle sue origini da una famiglia di ''conversos''. Il rifiuto lo costrinse a rimanere in Spagna, dove, convinto dall'arcivescovo di Sevilla, iniziò una intensa attività di predicazione in Andalusia. In questo periodo di missioni popolari, studio, preghiera, visse principalmente a '''Écija'''. Nel 1531 fu denunciato presso l'Inquisizione di Sevilla per alcune sue affermazioni. Nel 1532 fu rinchiuso in carcere, finché venne assolto nel 1533. Alla fine del 1534 o al principio del 1535, si trasferì e incardinò a '''Córdoba''', invitato dal vescovo: per vari anni fu la base da cui partiva e a cui tornava per il suo apostolato. Alla fine del 1536 si spostò a '''Granada''', ove avvenne la conversione di Juan de Dios, grazie a un suo sermone. Gli atti capitolari di Granada del 1538 sono il primo documento in cui Juan de Ávila viene chiamato &amp;quot;Maestro&amp;quot;. Fondò anche centri di studio, collegi, seminari, università con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato.&lt;br /&gt;
All'inizio degli anni Quaranta, si trasferì a Baeza (Jaén) per redigere le costituzioni del Collegio della Santísima Trinidad, fondato nel 1538 da Rodrigo López. Nel 1563 partecipò al Sinodo di Córdoba e predicò ai sacerdoti locali. Nel settembre 1568 approvò il ''Libro de la vida'' di Teresa d’Ávila, che gli era stato inviato per una valutazione dottrinale. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a '''Montilla'''.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
== Opere ==&lt;br /&gt;
L'attività letteraria dell'Apostolo dell'Andalusia cominciò proprio in carcere con la scrittura dell'''Audi, filia'', rivista in seguito varie volte. La sua produzione conta trattati, sermoni, discorsi missionari, catechismi e avvisi, commentari biblici, scritti di riforma e oltre 250 lettere.  &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e gli stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano più convincenti. Nel 1554 si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, al termine del quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, probabilmente vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Verosimilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la propria sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://gate.unigre.it/mediawiki-test/index.php?title=Juan_de_%C3%81vila&amp;diff=144360</id>
		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-09-04T21:23:42Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Juan de Ávila nacque nel 1499 o nel 1500 ad '''Almodóvar del Campo''', in Spagna. Egli si firmò sempre Joannes, quindi il nome di battesimo poteva essere piuttosto questo. “De Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno. Sua madre apparteneva a una famiglia della piccola nobiltà spagnola (''hidalgos''); suo padre era, più o meno remotamente, di origine giudea. La famiglia di Juan era la più ricca e rispettata della città. Infatti, dal 1513 egli poté studiare diritto per quattro anni a '''Salamanca'''. Percepita una chiamata del Signore, tornò nella casa natale e visse tre anni in raccoglimento e preghiera, lontano dalla vita pubblica. Nel 1520 si trasferì, per lo studio delle arti e della teologia, ad '''Alcalá de Henares''', centro nevralgico di idee erasmiane. Qui nacque la sua amicizia con il compagno don Pedro Guerrero, futuro arcivescovo di Granada e destinatario di varie lettere ed opere.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Juan de Ávila fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da zelo evangelico, vendette i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Raggiunse '''Sevilla''' per unirsi a un gruppo di missionari che doveva salpare per il Messico. Tuttavia, fu ritenuto “non idoneo”, probabilmente a causa delle sue origini da una famiglia di ''conversos''. Il rifiuto lo costrinse a rimanere in Spagna, dove, convinto dall'arcivescovo di Sevilla, iniziò una intensa attività di predicazione in Andalusia. In questo periodo di missioni popolari, studio, preghiera, visse principalmente a '''Écija'''. Nel 1531 fu denunciato presso l'Inquisizione di Sevilla per alcune sue affermazioni. Nel 1532 fu rinchiuso in carcere, finché venne assolto nel 1533. Alla fine del 1534 o al principio del 1535, si trasferì e incardinò a '''Córdoba''', invitato dal vescovo: per vari anni fu la base da cui partiva e a cui tornava per il suo apostolato. Alla fine del 1536 si spostò a '''Granada''', ove avvenne la conversione di Juan de Dios, grazie a un suo sermone. Gli atti capitolari di Granada del 1538 sono il primo documento in cui Juan de Ávila viene chiamato &amp;quot;Maestro&amp;quot;. Fondò anche centri di studio, collegi, seminari, università con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato.&lt;br /&gt;
All'inizio degli anni Quaranta, si trasferì a Baeza (Jaén) per redigere le costituzioni del Collegio della Santísima Trinidad, fondato nel 1538 da Rodrigo López. Nel 1563 partecipò al Sinodo di Córdoba e predicò ai sacerdoti locali. Nel settembre 1568 approvò il ''Libro de la vida'' di Teresa d’Ávila, che gli era stato inviato per una valutazione dottrinale. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a '''Montilla'''.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
== Opere ==&lt;br /&gt;
L'attività letteraria dell'Apostolo dell'Andalusia cominciò proprio in carcere con la scrittura dell'''Audi, filia'', rivista in seguito varie volte. La sua produzione conta trattati, sermoni, discorsi missionari, catechismi e avvisi, commentari biblici, scritti di riforma e oltre 250 lettere.  &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e gli stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano più convincenti. Nel 1554 si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, al termine del quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, probabilmente vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Verosimilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la propria sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-09-04T21:21:19Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Juan de Ávila nacque nel 1499 o nel 1500 ad '''Almodóvar del Campo''', in Spagna. Egli si firmò sempre Joannes, quindi il nome di battesimo poteva essere piuttosto questo. “De Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno. Sua madre apparteneva a una famiglia della piccola nobiltà spagnola (''hidalgos''); suo padre era, più o meno remotamente, di origine giudea. La famiglia di Juan era la più ricca e rispettata della città. Infatti, dal 1513 egli poté studiare diritto per quattro anni a '''Salamanca'''. Percepita una chiamata del Signore, tornò nella casa natale e visse tre anni in raccoglimento e preghiera, lontano dalla vita pubblica. Nel 1520 si trasferì, per lo studio delle arti e della teologia, ad '''Alcalá de Henares''', centro nevralgico di idee erasmiane. Qui nacque la sua amicizia con il compagno don Pedro Guerrero, futuro arcivescovo di Granada e destinatario di varie lettere ed opere.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Juan de Ávila fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da zelo evangelico, vendette i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Raggiunse '''Sevilla''' per unirsi a un gruppo di missionari che doveva salpare per il Messico. Tuttavia, fu ritenuto “non idoneo”, probabilmente a causa delle sue origini da una famiglia di ''conversos''. Il rifiuto lo costrinse a rimanere in Spagna, dove, convinto dall'arcivescovo di Sevilla, iniziò una intensa attività di predicazione in Andalusia. In questo periodo di missioni popolari, studio, preghiera, visse principalmente a '''Écija'''. Nel 1531 fu denunciato presso l'Inquisizione di Sevilla per alcune sue affermazioni. Nel 1532 fu rinchiuso in carcere, finché venne assolto nel 1533. Alla fine del 1534 o al principio del 1535, si trasferì e incardinò a '''Córdoba''', invitato dal vescovo: per vari anni fu la base da cui partiva e a cui tornava per il suo apostolato. Alla fine del 1536 si spostò a '''Granada''', ove avvenne la conversione di Juan de Dios, grazie a un suo sermone. Gli atti capitolari di Granada del 1538 sono il primo documento in cui Juan de Ávila viene chiamato &amp;quot;Maestro&amp;quot;. Fondò anche centri di studio, collegi, seminari, università con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato.&lt;br /&gt;
All'inizio degli anni Quaranta, si trasferì a Baeza (Jaén) per redigere le costituzioni del Collegio della Santísima Trinidad, fondato nel 1538 da Rodrigo López. Nel 1563 partecipò al Sinodo di Córdoba e predicò ai sacerdoti locali. Nel settembre 1568 approvò il ''Libro de la vida'' di Teresa d’Ávila, che gli era stato inviato per una valutazione dottrinale. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
== Opere ==&lt;br /&gt;
L'attività letteraria dell'Apostolo dell'Andalusia cominciò proprio in carcere con la scrittura dell'''Audi, filia'', rivista in seguito varie volte. La sua produzione conta trattati, sermoni, discorsi missionari, catechismi e avvisi, commentari biblici, scritti di riforma e oltre 250 lettere.  &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e gli stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano più convincenti. Nel 1554 si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, al termine del quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, probabilmente vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Verosimilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la propria sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-09-04T21:06:49Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Juan de Ávila nacque nel 1499 o nel 1500 ad '''Almodóvar del Campo''', in Spagna. Egli si firmò sempre Joannes, quindi il nome di battesimo poteva essere piuttosto questo. “De Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno. Sua madre apparteneva a una famiglia della piccola nobiltà spagnola (''hidalgos''); suo padre era, più o meno remotamente, di origine giudea. La famiglia di Juan era la più ricca e rispettata della città. Infatti, dal 1513 egli poté studiare diritto per quattro anni a '''Salamanca'''. Percepita una chiamata del Signore, tornò nella casa natale e visse tre anni in raccoglimento e preghiera, lontano dalla vita pubblica. Nel 1520 si trasferì, per lo studio delle arti e della teologia, ad '''Alcalá de Henares''', centro nevralgico di idee erasmiane. Qui nacque la sua amicizia con il compagno don Pedro Guerrero, futuro arcivescovo di Granada e destinatario di varie lettere ed opere.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Juan de Ávila fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da zelo evangelico, vendette i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Raggiunse '''Sevilla''' per unirsi a un gruppo di missionari che doveva salpare per il Messico. Tuttavia, fu ritenuto “non idoneo”, probabilmente a causa delle sue origini da una famiglia di ''conversos''. Il rifiuto lo costrinse a rimanere in Spagna, dove, convinto dall'arcivescovo di Sevilla, iniziò una intensa attività di predicazione in Andalusia. In questo periodo di missioni popolari, studio, preghiera, visse principalmente a '''Écija'''. Nel 1531 fu denunciato presso l'Inquisizione di Sevilla per alcune sue affermazioni. Nel 1532 fu rinchiuso in carcere, finché venne assolto nel 1533. Alla fine del 1534 o al principio del 1535, si trasferì e incardinò a '''Córdoba''', invitato dal vescovo: per vari anni fu la base da cui partiva e a cui tornava per il suo apostolato. Alla fine del 1536 si spostò a '''Granada''', ove avvenne la conversione di Juan de Dios, grazie a un suo sermone. Gli atti capitolari di Granada del 1538 sono il primo documento in cui Juan de Ávila viene chiamato &amp;quot;Maestro&amp;quot;. Fondò anche centri di studio, collegi, seminari, università con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato.&lt;br /&gt;
All'inizio degli anni Quaranta, si trasferì a Baeza (Jaén) per redigere le costituzioni del Collegio della Santísima Trinidad, fondato nel 1538 da Rodrigo López. Nel 1563 partecipò al Sinodo di Córdoba e predicò ai sacerdoti locali. Nel settembre 1568 approvò il ''Libro de la vida'' di Teresa d’Ávila, che gli era stato inviato per una valutazione dottrinale. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
== Opere ==&lt;br /&gt;
L'attività letteraria dell'Apostolo dell'Andalusia cominciò proprio in carcere con la scrittura dell'''Audi, filia'', rivista in seguito varie volte e pubblicata nel 1556. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Juan de Dios, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e gli stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano più convincenti. Nel 1554 si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, al termine del quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, probabilmente vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Verosimilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la propria sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-09-04T21:02:17Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Juan de Ávila nacque nel 1499 o nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna. Egli si firmò sempre Joannes, quindi il nome di battesimo poteva essere piuttosto questo. “De Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno. Sua madre apparteneva a una famiglia della piccola nobiltà spagnola (''hidalgos''); suo padre era, più o meno remotamente, di origine giudea. La famiglia di Juan era la più ricca e rispettata della città. Infatti, dal 1513 egli poté studiare diritto per quattro anni a Salamanca. Percepita una chiamata del Signore, tornò nella casa natale e visse tre anni in raccoglimento e preghiera, lontano dalla vita pubblica. Nel 1520 si trasferì, per lo studio delle arti e della teologia, ad Alcalá de Henares, centro nevralgico di idee erasmiane. Qui nacque la sua amicizia con il compagno don Pedro Guerrero, futuro arcivescovo di Granada e destinatario di varie lettere ed opere.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Juan de Ávila fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da zelo evangelico, vendette i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Raggiunse Siviglia per unirsi a un gruppo di missionari che doveva salpare per il Messico. Tuttavia, fu ritenuto “non idoneo”, probabilmente a causa delle sue origini da una famiglia di ''conversos''. Il rifiuto lo costrinse a rimanere in Spagna, dove, convinto dall'arcivescovo di Siviglia, iniziò una intensa attività di predicazione in Andalusia. In questo periodo di missioni popolari, studio, preghiera, visse principalmente a Écija. Nel 1531 fu denunciato presso l'Inquisizione di Siviglia per alcune sue affermazioni. Nel 1532 fu rinchiuso in carcere, finché venne assolto nel 1533. Alla fine del 1534 o al principio del 1535, si trasferì e incardinò a Cordova, invitato dal vescovo: per vari anni fu la base da cui partiva e a cui tornava per il suo apostolato. Alla fine del 1536 si spostò a Granada, ove avvenne la conversione di Juan de Dios, grazie a un suo sermone. Gli atti capitolari di Granada del 1538 sono il primo documento in cui Juan de Ávila viene chiamato &amp;quot;Maestro&amp;quot;. Fondò anche centri di studio, collegi, seminari, università con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato.&lt;br /&gt;
All'inizio degli anni Quaranta, si trasferì a Baeza (Jaén) per redigere le costituzioni del Collegio della Santísima Trinidad, fondato nel 1538 da Rodrigo López. Nel 1563 partecipò al Sinodo di Córdoba e predicò ai sacerdoti locali. Nel settembre 1568 approvò il ''Libro de la vida'' di Teresa d’Ávila, che gli era stato inviato per una valutazione dottrinale. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
== Opere ==&lt;br /&gt;
L'attività letteraria dell'Apostolo dell'Andalusia cominciò proprio in carcere con la scrittura dell'''Audi, filia'', rivista in seguito varie volte e pubblicata nel 1556. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Juan de Dios, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e gli stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano più convincenti. Nel 1554 si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, al termine del quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, probabilmente vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Verosimilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la propria sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-09-04T20:23:59Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Juan de Ávila nacque nel 1499 o nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna. Egli si firmò sempre Joannes, quindi il nome di battesimo poteva essere piuttosto questo. “De Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno. Sua madre apparteneva a una famiglia della piccola nobiltà spagnola (''hidalgos''); suo padre era, più o meno remotamente, di origine giudea. La famiglia di Juan era la più ricca e rispettata della città. Infatti, dal 1513 egli poté studiare diritto per quattro anni a Salamanca. Percepita una chiamata del Signore, tornò nella casa natale e visse tre anni in raccoglimento e preghiera, lontano dalla vita pubblica. Nel 1520 si trasferì, per lo studio delle arti e della teologia, ad Alcalá de Henares, centro nevralgico di idee erasmiane. Qui nacque la sua amicizia con il compagno don Pedro Guerrero, futuro arcivescovo di Granada e destinatario di varie lettere ed opere.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Juan de Ávila fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da zelo evangelico, vendette i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Raggiunse Siviglia per unirsi a un gruppo di missionari che doveva salpare per il Messico. Tuttavia, fu ritenuto “non idoneo”, probabilmente a causa delle sue origini da una famiglia di ''conversos''. Il rifiuto lo costrinse a rimanere in Spagna, dove, convinto dall'arcivescovo di Siviglia, iniziò una intensa attività di predicazione in Andalusia. In questo periodo di missioni popolari, studio, preghiera, visse principalmente a Écija. Nel 1531 fu denunciato presso l'Inquisizione di Siviglia per alcune sue affermazioni. Nel 1532 fu rinchiuso in carcere, finché venne assolto nel 1533. Alla fine del 1534 o al principio del 1535, si trasferì e incardinò a Cordova, invitato dal vescovo: per vari anni fu la base da cui partiva e a cui tornava per il suo apostolato. Fondò anche centri di studio, collegi, seminari, università con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato.&lt;br /&gt;
All'inizio degli anni Quaranta, si trasferì a Baeza (Jaén) per redigere le costituzioni del Collegio della Santísima Trinidad, fondato nel 1538 da Rodrigo López. Nel 1563 partecipò al Sinodo di Córdoba e predicò ai sacerdoti locali. Nel settembre 1568 approvò il ''Libro de la vida'' di Teresa d’Ávila, che gli era stato inviato per una valutazione dottrinale. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
== Opere ==&lt;br /&gt;
L'attività letteraria dell'Apostolo dell'Andalusia cominciò proprio in carcere con la scrittura dell'''Audi, filia'', rivista in seguito varie volte e pubblicata nel 1556. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Giovanni di Dio, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e gli stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano più convincenti. Nel 1554 si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, al termine del quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, probabilmente vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Verosimilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la propria sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-09-04T19:58:32Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Juan de Ávila nacque nel 1499 o nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna. Egli si firmò sempre Joannes, quindi il nome di battesimo poteva essere piuttosto questo. “De Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno. Sua madre apparteneva a una famiglia della piccola nobiltà spagnola (''hidalgos''); suo padre era, più o meno remotamente, di origine giudea. La famiglia di Juan era la più ricca e rispettata della città. Infatti, dal 1513 egli poté studiare diritto per quattro anni a Salamanca. Percepita una chiamata del Signore, tornò nella casa natale e visse tre anni in raccoglimento e preghiera, lontano dalla vita pubblica. Nel 1520 si trasferì, per lo studio delle arti e della teologia, ad Alcalá de Henares, centro nevralgico di idee erasmiane. Qui nacque la sua amicizia con il compagno don Pedro Guerrero, futuro arcivescovo di Granada e destinatario di varie lettere ed opere.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Juan de Ávila fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da zelo evangelico, vendette i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Raggiunse Siviglia per unirsi a un gruppo di missionari che doveva salpare per il Messico. Tuttavia, fu ritenuto “non idoneo”, probabilmente a causa delle sue origini da una famiglia di ''conversos''. Il rifiuto lo costrinse a rimanere in Spagna, dove, convinto dall'arcivescovo di Siviglia, iniziò una intensa attività di predicazione in Andalusia. In questo periodo di missioni popolari, studio, preghiera, visse principalmente a Écija. Nel 1531 fu denunciato presso l'Inquisizione di Siviglia per alcune sue affermazioni. Nel 1532 fu rinchiuso in carcere, finché venne assolto nel 1533. Alla fine del 1534 o al principio del 1535, si trasferì e incardinò a Cordova, invitato dal vescovo: per vari anni fu la base da cui partiva e a cui tornava per il suo apostolato. Fondò anche centri di studio, collegi, seminari, università con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato.&lt;br /&gt;
All'inizio degli anni Quaranta, si trasferì a Baeza (Jaén) per redigere le costituzioni del Collegio della Santísima Trinidad, fondato nel 1538 da Rodrigo López. Nel 1563 partecipò al Sinodo di Córdoba e predicò ai sacerdoti locali. Nel settembre 1568 approvò il ''Libro de la vida'' di Teresa d’Ávila, che gli era stato inviato per una valutazione dottrinale. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
La sua opera più nota, ''Audi, filia'', fu pubblicata nel 1556 e rappresenta un capolavoro della spiritualità cristiana. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Giovanni di Dio, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e gli stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano più convincenti. Nel 1554 si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, al termine del quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, probabilmente vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Verosimilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la propria sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-09-04T17:17:46Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Juan de Ávila nacque nel 1499 o nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna. Egli si firmò sempre Joannes, quindi il nome di battesimo poteva essere piuttosto questo. “De Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno. Sua madre apparteneva a una famiglia della piccola nobiltà spagnola (''hidalgos''); suo padre era, più o meno remotamente, di origine giudea. La famiglia di Juan era la più ricca e rispettata della città. Infatti, dal 1513 egli poté studiare diritto per quattro anni a Salamanca. Percepita una chiamata del Signore, tornò nella casa natale e visse tre anni in raccoglimento e preghiera, lontano dalla vita pubblica. Nel 1520 si trasferì, per lo studio delle arti e della teologia, ad Alcalá de Henares, centro nevralgico di idee erasmiane. Qui nacque la sua amicizia con il compagno don Pedro Guerrero, futuro arcivescovo di Granada e destinatario di varie lettere ed opere.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Juan de Ávila fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da zelo evangelico, vendette i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Raggiunse Siviglia per unirsi a un gruppo di missionari che doveva salpare per il Messico. Tuttavia, fu ritenuto “non idoneo”, probabilmente a causa delle sue origini da una famiglia di ''conversos''. Il rifiuto lo costrinse a rimanere in Spagna, dove, convinto dall'arcivescovo di Siviglia, iniziò una intensa attività di predicazione in Andalusia. In questo periodo di missioni popolari, studio, preghiera, visse principalmente a Écija. Nel 1531 fu denunciato presso l'Inquisizione di Siviglia per alcune sue affermazioni. Nel 1532 fu rinchiuso in carcere, finché venne assolto nel 1533. Nel 1535, invitato dal vescovo di Cordova, vi si trasferì e incardinò: per vari anni fu la base da cui partiva e a cui tornava per il suo apostolato. Fondò anche centri di studio, collegi, seminari, università con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato.&lt;br /&gt;
All'inizio degli anni Quaranta, si trasferì a Baeza (Jaén) per redigere le costituzioni del Collegio della Santísima Trinidad, fondato nel 1538 da Rodrigo López. Nel 1563 partecipò al Sinodo di Córdoba e predicò ai sacerdoti locali. Nel settembre 1568 approvò il ''Libro de la vida'' di Teresa d’Ávila, che gli era stato inviato per una valutazione dottrinale. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
La sua opera più nota, ''Audi, filia'', fu pubblicata nel 1556 e rappresenta un capolavoro della spiritualità cristiana. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Giovanni di Dio, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e gli stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano più convincenti. Nel 1554 si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, al termine del quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, probabilmente vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Verosimilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la propria sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-09-02T19:50:06Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Juan de Ávila nacque nel 1499 o nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna. Egli si firmò sempre Joannes, quindi può essere che il nome di battesimo fosse piuttosto questo. “de Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno. Sua madre apparteneva a una famiglia della piccola nobiltà spagnola (''hidalgos''); suo padre era, più o meno remotamente, di origine giudea. La famiglia di Juan era comunque la più ricca e rispettata della città, per cui dal 1513 egli poté studiare diritto per quattro anni a Salamanca. Percepita una chiamata del Signore, tornò nella casa natale e visse tre anni in raccoglimento e preghiera, lontano dalla vita pubblica. Nel 1520 si trasferì, per lo studio delle arti e della teologia, ad Alcalá de Henares, centro nevralgico di idee erasmiane. Qui nacque la sua amicizia con il compagno don Pedro Guerrero, futuro arcivescovo di Granada.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da zelo evangelico, vendette i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Raggiunse Siviglia per unirsi a un gruppo di missionari che doveva salpare per il Messico. Probabilemte fu ritenuto “non idoneo” a causa delle sue origini da una famiglia di ''conversos''. Il rifiuto lo costrinse a rimanere in Spagna, dove, convinto dall'arcivescovo di Siviglia, iniziò una intensa attività di predicazione in Andalusia. In questo periodo di missioni popolari, studio, preghiera, visse principalmente a Écija. Nel 1531 presso l'Inquisizione di Siviglia fu denunciato per alcune sue affermazioni. Nel 1532 fu rinchiuso in carcere, finché venne assolto nel 1533. Nel 1535, invitato dal vescovo di Cordova, vi si trasferì e incardinò: per vari anni fu la base da cui partiva e a cui tornava per il suo apostolato. Fondò anche centri di studio, collegi, seminari, università con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato.&lt;br /&gt;
All'inizio degli anni Quaranta, si trasferì a Baeza (Jaén) per redigere le costituzioni del Collegio della Santísima Trinidad, fondato nel 1538 da Rodrigo López. Nel 1563 partecipò al Sinodo di Córdoba e predicò ai sacerdoti locali. Nel settembre 1568 approvò il ''Libro de la vida'' di Teresa d’Ávila, che gli era stato inviato per una valutazione dottrinale. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
La sua opera più nota, ''Audi, filia'', fu pubblicata nel 1556 e rappresenta un capolavoro della spiritualità cristiana. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Giovanni di Dio, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e gli stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano più convincenti. Nel 1554 si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, al termine del quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, probabilmente vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Verosimilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la propria sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-09-02T19:32:42Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Juan de Ávila nacque nel 1499 o nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna. Egli si firmò sempre Joannes, quindi può essere che il nome di battesimo fosse piuttosto questo. “de Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno. Sua madre apparteneva a una famiglia della piccola nobiltà spagnola (''hidalgos''); suo padre era, più o meno remotamente, di origine giudea. La famiglia di Juan era comunque la più ricca e rispettata della città, per cui dal 1513 egli poté studiare diritto per quattro anni a Salamanca. Percepita una chiamata del Signore, tornò nella casa natale e visse tre anni in raccoglimento e preghiera, lontano dalla vita pubblica. Nel 1520 si trasferì, per lo studio delle arti e della teologia, ad Alcalá de Henares, centro nevralgico di idee erasmiane. Qui nacque la sua amicizia con il compagno don Pedro Guerrero, futuro arcivescovo di Granada.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da zelo evangelico, vendette tutti i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Raggiunse Siviglia per unirsi a un gruppo di missionari che doveva salpare per il Messico. Probabilemte fu ritenuto “non idoneo” a partire a causa delle sue origini da una famiglia di ''conversos''. Il rifiuto lo costrinse a rimanere in Spagna, dove, convinto dall'arcivescovo di Siviglia, iniziò una intensa attività di predicazione in Andalusia. In questo periodo di missioni popolari, studio, preghiera, visse principalmente a Écija. Nel 1531 fu accusato dall’Inquisizione per presunto luteranesimo, alumbradismo ed erasmismo di alcune delle sue dottrine.&lt;br /&gt;
Fu rinchiuso in carcere a Siviglia, ma dopo due anni di processo venne assolto nel 1533. Nel 1535, invitato dal vescovo di Cordova, vi si trasferì e incardinò: per vari anni fu la base da cui partiva e a cui tornava per il suo apostolato. Fondò anche centri di studio, collegi, seminari, università con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato.&lt;br /&gt;
All'inizio degli anni Quaranta, si trasferì a Baeza (Jaén) per redigere le costituzioni del Collegio della Santísima Trinidad, fondato nel 1538 da Rodrigo López. Nel 1563 partecipò al Sinodo di Córdoba e predicò ai sacerdoti locali. Nel settembre 1568 approvò il ''Libro de la vida'' di Teresa d’Ávila, che gli era stato inviato per una valutazione dottrinale. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
La sua opera più nota, ''Audi, filia'', fu pubblicata nel 1556 e rappresenta un capolavoro della spiritualità cristiana. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Giovanni di Dio, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e gli stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano più convincenti. Nel 1554 si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, al termine del quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, probabilmente vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Verosimilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la propria sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-09-02T19:20:43Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Juan de Ávila nacque nel 1499 o nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna. Egli si firmò sempre Joannes, quindi può essere che il nome di battesimo fosse piuttosto questo. “de Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno. Sua madre apparteneva a una famiglia della piccola nobiltà spagnola (''hidalgos''); suo padre era, più o meno remotamente, di origine giudea. La famiglia di Juan era comunque la più ricca e rispettata della città, per cui dal 1513 egli poté studiare diritto per quattro anni a Salamanca. Percepita una chiamata del Signore, tornò nella casa natale e visse tre anni in raccoglimento e preghiera, lontano dalla vita pubblica. Nel 1520 si trasferì, per lo studio delle arti e della teologia, ad Alcalá de Henares, centro nevralgico di idee erasmiane. Qui nacque la sua amicizia con il compagno don Pedro Guerrero, futuro arcivescovo di Granada.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da zelo evangelico, vendette tutti i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Raggiunse Siviglia per unirsi a un gruppo di missionari che doveva salpare per il Messico.  Tuttavia, a causa delle sue origini da una famiglia di ''conversos'', fu ritenuto “non idoneo” a partire per le Indie. Questo rifiuto lo costrinse a rimanere in Spagna, dove, convinto dall'arcivescovo di Siviglia, iniziò una intensa attività di predicazione in Andalusia. In questo periodo di missioni popolari, studio, preghiera, visse principalmente a Écija. Nel 1531 fu accusato dall’Inquisizione per presunto luteranesimo, alumbradismo ed erasmismo di alcune delle sue dottrine.&lt;br /&gt;
Fu rinchiuso in carcere a Siviglia, ma dopo due anni di processo venne assolto nel 1533. Nel 1535, invitato dal vescovo di Cordova, vi si trasferì e incardinò: per vari anni fu la base da cui partiva e a cui tornava per il suo apostolato. Fondò anche centri di studio, collegi, seminari, università con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato.&lt;br /&gt;
All'inizio degli anni Quaranta, si trasferì a Baeza (Jaén) per redigere le costituzioni del Collegio della Santísima Trinidad, fondato nel 1538 da Rodrigo López. Nel 1563 partecipò al Sinodo di Córdoba e predicò ai sacerdoti locali. Nel settembre 1568 approvò il ''Libro de la vida'' di Teresa d’Ávila, che gli era stato inviato per una valutazione dottrinale. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
La sua opera più nota, ''Audi, filia'', fu pubblicata nel 1556 e rappresenta un capolavoro della spiritualità cristiana. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Giovanni di Dio, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e gli stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano più convincenti. Nel 1554 si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, al termine del quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, probabilmente vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Verosimilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la propria sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-09-02T18:09:43Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Juan de Ávila nacque nel 1499 o nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna. Egli si firmò sempre Joannes, quindi può essere che il nome di battesimo fosse piuttosto questo. “de Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno. Sua madre apparteneva a una famiglia della piccola nobiltà spagnola (''hidalgos''); suo padre era, più o meno remotamente, di origine giudea. La famiglia di Juan era comunque la più ricca e rispettata della città, per cui dal 1513 egli poté studiare diritto per quattro anni a Salamanca. Percepita una chiamata del Signore, tornò nella casa natale e visse tre anni in raccoglimento e preghiera, lontano dalla vita pubblica. Nel 1520 si trasferì, per lo studio delle arti e della teologia, ad Alcalá de Henares, centro nevralgico di idee erasmiane. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da zelo evangelico, vendette tutti i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Raggiunse Siviglia per unirsi a un gruppo di missionari che doveva salpare per il Messico.  Tuttavia, a causa delle sue origini da una famiglia di ''conversos'', fu ritenuto “non idoneo” a partire per le Indie. Questo rifiuto lo costrinse a rimanere in Spagna, dove, convinto dall'arcivescovo di Siviglia, iniziò una intensa attività di predicazione in Andalusia. In questo periodo di missioni popolari, studio, preghiera, visse principalmente a Écija. Nel 1531 fu accusato dall’Inquisizione per presunto luteranesimo, alumbradismo ed erasmismo di alcune delle sue dottrine.&lt;br /&gt;
Fu rinchiuso in carcere a Siviglia, ma dopo due anni di processo venne assolto nel 1533. Nel 1535, invitato dal vescovo di Cordova, vi si trasferì e incardinò: per vari anni fu la base da cui partiva e a cui tornava per il suo apostolato. Fondò anche centri di studio, collegi, seminari, università con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato.&lt;br /&gt;
All'inizio degli anni Quaranta, si trasferì a Baeza (Jaén) per redigere le costituzioni del Collegio della Santísima Trinidad, fondato nel 1538 da Rodrigo López. Nel 1563 partecipò al Sinodo di Córdoba e predicò ai sacerdoti locali. Nel settembre 1568 approvò il ''Libro de la vida'' di Teresa d’Ávila, che gli era stato inviato per una valutazione dottrinale. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
La sua opera più nota, ''Audi, filia'', fu pubblicata nel 1556 e rappresenta un capolavoro della spiritualità cristiana. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Giovanni di Dio, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e gli stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano più convincenti. Nel 1554 si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, al termine del quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, probabilmente vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Verosimilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la propria sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<id>https://gate.unigre.it/mediawiki-test/index.php?title=Juan_de_%C3%81vila&amp;diff=144348</id>
		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-09-02T17:28:57Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
San Juan de Ávila nacque nel 1499 o nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna. Nel suo caso, “de Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno. Sua madre apparteneva a una famiglia della piccola nobiltà spagnola (''hidalgos''); suo padre era, più o meno remotamente, di origine giudea. La famiglia di Juan era comunque la più ricca e rispettata della città, per cui dal 1513 egli poté studiare diritto per quattro anni a Salamanca. Poi tornò nella casa natale, vivendo tre anni in raccoglimento e preghiera, lontano dalla vita pubblica. Nel 1520 si trasferì, per lo studio delle arti e della teologia, ad Alcalá de Henares, centro nevralgico di idee erasmiane. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da zelo evangelico, vendette tutti i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Raggiunse Siviglia per unirsi a un gruppo di missionari che doveva salpare per il Messico.  Tuttavia, a causa delle sue origini da una famiglia di ''conversos'', fu ritenuto “non idoneo” a partire per le Indie. Questo rifiuto lo costrinse a rimanere in Spagna, dove, convinto dall'arcivescovo di Siviglia, iniziò una intensa attività di predicazione in Andalusia. In questo periodo di missioni popolari, studio, preghiera, visse principalmente a Écija. Nel 1531 fu accusato dall’Inquisizione per presunto luteranesimo, alumbradismo ed erasmismo di alcune delle sue dottrine.&lt;br /&gt;
Fu rinchiuso in carcere a Siviglia, ma dopo due anni di processo venne assolto nel 1533. Nel 1535, invitato dal vescovo di Cordova, vi si trasferì e incardinò: per vari anni fu la base da cui partiva e a cui tornava per il suo apostolato. Fondò anche centri di studio, collegi, seminari, università con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato.&lt;br /&gt;
All'inizio degli anni Quaranta, si trasferì a Baeza (Jaén) per redigere le costituzioni del Collegio della Santísima Trinidad, fondato nel 1538 da Rodrigo López. Nel 1563 partecipò al Sinodo di Córdoba e predicò ai sacerdoti locali. Nel settembre 1568 approvò il ''Libro de la vida'' di Teresa d’Ávila, che gli era stato inviato per una valutazione dottrinale. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
La sua opera più nota, ''Audi, filia'', fu pubblicata nel 1556 e rappresenta un capolavoro della spiritualità cristiana. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Giovanni di Dio, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e gli stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano più convincenti. Nel 1554 si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, al termine del quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, probabilmente vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Verosimilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la propria sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-09-02T15:44:47Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
San Juan de Ávila nacque nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna. Nel suo caso, “de Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno. Dal 1513 studiò per quattro anni diritto a Salamanca. Nel 1520 si trasferì, per lo studio delle arti e della teologia, ad Alcalá de Henares, centro nevralgico di idee erasmiane. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da zelo evangelico, vendette tutti i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Raggiunse Siviglia per unirsi a un gruppo di missionari che doveva salpare per il Messico.  Tuttavia, a causa delle sue origini da una famiglia di ''conversos'', fu ritenuto “non idoneo” a partire per le Indie. Questo rifiuto lo costrinse a rimanere in Spagna, dove, convinto dall'arcivescovo di Siviglia, iniziò una intensa attività di predicazione in Andalusia. In questo periodo di missioni popolari, studio, preghiera, visse principalmente a Écija. Nel 1531 fu accusato dall’Inquisizione per presunto luteranesimo, alumbradismo ed erasmismo di alcune delle sue dottrine.&lt;br /&gt;
Fu rinchiuso in carcere a Siviglia, ma dopo due anni di processo venne assolto nel 1533. Nel 1535, invitato dal vescovo di Cordova, vi si trasferì e incardinò: per vari anni fu la base da cui partiva e a cui tornava per il suo apostolato. Fondò anche centri di studio, collegi, seminari, università con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato.&lt;br /&gt;
All'inizio degli anni Quaranta, si trasferì a Baeza (Jaén) per redigere le costituzioni del Collegio della Santísima Trinidad, fondato nel 1538 da Rodrigo López. Nel 1563 partecipò al Sinodo di Córdoba e predicò ai sacerdoti locali. Nel settembre 1568 approvò il ''Libro de la vida'' di Teresa d’Ávila, che gli era stato inviato per una valutazione dottrinale. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
La sua opera più nota, ''Audi, filia'', fu pubblicata nel 1556 e rappresenta un capolavoro della spiritualità cristiana. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Giovanni di Dio, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e gli stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano più convincenti. Nel 1554 si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, al termine del quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, probabilmente vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Verosimilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la propria sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-09-02T15:33:07Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
San Juan de Ávila nacque nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna. Nel suo caso, “de Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno. Dal 1513 studiò per quattro anni diritto a Salamanca. Nel 1520 si trasferì, per lo studio delle arti e della teologia, ad Alcalá de Henares, centro nevralgico di idee erasmiane. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da zelo evangelico, vendette tutti i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Raggiunse Siviglia per unirsi a un gruppo di missionari che doveva salpare per il Messico.  Tuttavia, a causa delle sue origini da una famiglia di ''conversos'', fu ritenuto “non idoneo” a partire per le Indie. Questo rifiuto lo costrinse a rimanere in Spagna, dove, convinto dall'arcivescovo di Siviglia, iniziò una intensa attività di predicazione in Andalusia. In questo periodo di missioni popolari, studio, preghiera, visse principalmente a Écija. Nel 1531 fu accusato dall’Inquisizione per presunto luteranesimo, alumbradismo ed erasmismo di alcune delle sue dottrine.&lt;br /&gt;
Fu rinchiuso in carcere a Siviglia, ma dopo due anni di processo venne assolto nel 1533. Nel 1535, invitato dal vescovo di Cordova, vi si trasferì e incardinò: per vari anni fu la base da cui partiva e a cui tornava per il suo apostolato. Fondò anche centri di studio, collegi, seminari, università con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato.&lt;br /&gt;
All'inizio degli anni Quaranta, si trasferì a Baeza (Jaén) per redigere le costituzioni del Collegio della Santísima Trinidad, fondato nel 1538 da Rodrigo López. Nel 1563 partecipò al Sinodo di Córdoba e predicò ai sacerdoti locali. &lt;br /&gt;
Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
La sua opera più nota, ''Audi, filia'', fu pubblicata nel 1556 e rappresenta un capolavoro della spiritualità cristiana. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Giovanni di Dio, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e gli stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano più convincenti. Nel 1554 si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, al termine del quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, probabilmente vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Verosimilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la propria sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-09-02T15:26:56Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
San Juan de Ávila nacque nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna. Nel suo caso, “de Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno. Dal 1513 studiò per quattro anni diritto a Salamanca. Nel 1520 si trasferì, per lo studio delle arti e della teologia, ad Alcalá de Henares, centro nevralgico di idee erasmiane. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da zelo evangelico, vendette tutti i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Raggiunse Siviglia per unirsi a un gruppo di missionari che doveva salpare per il Messico.  Tuttavia, a causa delle sue origini da una famiglia di ''conversos'', fu ritenuto “non idoneo” a partire per le Indie. Questo rifiuto lo costrinse a rimanere in Spagna, dove, convinto dall'arcivescovo di Siviglia, iniziò una intensa attività di predicazione in Andalusia. In questo periodo di missioni popolari, studio, preghiera, visse principalmente a Écija. Nel 1531 fu accusato dall’Inquisizione per presunto luteranesimo, alumbradismo ed erasmismo di alcune delle sue dottrine.&lt;br /&gt;
Fu rinchiuso in carcere a Siviglia, ma dopo due anni di processo venne assolto nel 1533. Nel 1535, invitato dal vescovo di Cordova, vi si trasferì e incardinò: per vari anni fu la base da cui partiva e a cui tornava per il suo apostolato. Fondò anche centri di studio, collegi, seminari, università con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato.&lt;br /&gt;
All'inizio degli anni Quaranta, si trasferì a Baeza (Jaén) per redigere le costituzioni del Collegio della Santísima Trinidad, fondato nel 1538 da Rodrigo López. Nel 1563 partecipò al Sinodo di Córdoba e predicò ai sacerdoti locali. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
La sua opera più nota, ''Audi, filia'', fu pubblicata nel 1556 e rappresenta un capolavoro della spiritualità cristiana. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Giovanni di Dio, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e gli stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano molto plausibili. La nostra ricostruzione è la seguente. Il 1554 sembra essere l'anno in cui si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, nel quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra, dunque, che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Probabilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la sua sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-09-02T14:22:18Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
San Juan de Ávila nacque nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna. Nel suo caso, “de Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno. Dal 1513 studiò per quattro anni diritto a Salamanca. Nel 1520 si trasferì, per lo studio delle arti e della teologia, ad Alcalá de Henares, centro nevralgico di idee erasmiane. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da zelo evangelico, vendette tutti i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Raggiunse Siviglia per unirsi a un gruppo di missionari che doveva salpare per il Messico.  Tuttavia, a causa delle sue origini da una famiglia di ''conversos'', fu ritenuto “non idoneo” a partire per le Indie. Questo rifiuto lo costrinse a rimanere in Spagna, dove, convinto dall'arcivescovo di Siviglia, iniziò una intensa attività di predicazione in Andalusia. In questo periodo di missioni popolari, studio, preghiera, visse principalmente a Écija. Nel 1531 fu accusato dall’Inquisizione per presunto luteranesimo, alumbradismo ed erasmismo di alcune delle sue dottrine.&lt;br /&gt;
Fu rinchiuso in carcere a Siviglia, ma dopo due anni di processo venne assolto nel 1533. Nel 1535, invitato dal vescovo di Cordova, vi si trasferì e incardinò: per vari anni fu la base da cui partiva e a cui tornava per il suo apostolato. Fondò anche centri di studio, collegi, seminari, università con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato.&lt;br /&gt;
All'inizio degli anni Quaranta, si trasferì a Baeza (Jaén) per redigere le costituzioni del Collegio della Santísima Trinidad, fondato nel 1538 da Rodrigo López. Nel 1544 fondò un Collegio di arti e teologia a Córdoba, con professori scelti tra i suoi discepoli. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tra il 1549 e il 1551 si stabilì a Córdoba, continuando a formare dei presbiteri e raccomandandoli alla Compagnia di Gesù. Nel 1555 Contribuì alla fondazione del Collegio gesuita di Montilla. Nel &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1563: Partecipa al Sinodo di Córdoba e predica ai sacerdoti locali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 1564 aiuta a fondare il Collegio di Asunción di Córdoba. 1564: Aiuta a fondare il Collegio di Asunción di Córdoba.&lt;br /&gt;
La sua opera più nota, ''Audi, filia'', fu pubblicata nel 1556 e rappresenta un capolavoro della spiritualità cristiana. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Giovanni di Dio, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e gli stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano molto plausibili. La nostra ricostruzione è la seguente. Il 1554 sembra essere l'anno in cui si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, nel quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra, dunque, che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Probabilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la sua sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-09-02T12:47:24Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
San Juan de Ávila nacque nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna. Nel suo caso, “de Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno. Dal 1513 studiò per quattro anni diritto a Salamanca. Nel 1520 si trasferì, per lo studio delle arti e della teologia, ad Alcalá de Henares, centro nevralgico di idee erasmiane. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da zelo evangelico, vendette tutti i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Raggiunse Siviglia per unirsi a un gruppo di missionari che doveva salpare per il Messico.  Tuttavia, a causa delle sue origini da una famiglia di ''conversos'', fu ritenuto “non idoneo” a partire per le Indie. Questo rifiuto lo costrinse a rimanere in Spagna, dove, convinto dall'arcivescovo di Siviglia, iniziò una intensa attività di predicazione in Andalusia. In questo periodo di missioni popolari, studio, preghiera, visse principalmente a Écija. Nel 1531 fu accusato dall’Inquisizione per presunto luteranesimo, alumbradismo ed erasmismo di alcune delle sue dottrine.&lt;br /&gt;
Fu rinchiuso in carcere a Siviglia, ma dopo due anni di processo venne assolto nel 1533. Nel 1535, invitato dal vescovo di Cordova, vi si trasferì e incardinò: per vari anni fu la base da cui partiva e a cui tornava per il suo apostolato. Fondò anche centri di studio, collegi e seminari, tra cui l’Università di Baeza nel 1538, con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
La sua opera più nota, ''Audi, filia'', fu pubblicata nel 1556 e rappresenta un capolavoro della spiritualità cristiana. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Giovanni di Dio, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e gli stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano molto plausibili. La nostra ricostruzione è la seguente. Il 1554 sembra essere l'anno in cui si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, nel quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra, dunque, che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Probabilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la sua sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-09-01T21:41:05Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
San Juan de Ávila nacque nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna. Nel suo caso “de Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno. Dal 1513 studiò per quattro anni diritto a Salamanca. Nel 1520 si trasferì ad Alcalá de Henares, centro nevralgico di idee erasmiane, per lo studio delle arti e della teologia. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da zelo evangelico, vendette tutti i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Raggiunse Siviglia per unirsi a un gruppo di missionari che doveva partire per il Messico.  A causa delle sue origini da una famiglia di ''conversos'', Juan de Ávila fu ritenuto “non idoneo” a partire per le Indie. Questo rifiuto lo costrinse a rimanere in Spagna, dove, convinto dall'arcivescovo di Siviglia, iniziò la sua intensa attività di predicazione in Andalusia. In questo periodo di missioni popolari, studio, preghiera, visse principalmente a Écija. Nel 1531/1532 fu accusato dall’Inquisizione per presunto luteranesimo, alumbradismo ed erasmismo di alcune delle sue dottrine.&lt;br /&gt;
Fu rinchiuso in carcere a Siviglia, ma dopo due anni di processo venne assolto nel 1533. Nel 1535, invitato dal vescovo di Cordova, vi si trasferì e incardinò: per vari anni fu la base da cui partiva e a cui tornava per il suo apostolato. Fondò anche centri di studio, collegi e seminari, tra cui l’Università di Baeza nel 1538, con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
La sua opera più nota, ''Audi, filia'', fu pubblicata nel 1556 e rappresenta un capolavoro della spiritualità cristiana. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Giovanni di Dio, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e i suoi stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano molto plausibili. La nostra ricostruzione è la seguente. Il 1554 sembra essere l'anno in cui si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, nel quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra, dunque, che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Probabilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la sua sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<id>https://gate.unigre.it/mediawiki-test/index.php?title=Juan_de_%C3%81vila&amp;diff=144338</id>
		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-08-30T17:28:36Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
San Juan de Ávila nacque nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna (“de Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno). Dal 1513 studiò diritto a Salamanca per quattro anni. Nel 1520 si trasferì ad Alcalá de Henares, centro nevralgico di idee erasmiane, per dedicarsi alla teologia. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da uno spirito missionario, vendette tutti i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Si recò, quindi a Siviglia, laddove, tuttavia, l'arcivescovo gli chiese di restare in Spagna per predicare, come iniziò a fare con grande fervore in Andalusia. In questo periodo di missioni popolari, studio, preghiera, visse principalmente a Écija. Nel 1531 fu accusato di eresia dall’Inquisizione e rinchiuso in carcere a Siviglia, ma dopo due anni di processo venne assolto nel 1533. Nel 1535, invitato dal vescovo, si trasferì e incardinò a Cordova: per otto/nove anni fu la base da cui partiva e a cui tornava per la sua opera di missione e apostolato. Fondò anche centri di studio, collegi e seminari, tra cui l’Università di Baeza nel 1538, con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
La sua opera più nota, ''Audi, filia'', fu pubblicata nel 1556 e rappresenta un capolavoro della spiritualità cristiana. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Giovanni di Dio, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e i suoi stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano molto plausibili. La nostra ricostruzione è la seguente. Il 1554 sembra essere l'anno in cui si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, nel quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra, dunque, che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Probabilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la sua sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-08-30T17:27:20Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: /* Vita e opere */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
San Juan de Ávila nacque nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna (“de Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno). Dal 1513 studiò diritto a Salamanca per quattro anni. Nel 1520 si trasferì ad Alcalá de Henares, centro nevralgico di idee erasmiane, per dedicarsi alla teologia. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da uno spirito missionario, vendette tutti i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Si recò, quindi a Siviglia, laddove, tuttavia, l'arcivescovo gli chiese di restare in Spagna per predicare, come iniziò a fare con grande fervore in Andalusia. In questo periodo di missioni popolari, studio, preghiera, visse principalmente a Écija. Nel 1531 fu accusato di eresia dall’Inquisizione e rinchiuso in carcere a Siviglia, ma dopo due anni di processo venne assolto nel 1533. Nel 1535, invitato dal vescovo, si trasferì e incardinò a Cordova, e per otto/nove anni fu la base da cui partiva e a cui tornava per la sua opera di missione e apostolato. Fondò anche centri di studio, collegi e seminari, tra cui l’Università di Baeza nel 1538, con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
La sua opera più nota, ''Audi, filia'', fu pubblicata nel 1556 e rappresenta un capolavoro della spiritualità cristiana. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Giovanni di Dio, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e i suoi stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano molto plausibili. La nostra ricostruzione è la seguente. Il 1554 sembra essere l'anno in cui si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, nel quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra, dunque, che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Probabilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la sua sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-08-30T16:30:15Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
San Juan de Ávila nacque nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna (“de Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno). Dal 1513 studiò diritto a Salamanca per quattro anni. Nel 1520 si trasferì ad Alcalá de Henares, centro nevralgico di idee erasmiane, per dedicarsi alla teologia. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da uno spirito missionario, vendette tutti i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Si recò, quindi a Siviglia, laddove, tuttavia, l'arcivescovo gli chiese di restare in Spagna per predicare, come iniziò a fare con grande fervore in Andalusia. In questo periodo di missioni popolari, studio, preghiera, visse principalmente a Écija. Nel 1531 fu accusato di eresia dall’Inquisizione e rinchiuso in carcere a Siviglia, ma dopo due anni di processo venne assolto nel 1533. Nel 1535 si trasferì a Cordova, invitato dal vescovo, e continuò la sua opera di missione e apostolato. Fondò anche centri di studio, collegi e seminari, tra cui l’Università di Baeza nel 1538, con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
La sua opera più nota, ''Audi, filia'', fu pubblicata nel 1556 e rappresenta un capolavoro della spiritualità cristiana. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Giovanni di Dio, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e i suoi stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano molto plausibili. La nostra ricostruzione è la seguente. Il 1554 sembra essere l'anno in cui si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, nel quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra, dunque, che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Probabilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la sua sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-08-30T16:18:35Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
San Juan de Ávila nacque nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna (“de Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno). Dal 1513 studiò diritto a Salamanca per quattro anni. Nel 1520 si trasferì ad Alcalá de Henares, centro nevralgico di idee erasmiane, per dedicarsi alla teologia. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da uno spirito missionario, vendette tutti i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Si recò, quindi a Siviglia, laddove, tuttavia, l'arcivescovo gli chiese di restare in Spagna per predicare, come iniziò a fare con grande fervore in Andalusia. In questo periodo di missioni popolari, studio, preghera, visse principalmente a Écija. Nel 1531 fu accusato di eresia dall’Inquisizione e rinchiuso in carcere a Siviglia, ma dopo due anni di processo venne assolto nel 1533. Nel 1535 si trasferì a Cordova, invitato dal vescovo e continuò la sua opera fondando collegi e seminari, tra cui l’Università di Baeza nel 1538, con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
La sua opera più nota, ''Audi, filia'', fu pubblicata nel 1556 e rappresenta un capolavoro della spiritualità cristiana. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Giovanni di Dio, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e i suoi stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano molto plausibili. La nostra ricostruzione è la seguente. Il 1554 sembra essere l'anno in cui si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, nel quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra, dunque, che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Probabilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la sua sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<title>Juan de Ávila</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
San Juan de Ávila nacque nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna (“de Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno). Dal 1513 studiò diritto a Salamanca per quattro anni. Nel 1520 si trasferì ad Alcalá de Henares, centro nevralgico di idee erasmiane, per dedicarsi alla teologia. Fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da uno spirito missionario, vendette tutti i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Si recò, quindi a Siviglia, laddove, tuttavia, l'arcivescovo gli chiese di restare in Spagna per predicare, come iniziò a fare con grande fervore in Andalusia. Nel 1531 fu accusato di eresia dall’Inquisizione, ma dopo due anni di processo venne assolto nel 1533. Continuò la sua opera fondando collegi e seminari, tra cui l’Università di Baeza nel 1538, con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato. La sua opera più nota, ''Audi, filia'', fu pubblicata nel 1556 e rappresenta un capolavoro della spiritualità cristiana. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Giovanni di Dio, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e i suoi stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano molto plausibili. La nostra ricostruzione è la seguente. Il 1554 sembra essere l'anno in cui si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, nel quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra, dunque, che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Probabilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la sua sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-08-30T15:36:08Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: /* Vita e opere */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
San Juan de Ávila nacque nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna (“de Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno). Dal 1513 studiò diritto a Salamanca per quattro anni. Nel 1520 si trasferì ad Alcalá de Henares, centro nevralgico di idee erasmiane, per dedicarsi alla teologia. Fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da uno spirito missionario, vendette tutti i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Si recò, quindi a Siviglia, laddove l'arcivescovo gli chiese di restare in Spagna a predicare, come iniziò a fare con grande fervore in Andalusia. Nel 1531 fu accusato di eresia dall’Inquisizione, ma dopo due anni di processo venne assolto nel 1533. Continuò la sua opera fondando collegi e seminari, tra cui l’Università di Baeza nel 1538, con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato. La sua opera più nota, ''Audi, filia'', fu pubblicata nel 1556 e rappresenta un capolavoro della spiritualità cristiana. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Giovanni di Dio, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e i suoi stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano molto plausibili. La nostra ricostruzione è la seguente. Il 1554 sembra essere l'anno in cui si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, nel quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra, dunque, che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Probabilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la sua sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-08-30T15:31:47Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
San Juan de Ávila nacque nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna (“de Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno). Dal 1513 studiò diritto a Salamanca per quattro anni. Nel 1520 si trasferì ad Alcalá de Henares, centro nevralgico di idee erasmiane, per dedicarsi alla teologia. Fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da uno spirito missionario, vendette tutti i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Tuttavia, gli venne chiesto di restare in Spagna, dove iniziò a predicare con grande fervore in Andalusia. Nel 1531 fu accusato di eresia dall’Inquisizione, ma dopo due anni di processo venne assolto nel 1533. Continuò la sua opera fondando collegi e seminari, tra cui l’Università di Baeza nel 1538, con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato. La sua opera più nota, ''Audi, filia'', fu pubblicata nel 1556 e rappresenta un capolavoro della spiritualità cristiana. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Giovanni di Dio, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e i suoi stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano molto plausibili. La nostra ricostruzione è la seguente. Il 1554 sembra essere l'anno in cui si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, nel quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra, dunque, che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Probabilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la sua sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-08-30T15:30:06Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: /* Vita e opere */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
San Juan de Ávila nacque nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna (“de Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno). Dal 1513 studiò diritto a Salamanca per quattro anni. Nel 1520 si trasferì ad Alcalá de Henares, centro nevralgico della diffusione di idee erasmiane in Spagna, per dedicarsi alla teologia. Fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da uno spirito missionario, vendette tutti i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Tuttavia, gli venne chiesto di restare in Spagna, dove iniziò a predicare con grande fervore in Andalusia. Nel 1531 fu accusato di eresia dall’Inquisizione, ma dopo due anni di processo venne assolto nel 1533. Continuò la sua opera fondando collegi e seminari, tra cui l’Università di Baeza nel 1538, con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato. La sua opera più nota, ''Audi, filia'', fu pubblicata nel 1556 e rappresenta un capolavoro della spiritualità cristiana. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Giovanni di Dio, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e i suoi stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano molto plausibili. La nostra ricostruzione è la seguente. Il 1554 sembra essere l'anno in cui si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, nel quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra, dunque, che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Probabilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la sua sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-08-30T15:27:47Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
San Juan de Ávila nacque nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna (“de Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno). Dopo aver studiato diritto a Salamanca, si trasferì ad Alcalá de Henares, centro nevralgico della diffusione di idee erasmiane in Spagna, per dedicarsi alla teologia. Fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da uno spirito missionario, vendette tutti i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Tuttavia, gli venne chiesto di restare in Spagna, dove iniziò a predicare con grande fervore in Andalusia. Nel 1531 fu accusato di eresia dall’Inquisizione, ma dopo due anni di processo venne assolto nel 1533. Continuò la sua opera fondando collegi e seminari, tra cui l’Università di Baeza nel 1538, con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato. La sua opera più nota, ''Audi, filia'', fu pubblicata nel 1556 e rappresenta un capolavoro della spiritualità cristiana. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Giovanni di Dio, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e i suoi stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano molto plausibili. La nostra ricostruzione è la seguente. Il 1554 sembra essere l'anno in cui si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, nel quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra, dunque, che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Probabilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la sua sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<updated>2025-08-30T15:24:06Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
San Juan de Ávila nacque nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna (“De Ávila” non indica la città di origine, bensì il cognome paterno). Dopo aver studiato diritto a Salamanca, si trasferì ad Alcalá de Henares per dedicarsi alla teologia, influenzato dal pensiero erasmiano. Fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da uno spirito missionario, vendette tutti i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Tuttavia, gli venne chiesto di restare in Spagna, dove iniziò a predicare con grande fervore in Andalusia. Nel 1531 fu accusato di eresia dall’Inquisizione, ma dopo due anni di processo venne assolto nel 1533. Continuò la sua opera fondando collegi e seminari, tra cui l’Università di Baeza nel 1538, con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato. La sua opera più nota, ''Audi, filia'', fu pubblicata nel 1556 e rappresenta un capolavoro della spiritualità cristiana. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Giovanni di Dio, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e i suoi stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano molto plausibili. La nostra ricostruzione è la seguente. Il 1554 sembra essere l'anno in cui si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, nel quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra, dunque, che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Probabilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la sua sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-08-30T14:35:06Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: /* Culto */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
San Juan de Ávila nacque nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna. Dopo aver studiato diritto a Salamanca, si trasferì ad Alcalá de Henares per dedicarsi alla teologia, influenzato dal pensiero erasmiano. Fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da uno spirito missionario, vendette tutti i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Tuttavia, gli venne chiesto di restare in Spagna, dove iniziò a predicare con grande fervore in Andalusia. Nel 1531 fu accusato di eresia dall’Inquisizione, ma dopo due anni di processo venne assolto nel 1533. Continuò la sua opera fondando collegi e seminari, tra cui l’Università di Baeza nel 1538, con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato. La sua opera più nota, ''Audi, filia'', fu pubblicata nel 1556 e rappresenta un capolavoro della spiritualità cristiana. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Giovanni di Dio, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo aveva dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e i suoi stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano molto plausibili. La nostra ricostruzione è la seguente. Il 1554 sembra essere l'anno in cui si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, nel quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra, dunque, che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Probabilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la sua sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://gate.unigre.it/mediawiki-test/index.php?title=MCT_Works_002&amp;diff=144327</id>
		<title>MCT Works 002</title>
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		<updated>2025-08-30T14:21:48Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{MCT Works&lt;br /&gt;
|Name(s)=Juan de Ávila&lt;br /&gt;
|Title=Memorial segundo al Concilio di Trento&lt;br /&gt;
|Year=1561-1565&lt;br /&gt;
|Language=spa&lt;br /&gt;
|Bibliographic level=Manuscript&lt;br /&gt;
|Catalogue description=https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000197100&lt;br /&gt;
|Transcription=Yes&lt;br /&gt;
|Transcription page=Index:FC_1334.djvu&lt;br /&gt;
|Transcription progress=Proofread&lt;br /&gt;
}}&lt;br /&gt;
== I due manoscritti della Gregoriana del ''Memorial segundo'' ==&lt;br /&gt;
All'interno dell'Archivio storico della Pontificia Università Gregoriana si conservano due copie manoscritte del ''Memorial segundo al Concilio de Trento'', coeve all'autore [[Name::Juan de Ávila]] e differenti l'una dall'altra. Una di queste è il codice  [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]] (G2), di cui si presenta qui la trascrizione paleografica integrale, a cura di [[ User:Lucia Feverati | Lucia Feverati ]]. Di questo esemplare non è stata realizzata alcuna recensione fino ad oggi. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
L'altro manoscritto è il codice [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)].&amp;lt;lb/&amp;gt; &lt;br /&gt;
Nel 1936 la sua parte iniziale fu scoperta da Hubert Jedin come inedito di [[Name::Juan de Ávila]]. Il manoscritto fu utilizzato fin dalla prima edizione critica del ''Memorial segundo'' insieme ad altri due esemplari conservati in Spagna: l'edizione fu curata da padre Camilo Abad e pubblicata nel 1945 nella rivista «Miscelánea Comillas. Revista de Ciencias Humanas y Sociales». &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il manoscritto [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]] (G2) fu inserito nella collazione soltanto nelle successive edizioni delle opere complete di [[Name::Juan de Ávila]] per la Biblioteca degli Autori Cristiani (BAC): nel 1971, nel 2001 (edizione critica rinnovata), nel 2013 (seconda edizione) e nel 2019 (edizione digitale). Dal 2001, per l'edizione del ''Memorial segundo'' si adoperano tutte le 7 copie manoscritte in castigliano. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Provenienza dei due manoscritti  ==&lt;br /&gt;
Entrambi i manoscritti provengono dalla ''Bibliotheca maior'' del Collegio Romano, come attesta il relativo Catalogo della seconda metà del Settecento, al f. 115v del volume I ([http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/visore/#/main/viewer?idMetadato=22841093&amp;amp;type=bncr Antico catalogo digitalizzato, Biblioteca Nazionale Centrale di Roma]).    &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Verosimilmente vi giunsero grazie allo stretto rapporto di stima e collaborazione tra [[Name::Juan de Ávila]] e vari membri della Compagnia di Gesù dell'Andalusia, regione dove egli svolse la maggior parte dell'attività pastorale. Dalle fonti è noto che, dopo la morte di [[Name::Juan de Ávila]], i Gesuiti di Granada e di Montilla, dove egli è sepolto nella Chiesa dell'ordine, possedevano alcuni suoi manoscritti. Evidentemente i Gesuiti di Roma furono interessati ad avere alcuni degli scritti dell'Apostolo dell'Andalusia e li richiesero alle comunità spagnole. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Ricostruzione delle vicende del manoscritto F.C. 1334 ==&lt;br /&gt;
Il manoscritto [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]] (G2) fa parte del [[Object::Fondo Curia]]. Ciò indica una particolare vicenda che si può così ipotizzare. In occasione della soppressione dei Gesuiti nel 1773, tale manoscritto fu depositato, insieme ad altro materiale di qualche pregio o rarità, in un ripostiglio accessibile verosimilmente solo ai responsabili della ''Bibliotheca maior''. Dopo la ricostituzione della Compagnia di Gesù, il palazzo del Collegio Romano fu restituito ai Gesuiti nel 1824: la Biblioteca fu nuovamente attiva, mentre il deposito riservato rimase poco accessibile. Nel 1873, quando il governo italiano dichiarò soppressi gli ordini religiosi e poi ne confiscò i beni, il palazzo del Collegio Romano fu incamerato. Nel 1876 vi fu inaugurata la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, il cui iniziale patrimonio librario era costituito dalla ''Bibliotheca maior''. L'anno successivo fu scoperto il &amp;quot;nascondiglio&amp;quot;: il materiale museale e codicologico più prezioso fu utilizzato, mentre quello ritenuto di scarso interesse fu chiuso in una soffitta. Lì finì anche l'F.C. 1334. Nel 1948 ci fu la necessità di liberare la soffitta e il suo contenuto fu restituito alla Curia della Compagnia: ecco perché si chiama [[Object::Fondo Curia]] (F.C.). Il Generale volle versarlo nell'Archivio dell'Università Gregoriana in quanto erede del Collegio Romano, e qui è tuttora conservato. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Ricostruzione delle vicende del manoscritto APUG 712 ==&lt;br /&gt;
Una diversa vicenda si deve ricostruire per l'altro manoscritto [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)], che appartiene invece al Fondo APUG, sottofondo Concilio di Trento ([[Monumenta Concilii Tridentini|Monumenta Concilii Tridentini]]). Si tratta di una miscellanea che in apertura presenta il cosiddetto ''Memorial segundo''. Tuttavia, il fascicolo di tale scritto di [[Name::Juan de Ávila]] non risulta cucito al resto, per cui si deduce quanto segue.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* Il resto della miscellanea fa parte verosimilmente del materiale raccolto da p. [[Name::Alciati, Terenzio|Terenzio Alciati]] a partire dall'anno 1626, per comporre una storia sul Concilio, in risposta a quella del veneziano Sarpi. Morto l'[[Name::Alciati, Terenzio|Alciati]] senza aver terminato l'impresa, il materiale fu utilizzato ed esteso dal p. [[Name::Pallavicino, Sforza|Sforza Pallavicino]] per redigere la sua ''Istoria del Concilio di Trento''. La miscellanea senza il ''Memorial segundo'' apparterrebbe a questa documentazione accumulata nel Seicento dato che contiene una pagina con un indice manoscritto dell'Alciati. Prima di esso si trova la Vita di [[Name::Pedro Guerrero|Pedro Guerrero]] e la Vita del Soave con i segni della piegatura in quattro, prova che siano state spedite. A conferma di ciò Jedin, che consultò il fondo negli anni Trenta-Quaranta, attesta che tali due ''Vitae'' furono spedite all'Alciati: la prima dalla Spagna, la seconda dalla Germania. &lt;br /&gt;
* La paginazione della miscellanea è stata chiaramente modificata dopo l'inserimento in apertura del cosiddetto ''Memorial segundo''.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* La parte iniziale non cucita (il ''Memorial segundo'') è verosimilmente stata inserita nel Settecento dal bibliotecario padre [[Name::Lazzeri, Pietro| Pietro Lazzeri]] a motivo di una urgenza organizzativa di conservazione e per una evidente vicinanza tematica. Si esclude facesse parte del materiale dell'[[Name::Alciati, Terenzio|Alciati]] perché non vi è cucitura che lo unisca al resto della miscellanea, non vi sono le pieghe della spedizione come invece nei due testi successivi e perché il suo inserimento ha modificato la paginazione precedente.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per sfogliare il manoscritto digitalizzato [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]] e la relativa trascrizione paleografica con annotazioni: [[Index:FC_1334.djvu|Indice Memorial segundo al Concilio de Trento]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per la descrizione approfondita dell'opera: [[Memorial_segundo|Memorial segundo al Concilio de Trento]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<updated>2025-08-30T14:20:23Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: /* Ricostruzione delle vicende del manoscritto F.C. 1334 */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{MCT Works&lt;br /&gt;
|Name(s)=Juan de Ávila&lt;br /&gt;
|Title=Memorial segundo al Concilio di Trento&lt;br /&gt;
|Year=1561-1565&lt;br /&gt;
|Language=spa&lt;br /&gt;
|Bibliographic level=Manuscript&lt;br /&gt;
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|Transcription page=Index:FC_1334.djvu&lt;br /&gt;
|Transcription progress=Proofread&lt;br /&gt;
}}&lt;br /&gt;
== I due manoscritti della Gregoriana del ''Memorial segundo'' ==&lt;br /&gt;
All'interno dell'Archivio storico della Pontificia Università Gregoriana si conservano due copie manoscritte del ''Memorial segundo al Concilio de Trento'', coeve all'autore [[Name::Juan de Ávila]] e differenti l'una dall'altra. Una di queste è il codice  [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]] (G2), di cui si presenta qui la trascrizione paleografica integrale, a cura di [[ User:Lucia Feverati | Lucia Feverati ]]. Di questo esemplare non è stata realizzata alcuna recensione fino ad oggi. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
L'altro manoscritto è il codice [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)].&amp;lt;lb/&amp;gt; &lt;br /&gt;
Nel 1936 la sua parte iniziale fu scoperta da Hubert Jedin come inedito di [[Name::Juan de Ávila]]. Il manoscritto fu utilizzato fin dalla prima edizione critica del ''Memorial segundo'' insieme ad altri due esemplari conservati in Spagna: l'edizione fu curata da padre Camilo Abad e pubblicata nel 1945 nella rivista «Miscelánea Comillas. Revista de Ciencias Humanas y Sociales». &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il manoscritto [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]] (G2) fu inserito nella collazione soltanto nelle successive edizioni delle opere complete di [[Name::Juan de Ávila]] per la Biblioteca degli Autori Cristiani (BAC): nel 1971, nel 2001 (edizione critica rinnovata), nel 2013 (seconda edizione) e nel 2019 (edizione digitale). Dal 2001, per l'edizione del ''Memorial segundo'' si adoperano tutte le 7 copie manoscritte in castigliano. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Provenienza dei due manoscritti  ==&lt;br /&gt;
Entrambi i manoscritti provengono dalla ''Bibliotheca maior'' del Collegio Romano, come attesta il relativo Catalogo della seconda metà del Settecento, al f. 115v del volume I ([http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/visore/#/main/viewer?idMetadato=22841093&amp;amp;type=bncr Antico catalogo digitalizzato, Biblioteca Nazionale Centrale di Roma]).    &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Verosimilmente vi giunsero grazie allo stretto rapporto di stima e collaborazione tra [[Name::Juan de Ávila]] e vari membri della Compagnia di Gesù dell'Andalusia, regione dove egli svolse la maggior parte dell'attività pastorale. Dalle fonti è noto che, dopo la morte di [[Name::Juan de Ávila]], i Gesuiti di Granada e di Montilla, dove egli è sepolto nella Chiesa dell'ordine, possedevano alcuni suoi manoscritti. Evidentemente i Gesuiti di Roma furono interessati ad avere alcuni degli scritti dell'Apostolo dell'Andalusia e li richiesero alle comunità spagnole. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Ricostruzione delle vicende del manoscritto F.C. 1334 ==&lt;br /&gt;
Il manoscritto [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]] (G2) fa parte del [[Object::Fondo Curia]]. Ciò indica una particolare vicenda che si può così ipotizzare. In occasione della soppressione dei Gesuiti nel 1773, tale manoscritto fu depositato, insieme ad altro materiale di qualche pregio o rarità, in un ripostiglio accessibile verosimilmente solo ai responsabili della ''Bibliotheca maior''. Dopo la ricostituzione della Compagnia di Gesù, il palazzo del Collegio Romano fu restituito ai Gesuiti nel 1824: la Biblioteca fu nuovamente attiva, mentre il deposito riservato rimase poco accessibile. Nel 1873, quando il governo italiano dichiarò soppressi gli ordini religiosi e poi ne confiscò i beni, il palazzo del Collegio Romano fu incamerato. Nel 1876 vi fu inaugurata la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, il cui iniziale patrimonio librario era costituito dalla ''Bibliotheca maior''. L'anno successivo fu scoperto il &amp;quot;nascondiglio&amp;quot;: il materiale museale e codicologico più prezioso fu utilizzato, mentre quello ritenuto di scarso interesse fu chiuso in una soffitta. Lì finì anche l'F.C. 1334. Nel 1948 ci fu la necessità di liberare la soffitta e il suo contenuto fu restituito alla Curia della Compagnia: ecco perché si chiama [[Object::Fondo Curia]] (F.C.). Il Generale volle versarlo nell'Archivio dell'Università Gregoriana in quanto erede del Collegio Romano, e lì è tuttora conservato. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Ricostruzione delle vicende del manoscritto APUG 712 ==&lt;br /&gt;
Una diversa vicenda si deve ricostruire per l'altro manoscritto [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)], che appartiene invece al Fondo APUG, sottofondo Concilio di Trento ([[Monumenta Concilii Tridentini|Monumenta Concilii Tridentini]]). Si tratta di una miscellanea che in apertura presenta il cosiddetto ''Memorial segundo''. Tuttavia, il fascicolo di tale scritto di [[Name::Juan de Ávila]] non risulta cucito al resto, per cui si deduce quanto segue.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* Il resto della miscellanea fa parte verosimilmente del materiale raccolto da p. [[Name::Alciati, Terenzio|Terenzio Alciati]] a partire dall'anno 1626, per comporre una storia sul Concilio, in risposta a quella del veneziano Sarpi. Morto l'[[Name::Alciati, Terenzio|Alciati]] senza aver terminato l'impresa, il materiale fu utilizzato ed esteso dal p. [[Name::Pallavicino, Sforza|Sforza Pallavicino]] per redigere la sua ''Istoria del Concilio di Trento''. La miscellanea senza il ''Memorial segundo'' apparterrebbe a questa documentazione accumulata nel Seicento dato che contiene una pagina con un indice manoscritto dell'Alciati. Prima di esso si trova la Vita di [[Name::Pedro Guerrero|Pedro Guerrero]] e la Vita del Soave con i segni della piegatura in quattro, prova che siano state spedite. A conferma di ciò Jedin, che consultò il fondo negli anni Trenta-Quaranta, attesta che tali due ''Vitae'' furono spedite all'Alciati: la prima dalla Spagna, la seconda dalla Germania. &lt;br /&gt;
* La paginazione della miscellanea è stata chiaramente modificata dopo l'inserimento in apertura del cosiddetto ''Memorial segundo''.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* La parte iniziale non cucita (il ''Memorial segundo'') è verosimilmente stata inserita nel Settecento dal bibliotecario padre [[Name::Lazzeri, Pietro| Pietro Lazzeri]] a motivo di una urgenza organizzativa di conservazione e per una evidente vicinanza tematica. Si esclude facesse parte del materiale dell'[[Name::Alciati, Terenzio|Alciati]] perché non vi è cucitura che lo unisca al resto della miscellanea, non vi sono le pieghe della spedizione come invece nei due testi successivi e perché il suo inserimento ha modificato la paginazione precedente.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per sfogliare il manoscritto digitalizzato [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]] e la relativa trascrizione paleografica con annotazioni: [[Index:FC_1334.djvu|Indice Memorial segundo al Concilio de Trento]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per la descrizione approfondita dell'opera: [[Memorial_segundo|Memorial segundo al Concilio de Trento]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
	</entry>
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		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-08-30T13:55:23Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
San Juan de Ávila nacque nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna. Dopo aver studiato diritto a Salamanca, si trasferì ad Alcalá de Henares per dedicarsi alla teologia, influenzato dal pensiero erasmiano. Fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da uno spirito missionario, vendette tutti i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Tuttavia, gli venne chiesto di restare in Spagna, dove iniziò a predicare con grande fervore in Andalusia. Nel 1531 fu accusato di eresia dall’Inquisizione, ma dopo due anni di processo venne assolto nel 1533. Continuò la sua opera fondando collegi e seminari, tra cui l’Università di Baeza nel 1538, con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato. La sua opera più nota, ''Audi, filia'', fu pubblicata nel 1556 e rappresenta un capolavoro della spiritualità cristiana. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Giovanni di Dio, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Nel 1946 Pio XII lo ha dichiarato patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e i suoi stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano molto plausibili. La nostra ricostruzione è la seguente. Il 1554 sembra essere l'anno in cui si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, nel quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra, dunque, che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Probabilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la sua sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://gate.unigre.it/mediawiki-test/index.php?title=Juan_de_%C3%81vila&amp;diff=144324</id>
		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-08-30T13:50:58Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
San Juan de Ávila nacque nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna. Dopo aver studiato diritto a Salamanca, si trasferì ad Alcalá de Henares per dedicarsi alla teologia, influenzato dal pensiero erasmiano. Fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da uno spirito missionario, vendette tutti i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Tuttavia, gli venne chiesto di restare in Spagna, dove iniziò a predicare con grande fervore in Andalusia. Nel 1531 fu accusato di eresia dall’Inquisizione, ma dopo due anni di processo venne assolto nel 1533. Continuò la sua opera fondando collegi e seminari, tra cui l’Università di Baeza nel 1538, con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato. La sua opera più nota, ''Audi, filia'', fu pubblicata nel 1556 e rappresenta un capolavoro della spiritualità cristiana. Egli fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Giovanni di Dio, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] e Ignazio di Loyola. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Oggi è venerato come patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La scelta di non diventare gesuita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e i suoi stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano molto plausibili. La nostra ricostruzione è la seguente. Il 1554 sembra essere l'anno in cui si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, nel quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra, dunque, che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Probabilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la sua sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-08-30T13:38:53Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Vita e opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
San Juan de Ávila nacque nel 1500 ad Almodóvar del Campo, in Spagna. Dopo aver studiato diritto a Salamanca, si trasferì ad Alcalá de Henares per dedicarsi alla teologia, influenzato dal pensiero erasmiano. Fu ordinato presbitero nel 1526 e, animato da uno spirito missionario, vendette tutti i suoi beni con l’intenzione di partire per le Americhe. Tuttavia, gli venne chiesto di restare in Spagna, dove iniziò a predicare con grande fervore in Andalusia. Nel 1531 fu accusato di eresia dall’Inquisizione, ma dopo due anni di processo venne assolto nel 1533. Continuò la sua opera fondando collegi e seminari, tra cui l’Università di Baeza nel 1538, con l’obiettivo di formare un clero più colto e spiritualmente preparato. La sua opera più nota, ''Audi, filia'', fu pubblicata nel 1556 e rappresenta un capolavoro della spiritualità cristiana. Fu un riferimento spirituale per grandi santi come Teresa d’Ávila, Giovanni di Dio, Francesco di Borja e Ignazio di Loyola. Rifiutò sempre cariche ecclesiastiche e visse in povertà fino alla sua morte, avvenuta il 10 maggio 1569 a Montilla.&amp;lt;lb/&amp;gt; &lt;br /&gt;
== Culto ==&lt;br /&gt;
Fu beatificato nel 1894 da Leone XIII, canonizzato nel 1970 da Paolo VI e proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Oggi è venerato come patrono del clero diocesano spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Possibili motivi per cui Juan de Ávila non entrò nella Compagnia di Gesù ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e i suoi stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano molto plausibili. La nostra ricostruzione è la seguente. Il 1554 sembra essere l'anno in cui si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, nel quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra, dunque, che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Probabilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la sua sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://gate.unigre.it/mediawiki-test/index.php?title=MCT_Works_002&amp;diff=144322</id>
		<title>MCT Works 002</title>
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		<updated>2025-08-30T13:28:51Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{MCT Works&lt;br /&gt;
|Name(s)=Juan de Ávila&lt;br /&gt;
|Title=Memorial segundo al Concilio di Trento&lt;br /&gt;
|Year=1561-1565&lt;br /&gt;
|Language=spa&lt;br /&gt;
|Bibliographic level=Manuscript&lt;br /&gt;
|Catalogue description=https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000197100&lt;br /&gt;
|Transcription=Yes&lt;br /&gt;
|Transcription page=Index:FC_1334.djvu&lt;br /&gt;
|Transcription progress=Proofread&lt;br /&gt;
}}&lt;br /&gt;
== I due manoscritti della Gregoriana del ''Memorial segundo'' ==&lt;br /&gt;
All'interno dell'Archivio storico della Pontificia Università Gregoriana si conservano due copie manoscritte del ''Memorial segundo al Concilio de Trento'', coeve all'autore [[Name::Juan de Ávila]] e differenti l'una dall'altra. Una di queste è il codice  [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]] (G2), di cui si presenta qui la trascrizione paleografica integrale, a cura di [[ User:Lucia Feverati | Lucia Feverati ]]. Di questo esemplare non è stata realizzata alcuna recensione fino ad oggi. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
L'altro manoscritto è il codice [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)].&amp;lt;lb/&amp;gt; &lt;br /&gt;
Nel 1936 la sua parte iniziale fu scoperta da Hubert Jedin come inedito di [[Name::Juan de Ávila]]. Il manoscritto fu utilizzato fin dalla prima edizione critica del ''Memorial segundo'' insieme ad altri due esemplari conservati in Spagna: l'edizione fu curata da padre Camilo Abad e pubblicata nel 1945 nella rivista «Miscelánea Comillas. Revista de Ciencias Humanas y Sociales». &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il manoscritto [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]] (G2) fu inserito nella collazione soltanto nelle successive edizioni delle opere complete di [[Name::Juan de Ávila]] per la Biblioteca degli Autori Cristiani (BAC): nel 1971, nel 2001 (edizione critica rinnovata), nel 2013 (seconda edizione) e nel 2019 (edizione digitale). Dal 2001, per l'edizione del ''Memorial segundo'' si adoperano tutte le 7 copie manoscritte in castigliano. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Provenienza dei due manoscritti  ==&lt;br /&gt;
Entrambi i manoscritti provengono dalla ''Bibliotheca maior'' del Collegio Romano, come attesta il relativo Catalogo della seconda metà del Settecento, al f. 115v del volume I ([http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/visore/#/main/viewer?idMetadato=22841093&amp;amp;type=bncr Antico catalogo digitalizzato, Biblioteca Nazionale Centrale di Roma]).    &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Verosimilmente vi giunsero grazie allo stretto rapporto di stima e collaborazione tra [[Name::Juan de Ávila]] e vari membri della Compagnia di Gesù dell'Andalusia, regione dove egli svolse la maggior parte dell'attività pastorale. Dalle fonti è noto che, dopo la morte di [[Name::Juan de Ávila]], i Gesuiti di Granada e di Montilla, dove egli è sepolto nella Chiesa dell'ordine, possedevano alcuni suoi manoscritti. Evidentemente i Gesuiti di Roma furono interessati ad avere alcuni degli scritti dell'Apostolo dell'Andalusia e li richiesero alle comunità spagnole. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Ricostruzione delle vicende del manoscritto F.C. 1334 ==&lt;br /&gt;
Il manoscritto [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]] (G2) fa parte del [[Object::Fondo Curia]]. Ciò indica una particolare vicenda che si può così ipotizzare. In occasione della soppressione dei Gesuiti nel 1773, tale manoscritto fu depositato, insieme ad altro materiale di qualche pregio o rarità, in un ripostiglio accessibile verosimilmente solo ai responsabili della ''Bibliotheca maior''. Dopo la ricostituzione della Compagnia di Gesù, il palazzo del Collegio Romano fu restituito ai Gesuiti nel 1824: la Biblioteca fu nuovamente attiva, mentre il deposito riservato rimase poco accessibile. Nel 1873, quando il governo italiano dichiarò soppressi gli ordini religiosi e poi ne confiscò i beni, il palazzo del Collegio Romano fu incamerato. Nel 1876 vi fu inaugurata la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, il cui iniziale patrimonio librario era costituito dalla ''Bibliotheca maior''. L'anno successivo fu scoperto il &amp;quot;nascondiglio&amp;quot;: il materiale museale e codicologico più prezioso fu utilizzato, mentre quello ritenuto di scarso interesse fu chiuso in una soffitta. Lì finì anche l'F.C. 1334. Nel 1948 ci fu la necessità di liberare la soffitta e il suo contenuto fu restituito alla Curia della Compagnia: ecco perché si chiama [[Object::Fondo Curia]] (F.C.). Il Generale volle versarlo nell'Archivio della Università Gregoriana, erede del Collegio Romano, dove è rimasto. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Ricostruzione delle vicende del manoscritto APUG 712 ==&lt;br /&gt;
Una diversa vicenda si deve ricostruire per l'altro manoscritto [https://www.unigre.it/archivioimg/APUG%20712_Avila.pdf APUG 712 (G1)], che appartiene invece al Fondo APUG, sottofondo Concilio di Trento ([[Monumenta Concilii Tridentini|Monumenta Concilii Tridentini]]). Si tratta di una miscellanea che in apertura presenta il cosiddetto ''Memorial segundo''. Tuttavia, il fascicolo di tale scritto di [[Name::Juan de Ávila]] non risulta cucito al resto, per cui si deduce quanto segue.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* Il resto della miscellanea fa parte verosimilmente del materiale raccolto da p. [[Name::Alciati, Terenzio|Terenzio Alciati]] a partire dall'anno 1626, per comporre una storia sul Concilio, in risposta a quella del veneziano Sarpi. Morto l'[[Name::Alciati, Terenzio|Alciati]] senza aver terminato l'impresa, il materiale fu utilizzato ed esteso dal p. [[Name::Pallavicino, Sforza|Sforza Pallavicino]] per redigere la sua ''Istoria del Concilio di Trento''. La miscellanea senza il ''Memorial segundo'' apparterrebbe a questa documentazione accumulata nel Seicento dato che contiene una pagina con un indice manoscritto dell'Alciati. Prima di esso si trova la Vita di [[Name::Pedro Guerrero|Pedro Guerrero]] e la Vita del Soave con i segni della piegatura in quattro, prova che siano state spedite. A conferma di ciò Jedin, che consultò il fondo negli anni Trenta-Quaranta, attesta che tali due ''Vitae'' furono spedite all'Alciati: la prima dalla Spagna, la seconda dalla Germania. &lt;br /&gt;
* La paginazione della miscellanea è stata chiaramente modificata dopo l'inserimento in apertura del cosiddetto ''Memorial segundo''.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* La parte iniziale non cucita (il ''Memorial segundo'') è verosimilmente stata inserita nel Settecento dal bibliotecario padre [[Name::Lazzeri, Pietro| Pietro Lazzeri]] a motivo di una urgenza organizzativa di conservazione e per una evidente vicinanza tematica. Si esclude facesse parte del materiale dell'[[Name::Alciati, Terenzio|Alciati]] perché non vi è cucitura che lo unisca al resto della miscellanea, non vi sono le pieghe della spedizione come invece nei due testi successivi e perché il suo inserimento ha modificato la paginazione precedente.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per sfogliare il manoscritto digitalizzato [[ MCT Works 002 | F.C. 1334 ]] e la relativa trascrizione paleografica con annotazioni: [[Index:FC_1334.djvu|Indice Memorial segundo al Concilio de Trento]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per la descrizione approfondita dell'opera: [[Memorial_segundo|Memorial segundo al Concilio de Trento]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://gate.unigre.it/mediawiki-test/index.php?title=Juan_de_%C3%81vila&amp;diff=144304</id>
		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-08-27T21:51:52Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Possibili motivi per cui Juan de Ávila non entrò nella Compagnia di Gesù ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e i suoi stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano molto plausibili. La nostra ricostruzione è la seguente. Il 1554 sembra essere l'anno in cui si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, nel quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra, dunque, che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento del superiore della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Probabilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la sua sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
	</entry>
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		<id>https://gate.unigre.it/mediawiki-test/index.php?title=Juan_de_%C3%81vila&amp;diff=144303</id>
		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-08-27T21:48:29Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Possibili motivi per cui Juan de Ávila non entrò nella Compagnia di Gesù ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e i suoi stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano molto plausibili. La nostra ricostruzione è la seguente. Il 1554 sembra essere l'anno in cui si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione, prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e sebbene avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, nel quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra, dunque, che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento di superiori della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Probabilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la sua sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
	</entry>
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		<title>Juan de Ávila</title>
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		<updated>2025-08-27T19:16:05Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Lucia Feverati: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Possibili motivi per cui Juan de Ávila non entrò nella Compagnia di Gesù ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le aspettative e i suoi stretti rapporti con la Compagnia di Gesù, il Maestro Ávila non ne divenne mai un membro. &lt;br /&gt;
Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui non si unì all'ordine:&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la sua salute precaria a partire dai primi anni '50 del   Cinquecento;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la potenziale difficoltà per i ''conversos'' di entrare nella Compagnia (nel suo caso era un ebreo convertito al cattolicesimo);&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* dal 1555 al 1560 la caduta di prestigio di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], grande estimatore di Juan de Ávila e, fino a quel momento, Commissario della Compagnia nella Spagna e nelle Indie occidentali: venne sospettato di eresia dall’Inquisizione, fu calunniato, cadde in disgrazia presso Filippo II, e soffrì per i comportamenti indegni di alcuni familiari;&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
* la nomina di Bartolomé Bustamante a provinciale dell'Andalusia nel 1555.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Le ultime due motivazioni risultano molto plausibili. La nostra ricostruzione è la seguente. Il 1554 sembra essere l'anno in cui si riteneva imminente il suo ingresso nella Compagnia. Infatti, il 12 maggio 1554, in occasione della conclusione del processo di fondazione del Collegio di Córdoba, si radunarono vari membri dell'ordine: in quel contesto è attestato che il provinciale Miguel de Torres aveva la speranza che il maestro Ávila entrasse presto tra i Gesuiti e, inoltre, il padre Jerónimo Nadal, commissario di Ignacio per promulgare le Costituzioni nella Penisola Iberica e massima autorità gesuitica presente all'evento, aveva autorizzato la sua ammissione prima di ripartire per l'Italia. La Compagnia di Gesù, dunque, non pose alcun ostacolo all'ingresso del Maestro Ávila e, anzi, lo desiderava vivamente. Questo accadeva nonostante egli fosse ''conversos'' e sebbene avesse subito un processo inquisitorio dal 1531 al 1533, nel quale era stato completamente prosciolto.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sembra, dunque, che il 1555 segni un passo indietro nella volontà di Juan de Ávila di entrare nella Compagnia, vista la situazione tragica di [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]], il cambiamento di superiori della Compagnia in Andalusia e soprattutto temendo di attirare ulteriori sospetti dell’Inquisizione su di sé e sui Gesuiti della provincia andalusa. &amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tuttavia, dal 1550 al 1560, una trentina di suoi discepoli entrarono nella Compagnia di Gesù, tra cui diversi ''conversos''. Probabilmente Ávila riteneva che la loro scelta passasse più inosservata della propria. Prima del 1555, [[Name::Borgia, Francesco|Francisco de Borja]] aveva svolto un ruolo fondamentale di mediazione per l'ingresso di Juan de Ávila e dei suoi discepoli nella Compagnia di Gesù. La sua influenza era stata decisiva nel favorirne l'accoglienza, nonostante le reticenze di alcuni membri della Compagnia e il peso dello statuto di ''limpieza de sangre''. L'ambiente ecclesiale e sociale era carico di diffidenza e timori verso tali nuovi cristiani. Di fatto, alcuni dei discepoli di Juan de Ávila entrati nell'ordine furono sottoposti a indagini inquisitoriali. In Andalusia, il forte legame tra gli avilisti e i gesuiti contribuì ad alimentare sospetti anche nei confronti di alcuni membri della Compagnia, ritenuti vicini ai ''conversos'' e agli ''alumbrados''. Il clima di sospetto perdurò sia durante la vita del Maestro che dopo la sua morte.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non entrò a far parte dell'ordine, i contatti di Juan de Ávila con i Gesuiti rimasero molto stretti fino alla sua morte. Il rapporto fu particolarmente proficuo e quotidiano nella sua ultima residenza a Montilla. La sua figura rimase così strettamente associata all'ordine che egli scelse la chiesa della Compagnia a Montilla come luogo per la sua sepoltura.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
María Amparo López Arandia, ''¿Caminos Encontrados? Juan de Ávila y la Compañía de Jesús'', in María Dolores Rincón González – Raúl Manchón Gómez (ed.), ''El maestro Juan de Ávila (1500?-1569). Un exponente del humanismo reformista'', Madrid, Fundación Universitaria Española-Universidad Pontificia De Salamanca, 2014, 567-591.&amp;lt;lb/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Wenceslao Soto Artuñedo, ''San Juan de Ávila y la Compañía de Jesús. La fundación del colegio de Córdoba'', in ''Vida y obra de San Juan de Ávila'', Córdoba, Almuzara, 2021, 117-153.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Lucia Feverati</name></author>
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